<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575</id><updated>2012-02-17T03:41:23.743-08:00</updated><category term='Stregoneria nel Medioevo'/><category term='Sondaggi'/><category term='Donne nel Medioevo'/><category term='Avvisi agli utenti'/><category term='L&apos;angolo delle streghe'/><category term='Maternità nel Medioevo'/><category term='Donne e uomini nel Medioevo'/><category term='Medioevo moderno'/><category term='Sessualità e storia'/><category term='Iniziative contro la violenza sulle donne'/><category term='Donne del Medioevo'/><category term='Miti e leggende medievali sulla donna'/><title type='text'>Vivere come donne nel Medioevo</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>18</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-7875004862409675886</id><published>2011-12-14T08:43:00.000-08:00</published><updated>2011-12-14T08:46:22.555-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Medioevo moderno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sessualità e storia'/><title type='text'>Quella violenza simulata…</title><content type='html'>&lt;p&gt;Care e cari viandanti, mi rivolgo soprattutto alle donne, di recente ha fatto scalpore il caso, che purtroppo non è isolato, del simulato stupro che alla fine è sfociato in una vera e propria mattanza con lo scoppio di un incendio a spese di persone di un campo nomadi. Non si tratta purtroppo del primo caso in cui una donna parla di stupro e poi i medici scoprono che non si tratta di stupro, ma di un rapporto consenziente. Nel nostro caso, non è una donna, ma una ragazzina di sedici anni che affronta la sua “prima volta” e che presa da tanta vergogna inventa una bugia senza magari sapere nemmeno il perché e soprattutto forse &lt;u&gt;&lt;strong&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;inconsapevole&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/u&gt; di quanto una bugia del genere potesse portare la mano della folla alle fiamme ed al rogo. I giornali fanno presto a parlare di una ragazza che prova vergogna per la sua prima esperienza e che non sa come giustificare le macchie di sangue sui jeans davanti ai genitori, temendo il loro giudizio, oltretutto i media potrebbero risparmiare i dettagli dovuti ad una cosa così intima. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Perchè provare vergogna per una cosa in fin dei conti naturale, se fatta con la testa? Perchè inventare una bugia? si chiede la gente. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/-ysucUn6C0bU/TujSJzxP9VI/AAAAAAAAQVY/lDBMpAxL4-g/s1600-h/blackwings%25255B15%25255D.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 15px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="blackwings" border="0" alt="blackwings" src="http://lh5.ggpht.com/-CyE9rb8lkXc/TujSLZ4Tl4I/AAAAAAAAQVg/yo_xaqHJIUg/blackwings_thumb%25255B12%25255D.jpg?imgmax=800" width="663" height="497" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;La menzogna sullo stupro e i motivi nella casistica socio-religiosa: dal disagio alla tragedia&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;Mentire su una cosa grave come lo stupro non è una cosa che capiti raramente e quasi sempre ci sono alla base dei tabù religiosi, tramessi per mezzo delle famiglie e dalla mancanza di dialogo sulla materia volontaria e/o involontaria, per cui la bugia che non è NON GIUSTIFICATA nè GIUSTIFICABILE nella maggior parte dei casi suddetti è però sempre inevitabile; è la “prassi” di un’insicurezza che gli psicologi si ostinano maledettamente ad addossare alla sessuofobia ecclesiastica, sessuofobia direi inesistente nel senso che signori miei la Chiesa di oggi non è quella del Medioevo, oggi è un'istituzione che come tutte evolve, è fatta di uomini, ma matura nel tempo. Oltretutto non ci si può aspettare come taluni pensano (e spero non accada mai) che la Chiesa domani apra la finestra di Piazza San Pietro e dica “fate sesso libero, l’amore è una cosa naturale”, nemmeno il medico più credente e aperto di mentalità vi dirà mai una cosa del genere. Ricordiamoci che non è un atto da prendere alla leggera né privo di conseguenze, non è solo una cosa naturale e insita nell’uomo in quanto essere vivente per riprodursi e mantenere la specie. Se la Chiesa ci tiene a tutelare la verginità oltre al fattore morale c’è anche quello di tutelare i DIRITTI dei frutti di un’unione carnale, perchè ditemi se sbaglio, quanti sono e se ci si azzarda a contare tutti i figli di letto di genitori che oggi sono separati e ci si ritrova con due mamme, tre papà, otto nonni, ecc? Questi bambini secondo voi, cari media (cari si fa per dire) non hanno diritti? Credenti o meno, signori, se a dirlo fosse stato il Papa, un ministro, un chiunque avrebbe avuto sacrosanta ragione. Il libero arbitrio esiste, ma è inutile che ci ostiniamo ad inseguire il sogno di fare delle cavolate senza pagarne il prezzo. E io credo che questa ragazzina di sedici anni stia pagando il caro prezzo della sua bugia alla sua coscienza oltre che alla legge italiana, perchè una coscienza che ci parla l’abbiamo tutti, credenti o meno e la coscienza non la si può mettere a tacere. Cari media (sempre per dire), mettetevi una mano sulla coscienza e chiedetevi se sia il caso di trasformare questa vicenda in un Cogne 3. Lasciate in pace questo caso, che di amarezza e delusione ne ha dato fin troppo, il bicchiere della gente già trabocca di queste cose senza bisogno di rincarare la dose.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Bisogna anche aggiungere tornando al discorso dei tabù, che essi nascono da altri tabù mai vinti, una spirale che crea disagio e si trasmette di generazione in generazione. Inoltre non è solo “colpa” delle famiglie che fanno psicologicamente fatica a superare certi tabù, certi argomenti, la colpa è soprattutto di una società in cui la verginità come valore non esiste più, anzi, semmai viene quasi condannato questo valore e ciò mette sempre più in crisi i concetti delle nuove generazioni figlie di altre generazioni di impronta conservatrice ed osservante. Essere credenti, osservanti e mettere in pratica i valori morali della propria fede non vuole dire essere “bigotti”. L’educazione cristiana non mi sembra vada con la corrente dell’estremismo delle idee e dei concetti e secondo me deve affrontare l’argomento sessualità, e ce la può fare con successo ma solo se con serenità, senza condanne da Inquisizione Spagnola, senza vergogne e senza pregiudizi. Sicuramente ci sono delle cose che secondo alcuni vanno riviste, come la contraccezione nei rapporti matrimoniali al posto della castità e dell’astinenza; si potrebbero aprire dibattiti intelligenti e seri senza torte in faccia o pugni o scenate da pazzi davanti alle telecamere(fanno audience, ma non danno frutti). L’estremismo, oggi, meglio dimenticarselo, è un cattivo e mendace consigliere che altro non porta che la violenza e il rancore, la rabbia e l’odio nella società. Anche l’uomo più ignorante e che non sa leggere nè scrivere o far di conto direbbe “Beati gli operatori di pace”. Se esistono dei cattolici estremisti, non sono certo i soli, ci sono estremisti di ogni natura e credo che ragionano non con mentalità aperta e saggezza, ma come inquisitori ottusi e che davanti a proposte di dialogo rispondono picche e bastoni. Sono legnate nei denti che si potrebbero risparmiare, senza contare le vittime di tante legnate che di fatto non portano a nulla. