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mercoledì 14 dicembre 2011

Quella violenza simulata…

Care e cari viandanti, mi rivolgo soprattutto alle donne, di recente ha fatto scalpore il caso, che purtroppo non è isolato, del simulato stupro che alla fine è sfociato in una vera e propria mattanza con lo scoppio di un incendio a spese di persone di un campo nomadi. Non si tratta purtroppo del primo caso in cui una donna parla di stupro e poi i medici scoprono che non si tratta di stupro, ma di un rapporto consenziente. Nel nostro caso, non è una donna, ma una ragazzina di sedici anni che affronta la sua “prima volta” e che presa da tanta vergogna inventa una bugia senza magari sapere nemmeno il perché e soprattutto forse inconsapevole di quanto una bugia del genere potesse portare la mano della folla alle fiamme ed al rogo. I giornali fanno presto a parlare di una ragazza che prova vergogna per la sua prima esperienza e che non sa come giustificare le macchie di sangue sui jeans davanti ai genitori, temendo il loro giudizio, oltretutto i media potrebbero risparmiare i dettagli dovuti ad una cosa così intima.

Perchè provare vergogna per una cosa in fin dei conti naturale, se fatta con la testa? Perchè inventare una bugia? si chiede la gente.

 

blackwings

 

La menzogna sullo stupro e i motivi nella casistica socio-religiosa: dal disagio alla tragedia

Mentire su una cosa grave come lo stupro non è una cosa che capiti raramente e quasi sempre ci sono alla base dei tabù religiosi, tramessi per mezzo delle famiglie e dalla mancanza di dialogo sulla materia volontaria e/o involontaria, per cui la bugia che non è NON GIUSTIFICATA nè GIUSTIFICABILE nella maggior parte dei casi suddetti è però sempre inevitabile; è la “prassi” di un’insicurezza che gli psicologi si ostinano maledettamente ad addossare alla sessuofobia ecclesiastica, sessuofobia direi inesistente nel senso che signori miei la Chiesa di oggi non è quella del Medioevo, oggi è un'istituzione che come tutte evolve, è fatta di uomini, ma matura nel tempo. Oltretutto non ci si può aspettare come taluni pensano (e spero non accada mai) che la Chiesa domani apra la finestra di Piazza San Pietro e dica “fate sesso libero, l’amore è una cosa naturale”, nemmeno il medico più credente e aperto di mentalità vi dirà mai una cosa del genere. Ricordiamoci che non è un atto da prendere alla leggera né privo di conseguenze, non è solo una cosa naturale e insita nell’uomo in quanto essere vivente per riprodursi e mantenere la specie. Se la Chiesa ci tiene a tutelare la verginità oltre al fattore morale c’è anche quello di tutelare i DIRITTI dei frutti di un’unione carnale, perchè ditemi se sbaglio, quanti sono e se ci si azzarda a contare tutti i figli di letto di genitori che oggi sono separati e ci si ritrova con due mamme, tre papà, otto nonni, ecc? Questi bambini secondo voi, cari media (cari si fa per dire) non hanno diritti? Credenti o meno, signori, se a dirlo fosse stato il Papa, un ministro, un chiunque avrebbe avuto sacrosanta ragione. Il libero arbitrio esiste, ma è inutile che ci ostiniamo ad inseguire il sogno di fare delle cavolate senza pagarne il prezzo. E io credo che questa ragazzina di sedici anni stia pagando il caro prezzo della sua bugia alla sua coscienza oltre che alla legge italiana, perchè una coscienza che ci parla l’abbiamo tutti, credenti o meno e la coscienza non la si può mettere a tacere. Cari media (sempre per dire), mettetevi una mano sulla coscienza e chiedetevi se sia il caso di trasformare questa vicenda in un Cogne 3. Lasciate in pace questo caso, che di amarezza e delusione ne ha dato fin troppo, il bicchiere della gente già trabocca di queste cose senza bisogno di rincarare la dose.

 

Bisogna anche aggiungere tornando al discorso dei tabù, che essi nascono da altri tabù mai vinti, una spirale che crea disagio e si trasmette di generazione in generazione. Inoltre non è solo “colpa” delle famiglie che fanno psicologicamente fatica a superare certi tabù, certi argomenti, la colpa è soprattutto di una società in cui la verginità come valore non esiste più, anzi, semmai viene quasi condannato questo valore e ciò mette sempre più in crisi i concetti delle nuove generazioni figlie di altre generazioni di impronta conservatrice ed osservante. Essere credenti, osservanti e mettere in pratica i valori morali della propria fede non vuole dire essere “bigotti”. L’educazione cristiana non mi sembra vada con la corrente dell’estremismo delle idee e dei concetti e secondo me deve affrontare l’argomento sessualità, e ce la può fare con successo ma solo se con serenità, senza condanne da Inquisizione Spagnola, senza vergogne e senza pregiudizi. Sicuramente ci sono delle cose che secondo alcuni vanno riviste, come la contraccezione nei rapporti matrimoniali al posto della castità e dell’astinenza; si potrebbero aprire dibattiti intelligenti e seri senza torte in faccia o pugni o scenate da pazzi davanti alle telecamere(fanno audience, ma non danno frutti). L’estremismo, oggi, meglio dimenticarselo, è un cattivo e mendace consigliere che altro non porta che la violenza e il rancore, la rabbia e l’odio nella società. Anche l’uomo più ignorante e che non sa leggere nè scrivere o far di conto direbbe “Beati gli operatori di pace”. Se esistono dei cattolici estremisti, non sono certo i soli, ci sono estremisti di ogni natura e credo che ragionano non con mentalità aperta e saggezza, ma come inquisitori ottusi e che davanti a proposte di dialogo rispondono picche e bastoni. Sono legnate nei denti che si potrebbero risparmiare, senza contare le vittime di tante legnate che di fatto non portano a nulla.

