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L'8 marzo nel Medioevo...un giorno come tanti, ma con l'orgoglio di essere donne?

Lamia-L1 Non esisteva infatti l'8 marzo nel Medioevo poiché la Festa della donna è una ricorrenza nata agli inizi del XX secolo quando alcune operaie, negli USA, decisero di scioperare per le condizioni pessime di lavoro. I datori di lavoro per punirle le chiusero nella fabbrica e vi diedero fuoco. Era l'8 marzo e da quel giorno ogni anno la festa delle donne si festeggia per ricordare quell'evento tragico.

Ma c'era una festa delle donne nel Medioevo? No.

E c'era l'orgoglio di essere donne? Proviamo a rispondere a questa difficilissima domanda!

Tempo fa hanno scritto alla nostra rubrica chiedendo come erano davvero le donne nel medioevo. Ho risposto che le correnti di pensiero a proposito delle donne nel Medioevo sono fondamentalmente due: una estremamente schiavista e una fiabesca con una vena di femminismo, il che pone le due teorie agli antipodi. La prima teoria vede la donna ridotta in schiavitù nel senso stretto della parola, la seconda è quella dell'amor cortese che la vede al di sopra del maschio.

La soluzione non è prendere parte di una delle due, ma abbracciare entrambe cercando un compromesso il più possibile realista. La donna medievale non era nè schiava, nè serva, né prigioniera, ma nemmeno libera ed emancipata come quella di oggi. La condizione della donna medievale è complessa e non esiste un termine per descrivere tutte le situazioni che la figura della donna ha visto nella storia e cercherò di illustrare tutti i punti di vista. Ogni storico ha detto la sua in proposito e siccome ogni storico ha la sua idea della storia, beh, non è possibile scrivere una tesi di 3000 pagine su ogni teoria storica della condizione femminile della donna. Non finireste più di leggere!

La donna demonizzata – vittima dell’Ignoranza e della Superstizione o colpevole? un contradditorio storico tutto al femminile tra accuse e difesa della donna

La donna nel medioevo è l'angelo del focolare non meno delle donne del passato e delle epoche successive. Nasce in una società che la vede demonizzata, esageratamente (e questo va riconosciuto) per la sua natura. Ma signori miei, voglio che la donna sia femmina e astuta, ma non andrebbe avanti il mondo senza. Se Dio li creò maschio e femmina, una ragione l'avrà avuta! e ripeto maschio e FEMMINA li creò! Demonizzata per la sua natura è il termine giusto, da chi? Dall'Ignoranza e della superstione! Perchè già appena messa al mondo la donna è subito etichettata come una creatura da demonizzare? Il medioevo è stato un periodo superstizioso, meno di quello che si crede però. Certo la superstizione ha fatto la sua parte, ma l'Ignoranza è protagonista in merito se ha fatto della donna una creatura diabolica, una strega, una femmina malvagia, una contraddizione storica, un cristallo di cui non si capisce la forma delle sfaccettature. Perchè demonizzata? Per tantissimi motivi. Per cominciare ci si rifaceva sempre all'episodio della Genesi nel quale la donna è colei che cede alla tentazione e che a sua volta tenta inducendo al peccato. Quell'episodio è stato il filo d'erba che ha dato l'ispirazione a mettere su il fascio! La donna medievale infatti, lo diremo più avanti, nell'ambito sociale doveva avere una condotta atta a non indurre in tentazione l'uomo e questo comportamento comprendeva anche il modo di vestirsi.

Nel Medioevo, in generale, si faceva spesso riferimento ad episodi biblici che non ad episodi dell'epoca classica e questo perchè l'epoca classica rappresentava un'epoca il cui il cristianesimo era stato perseguitato e sopresso e inoltre non dimentichiamo che proprio il Medioevo è il periodo in cui il cristianesimo diffonde in tutta l'Europa. Non a caso nel Medioevo viene condannato tutto ciò che è pagano. Il Medioevo si fa nemico dell'epoca classica nel momento in cui questa ha rappresentato la persecuzione del Cristianesimo si cui il Medioevo si fa simbolo.