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Dalla bugia al rogo contro degli stranieri: ma la colpa è nostra&lt;/h2&gt;  &lt;h2&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;Sempre i media parlano che la ragazzina avrebbe confessato la verità al fratello e insieme avrebbero trovato a chi dare la colpa (&lt;em&gt;LaRepubblica&lt;/em&gt; di Torino) e sempre secondo i giornali la bugia sarebbe frutto di un giuramento spontaneo mancato fatto alla nonna dalla ragazza stessa sul fatto che sarebbe arrivata pura al matrimonio. Ancora i giornali riportano la sua lettera di scuse per quanto accaduto, ma le polemiche sono urla e fanno un gran frastuono, non si capisce più nulla, i media di guadagnano e la gente letteralmente IMPAZZISCE e i media impazziscono ancora di più, con più forti e piccanti, poco discreti sono i dettagli di fatti di cronaca. La ragazza nella sua richiesta di perdono ammette di aver formulato un’accusa falsa senza sapere perchè, che la promessa sulla sua verginità l’aveva fatta spontaneamente e che non è vero i genitori la costringono a visite ginecologiche per appurare che rimanga pura, tanto è vero che la mamma della ragazza l’avrebbe perdonata. Certo mettersi nei panni di una mamma conservatrice ed osservante che viene accusata di violenza minorile e bigottismo è una cosa che i media non hanno proprio pensato di fare. Ma pensate invece a questa mamma che è una donna e che come lei ne conosco personalmente che sono credenti ed osservanti, davanti a questi fatti disastrosi (parlo del rogo e non di quello che ha fatto sua figlia) si chiedono inquietantemente “Dove ho sbagliato?” e non per il fatto che sua figlia ha avuto il primo rapporto prima del matrimonio, ma per la grave accusa che è ancor più grave forse del fatto stesso, nei suoi confronti. Io non credo che solo perchè una famiglia ha un’impronta ed un sentimento religioso molto forte che sia necessariamente anche sessuofoba, certo l’argomento può non essere proprio facile da trattare anche solo tra marito e moglie. In alcuni casi, altri estremi che per fortuna oggi sono rari, dove il tabù è molto forte, arrivati al matrimonio, dopo questo non viene consumato e quindi è un matrimonio praticamente nullo anche per il diritto canonico. Inutile signori media, fare leva sugli aspetti religiosi che inizialmente possono aver mosso tanta confusione in questa ragazza di famiglia osservante e inutile arrampicarsi sulle accuse false e ritrattate della stessa a spese della famiglia. Pensate invece a questi genitori come devono sentirsi, quale grave spacco si è creato per una bugia che è stata difficile da fermare e che effettivamente non si è fermata nemmeno davanti a donne e bambini. In un altro caso magari la bugia si sarebbe fermata in questura e lì sarebbe crollata, in questo caso ha agito come un virus contagiosissimo ad azione immediata con fiaccolate e rappresaglie e danni non piccoli che come ha detto lo stesso Ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri non hanno giustificazione e non ci si fa giustizia da soli; se fosse stato un vero stupro, non ci sarebbe comunque giustificazione che tenga alla violenza, non esiste movente alla violenza. La gente ormai fatica davvero a credere nella giustizia, che una ci sia almeno, almeno una. La bugia avrebbe potuto fermarsi e crollare in questura davanti a questori e medici scettici su di uno stupro che provoca ben altri sintomi in chi li subisce, sarebbe potuta passare sotto l’indifferenza della gente come forse era il caso (il reato e i problemi in famiglia non sarebbero mancati), invece è stata benzina al fuoco come se in quel paesino avvenissero continuamente rapine e stupri da parte degli stranieri, ma vi ricordo signori che messi sulla bilancia, statisticamente parlando, gli italiani non sono proprio stinchi di santo, quale sia il loro credo. Visto che i numeri vi piacciono tanto, cari media, anche se voi vedete solo quelli del denaro perchè l’importante per voi è fare quei numeri, ma non si fa niente per rendere internet uno strumento di formazione della persona, uno strumenti di informazione ed educazione serio e consapevole. Secondo le indagini Istat del 2007, le ultime di cui i dati sono pubblici per quanto riguarda l’argomento violenza sulle donne, la maggior parte dei casi a commettere violenza sono ex-partner (marito, compagno, fidanzato) della vittima e quindi le vittime nella maggior parte dei casi sono separate o hanno subito violenza da un uomo non-partner o autore qualsiasi, che nella realtà, guardando gli altri dati non è proprio un qualsiasi, ma qualcuno di cui la vittima si fida. La nazionalità non viene considerata come parametro e questo vuol dire che non centra niente se uno è americano o filippino, italiano o egiziano, cristiano o musulmano o di qualsiasi altro credo perchè signori miei, il problema della violenza sulle donne non è piaga solo delle donne italiane ma DI TUTTE LE DONNE! E sicuramente le azioni razziste e xenofobe non aiutano nè lo straniero che si vuole integrare nè il cittadino di una nazione ad accettare il fatto che su questo pianeta siamo tanti e per lavoro purtroppo il movimento della gente da un punto all’altro del globo è necessario, specie oggi per lavoro. Sicuramente c’è chi non rispetta le regole, ma non siamo noi italiani le vittime mondiali del fenomeno noto come immigrazione, è un fenomeno ciclico e che nella storia si è sempre manifestato e sempre sarà così e in ogni direzione. Signori non siamo in crociata, il Medioevo è finito ma ci deve insegnare qualcosa, altrimenti rimaniamo giganti coi piedi grossi e basta, col rischio di pestarceli, come disse Bernardo da Chartres.