 

Dalla bugia al rogo contro degli stranieri: ma la colpa è nostra

Sempre i media parlano che la ragazzina avrebbe confessato la verità al fratello e insieme avrebbero trovato a chi dare la colpa (LaRepubblica di Torino) e sempre secondo i giornali la bugia sarebbe frutto di un giuramento spontaneo mancato fatto alla nonna dalla ragazza stessa sul fatto che sarebbe arrivata pura al matrimonio. Ancora i giornali riportano la sua lettera di scuse per quanto accaduto, ma le polemiche sono urla e fanno un gran frastuono, non si capisce più nulla, i media di guadagnano e la gente letteralmente IMPAZZISCE e i media impazziscono ancora di più, con più forti e piccanti, poco discreti sono i dettagli di fatti di cronaca. La ragazza nella sua richiesta di perdono ammette di aver formulato un’accusa falsa senza sapere perchè, che la promessa sulla sua verginità l’aveva fatta spontaneamente e che non è vero i genitori la costringono a visite ginecologiche per appurare che rimanga pura, tanto è vero che la mamma della ragazza l’avrebbe perdonata. Certo mettersi nei panni di una mamma conservatrice ed osservante che viene accusata di violenza minorile e bigottismo è una cosa che i media non hanno proprio pensato di fare. Ma pensate invece a questa mamma che è una donna e che come lei ne conosco personalmente che sono credenti ed osservanti, davanti a questi fatti disastrosi (parlo del rogo e non di quello che ha fatto sua figlia) si chiedono inquietantemente “Dove ho sbagliato?” e non per il fatto che sua figlia ha avuto il primo rapporto prima del matrimonio, ma per la grave accusa che è ancor più grave forse del fatto stesso, nei suoi confronti. Io non credo che solo perchè una famiglia ha un’impronta ed un sentimento religioso molto forte che sia necessariamente anche sessuofoba, certo l’argomento può non essere proprio facile da trattare anche solo tra marito e moglie. In alcuni casi, altri estremi che per fortuna oggi sono rari, dove il tabù è molto forte, arrivati al matrimonio, dopo questo non viene consumato e quindi è un matrimonio praticamente nullo anche per il diritto canonico. Inutile signori media, fare leva sugli aspetti religiosi che inizialmente possono aver mosso tanta confusione in questa ragazza di famiglia osservante e inutile arrampicarsi sulle accuse false e ritrattate della stessa a spese della famiglia. Pensate invece a questi genitori come devono sentirsi, quale grave spacco si è creato per una bugia che è stata difficile da fermare e che effettivamente non si è fermata nemmeno davanti a donne e bambini. In un altro caso magari la bugia si sarebbe fermata in questura e lì sarebbe crollata, in questo caso ha agito come un virus contagiosissimo ad azione immediata con fiaccolate e rappresaglie e danni non piccoli che come ha detto lo stesso Ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri non hanno giustificazione e non ci si fa giustizia da soli; se fosse stato un vero stupro, non ci sarebbe comunque giustificazione che tenga alla violenza, non esiste movente alla violenza. La gente ormai fatica davvero a credere nella giustizia, che una ci sia almeno, almeno una. La bugia avrebbe potuto fermarsi e crollare in questura davanti a questori e medici scettici su di uno stupro che provoca ben altri sintomi in chi li subisce, sarebbe potuta passare sotto l’indifferenza della gente come forse era il caso (il reato e i problemi in famiglia non sarebbero mancati), invece è stata benzina al fuoco come se in quel paesino avvenissero continuamente rapine e stupri da parte degli stranieri, ma vi ricordo signori che messi sulla bilancia, statisticamente parlando, gli italiani non sono proprio stinchi di santo, quale sia il loro credo. Visto che i numeri vi piacciono tanto, cari media, anche se voi vedete solo quelli del denaro perchè l’importante per voi è fare quei numeri, ma non si fa niente per rendere internet uno strumento di formazione della persona, uno strumenti di informazione ed educazione serio e consapevole. Secondo le indagini Istat del 2007, le ultime di cui i dati sono pubblici per quanto riguarda l’argomento violenza sulle donne, la maggior parte dei casi a commettere violenza sono ex-partner (marito, compagno, fidanzato) della vittima e quindi le vittime nella maggior parte dei casi sono separate o hanno subito violenza da un uomo non-partner o autore qualsiasi, che nella realtà, guardando gli altri dati non è proprio un qualsiasi, ma qualcuno di cui la vittima si fida. La nazionalità non viene considerata come parametro e questo vuol dire che non centra niente se uno è americano o filippino, italiano o egiziano, cristiano o musulmano o di qualsiasi altro credo perchè signori miei, il problema della violenza sulle donne non è piaga solo delle donne italiane ma DI TUTTE LE DONNE! E sicuramente le azioni razziste e xenofobe non aiutano nè lo straniero che si vuole integrare nè il cittadino di una nazione ad accettare il fatto che su questo pianeta siamo tanti e per lavoro purtroppo il movimento della gente da un punto all’altro del globo è necessario, specie oggi per lavoro. Sicuramente c’è chi non rispetta le regole, ma non siamo noi italiani le vittime mondiali del fenomeno noto come immigrazione, è un fenomeno ciclico e che nella storia si è sempre manifestato e sempre sarà così e in ogni direzione. Signori non siamo in crociata, il Medioevo è finito ma ci deve insegnare qualcosa, altrimenti rimaniamo giganti coi piedi grossi e basta, col rischio di pestarceli, come disse Bernardo da Chartres.