La donna viene demonizzata nella sua natura che si lascia sedurre da ogni tentazione e seduce, tenta ed è per l'uomo la tentazione più bella e la più grande. Tentata dal diavolo, tenta e questo le da nel Medioevo la natura diabolica. Questa concezione era diffusa solo nell'Europa medievale cristiana dal momento che laddove il cristianesimo non si era affermato, vigevano ancora le antiche religioni pagane, poi eliminate vuoi per conversione forzata, vuoi per abbandono e conversione volontaria al cristianesimo. Come vedremo la figura della donna viene nell'immaginario popolare medievale sempre presa come esempio negativo perchè sarà lei la strega, sarà lei la rovina, sarà lei sempre e comunque col dito degli altri puntato contro, sarà lei la sventurata creatura che arriverà ad essere ridotta all’esasperazione, sarà lei che non si renderà conto che la società di cui fa parte le ha elaborato una trappola morale addosso, di cui non si potrà liberare mai perché ancora oggi pur essendo emancipata, la donna porta dentro di sé i segni di quella trappola che si è aperta solo nel secolo scorso. Sarà sempre la donna ad essere vista come il cuore propulsore del peccato perché una donna è colei che ha fatto il primo dei peccati nella storia dell’umanità. L’ignoranza e la superstizione hanno fatto più vittime tra le donne nella storia che non tra gli uomini. Pensiamo ai roghi, alle persecuzioni e altro ancora che ha visto come capo d’imputazione più la femmina che il maschio. Sempre l’ignoranza e la superstizione hanno messo dubbi anche sulla figura della donna come madre, che nella sua natura di femmina non perde quell’aura nera che la società le ha plasmato in modo costrittivo addosso, ecco allora che, per esempio, essendo la donna la matrice da cui un maschio può avere discendenza, se la prole aveva dei difetti fisici (che oggi spieghiamo con la genetica e la scienza) si andava subito a cercare il peccato della madre, l’adulterio, la colpa, anche quando questa non c’era. Se la colpa non c’era se la inventavano perché era il solo modo di spiegare ciò che diversamente era inspiegabile e come spiegarlo se non tirando di mezzo proprio il diavolo? Questo binomio donna-diavolo si riferisce sempre a quell’antico episodio biblico, di cui l’uomo medievale ha abusato, in parte coscienziosamente (perché faceva anche comodo) e in parte no perché la superstizione deriva dall’ignoranza che a sua volta deriva, nel caso del medioevo, dalla mancanza della possibilità di conoscere. Vuoi un po’ perché c’era superstizione per via dell’’ignoranza, vuoi perché a volte ha fatto comodo, si finiva per abusare di un’idea sbagliata. Inoltre il binomio donna-diavolo era in parte appesantito dalla costante paura della presenza del diavolo che in parte era più il desiderio di vederlo all’opera. La figura della strega, che dal latino si traduce in Lamia, era la rappresentazione più veritiera di quel binomio che vedeva la donna sotto la luce più nera che possa esistere. La strega realizzava ciò che sembrava impossibile perché rubava l’amore, sembrava conoscere i segreti della vita e della morte e si serviva di filtri per realizzare i suoi misfatti e faceva le maledizioni. Nulla di più falso perché nessun filtro, fatto anche con la poltiglia più schifosa che si possa concepire ha potere alcuno su nulla. L’amore non si può rubare in modo alcuno se non moralmente. Nel medioevo non sapevano ancora cosa fossero gli ormoni e quindi solo la stregoneria sapeva spiegare perché una persona finiva per piacere più di un’altra. Le streghe “volavano” perchè facevano uso di erbe chiamate allucinogene poiché il loro principio attivo è quello che induce a livello del sistema nervoso delle alterazioni, che generano delle allucinazioni e quindi il concetto di “volo” era dovuto all’insieme delle sensazioni che quelle sostanze inducevano. Le piante con proprietà afrodisiache, velenose, curative e altro ancora erano conosciute non solo dalle streghe ma anche dagli uomini, dai guerrieri, dai monaci eppure queste figure non sono mai state messe sotto accusa di stregoneria. Le donne chiamate streghe, il cui termine ha una sua etimologia che spiegheremo in un altro articolo in fase di scrittura e di prossima pubblicazione, non erano designate con il termine “strega” per le loro conoscenze sulle proprietà curative delle piante che bene o male erano alla portata di tutti – con un po’ di voglia di imparare –, ma per le loro pratiche che non si capiva da dove diavolo venissero fuori e perché non proprio dal diavolo stesso? Chi altri, se non il famigerato diavolaccio con cui la figura della femmina era tanto messa in combinazione? In ogni epoca della storia c’è chi fa il bene e chi fa il male e prima del cristianesimo esistevano anche senza diavolo quelli che agiscono in nome del male, quindi la demonizzazione della donna nel medioevo è stata pressoché esagerata, dal momento che, come vedremo nell’ultimo paragrafo di questo articolo, proprio nel Medioevo molte donne hanno raggiunto la santità e capite anche voi la forte contraddizione storica della condizione della donna medievale. È facile capire che l’oscurantismo sulla donna era dettato più dalla superstizione che non da altro.