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 15px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/-lvZ92O92qM4/TujSMpVBJQI/AAAAAAAAQVo/6HPO8hrjZ94/image%25255B15%25255D.png?imgmax=800" width="600" height="582" /&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 15px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/-oFmnio-yvmw/TujSN7tn5rI/AAAAAAAAQVw/Znp5DGyaeDY/image%25255B22%25255D.png?imgmax=800" width="700" height="733" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 15px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/-MH8W3LGUhcg/TujSPVjqduI/AAAAAAAAQV4/5HEsX9Ej14c/image%25255B24%25255D.png?imgmax=800" width="800" height="1003" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La bugia ha fornito un pretesto a qualche estremista per gridare alla rappresaglia e anche questo è un peso che sicuramente ora quella ragazza ha sulla coscienza, un peso che la farà maturare e che spero rafforzi la sua famiglia come unità perchè si ritrovi un equilibrio, almeno questo è quello che posso augurarmi e augurarle: che ritrovi la serenità nella sua famiglia senza che il credo e le osservanze siano cancellate o modificate, mi auguro che i suoi genitori ritrovino la loro figlia senza amarezze e rancori per il futuro, ma con la speranza del miglioramento e che questa ragazza che come lei stessa ha detto “non volevo che succedesse così per la mia prima volta” tenga presente che lei vale tanto e che anche i valori ha e che le hanno trasmesso valgono tanto e un domani sarà anche lei donna e mamma e dovrà insegnare ai suoi figli. La sessualità anche tra moglie marito, quando si è sposati e come genitori credo che rientri in secondo piano, la passione ed il desiderio sono braci ardenti di un fuoco che brucia solo quando lo alimentiamo con l’amore; la sessualità a sedici anni è diversa che a diciassette, diciotto, ad ogni età diventa sempre qualcosa di diverso per noi, subito siamo predati dal desiderio che i nostri amici/nemici ormoni ci trasmettono poi quando incontriamo la persona giusta allora tutto cambia e capiamo tante cose, e questo credo che sia un cammino universale ed obbligatorio; se oltre a questo ci sono anche degli insegnamenti ed un credo profondo allora quello che facciamo è ancora più importante di quanto credessimo. La prima volta è sicuramente un passo importante, checché ne dicano psicologi e sessuologi, neurologi e psichiatri, suore e preti; in campo neutrale è comunque una cosa importante e che dobbiamo fare con la coscienza responsabile, negli altri campi ci pensa ognuno secondo coscienza quando ci entra, certo per i medici la sessualità fa bene, per gli psicologi e i neurologi anche, per i sessuologi è il clue, ma per ognuno di noi è qualcosa che nè medico ne nessun altro al di fuori della nostra coscienza può giudicare giusto o sbagliato, bello o brutto: l’importante è agire giustamente e senza bugie, si rischia solo di sentirci stupidi come quando litighiamo con qualcuno per una sciocchezza che in fin dei conti è partita da noi e non sappiamo nemmeno noi perchè, ma per le nostre sciocchezze non deve pagare nessun altro. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Con stima.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p align="right"&gt;Chiara&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h2 align="justify"&gt;Fonti Bibliografiche&lt;/h2&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Istat – Violenza sulle donne (2007) riferimento agli anni recenti fino al 2006&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-7875004862409675886?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/7875004862409675886/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2011/12/quella-violenza-simulata.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/7875004862409675886'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/7875004862409675886'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2011/12/quella-violenza-simulata.html' title='Quella violenza simulata…'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/-CyE9rb8lkXc/TujSLZ4Tl4I/AAAAAAAAQVg/yo_xaqHJIUg/s72-c/blackwings_thumb%25255B12%25255D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-3547462942145932190</id><published>2010-07-30T05:28:00.001-07:00</published><updated>2010-07-30T05:28:49.365-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Medioevo moderno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative contro la violenza sulle donne'/><title type='text'>La violenza in bit…</title><content type='html'>&lt;p&gt;Sempre più spesso le reti di network diventano le trappole, le ragnatele in cui tantissime vittime cadono. La colpa di tutto questo sta nella disinformazione. Quando si decide di entrare di una rete di amici, di creare una chat spesso andiamo a cercare amici sul web consapevoli solo che essi saranno sparsi per il mondo, ma &lt;strong&gt;&lt;em&gt;non sappiamo in realtà niente di loro&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;. Il problema vero è che spesso dietro ad un nickname si nascondono dei veri e proprio orchi, che ci attirano come bambini con le caramelle. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le conseguenze principali che derivano dall’immissione di dati veri con tanto di recapiti telefonici e indirizzi civici sulle reti sono a discapito di coloro che le immettono e soprattutto evolvono spesso in fenomeni di molestia – stalking – o violenza vera e propria. Uno dello sbaglio più frequente che si sta commettendo negli ultimi tempi è quello del fidanzamento per corrispondenza dove uno attira l’altro spesso con immagini false, dichiarazioni false su nome, età e condizione sociale (sposato o no, ecc.) con uno scopo spesso sgradevole.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le informazioni che non vanno &lt;em&gt;&lt;strong&gt;MAI MESSE IN RETE&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TFLFf8R2fDI/AAAAAAAAG_w/FfiiMACr0QY/image33.png?imgmax=800" width="600" height="242" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Se si sta cercando la persona giusta è meglio fare due occhi così e non andare in rete a cercare un fantomatico principe azzurro che si rivela un terribile orco affamato di sesso e nei casi più estremi e tragici dei veri e propri collezionisti di donne, come in un film. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-3547462942145932190?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/3547462942145932190/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2010/07/la-violenza-in-bit.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/3547462942145932190'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/3547462942145932190'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2010/07/la-violenza-in-bit.html' title='La violenza in bit…'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TFLFf8R2fDI/AAAAAAAAG_w/FfiiMACr0QY/s72-c/image33.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-4130200999559972287</id><published>2010-01-11T02:11:00.001-08:00</published><updated>2010-12-29T07:12:47.931-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Donne del Medioevo'/><title type='text'>Il destino di una ballerina:Imperatrice del Sacro Romano Impero d’Oriente. Teodora.</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Teodora, Ravenna. Il bellissimo mosaico che la ritrae." border="0" alt="Teodora, Ravenna. Il bellissimo mosaico che la ritrae." align="left" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f8/Meister_von_San_Vitale_in_Ravenna_008.jpg" width="300" height="389" /&gt;Di lei e della sua infanzia si hanno poche notizie, ma fortunatamente si sa abbastanza per poter farsi un’idea della base dalla quale Teodora sviluppò la sua maturità di donna, la sua ambizione, la sua tela dentro la quale molti caddero.     &lt;br /&gt;Nata nel 505 d.C., poco dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e quindi oseremmo dire, nei primissimi anni del Medioevo, Teodora era di umili origini. Apparteneva ancora però molto al mondo romano per poter essere definita come una delle prime imperatrici bizantine medievali. Alcune fonti sostengono che fosse orfana di madre e che fosse stata cresciuta, insieme alle sorelle, dal padre Acacio, un guardiano di orsi.     &lt;br /&gt;Un autore però, Procopio di Cesarea &lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=1156581187640523575&amp;amp;postID=4130200999559972287#_ftn1_2683" name="_ftnref1_2683"&gt;[1]&lt;/a&gt;, attribuisce invece a Teodora l’essere orfana di padre e non di madre, sarebbe infatti stata la madre, in quanto attrice di teatro e ballerina, ad avviare le figlie alla carriera appunto di attrici e ballerine e danzatrici. La famiglia di Teodora faceva parte di una fazione, quella dei verdi &lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=1156581187640523575&amp;amp;postID=4130200999559972287#_ftn2_2683" name="_ftnref2_2683"&gt;[2]&lt;/a&gt;, contro quella degli azzurri &lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=1156581187640523575&amp;amp;postID=4130200999559972287#_ftn3_2683" name="_ftnref3_2683"&gt;[3]&lt;/a&gt;, e una delle occasioni per Teodora di mostrarsi, anche se ancora bambina, fu proprio una della gare ippiche all’Ippodromo. Sembra però che il legame con la propria fazione, ossia quella dei verdi, la madre di Teodora l’avesse avuto solo per un certo tempo, infatti, quando si risposò, sarebbe passata al partito opposto &lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=1156581187640523575&amp;amp;postID=4130200999559972287#_ftn4_2683" name="_ftnref4_2683"&gt;[4]&lt;/a&gt;.     &lt;br /&gt;La madre di Teodora avrebbe rappresentato infatti quello che era il ruolo di un’insegnante indirettamente nell’iniziazione adolescenziale delle figlie, nella loro educazione che certo gli storici moderni non definiscono proprio come il modello dell’educazione perfetta per una ragazzina. Va anche considerato che all’epoca non si diventava adolescenti a 11 anni, come oggi, o comunque con l’avvento dello sviluppo sessuale dell’individuo, ma molto prima, almeno due anni prima, quindi possiamo dire che l’iniziazione di Teodora e delle sue sorelle sarebbe avvenuta proprio alla fine dell’infanzia. Le fonti non sono chiare su alcune cose riguardanti la famiglia di Teodora, sono molto confuse anche perché non si capisce se la madre si fosse separata e poi risposata o se fosse rimasta vedova e poi si fosse risposata passando anche da un partito ad un altro. Le più tendono ad attribuire alla madre di Teodora la vedovanza e quindi morto il primo marito, sarebbe passata con un secondo matrimonio a quell’altro. La madre di Teodora, sposandosi sperava che anche al secondo marito fosse dato il ruolo di guardiano degli orsi, ma così non fu. Morto Acacio, il partito dei Verdi scelse un’altra persona e così la famiglia di Teodora si trovò all’improvviso nell’estrema povertà. Secondo le leggi romane il ruolo di guardiano degli orsi sarebbe dovuto passare di padre in figlio e quindi dopo Acacio sarebbe dovuta venire Teodora o una delle sue sorelle, ma con il secondo matrimonio, il ruolo sarebbe invece passato al secondo marito.     &lt;br /&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 0px 5px 15px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Testa di marmo rappresentante la nobildonna Licinia Eudoxia, ma a lungo ritenuta la raffigurazione plastica del volto di Teodora, per via delle somiglianze con i mosaici di Ravenna." border="0" alt="Testa di marmo rappresentante la nobildonna Licinia Eudoxia, ma a lungo ritenuta la raffigurazione plastica del volto di Teodora, per via delle somiglianze con i mosaici di Ravenna." align="right" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/9/98/Milano_-_Castello_sforzesco_-_presunto_ritatto_Teodora_-_Foto_G._Dall%27Orto_6-1-2007_-_01.jpg/551px-Milano_-_Castello_sforzesco_-_presunto_ritatto_Teodora_-_Foto_G._Dall%27Orto_6-1-2007_-_01.jpg" width="300" height="326" /&gt;Senza un soldo, senza niente, la famiglia di Teodora è allo sbaraglio, vani furono i tentativi di smuovere l’impresario della pantomima dei Verdi per assegnare il suolo al secondo marito di Teodora, che per altro era stato corrotto da un membro del partito avverso per scegliere un’altra persona. Fu proprio presso gli avversari che la madre di Teodora ritrovò la fortuna, il gradino per risalire e fu infatti presso il Partito degli Azzurri che il secondo marito trovò lavoro, diciamo, come guardiano degli orsi, essendo decaduto anche qui il ruolo &lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=1156581187640523575&amp;amp;postID=4130200999559972287#_ftn5_2683" name="_ftnref5_2683"&gt;[5]&lt;/a&gt;.     &lt;br /&gt;Facendo parte del popolo ed essendo figlia anche di una ballerina e attrice di circo, Teodora vide la sua adolescenza, al servizio delle famiglie nobili del partito Azzurro, che pur offrendole protezione al tempo stesso la tenevano come serva anche perché era essa di umili origini. Non si sa con esattezza ma sembra che per alcuni anni Teodora abbia prestato servizio anche come sguattera presso queste famiglie patrizie della sua fazione subendo le umiliazioni peggiori e sarebbe stato proprio qui che avrebbe allora sfruttato gli insegnamenti della madre e avrebbe cominciato anche lei a danzare e partecipare ai festini osceni dei romani che quasi sempre si trasformavano in vere e proprie orge.     &lt;br /&gt;È infatti qui che Procopio le rimprovera la dissolutezza sfrenata, considerata anche la giovane età.     &lt;br /&gt;“All'epoca Teodora non era affatto matura per andare a letto con uomini, né ad unirsi a loro come una donna; si dava invece a sconci accoppiamenti da maschio, con certi disgraziati, schiavi per di più, che seguendo i padroni a teatro, in quell'abominio trovavano sollievo al loro incomodo – e anche nel lupanare dedicava parecchio tempo a quest'impiego contro natura del suo corpo. Non appena giunse all'adolescenza e fu matura, entrò nel novero delle attrici e divenne subito cortigiana, del tipo che gli antichi chiamavano ‘la truppa’. Non sapeva suonare flauto né arpa, né mai s'era provata nella danza; a chi capitava, ella poteva offrire solo la sua bellezza, prodigandosi con l'intero suo corpo.     &lt;br /&gt;[...] Spesso giungeva a presentarsi a pranzo con dieci giovanotti, o anche di più, tutti nel pieno delle forze e dediti al mestiere del sesso; trascorreva l'intera notte a letto con tutti i commensali, e quando erano giunti tutti allo stremo, quella passava ai loro servitori, che potevano essere una trentina; s'accoppiava con ciascuno di loro, ma neppure così riusciva a soddisfare la sua lussuria. »     &lt;br /&gt;(Procopio, Storia segreta, IX (trad. it. in Procopio, Storie Segrete, a cura di F. Conca e P. Cesaretti, Milano 1996))     &lt;br /&gt;Da questi passi di Procopio sembrerebbe che all’inizio Teodora improvvisasse anche come danzatrice, in ogni gesto e in ogni movimento, era più una cortigiana che improvvisava una ballerina che non una ballerina che era divenuta anche cortigiana. Non va dimenticato che la cortigiana all’epoca dei romani era tenuta in considerazione ma era anche vista alla pari di una prostituta, quest’idea sarà poi ripresa nel Rinascimento, quando le cortigiane però saranno anche protette nelle corti dal momento nella maggior parte dei casi divenivano le amanti di importanti personaggi della politica e della nobiltà.     &lt;br /&gt;Non si sa per certo, ma sembra che all’inizio della sua vita dissoluta e sfrenata, il vero esempio per Teodora non fu la madre ma la sorella maggiore Comitò o Comite che era più grande e aveva già esperienza proprio come cortigiana.     &lt;br /&gt;Ad un tratto però sembra che Teodora si fosse stancata di essere una serva e cominciò a guardarsi intorno cercando un partito da poter abbindolare e lo trovò.     &lt;br /&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 15px 5px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="L&amp;#39;imperatrice Teodora, rappresentata su un quadro di Benjamin-Constant, Jean-Joseph, nel XIX secolo." border="0" alt="L&amp;#39;imperatrice Teodora, rappresentata su un quadro di Benjamin-Constant, Jean-Joseph, nel XIX secolo." align="left" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/3/34/Benjamin-Constant-L%27Imperatrice_Theodora_au_Colis%C3%A9e.jpg/504px-Benjamin-Constant-L%27Imperatrice_Theodora_au_Colis%C3%A9e.jpg" width="350" height="416" /&gt;Si chiamava Elebolo ed era un ricchissimo mercante di Costantinopoli, dopo averlo sedotto, fuggì andando con lui divenendo la sua amante. Nella casa di Ebolo la vita di Teodora cambiò radicalmente, era una padrona e si faceva servire, passava ore ed ore immersa di ogni lusso e ricchezza, all’epoca aveva all’incirca sedici anni e pur non avendo nessuna istruzione alle spalle aveva solo la sua bellezza dal offrire e il suo corpo e per sé stessa aveva una grande furbizia ed una sfrenata ambizione al proprio servizio. Teodora viene anche descritta come una donna che malgrado le umili origini, aveva appunto una bellezza in equiparabile, una furbizia e un’intelligenza notevoli e che non esitò mai ad usarle, poiché aveva imparato negli anni di servizio una durissima lezione che divenne però la sua pedina vincente: fare i propri interessi ad ogni costo. La vita lussuosa che conduceva a casa di Elebolo però la stancò presto, la sua ambizione lì si era sfamata abbastanza, ci voleva qualcosa di più e così in cambio di favori sessuali corruppe il capo di una carovana di beduini e fuggì con lui, diretta verso Alessandria d’Egitto e portò con sé la figlia avuta da Elebolo.     &lt;br /&gt;Giunta ad Alessandria, sfinita, Teodora inscenò con alcuni frati cristiani il ruolo della ragazza pura, sedotta e abbandonata pur di avere in cambio gratuitamente vitto ed alloggio, nell’attesa di trovare una nuova soluzione per salire ulteriormente a livello sociale. Con quegli stessi frati sarebbe poi tornata a Costantinopoli dove la situazione politica sembrava attendere solo lei. a quel tempo era imperatore Giustino, che però sarebbe morto qualche tempo dopo designando come suo erede il nipote quarantenne Giustiniano. Ecco il lasciapassare per il potere. Teodora sfruttò ogni astuzia per farsi notare dal quarantenne Giustiniano, un uomo bello e colto, oltre che di potere che certo non fu immune al fascino della nonna e ne fece prima la sua amante poi la elevò al grado di patrizia sebbene le leggi romane non lo consentissero, poiché Teodora era anche un ex ballerina ed infine la sposò. Morto Giustino, Teodora in quanto moglie di Giustiniano divenne imperatrice del Sacro Romano Impero d’Oriente. Un notevole salto di qualità considerando tutto quello che aveva passato da bambina e tutto quello che aveva fatto da adolescente e donna.     &lt;br /&gt;Complice di Teodora fu anche la fortuna, tanto fu fortunata che gli ostacoli non furono difficili da rimuovere e una volta imperatrice sembra che fu molto influente sul marito tanto che i due costituivano una vera e propria diarchia.     &lt;br /&gt;Un altro problema che Teodora però dovette affrontare una volta sul trono imperiale fu quella nota come &lt;b&gt;&lt;i&gt;questione&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;b&gt;&lt;i&gt;monofisita&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.     &lt;br /&gt;Si può considerare sicura l'adesione di Teodora alla corrente Monofisita. Ella si convertiva dopo una sua permanenza ad Alessandria, nel corso iniziale della sua vita da attrice ed avventuriera, partita dalla capitale per quest'altra grande città dell'Impero. Ad Alessandria Teodora, durante la sua fuga, aveva conosciuto il vescovo Timoteo, aderente al Monofisismo &lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=1156581187640523575&amp;amp;postID=4130200999559972287#_ftn6_2683" name="_ftnref6_2683"&gt;[6]&lt;/a&gt;. L'incontro con il vescovo è riferito anche da un testo egiziano della fine del secolo successivo agli avvenimenti. Il patriarca Timoteo III (517-535) esercitò un profondo ascendente su di lei, che ebbe una crisi mistica e si convertì alla sua corrente. Timoteo era il maggior difensore di questa idea, che aveva fatto di Alessandria una sua roccaforte, nella quale aveva ospitato l'esule patriarca Severo di Antiochia, allontanato dalla capitale al momento della svolta intollerante di Giustino. Da qui Teodora avrebbe abbandonato la precedente vita, intraprendendo un altro cammino che l'avrebbe portata ad essere la moglie dell'imperatore. Grazie alla sua forte personalità avrebbe saputo conquistare Giustiniano, vincendo l'ostracismo posto contro di lei da Eufemia (moglie di Giustino), e superare anche l'ostacolo del differente credo (Giustiniano era cristiano cattolico).     &lt;br /&gt;Al dissidio religioso corrispondevano le tendenze separatiste delle province orientali, che già dal secolo precedente si erano manifestate nella usuale forma del dissenso religioso rispetto all'ortodossia, allora trovando comprensione in Zenone. Quell'imperatore promulgando l'&amp;quot;Henoticon&amp;quot; arrivava al compromesso coi monofisiti, benché a prezzo dalla parte opposta dello scisma con Roma.     &lt;br /&gt;Giustiniano per la sua grandissima ambizione intendeva invece divenire un nuovo Costantino, capo dell'Impero e della Chiesa, e per questo motivo affiancò la sua riconquista dell'Occidente alla repressione della parte orientale e siriaca, benché questa azione a lunga scadenza permettesse nel secolo successivo il cedimento all'Islam. Se le province monofisite orientali erano la parte più viva dell'Impero, una riconciliazione con l'Occidente comportava un atteggiamento antimonofisita, il che riapriva l'antico contrasto tra Egitto e Siria da una parte e Bisanzio dall'altra, rinfocolando i sopiti separatismi copto-siriaci.     &lt;br /&gt;La complementarietà della coppia Giustiniano-Teodora emerse nel ruolo svolto dall'imperatrice con la protezione data alla parte che avrebbe dovuto essere repressa, e grazie a questa sua azione si poté mantenere l'unità imperiale. Teodora era di fede monofisita, ed in questo campo si mostrò più realistica del marito, del quale modificò la politica con esiti favorevoli per l'Oriente, al prezzo di un'ulteriore incomprensione da parte della Chiesa dell'Occidente. Sfruttando la sua influenza sul marito Giustiniano I, Tedora, fece si che all'interno dell'Impero si instaurasse un clima di convivenza tra gli ortodossi, detti anche difisiti, e i monofisiti. Un esempio lampante è la promulgazione dell'editto dei &lt;b&gt;Tre Capitoli &lt;/b&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=1156581187640523575&amp;amp;postID=4130200999559972287#_ftn7_2683" name="_ftnref7_2683"&gt;[7]&lt;/a&gt; che aveva l'obbiettivo di acquietare le dispute religiose accettando interpretazioni a proposito della natura di Cristo da ambo le parti. Tuttavia questo editto si tradusse nell'omonimo scisma dei Tre Capitoli che riaprì la contesa religiosa. Teodora proteggeva i Monofisiti, li nascondeva all'occorrenza, bloccava i procedimenti giudiziari a loro carico. La sua azione accontentava qui i ceti che si potrebbero assimilare ad una classe borghese all'interno dell'Impero, mentre il marito accontentava quelli aristocratici. La loro divenne in pratica una politica bifronte svolta dai due vertici al potere, capace di bilanciare le due forze sociali vitali dell'impero. Giustiniano ne ricavava il beneficio di non farsi catturare da alcuno dei ceti in lizza, potendoli dominare entrambi, e in un paese stanco di violenze e lotte sociali, terrorizzato dalle pressioni di barbari e Persiani, mostrò di essere l'uomo giusto, come testimonia Pietro Patrizio, trattatista politico dell'epoca. Il contributo di Teodora in questa politica si evidenzia dal momento della sua morte, quando il consorte rimase solo, ed in effetti la sua capacità politica si ritrovò dimezzata nei suoi ultimi anni.     &lt;br /&gt;Teodora morì di malattia nel 548 (divorata dal cancro dice Procopio) e si dice che la sua morte fosse stata presagita dallo spezzarsi di una colonna. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;   &lt;br /&gt;Di Teodora non si ha che un solo ritratto che è a Ravenna ed è la sola fonte che ci da indicazioni sul suo reale aspetto. Si tratta di un mosaico che si trova all'interno della basilica di San Vitale a Ravenna. Altri ritratti che dovevano esistere a Costantinopoli, ma vennero sistematicamente cancellati durante il periodo dell'iconoclastia (VII secolo). Non esistono quadri rinascimentali che ritraggono l'Imperatrice in quanto in quell'epoca essa era sconosciuta. Gli Anekdota di Procopio di Cesarea che ci tramandano della sua figura e della sua opera furono pubblicati solo nel Seicento.     &lt;br /&gt;&lt;/p&gt; &lt;img style="border-right-width: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto" title="L&amp;#39;imperatrice Teodora e la sua corte, basilica di San Vitale, Ravenna, VI secolo." border="0" alt="L&amp;#39;imperatrice Teodora e la sua corte, basilica di San Vitale, Ravenna, VI secolo." src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d9/Theodora_mosaik_ravenna.jpg" width="600" height="422" /&gt;  &lt;br /&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto" title="Ingrandimento del dettaglio, Teodora e il costume femmilile bizantino del V-VI sec d.C." border="0" alt="Ingrandimento del dettaglio, Teodora e il costume femmilile bizantino del V-VI sec d.C." src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S0r5VES-bsI/AAAAAAAAFXY/9-PFwTmaDTg/image%5B6%5D.png?imgmax=800" width="600" height="796" /&gt;   &lt;br /&gt;  &lt;h3&gt;Libri su Teodora&lt;/h3&gt;  &lt;h4&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="" border="0" alt="" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/337/9788804513377g.jpg" width="200" height="302" /&gt;Teodora. Ascesa di un'imperatrice&lt;/h4&gt; di Cesaretti Paolo   &lt;br /&gt;Mondadori ed, 2003 - 340 pp.   &lt;br /&gt;  &lt;h4&gt;&amp;#160;&lt;/h4&gt;  &lt;h4&gt;&amp;#160;&lt;/h4&gt;  &lt;h4&gt;&amp;#160;&lt;/h4&gt;  &lt;h4&gt;&amp;#160;&lt;/h4&gt;  &lt;h4&gt;&amp;#160;&lt;/h4&gt;  &lt;h4&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="" border="0" alt="" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/387/9788889123874g.jpg" width="200" height="270" /&gt;Ravenna. Ediz. italiana e inglese&lt;/h4&gt; di Levoni Gianfranco   &lt;br /&gt;Edizioni Artestampa, 2008 - 168 pp.   &lt;br /&gt;Per chi desidera scoprire Ravenna, i suoi monumenti e la sua storia.   &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Carte segrete" border="0" alt="Carte segrete" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/190/9788811361909g.jpg" width="200" height="336" /&gt;Carte segrete&lt;/h3&gt; di Procopio di Cesarea   &lt;br /&gt;Garzanti Libri ed, 2008, 159 pp.   &lt;br /&gt;La vita di Teodora secondo lo storico Procopio.   &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="" border="0" alt="" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/552/9788815115522g.jpg" width="200" height="331" /&gt;Giustiniano&lt;/h3&gt; di Meier Mischa   &lt;br /&gt;Il Mulino d, 2007 - 139 pp.   &lt;br /&gt;Per chi desidera approfondire l’argomento del periodo del potere di Teodora come imperatrice, per capire bene quale fu il suo vero potere anche sull’imperatore.   &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;     &lt;h4&gt;Teodora. Imperatrice di Bisanzio&lt;/h4&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p&gt;di Fèvre Francis - Rusconi Libri - 1985    &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;     &lt;h4&gt;Teodora di Bisanzio&lt;/h4&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p&gt;di Lamb Harold - Dall'Oglio - 1964    &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;     &lt;h4&gt;Lo storico e la sua vittima. Teodora e Procopio&lt;/h4&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p&gt;Beck Hans G. - Laterza ed - 1988    &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;     &lt;h4&gt;Il cammino dell'imperatrice&lt;/h4&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p&gt;di Palombini Augusto - Limina - 2004    &lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="" border="0" alt="" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/612/9788811366126g.jpg" width="200" height="329" /&gt;La guerra gotica&lt;/h4&gt; di Procopio di Cesarea - Garzanti Libri – 2005   &lt;br /&gt;Per chi desidera scoprire il ruolo di Teodora nella politica e anche nelle arti belliche. Il lato guerriero di una donna che lascia ancora oggi il segno del suo fascino in ogni pagina dei libri che parlano di lei e della sua storia.   &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="" border="0" alt="" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/690/9788815096906g.jpg" width="200" height="324" /&gt;I bizantini in Italia&lt;/h3&gt; di Ravegnani Giorgio   &lt;br /&gt;Il Mulino ed, 2004 - 240 pp.   &lt;br /&gt;Per chi desidera riscoprire la storia dei Bizantini in Italia e seguire le tracce lasciate da essi, specie nell’arte e nell’architettura.   &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;  &lt;h4&gt;&amp;#160;&lt;/h4&gt;  &lt;h4&gt;&amp;#160;&lt;/h4&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;     &lt;h4&gt;Storia inedita&lt;/h4&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p&gt;di Procopio di Cesarea - Rusconi Libri – 1977&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Note    &lt;br /&gt;    &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=1156581187640523575&amp;amp;postID=4130200999559972287#_ftnref1_2683" name="_ftn1_2683"&gt;[1]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Procopio di Cesarea&lt;/b&gt;, Procopio di Cesarea (greco: Προκόπιος ο Καισαρεύς; Cesarea, ca. 500 – Costantinopoli, ca. 565) è stato uno storico bizantino. Durante il regno di Giustiniano I (527-565), fu consigliere e segretario di Belisario, con il quale prese parte alle campagne persiane ed africane, e prefetto di Costantinopoli nel 562. Le sue opere, scritte in greco, raccontano il periodo dell'imperatore bizantino Giustiniano I, le sue guerre contro i Vandali, i Persiani e gli Ostrogoti d'Italia (Guerra gotica), la cronaca della vita politica alla corte di Costantinopoli e le descrizioni delle opere edilizie effettuate da Giustiniano. Storico militare e politico, la sua ottica e la sua tecnica storiografica risulta di matrice fondamentalmente pagana, utilizzando i modelli greci e latini (Erodoto, Tucidide, Livio, Tacito) che la storiografia cristiana-europea riscoprirà solo nel Quattro e Cinquecento con gli umanisti.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=1156581187640523575&amp;amp;postID=4130200999559972287#_ftnref2_2683" name="_ftn2_2683"&gt;[2]&lt;/a&gt; Quella dei Verdi fu una della principali fazioni in cui si dividevano i tifosi delle scuderie che partecipavano alle corse con i carri in epoca romana e bizantina. Le fazioni ippiche romane e bizantine, si suddividevano in quattro principali gruppi: rossi, bianchi (i primi e più antichi rispettivamente consacrati ad estate ed inverno), verdi e blu (o azzurri) i più noti in seguito poiché a lungo sopravvissuti e menzionati nelle cronache d'epoca bizantina. In accordo con le fazioni, le vesti degli aurighi erano cromaticamente in tono. In epoca bizantina le translitterazioni delle squadre erano: blu (Vénetoi), Verdi (Prásinoi), Bianchi (Leukoí), Rossi (Roúsioi). I Verdi sembra rappresentassero gli interessi della borghesia cittadina e commerciale, politicamente avevano l'audacia di rivendicare i diritti dinastici dei nipoti del vecchio imperatore Anastasio e sul piano religioso tendevano all'eresia monofisita almeno in epoca giustiniana.Gli Azzurri erano invece portavoci dei latifondisti e dell'economia terriera, professavano il cattolicesimo ortodosso ed erano spudoratamente appoggiati dall'imperatore. Erano stati i Verdi a dare il via alla sommossa nell'ippodromo, nella Rivolta di Nika. La pesante repressione ebbe il risultato che anche gli Azzurri si riunirono alla rivolta che diventò protesta contro le nuove leggi fiscali e dilagò l'odio verso i responsabili.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=1156581187640523575&amp;amp;postID=4130200999559972287#_ftnref3_2683" name="_ftn3_2683"&gt;[3]&lt;/a&gt; Quella degli Azzurri fu una della principali fazioni in cui si dividevano i tifosi delle scuderie che partecipavano alle corse con i carri in epoca romana e bizantina. Le fazioni ippiche romane e bizantine, si suddividevano in quattro principali gruppi: rossi, bianchi (i primi e più antichi rispettivamente consacrati ad estate ed inverno), verdi e blu (o azzurri) i più noti in seguito poiché a lungo sopravvissuti e menzionati nelle cronache d'epoca bizantina. In accordo con le fazioni, le vesti degli aurighi erano cromaticamente in tono. In epoca bizantina le translitterazioni delle squadre erano: blu (Vénetoi), Verdi (Prásinoi), Bianchi (Leukoí), Rossi (Roúsioi). Gli azzurri sembra rappresentassero gli interessi della popolazione rurale prevalente, delle classi meno agiate, nonché porta voci dei latifondisti e dell'economia terriera; professavano il cattolicesimo ortodosso ed erano appoggiati dall'imperatore, almeno in epoca giustiniana. Sebbene fossero stati i Verdi a dare il via alla sommossa nell'ippodromo, nella Rivolta di Nika. La pesante repressione ebbe il risultato che anche gli Azzurri si riunirono alla rivolta che diventò protesta contro le nuove leggi fiscali e fece dilagare l'odio verso il potere imperiale.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=1156581187640523575&amp;amp;postID=4130200999559972287#_ftnref4_2683" name="_ftn4_2683"&gt;[4]&lt;/a&gt; Le fonti sull’infanzia di Teodora non sono molto sicure, tra le altre cose Procopio era di famiglia senatoriale e come mentalità e ideologia politica era per l’aristocrazia e non era molto favorevole invece al popolo dal quale Teodora proveniva. In molte opere egli la declina parlandone male e definendola alla pari e forse anche peggio di una prostituta.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=1156581187640523575&amp;amp;postID=4130200999559972287#_ftnref5_2683" name="_ftn5_2683"&gt;[5]&lt;/a&gt; Il padre, Acacio, era guardiano degli orsi grazie a questo legame, che in teoria sarebbe dovuto essere tramandato di padre in figlio. La professione della madre, poi ripresa da giovinetta da Teodora, era quella di danzatrice ed attrice, ruoli che implicavano d'uso corrente all'epoca anche l'impegno in spettacoli osceni. Alla morte del padre la madre si risposava, sperando che la fazione dei verdi cui era legata passasse al secondo marito il mestiere del primo. Ma l'impresario della danza pantomima, il coreografo dei Verdi Acacio, corrotto da un concorrente, rimosse la famiglia di Teodora dalla carica che diede ad altri. Le donne della famiglia di Teodora, ridotte per questo motivo all'estrema povertà, protestarono presso i Verdi, che le ignorarono. Procopio riferisce che la madre portasse le figlie vestite da supplici, con ghirlande sul capo e in mano, a sedersi nel Circo quando questo era pieno. I Verdi non le presero neppure in considerazione, ed esse si rivolsero alla fazione opposta, quella degli Azzurri, che invece venne loro incontro. L'incarico di guardiano degli orsi era ripartito tra due persone, una per fazione, ed essendo nel frattempo deceduto anche quello degli Azzurri, la carica fu concessa al patrigno di Teodora da costoro. Da quel momento divennero fedeli di questa fazione avversa.