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La bugia ha fornito un pretesto a qualche estremista per gridare alla rappresaglia e anche questo è un peso che sicuramente ora quella ragazza ha sulla coscienza, un peso che la farà maturare e che spero rafforzi la sua famiglia come unità perchè si ritrovi un equilibrio, almeno questo è quello che posso augurarmi e augurarle: che ritrovi la serenità nella sua famiglia senza che il credo e le osservanze siano cancellate o modificate, mi auguro che i suoi genitori ritrovino la loro figlia senza amarezze e rancori per il futuro, ma con la speranza del miglioramento e che questa ragazza che come lei stessa ha detto “non volevo che succedesse così per la mia prima volta” tenga presente che lei vale tanto e che anche i valori ha e che le hanno trasmesso valgono tanto e un domani sarà anche lei donna e mamma e dovrà insegnare ai suoi figli. La sessualità anche tra moglie marito, quando si è sposati e come genitori credo che rientri in secondo piano, la passione ed il desiderio sono braci ardenti di un fuoco che brucia solo quando lo alimentiamo con l’amore; la sessualità a sedici anni è diversa che a diciassette, diciotto, ad ogni età diventa sempre qualcosa di diverso per noi, subito siamo predati dal desiderio che i nostri amici/nemici ormoni ci trasmettono poi quando incontriamo la persona giusta allora tutto cambia e capiamo tante cose, e questo credo che sia un cammino universale ed obbligatorio; se oltre a questo ci sono anche degli insegnamenti ed un credo profondo allora quello che facciamo è ancora più importante di quanto credessimo. La prima volta è sicuramente un passo importante, checché ne dicano psicologi e sessuologi, neurologi e psichiatri, suore e preti; in campo neutrale è comunque una cosa importante e che dobbiamo fare con la coscienza responsabile, negli altri campi ci pensa ognuno secondo coscienza quando ci entra, certo per i medici la sessualità fa bene, per gli psicologi e i neurologi anche, per i sessuologi è il clue, ma per ognuno di noi è qualcosa che nè medico ne nessun altro al di fuori della nostra coscienza può giudicare giusto o sbagliato, bello o brutto: l’importante è agire giustamente e senza bugie, si rischia solo di sentirci stupidi come quando litighiamo con qualcuno per una sciocchezza che in fin dei conti è partita da noi e non sappiamo nemmeno noi perchè, ma per le nostre sciocchezze non deve pagare nessun altro.

 

Con stima.

 

Chiara

 

Fonti Bibliografiche

  • Istat – Violenza sulle donne (2007) riferimento agli anni recenti fino al 2006
venerdì 30 luglio 2010

La violenza in bit…

Sempre più spesso le reti di network diventano le trappole, le ragnatele in cui tantissime vittime cadono. La colpa di tutto questo sta nella disinformazione. Quando si decide di entrare di una rete di amici, di creare una chat spesso andiamo a cercare amici sul web consapevoli solo che essi saranno sparsi per il mondo, ma non sappiamo in realtà niente di loro. Il problema vero è che spesso dietro ad un nickname si nascondono dei veri e proprio orchi, che ci attirano come bambini con le caramelle.

Le conseguenze principali che derivano dall’immissione di dati veri con tanto di recapiti telefonici e indirizzi civici sulle reti sono a discapito di coloro che le immettono e soprattutto evolvono spesso in fenomeni di molestia – stalking – o violenza vera e propria. Uno dello sbaglio più frequente che si sta commettendo negli ultimi tempi è quello del fidanzamento per corrispondenza dove uno attira l’altro spesso con immagini false, dichiarazioni false su nome, età e condizione sociale (sposato o no, ecc.) con uno scopo spesso sgradevole.