La donna sottomessa – la preda della conquista maschile e la concezione più antica che ereditò la società medievale

La donna sottomessa all'uomo è un'altra concezione che però non deve nulla alla religione cristiana ed al suo diffondersi, non deve nulla alla superstizione o all’ignoranza, in quanto origina all'alba dei tempi quando ancora non erano nate le prime civiltà e proprio in queste ultime si radica e si afferma. Contrariamente a quanto si pensa non si deve questa concezione di sottomissione al Medioevo.

Fin dall'antichità e risaliamo anche alle primissime tribù, la donna è sottomessa poichè più piccola fisicamente e quindi più debole del maschio. E' femmina e quindi per questo è diversa ed essendo anche più debole va protetta, ma non va protetta solo perchè è più debole, va protetta perchè è di qualcuno, di un maschio che è colui che l'ha scelta come compagna e come madre dei suoi figli. Detta così sembrerebbe che si tratti di selvaggi cavernicoli, no, le concezioni che nel Medioevo vengono messe nero su bianco a livello sociale derivano da queste antichissime concezioni, che più avanti spiegheremo come sono venute in possesso dell'uomo medievale, che certo non le è andate a cercare, ma le ha ereditate. Essendo considerata appunto "debole" la donna viene circoscritta in un ambiente che è quello oggi definito domestico, all'interno del quale è protetta come da un cerchio di fuoco, essendo stata scelta da un maschio la donna viene considerata sua e quindi sottomessa. Da qui in parte deriva il concetto della sottomissione, perchè la donna è dell'uomo in quanto da lui scelta come compagna e questa è una considerazione che non tiene minimamente conto dei sentimenti che lei può provare, della sua volontà.

Ancora, siccome fin dall'antichità la donna viene presa come ostaggio nelle rappresaglie tra tribù o rivali, nel momento in cui viene presa è prigioniera e a maggior ragione sottomessa. Vige il concetto "tu sei mia" dell'altro perchè "Io che sono il più forte ti ho avuta e quindi adesso tu sottostai alla mia volontà". Fin dall'antichità la prigioniera-donna e non donna-prigioniera viene presa dal nemico che poi ne fa o la serva o la moglie. C'è chi potrebbe pensare che alla fine erano la stessa cosa e invece no perchè la moglie godeva di una condizione più elevata della serva, la moglie poteva comandare una serva e quindi un'altra donna, la moglie aveva diritti che alla serva non erano riservati o meglio ancora, concessi.