Le informazioni che non vanno MAI MESSE IN RETE

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Se si sta cercando la persona giusta è meglio fare due occhi così e non andare in rete a cercare un fantomatico principe azzurro che si rivela un terribile orco affamato di sesso e nei casi più estremi e tragici dei veri e propri collezionisti di donne, come in un film.

lunedì 11 gennaio 2010

Il destino di una ballerina:Imperatrice del Sacro Romano Impero d’Oriente. Teodora.

Teodora, Ravenna. Il bellissimo mosaico che la ritrae.Di lei e della sua infanzia si hanno poche notizie, ma fortunatamente si sa abbastanza per poter farsi un’idea della base dalla quale Teodora sviluppò la sua maturità di donna, la sua ambizione, la sua tela dentro la quale molti caddero.
Nata nel 505 d.C., poco dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e quindi oseremmo dire, nei primissimi anni del Medioevo, Teodora era di umili origini. Apparteneva ancora però molto al mondo romano per poter essere definita come una delle prime imperatrici bizantine medievali. Alcune fonti sostengono che fosse orfana di madre e che fosse stata cresciuta, insieme alle sorelle, dal padre Acacio, un guardiano di orsi.
Un autore però, Procopio di Cesarea [1], attribuisce invece a Teodora l’essere orfana di padre e non di madre, sarebbe infatti stata la madre, in quanto attrice di teatro e ballerina, ad avviare le figlie alla carriera appunto di attrici e ballerine e danzatrici. La famiglia di Teodora faceva parte di una fazione, quella dei verdi [2], contro quella degli azzurri [3], e una delle occasioni per Teodora di mostrarsi, anche se ancora bambina, fu proprio una della gare ippiche all’Ippodromo. Sembra però che il legame con la propria fazione, ossia quella dei verdi, la madre di Teodora l’avesse avuto solo per un certo tempo, infatti, quando si risposò, sarebbe passata al partito opposto [4].
La madre di Teodora avrebbe rappresentato infatti quello che era il ruolo di un’insegnante indirettamente nell’iniziazione adolescenziale delle figlie, nella loro educazione che certo gli storici moderni non definiscono proprio come il modello dell’educazione perfetta per una ragazzina. Va anche considerato che all’epoca non si diventava adolescenti a 11 anni, come oggi, o comunque con l’avvento dello sviluppo sessuale dell’individuo, ma molto prima, almeno due anni prima, quindi possiamo dire che l’iniziazione di Teodora e delle sue sorelle sarebbe avvenuta proprio alla fine dell’infanzia. Le fonti non sono chiare su alcune cose riguardanti la famiglia di Teodora, sono molto confuse anche perché non si capisce se la madre si fosse separata e poi risposata o se fosse rimasta vedova e poi si fosse risposata passando anche da un partito ad un altro. Le più tendono ad attribuire alla madre di Teodora la vedovanza e quindi morto il primo marito, sarebbe passata con un secondo matrimonio a quell’altro. La madre di Teodora, sposandosi sperava che anche al secondo marito fosse dato il ruolo di guardiano degli orsi, ma così non fu. Morto Acacio, il partito dei Verdi scelse un’altra persona e così la famiglia di Teodora si trovò all’improvviso nell’estrema povertà. Secondo le leggi romane il ruolo di guardiano degli orsi sarebbe dovuto passare di padre in figlio e quindi dopo Acacio sarebbe dovuta venire Teodora o una delle sue sorelle, ma con il secondo matrimonio, il ruolo sarebbe invece passato al secondo marito.
Testa di marmo rappresentante la nobildonna Licinia Eudoxia, ma a lungo ritenuta la raffigurazione plastica del volto di Teodora, per via delle somiglianze con i mosaici di Ravenna.Senza un soldo, senza niente, la famiglia di Teodora è allo sbaraglio, vani furono i tentativi di smuovere l’impresario della pantomima dei Verdi per assegnare il suolo al secondo marito di Teodora, che per altro era stato corrotto da un membro del partito avverso per scegliere un’altra persona. Fu proprio presso gli avversari che la madre di Teodora ritrovò la fortuna, il gradino per risalire e fu infatti presso il Partito degli Azzurri che il secondo marito trovò lavoro, diciamo, come guardiano degli orsi, essendo decaduto anche qui il ruolo [5].
Facendo parte del popolo ed essendo figlia anche di una ballerina e attrice di circo, Teodora vide la sua adolescenza, al servizio delle famiglie nobili del partito Azzurro, che pur offrendole protezione al tempo stesso la tenevano come serva anche perché era essa di umili origini. Non si sa con esattezza ma sembra che per alcuni anni Teodora abbia prestato servizio anche come sguattera presso queste famiglie patrizie della sua fazione subendo le umiliazioni peggiori e sarebbe stato proprio qui che avrebbe allora sfruttato gli insegnamenti della madre e avrebbe cominciato anche lei a danzare e partecipare ai festini osceni dei romani che quasi sempre si trasformavano in vere e proprie orge.
È infatti qui che Procopio le rimprovera la dissolutezza sfrenata, considerata anche la giovane età.
“All'epoca Teodora non era affatto matura per andare a letto con uomini, né ad unirsi a loro come una donna; si dava invece a sconci accoppiamenti da maschio, con certi disgraziati, schiavi per di più, che seguendo i padroni a teatro, in quell'abominio trovavano sollievo al loro incomodo – e anche nel lupanare dedicava parecchio tempo a quest'impiego contro natura del suo corpo. Non appena giunse all'adolescenza e fu matura, entrò nel novero delle attrici e divenne subito cortigiana, del tipo che gli antichi chiamavano ‘la truppa’. Non sapeva suonare flauto né arpa, né mai s'era provata nella danza; a chi capitava, ella poteva offrire solo la sua bellezza, prodigandosi con l'intero suo corpo.
[...] Spesso giungeva a presentarsi a pranzo con dieci giovanotti, o anche di più, tutti nel pieno delle forze e dediti al mestiere del sesso; trascorreva l'intera notte a letto con tutti i commensali, e quando erano giunti tutti allo stremo, quella passava ai loro servitori, che potevano essere una trentina; s'accoppiava con ciascuno di loro, ma neppure così riusciva a soddisfare la sua lussuria. »
(Procopio, Storia segreta, IX (trad. it. in Procopio, Storie Segrete, a cura di F. Conca e P. Cesaretti, Milano 1996))
Da questi passi di Procopio sembrerebbe che all’inizio Teodora improvvisasse anche come danzatrice, in ogni gesto e in ogni movimento, era più una cortigiana che improvvisava una ballerina che non una ballerina che era divenuta anche cortigiana. Non va dimenticato che la cortigiana all’epoca dei romani era tenuta in considerazione ma era anche vista alla pari di una prostituta, quest’idea sarà poi ripresa nel Rinascimento, quando le cortigiane però saranno anche protette nelle corti dal momento nella maggior parte dei casi divenivano le amanti di importanti personaggi della politica e della nobiltà.
Non si sa per certo, ma sembra che all’inizio della sua vita dissoluta e sfrenata, il vero esempio per Teodora non fu la madre ma la sorella maggiore Comitò o Comite che era più grande e aveva già esperienza proprio come cortigiana.
Ad un tratto però sembra che Teodora si fosse stancata di essere una serva e cominciò a guardarsi intorno cercando un partito da poter abbindolare e lo trovò.
L'imperatrice Teodora, rappresentata su un quadro di Benjamin-Constant, Jean-Joseph, nel XIX secolo.Si chiamava Elebolo ed era un ricchissimo mercante di Costantinopoli, dopo averlo sedotto, fuggì andando con lui divenendo la sua amante. Nella casa di Ebolo la vita di Teodora cambiò radicalmente, era una padrona e si faceva servire, passava ore ed ore immersa di ogni lusso e ricchezza, all’epoca aveva all’incirca sedici anni e pur non avendo nessuna istruzione alle spalle aveva solo la sua bellezza dal offrire e il suo corpo e per sé stessa aveva una grande furbizia ed una sfrenata ambizione al proprio servizio. Teodora viene anche descritta come una donna che malgrado le umili origini, aveva appunto una bellezza in equiparabile, una furbizia e un’intelligenza notevoli e che non esitò mai ad usarle, poiché aveva imparato negli anni di servizio una durissima lezione che divenne però la sua pedina vincente: fare i propri interessi ad ogni costo. La vita lussuosa che conduceva a casa di Elebolo però la stancò presto, la sua ambizione lì si era sfamata abbastanza, ci voleva qualcosa di più e così in cambio di favori sessuali corruppe il capo di una carovana di beduini e fuggì con lui, diretta verso Alessandria d’Egitto e portò con sé la figlia avuta da Elebolo.
Giunta ad Alessandria, sfinita, Teodora inscenò con alcuni frati cristiani il ruolo della ragazza pura, sedotta e abbandonata pur di avere in cambio gratuitamente vitto ed alloggio, nell’attesa di trovare una nuova soluzione per salire ulteriormente a livello sociale. Con quegli stessi frati sarebbe poi tornata a Costantinopoli dove la situazione politica sembrava attendere solo lei. a quel tempo era imperatore Giustino, che però sarebbe morto qualche tempo dopo designando come suo erede il nipote quarantenne Giustiniano. Ecco il lasciapassare per il potere. Teodora sfruttò ogni astuzia per farsi notare dal quarantenne Giustiniano, un uomo bello e colto, oltre che di potere che certo non fu immune al fascino della nonna e ne fece prima la sua amante poi la elevò al grado di patrizia sebbene le leggi romane non lo consentissero, poiché Teodora era anche un ex ballerina ed infine la sposò. Morto Giustino, Teodora in quanto moglie di Giustiniano divenne imperatrice del Sacro Romano Impero d’Oriente. Un notevole salto di qualità considerando tutto quello che aveva passato da bambina e tutto quello che aveva fatto da adolescente e donna.