Queste concezioni erano piuttosto radicate nelle popolazioni barbariche, che contrariamente a quanto si crede non sono nate qualche anno prima delle invasioni. Esistevano già da tantissimo tempo, anche se lontane, confinate nei loro territori che ad un tratto non sono stati più sufficienti, non davano più nulla quelle terre e l'unico modo era andare nell'Impero Romano. Questo era già debole e ciò rese più facile l'attacco da parte delle popolazioni barbariche. Quando parliamo di popolazioni barbariche non ci riferiamo solo a quelle dette ai confini dell'impero, ma anche quelle da esso conquistate che pur sottomesse avevano mantenuto le loro usanze e quindi anche quell'antica concezione della donna. Crollato l'impero ognuna cercò di prendersene un pezzo per estendere il proprio territorio, andando in lotta anche contro le altre. Questa situazione perpetuò fino alla formazione dei primi regni barbarici e siamo già nel Medioevo. Essendo popolazioni tradizionalmente e fondamentalmente tribali, lungi dall'adattarsi alle usanze romane, avevano perfettamente conservato tutti i loro costumi, le usanze e sopra ogni cosa le idee e le concezioni, la mentalità che è la cosa più difficile da domare per un conquistatore come l'impero romano, prima del crollo. Nei primi regni barbarici la condizione della donna era sempre la stessa e questo dimostra pienamente come quelle antichissime concezioni sono venute in mano all'uomo medievale che non è di origini romane, assolutamente no, anzi, è il risultato di un cambiamento in continua evoluzione.

Nelle primissime tribù preistoriche, in quelle delle primissime civiltà e scorrendo la storia fino al Medioevo vediamo la donna sempre con quei due ruoli essenziali che nel Medioevo furono portati all'esasperazione: la moglie e la madre. Mai abbiamo visto la donna nella storia nel ruolo di donna. Ci si aspetta che sia la figura della donna che abbraccia quella di moglie e madre, nei secoli antecedenti al Medioevo la situazione vedeva la donna o come moglie o come madre, mai come donna libera ed emancipata in qualunque ceto. L’aristocrazia è una classe che troviamo in ogni epoca della storia e in nessuna la donna è in una condizione che le permetta, anche al rango massimo, di essere una donna e soprattutto libera.

La donna, il potere e l’Amor cortese – la fantasia, la storia e l’ipocrisia

Nell’XI secolo Chretien de Troyes scriveva per la prima volta dell’amor cortese come di un qualcosa di sublime dove la donna era al podio, superiore all’uomo. Purtroppo questa visione molto fiabesca è anche la più falsa, perché quanto detto sopra è una spiegazione realistica della corrente “nera” sulla condizione femminile. Questo non significa che sia la corrente più veritiera. Anche nella corrente “bianca” abbiamo un fondo di verità che non ce lo spiega tanto la storia, ma la psicologia e forse anche un po’ l’esperienza del vivere in una società. Da che mondo e mondo sappiamo che mai la donna è stata messa sopra all’uomo e la discriminazione per quanto la si combatta non è mai stata debellata del tutto, la sua ombra rimane. La parità tra sessi, al momento, ricordiamolo è un’utopia, ma non una cosa irrealizzabile. Volere è potere, dice un vecchio proverbio. Nel medioevo, lo premetto non esisteva il femminismo, è un movimento molto recente che col medioevo centra nulla! Lo dico perché viene da chiedersi se la corrente “bianca” di pensiero sulla condizione femminile fosse uno slancio di femminismo. No, nessun cenno di femminismo. La corrente “bianca”, più realisticamente chiamata “Amor cortese” è aimè falsa poiché per cortese che fosse il cavaliere e bella la sua dama, per quanto impossibile fosse l’amore, per quanto belle e romantiche siano le storie che Chretien e altri hanno raccontato, mai nella storia vi è una situazione analoga che vi abbia dato ispirazione. Chretien deve la propria fama all’aver inventato la base degli Harmony medievali perché a pensarci bene e ho letto diversi dei suoi libri, sono romanzi in rosa i suoi, ma ovvio, in stile tutto medievale! Diamogli anche il merito di aver dato inizio alle saghe fantasy medievali alcune delle quali ci sono pervenute, come il ciclo arturiano.

Il vero fondo di verità da cui origina l’Amor cortese, che poi vedremo nella storia fu anche profano, è la posizione della donna sul piano politico e sociale quando si trovava ai piani più alti della scala gerarchica. Pur essendo discriminata e sottomessa, anche ai piani alti, la donna poteva però imparare l’arte del rispetto e anche, non vi voglio nascondere nulla, del comando. Abbiamo avuto o no delle regine nella storia, addirittura delle imperatrici? Qualche nome, anche qualche cognome a partire da Eleonora d’Aquitania sotto dominio dei Capetingi e poi sotto gli inglesi Plantageneti, Matilde da Canossa, Beatrice di Lorena, Isabella la Lupa di Francia (figlia di Filippo il Bello, XIV sec.), l’imperatrice Irene di Costantinopoli o Bisanzio, Marozia la papessa, alcune regine merovinge, Mauth d’Artois (che anche da morta impedì al nipote Robert di prendere l’Artois, comunque questo venne preso sotto la corona prima dello scoppio della guerra dei Cento Anni, per istigazione dello stesso Robert). Dimentico Francesca da Rimini che Dante l’ha coscienziosamente messa nel girone dei lussuriosi, non da sola, ovvio, ci mise anche Paolo. Ho messo Paolo e Francesca per ultimi poiché su questi spenderò le parole di chiusura dell’articolo.

Perché queste donne sono state tanto importanti? Quelle come Marozia, Irene e Isabella e le due regine merovinge (di cui non si conoscono i nomi) hanno avuto scritto il proprio nome nella storia col sangue delle vittime che furono fatte per loro mano e vedremo una per una cosa hanno fatto, le altre sono ricordate per la condotta ferma, irremovibile e fedina penale storica pulita. Ma cosa di più storico accomuna queste donne? Cosa le avvicina alla teoria dell’amor cortese? Tutte queste donne si sono trovate all’improvviso, come altre minori di cui la storia ha scordato i nomi, le redini del potere in mano. Vuoi sia stato perché avevano al fianco uomini deboli, vuoi perché siano rimaste sole e vedove. Alcune hanno guidato sulla buona strada, altre hanno completamente sbandato. Trovarsi improvvisamente a gestire una provincia, un regno, un impero richiede sacrificio alla donna perché proprio in quanto donna è ritenuta nel medioevo debole e sottomessa e non dimentichiamolo anche analfabeta. Una donna al potere? Una donna al potere! Per poter comandare hanno dovuto farsi rispettare o godere già del rispetto se erano sposate e soprattutto hanno dovuto adottare il pugno di ferro in guanto di velluto. Matilde di Canossa è l’esempio più celebre, insieme alla madre Beatrice poiché la loro azione è stata unica e forse anche esemplare nella storia. Figlia del marchese di Tuscia, Matilde rimase orfana molto giovane e il potere passò per reggenza nelle mani della madre, imparentata con il potente casato imperiale tedesco. Di Matilde purtroppo abbiamo poche notizie credibili, si sa con certezza dei suoi due matrimoni, prima con un uomo molto vecchio e poi con uno molto giovane, più giovane di lei. Si pettegola che abbia avuto anche un figlio, ma che non le sia sopravvissuto. Anche senza entrare nei fatti privati di questa donna, che alla faccia del titolo di contessa, aveva mezza Italia andando il suo territorio da Mantova fino al Lazio e contessa era l’ultimo dei suoi titoli, la vediamo al potere, al governo di un feudo.

Eleonora d’Aquitania fu celebre per la sua spietata lotta in favore di Riccardo contro il padre Enrico per l’Aquitania che Enrico voleva invece per Giovanni. Mentre Enrico era impegnato a cercare soluzioni ed alleanze con la Francia, Eleonora manipolava i figli con astuzia, li aggirava come pedine sulla scacchiera contro il padre vuoi per vendetta dell’adulterio di Enrico, vuoi per una questione meramente politica. Fu senz’altro la prima lotta tra teste coronate nella storia e per di più tra moglie e marito. Eleonora fu anche tenuta prigioniera per molti anni dal marito stesso fino a che fu raggiunto un compromesso.