Complice di Teodora fu anche la fortuna, tanto fu fortunata che gli ostacoli non furono difficili da rimuovere e una volta imperatrice sembra che fu molto influente sul marito tanto che i due costituivano una vera e propria diarchia.
Un altro problema che Teodora però dovette affrontare una volta sul trono imperiale fu quella nota come questione monofisita.
Si può considerare sicura l'adesione di Teodora alla corrente Monofisita. Ella si convertiva dopo una sua permanenza ad Alessandria, nel corso iniziale della sua vita da attrice ed avventuriera, partita dalla capitale per quest'altra grande città dell'Impero. Ad Alessandria Teodora, durante la sua fuga, aveva conosciuto il vescovo Timoteo, aderente al Monofisismo [6]. L'incontro con il vescovo è riferito anche da un testo egiziano della fine del secolo successivo agli avvenimenti. Il patriarca Timoteo III (517-535) esercitò un profondo ascendente su di lei, che ebbe una crisi mistica e si convertì alla sua corrente. Timoteo era il maggior difensore di questa idea, che aveva fatto di Alessandria una sua roccaforte, nella quale aveva ospitato l'esule patriarca Severo di Antiochia, allontanato dalla capitale al momento della svolta intollerante di Giustino. Da qui Teodora avrebbe abbandonato la precedente vita, intraprendendo un altro cammino che l'avrebbe portata ad essere la moglie dell'imperatore. Grazie alla sua forte personalità avrebbe saputo conquistare Giustiniano, vincendo l'ostracismo posto contro di lei da Eufemia (moglie di Giustino), e superare anche l'ostacolo del differente credo (Giustiniano era cristiano cattolico).
Al dissidio religioso corrispondevano le tendenze separatiste delle province orientali, che già dal secolo precedente si erano manifestate nella usuale forma del dissenso religioso rispetto all'ortodossia, allora trovando comprensione in Zenone. Quell'imperatore promulgando l'"Henoticon" arrivava al compromesso coi monofisiti, benché a prezzo dalla parte opposta dello scisma con Roma.
Giustiniano per la sua grandissima ambizione intendeva invece divenire un nuovo Costantino, capo dell'Impero e della Chiesa, e per questo motivo affiancò la sua riconquista dell'Occidente alla repressione della parte orientale e siriaca, benché questa azione a lunga scadenza permettesse nel secolo successivo il cedimento all'Islam. Se le province monofisite orientali erano la parte più viva dell'Impero, una riconciliazione con l'Occidente comportava un atteggiamento antimonofisita, il che riapriva l'antico contrasto tra Egitto e Siria da una parte e Bisanzio dall'altra, rinfocolando i sopiti separatismi copto-siriaci.
La complementarietà della coppia Giustiniano-Teodora emerse nel ruolo svolto dall'imperatrice con la protezione data alla parte che avrebbe dovuto essere repressa, e grazie a questa sua azione si poté mantenere l'unità imperiale. Teodora era di fede monofisita, ed in questo campo si mostrò più realistica del marito, del quale modificò la politica con esiti favorevoli per l'Oriente, al prezzo di un'ulteriore incomprensione da parte della Chiesa dell'Occidente. Sfruttando la sua influenza sul marito Giustiniano I, Tedora, fece si che all'interno dell'Impero si instaurasse un clima di convivenza tra gli ortodossi, detti anche difisiti, e i monofisiti. Un esempio lampante è la promulgazione dell'editto dei Tre Capitoli [7] che aveva l'obbiettivo di acquietare le dispute religiose accettando interpretazioni a proposito della natura di Cristo da ambo le parti. Tuttavia questo editto si tradusse nell'omonimo scisma dei Tre Capitoli che riaprì la contesa religiosa. Teodora proteggeva i Monofisiti, li nascondeva all'occorrenza, bloccava i procedimenti giudiziari a loro carico. La sua azione accontentava qui i ceti che si potrebbero assimilare ad una classe borghese all'interno dell'Impero, mentre il marito accontentava quelli aristocratici. La loro divenne in pratica una politica bifronte svolta dai due vertici al potere, capace di bilanciare le due forze sociali vitali dell'impero. Giustiniano ne ricavava il beneficio di non farsi catturare da alcuno dei ceti in lizza, potendoli dominare entrambi, e in un paese stanco di violenze e lotte sociali, terrorizzato dalle pressioni di barbari e Persiani, mostrò di essere l'uomo giusto, come testimonia Pietro Patrizio, trattatista politico dell'epoca. Il contributo di Teodora in questa politica si evidenzia dal momento della sua morte, quando il consorte rimase solo, ed in effetti la sua capacità politica si ritrovò dimezzata nei suoi ultimi anni.
Teodora morì di malattia nel 548 (divorata dal cancro dice Procopio) e si dice che la sua morte fosse stata presagita dallo spezzarsi di una colonna.


Di Teodora non si ha che un solo ritratto che è a Ravenna ed è la sola fonte che ci da indicazioni sul suo reale aspetto. Si tratta di un mosaico che si trova all'interno della basilica di San Vitale a Ravenna. Altri ritratti che dovevano esistere a Costantinopoli, ma vennero sistematicamente cancellati durante il periodo dell'iconoclastia (VII secolo). Non esistono quadri rinascimentali che ritraggono l'Imperatrice in quanto in quell'epoca essa era sconosciuta. Gli Anekdota di Procopio di Cesarea che ci tramandano della sua figura e della sua opera furono pubblicati solo nel Seicento.

L'imperatrice Teodora e la sua corte, basilica di San Vitale, Ravenna, VI secolo.
Ingrandimento del dettaglio, Teodora e il costume femmilile bizantino del V-VI sec d.C.

Libri su Teodora

Teodora. Ascesa di un'imperatrice

di Cesaretti Paolo
Mondadori ed, 2003 - 340 pp.

 

 

 

 

 

Ravenna. Ediz. italiana e inglese

di Levoni Gianfranco
Edizioni Artestampa, 2008 - 168 pp.
Per chi desidera scoprire Ravenna, i suoi monumenti e la sua storia.









Carte segreteCarte segrete

di Procopio di Cesarea
Garzanti Libri ed, 2008, 159 pp.
La vita di Teodora secondo lo storico Procopio.












Giustiniano

di Meier Mischa
Il Mulino d, 2007 - 139 pp.
Per chi desidera approfondire l’argomento del periodo del potere di Teodora come imperatrice, per capire bene quale fu il suo vero potere anche sull’imperatore.












  • Teodora. Imperatrice di Bisanzio

di Fèvre Francis - Rusconi Libri - 1985

  • Teodora di Bisanzio

di Lamb Harold - Dall'Oglio - 1964

  • Lo storico e la sua vittima. Teodora e Procopio

Beck Hans G. - Laterza ed - 1988

  • Il cammino dell'imperatrice

di Palombini Augusto - Limina - 2004

La guerra gotica

di Procopio di Cesarea - Garzanti Libri – 2005
Per chi desidera scoprire il ruolo di Teodora nella politica e anche nelle arti belliche. Il lato guerriero di una donna che lascia ancora oggi il segno del suo fascino in ogni pagina dei libri che parlano di lei e della sua storia.












I bizantini in Italia

di Ravegnani Giorgio
Il Mulino ed, 2004 - 240 pp.
Per chi desidera riscoprire la storia dei Bizantini in Italia e seguire le tracce lasciate da essi, specie nell’arte e nell’architettura.






 

 

  • Storia inedita

di Procopio di Cesarea - Rusconi Libri – 1977

 

Note

[1] Procopio di Cesarea, Procopio di Cesarea (greco: Προκόπιος ο Καισαρεύς; Cesarea, ca. 500 – Costantinopoli, ca. 565) è stato uno storico bizantino. Durante il regno di Giustiniano I (527-565), fu consigliere e segretario di Belisario, con il quale prese parte alle campagne persiane ed africane, e prefetto di Costantinopoli nel 562. Le sue opere, scritte in greco, raccontano il periodo dell'imperatore bizantino Giustiniano I, le sue guerre contro i Vandali, i Persiani e gli Ostrogoti d'Italia (Guerra gotica), la cronaca della vita politica alla corte di Costantinopoli e le descrizioni delle opere edilizie effettuate da Giustiniano. Storico militare e politico, la sua ottica e la sua tecnica storiografica risulta di matrice fondamentalmente pagana, utilizzando i modelli greci e latini (Erodoto, Tucidide, Livio, Tacito) che la storiografia cristiana-europea riscoprirà solo nel Quattro e Cinquecento con gli umanisti.

[2] Quella dei Verdi fu una della principali fazioni in cui si dividevano i tifosi delle scuderie che partecipavano alle corse con i carri in epoca romana e bizantina. Le fazioni ippiche romane e bizantine, si suddividevano in quattro principali gruppi: rossi, bianchi (i primi e più antichi rispettivamente consacrati ad estate ed inverno), verdi e blu (o azzurri) i più noti in seguito poiché a lungo sopravvissuti e menzionati nelle cronache d'epoca bizantina. In accordo con le fazioni, le vesti degli aurighi erano cromaticamente in tono. In epoca bizantina le translitterazioni delle squadre erano: blu (Vénetoi), Verdi (Prásinoi), Bianchi (Leukoí), Rossi (Roúsioi). I Verdi sembra rappresentassero gli interessi della borghesia cittadina e commerciale, politicamente avevano l'audacia di rivendicare i diritti dinastici dei nipoti del vecchio imperatore Anastasio e sul piano religioso tendevano all'eresia monofisita almeno in epoca giustiniana.Gli Azzurri erano invece portavoci dei latifondisti e dell'economia terriera, professavano il cattolicesimo ortodosso ed erano spudoratamente appoggiati dall'imperatore. Erano stati i Verdi a dare il via alla sommossa nell'ippodromo, nella Rivolta di Nika. La pesante repressione ebbe il risultato che anche gli Azzurri si riunirono alla rivolta che diventò protesta contro le nuove leggi fiscali e dilagò l'odio verso i responsabili.