Isabella di Francia, figlia di Filippo IV il Bello di Francia, il responsabile dello sterminio dei Templari, aveva preso dal padre il gene della politica e del potere. Fu data in sposa ad Edoardo II di Inghilterra, figlio dello spietato Edoardo I. Non sarebbe stata celebre se suo marito non fosse stato un debole. Debole non per le preferenze sessuali, quanto per il malgoverno che aveva dimostrato negli ultimi anni di vita del padre e anche dopo. Isabella si unì al famoso Mortimer e non fu solo un appoggio politico, ma ne divenne l’amante e sembra ne rimase anche incinta. La gravidanza non fu mai portata avanti poiché abortì e perse il bambino. Fu reggente per il figlio Edoardo III fino alla maggiore età di quest’ultimo, essendo il padre un debole. Di fatto infatti Edoardo II non governò, era però il Re a tutti gli effetti. Si pettegola anche qui che il figlio non fosse di Edoardo II, ma di un amante dell’Isabella, prima di Mortimer. Fatto sta che Edoardo III appena poté prese in moglie la principessa Filippa di cui aveva ammirato il ritratto e dalla quale ebbe un figlio quasi subito. Isabella intanto dietro le quinte, essendo Edoardo II ancora in vita, aveva appoggiato la ribellione di Mortimer. Il re, Edoardo II e il suo amante furono presi e il primo imprigionato, il secondo castrato vivo davanti ad Edoardo e poi ucciso. Ancora prigioniero all’insaputa del figlio, Edoardo II venne assassinato a tradimento con il favore della stessa Isabella e comunque il tradimento non fu a lungo nascosto al figlio Edoardo III che scopertolo costrinse la madre alla vita ristretta di un convento in modo che non potesse più far danni e Mortimer fu soppresso.

Le due regine merovinge di cui non conosciamo con esattezza i nomi, hanno lasciato la traccia per la spietatezza con cui governarono ognuna contro l’altra, manipolando ciascuna tutti coloro che potevano manipolare. La storia finì in strage e comunque è un fatto storico coronato da un alone di leggenda.

Irene di Bisanzio, una donna che non risparmiò nemmeno suo figlio pur di salire sul trono imperiale, lo sacrificò alla propria sfrenata ambizione. Fu contemporanea di Carlo Magno, il quale osservò allarmato le mosse della donna, indeciso se agire con una guerra o con un matrimonio. Informato dettagliatamente sulla donna, spettatore dei fatti storici che la tolsero di mezzo poi e che qui non citerò, Carlo non mosse né guerra né proposte di matrimonio, le seconde perché era consapevole della possibilità che se l’avesse sposata avrebbe avuto un impero grande in triplo, ma non avrebbe potuto gustarne la soddisfazione perché Irene gli avrebbe riservato la notte di nozze più bella, ma forse anche l’ultima di tutta la sua vita. Bari questo a dare un’idea di chi era Irene.

Merozia, fu conosciuta anche come la Papessa, per aver avuto sin dai primissimi anni dell’adolescenza un’ambizione sfrenata che dopo averle fatto toccare con un dito il potere assoluto la precipitò nell’oblio della storia poiché la sua è una vicenda che è meglio non ricordare. La sua nascita avviene in un ambiente che una volta adolescente le darà tutte le carte per giocare: nasce infatti nel VIII secolo a Roma durante il periodo più nero per la Santa Sede. I papi venivano scelti dalle rispettive famiglie in una faida continua e senza freno, senza tregua e fu in questo ambiente che nacque Merozia. Fu l’amante di papa Sergio III e dopo di lui fu l’amante di altri papi, ebbe dei figli e continuò la sua lotta al potere fino a quando non riuscì a sedersi sul trono di Roma, il trono pontificio. Il periodo che la vede come protagonista è anche conosciuto come Pornocrazia. Merozia però finì col trovarsi davanti un nemico che fu quello che le fece scacco matto e rimise a posto la situazione romana e quel nemico era un figliastro di uno dei suoi amanti. Merozia aveva già quarant’anni e fu imprigionata.

Viene per penultima Mauth d’Artois, contessa dell’Artois, aveva ereditato l’Artois per linea di sangue essendo l’ultima discendente per via diretta. Allora la lex salica (una legge dei primi franchi Salii che impediva alle donne di salire al trono) era caduta in disuso e Robert la reclamava per avere l’Artois essendo l’ultimo maschio della famiglia. Citò più volte Mauth in giudizio perdendo ogni volta le cause e arrivò a falsificare i documenti che lo dichiaravano come erede. Morta Mauth nessuno l’avrebbe ostacolato, ma la donna segnò la sua rovina anche da morta. Robert aveva tanto citato quei documenti che però, di fatto, non furono mai trovati e l’Artois passò alle figlie di Mauth e poi alla corona. Scoperto da Filippo di Valois, primo re dei Valois dopo l’estinzione dei Capetingi, Robert fu accusato di falso e arrestato. Riuscì a fuggire in Inghilterra dove istigò la già esistente lite tra Filippo ed Edoardo III per mancati omaggi, non riconoscendo Filippo come legittimo erede al trono di Francia, essendo Edoardo III nipote del re di Francia per parte di madre. Robert diede fuoco alla scintilla che fece scoppiare la Guerra dei Cento Anni e non si sa che fine ha fatto, certo Mauth rappresentò la sua spina nel fianco, anche da morta.