[3] Quella degli Azzurri fu una della principali fazioni in cui si dividevano i tifosi delle scuderie che partecipavano alle corse con i carri in epoca romana e bizantina. Le fazioni ippiche romane e bizantine, si suddividevano in quattro principali gruppi: rossi, bianchi (i primi e più antichi rispettivamente consacrati ad estate ed inverno), verdi e blu (o azzurri) i più noti in seguito poiché a lungo sopravvissuti e menzionati nelle cronache d'epoca bizantina. In accordo con le fazioni, le vesti degli aurighi erano cromaticamente in tono. In epoca bizantina le translitterazioni delle squadre erano: blu (Vénetoi), Verdi (Prásinoi), Bianchi (Leukoí), Rossi (Roúsioi). Gli azzurri sembra rappresentassero gli interessi della popolazione rurale prevalente, delle classi meno agiate, nonché porta voci dei latifondisti e dell'economia terriera; professavano il cattolicesimo ortodosso ed erano appoggiati dall'imperatore, almeno in epoca giustiniana. Sebbene fossero stati i Verdi a dare il via alla sommossa nell'ippodromo, nella Rivolta di Nika. La pesante repressione ebbe il risultato che anche gli Azzurri si riunirono alla rivolta che diventò protesta contro le nuove leggi fiscali e fece dilagare l'odio verso il potere imperiale.

[4] Le fonti sull’infanzia di Teodora non sono molto sicure, tra le altre cose Procopio era di famiglia senatoriale e come mentalità e ideologia politica era per l’aristocrazia e non era molto favorevole invece al popolo dal quale Teodora proveniva. In molte opere egli la declina parlandone male e definendola alla pari e forse anche peggio di una prostituta.

[5] Il padre, Acacio, era guardiano degli orsi grazie a questo legame, che in teoria sarebbe dovuto essere tramandato di padre in figlio. La professione della madre, poi ripresa da giovinetta da Teodora, era quella di danzatrice ed attrice, ruoli che implicavano d'uso corrente all'epoca anche l'impegno in spettacoli osceni. Alla morte del padre la madre si risposava, sperando che la fazione dei verdi cui era legata passasse al secondo marito il mestiere del primo. Ma l'impresario della danza pantomima, il coreografo dei Verdi Acacio, corrotto da un concorrente, rimosse la famiglia di Teodora dalla carica che diede ad altri. Le donne della famiglia di Teodora, ridotte per questo motivo all'estrema povertà, protestarono presso i Verdi, che le ignorarono. Procopio riferisce che la madre portasse le figlie vestite da supplici, con ghirlande sul capo e in mano, a sedersi nel Circo quando questo era pieno. I Verdi non le presero neppure in considerazione, ed esse si rivolsero alla fazione opposta, quella degli Azzurri, che invece venne loro incontro. L'incarico di guardiano degli orsi era ripartito tra due persone, una per fazione, ed essendo nel frattempo deceduto anche quello degli Azzurri, la carica fu concessa al patrigno di Teodora da costoro. Da quel momento divennero fedeli di questa fazione avversa.

[6] Il termine monofisismo indica, nella storiografia occidentale e nella teologia cattolica, una serie di dottrine cristologiche della chiesa copta e della chiesa armena, sorte attorno alla teologia di Eutiche, e condannate come eretiche rispetto alle dottrine cattoliche ortodosse dal concilio di Calcedonia. Eutiche negava l'attribuzione a Cristo della natura umana, sostenendo che egli avesse solo quella divina: secondo la sua dottrina la natura umana di Gesù era assorbita da quella divina.

[7] Editto dei Tre Capitoli. Con scisma tricapitolino (o Scisma dei Tre Capitoli, in greco trîa kephálaia) si indica una divisione all’interno della Chiesa avvenuta tra i secoli VI e VIII, causata da un folto gruppo di vescovi per lo più occidentali che interruppero le relazioni con gli altri vescovi e con il papa. L’imperatore Giustiniano I di Bisanzio, per salvaguardare l'unità dell'impero romano d'Oriente nel suo disegno di restaurazione del potere romano, cercò di ingraziarsi gli eretici monofisiti (numerosi e con molti agganci politici, compresa l'imperatrice Teodora, alla corte di Costantinopoli). I Monofisiti rifiutavano di riconoscere autorità dogmatica al concilio di Calcedonia (451), ma l'imperatore, poiché non avrebbe potuto rigettare un concilio ecumenico già celebrato un secolo prima e riconosciuto da gran parte delle Chiese, decise di condannare alcuni teologi del passato, che a Calcedonia avevano goduto di grande autorevolezza.

Bibliografia

  • Azzurri (fazione ippica) – Wikipedia (ITA)

  • Verdi (Fazione ippica) – Wikipedia (ITA)

  • Teodora – Wikipedia (ITA)

  • Procopio di Cesarea – Wikipedia (ITA)

  • Monofisismo – Wikipedia (ITA)

  • Editto dei Tre Capitoli – Wikipedia (ITA)