Viene per ultima Francesca da Polenta di Rimini. Fu data in sposa a Giangiotto Malatesta e il giorno delle nozze essendo il futuro marito impegnato, il matrimonio avvenne per rappresentanza del fratello Paolo.

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Foto scattate a Gradara nell’estate del 2007 – Esterni delle mura e del castello

tristano isotta

Bello e giovane, gentile e cortese Paolo fu il Lancillotto e Francesca fu Ginevra. Francesca rimaneva spesso sola a governare il castello di Gradara mentre il marito era lontano. Sola a gestire un matrimonio, sola in tutti i sensi se non fosse stato per il cognato che di tanto in tanto faceva una visita e queste visite divennero sempre più frequenti, dalla cortesia nacque un’amicizia e da quell’amicizia nacque un amore fino a che la cosa si trasformò in una relazione clandestina che li unì per sempre nella morte.

"Galeotto fu il libro e chi lo scrisse [...] la bocca mi baciò tutto tremante [...] da quel giorno non vi leggemmo avante" le parole di Francesca a Dante. Galeotto era lo scudiero di Lancillotto nei romanzi cortesi e così chiudiamo il ciclo, lo scudiero che aiutava gli incontri clandestini tra la regina e il cavaliere, il primo cavaliere perchè al pari di Lancillotto, Paolo era bello, il bravo, il primo e Francesca era la donna irrangiungibile, in alto ma non superiore all'uomo. Perchè Francesca lo avrete capito che aveva sottostato alle leggi degli uomini, sottomessa alla volontà del padre, del marito, ma la libertà di amare Paolo non gliela tolse nessuno.

Furono donne sottomesse alcune, ma capaci di gestire il potere nel modo giusto, altre lo avrete visto ne hanno abusato, altre ancora come Francesca hanno governato la casa in assenza del marito, hanno amato un altro come avviene nei romanzi cortesi, ma sempre come donne sottomesse alle leggi e al mondo degli uomini e mai come donne libere e davvero superiori.

il vero orgoglio di essere donne nel Medioevo - tra il focolare e la Santità

Resta una cosa da dire che contrasta con la visione demoniaca della donna medievale ed è la donna tra il focolare e la Santità. Perchè contrasta? perchè nel Medioevo ci sono state delle donne che sono nate, cresciute, morte ma sempre orgogliose di essere donne, devote, caste, semplici. Bambine con tanti sogni, alcune sono diventate ragazze, mogli e mamme e poi sante tra le quali Santa Rita da Cascia che abbiamo documentato nel nostro sito nel portale della Saggezza nel Medioevo; altre sono state bambine e poi ragazze e guerriere come Giovanna d'Arco, altre ancora sono state semplicemente bambine e ragazze e poi spose di Dio come Santa Chiara d'Assisi. Tutte hanno saputo vivere come donne e mantenere la loro dignità di donne in quel mondo che tanto le ha malviste perchè femmine, perchè donne e deboli e sottomesse. Tutte loro hanno saputo essere donne, orgogliose di essere donne, rispettate, ascoltate, pregate in quel mondo medievale che tanto ha detto e che ai loro piedi si è inchinato perchè Sante e lo ribadisco: erano DONNE e nessuna di loro ha avuto bisogno di un 8 marzo per essere ricordate perchè donne.

Nessuna donna del medioevo ha festeggiato l'8 marzo ma sicuramente c'erano delle donne che in quel mondo di cui abbiamo visto le mille contraddizioni, erano orgogliose di essere appunto donne.

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