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=1156581187640523575&amp;amp;postID=4130200999559972287#_ftnref6_2683" name="_ftn6_2683"&gt;[6]&lt;/a&gt; Il termine monofisismo indica, nella storiografia occidentale e nella teologia cattolica, una serie di dottrine cristologiche della chiesa copta e della chiesa armena, sorte attorno alla teologia di Eutiche, e condannate come eretiche rispetto alle dottrine cattoliche ortodosse dal concilio di Calcedonia. Eutiche negava l'attribuzione a Cristo della natura umana, sostenendo che egli avesse solo quella divina: secondo la sua dottrina la natura umana di Gesù era assorbita da quella divina. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=1156581187640523575&amp;amp;postID=4130200999559972287#_ftnref7_2683" name="_ftn7_2683"&gt;[7]&lt;/a&gt; Editto dei Tre Capitoli. Con scisma tricapitolino (o Scisma dei Tre Capitoli, in greco trîa kephálaia) si indica una divisione all’interno della Chiesa avvenuta tra i secoli VI e VIII, causata da un folto gruppo di vescovi per lo più occidentali che interruppero le relazioni con gli altri vescovi e con il papa. L’imperatore Giustiniano I di Bisanzio, per salvaguardare l'unità dell'impero romano d'Oriente nel suo disegno di restaurazione del potere romano, cercò di ingraziarsi gli eretici monofisiti (numerosi e con molti agganci politici, compresa l'imperatrice Teodora, alla corte di Costantinopoli). I Monofisiti rifiutavano di riconoscere autorità dogmatica al concilio di Calcedonia (451), ma l'imperatore, poiché non avrebbe potuto rigettare un concilio ecumenico già celebrato un secolo prima e riconosciuto da gran parte delle Chiese, decise di condannare alcuni teologi del passato, che a Calcedonia avevano goduto di grande autorevolezza.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;   &lt;h3&gt;Bibliografia&lt;/h3&gt;    &lt;ul&gt;     &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Azzurri_(fazione_ippica)"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Azzurri_(fazione_ippica)"&gt;         &lt;p&gt;&lt;em&gt;Azzurri&lt;/em&gt; (fazione ippica) – Wikipedia (ITA)&lt;/p&gt;       &lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;      &lt;li&gt;       &lt;p&gt;&lt;em&gt;Verdi&lt;/em&gt; (Fazione ippica) – Wikipedia (ITA)&lt;/p&gt;     &lt;/li&gt;      &lt;li&gt;       &lt;p&gt;&lt;em&gt;Teodora&lt;/em&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/p&gt;     &lt;/li&gt;      &lt;li&gt;       &lt;p&gt;&lt;em&gt;Procopio di Cesarea&lt;/em&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/p&gt;     &lt;/li&gt;      &lt;li&gt;       &lt;p&gt;&lt;em&gt;Monofisismo&lt;/em&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/p&gt;     &lt;/li&gt;      &lt;li&gt;       &lt;p&gt;&lt;em&gt;Editto dei Tre Capitoli&lt;/em&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/p&gt;     &lt;/li&gt;   &lt;/ul&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-4130200999559972287?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/4130200999559972287/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2010/01/il-destino-di-una-ballerinaimperatrice.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/4130200999559972287'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/4130200999559972287'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2010/01/il-destino-di-una-ballerinaimperatrice.html' title='Il destino di una ballerina:Imperatrice del Sacro Romano Impero d’Oriente. Teodora.'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S0r5VES-bsI/AAAAAAAAFXY/9-PFwTmaDTg/s72-c/image%5B6%5D.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-1651275865643867306</id><published>2009-12-30T13:19:00.001-08:00</published><updated>2009-12-30T13:19:50.624-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sondaggi'/><title type='text'>Sondaggio sullo stile delle donne italiane!</title><content type='html'>&lt;iframe style="width: 794px; height: 6633px" height="4903" marginheight="0" src="http://spreadsheets.google.com/embeddedform?key=0AoMUJkBvg-2CdC1Hb1k1bllfODhqRXA1UllSOGpCcEE" frameborder="0" width="760" marginwidth="0"&gt;Loading...&lt;/iframe&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-1651275865643867306?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/1651275865643867306/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/12/sondaggio-sullo-stile-delle-donne.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/1651275865643867306'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/1651275865643867306'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/12/sondaggio-sullo-stile-delle-donne.html' title='Sondaggio sullo stile delle donne italiane!'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-7623687008405905061</id><published>2009-12-16T07:33:00.000-08:00</published><updated>2009-12-16T08:05:47.311-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;angolo delle streghe'/><title type='text'>La conoscenza della botanica nel Medioevo, la sapienza femminile e il mito della Strega</title><content type='html'>&lt;h3&gt;Introduzione&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Il Medioevo è stato un periodo in cui le conoscenze sulle piante si fermarono e quelle conoscenze che si erano accumulate nelle epoche precedenti furono gelosamente custodite nei cosiddetti “Giardini dei semplici”, ossia i giardini botanici dei monasteri dove i soli monaci avevano il “monopolio” delle conoscenze sulle piante e sui loro impieghi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La conoscenza delle piante era riservata in quest’epoca ad alcune categorie del sesso maschile, specie per quanto riguarda l’uso e la conoscenza delle erbe medicinali. Alle donne, invece, questa conoscenza era moralmente e socialmente preclusa a causa dei luoghi comuni che hanno reso famoso questo periodo storico. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La donna non poteva curare pur avendo il sapere medico, un sapere tante volte maggiore di quello dei maschi, e la donna che aveva tale sapere era vista male dalla società, era la strega.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Di fatto ci si trova davanti ad un enorme paradosso, perchè mentre da un lato ci è pervenuta l’immagine di una donna condannata all’ignoranza totale, è più che mai noto quanto detto prima, ossia che la donna in molti casi dimostrava nella realtà dei fatti, nella vita quotidiana un sapere sulle erbe e le loro proprietà, i loro impieghi, assai maggiore di quello maschile. Nella realtà dei fatti era la donna il medico nella famiglia del popolo, nella piccola comunità famigliare e spesso anche in quella che era la comunità di un borgo o di una piccola città. Era la donna che sapeva riconoscere le specie medicamentose, quelle velenose e spesso sapeva anche diagnosticare quella che oggi è nota come intossicazione o avvelenamento, nei casi meno gravi. Non a caso la donna del Medioevo, si preferiva tenerla lontana dalle conoscenze mediche poiché secondo la mentalità dell’epoca, quelle conoscenze erano nelle sue mani un’arma pericolosa e infatti essa avrebbe potuto abusare della conoscenza delle specie velenose per curare una ferita all’animo orgoglioso di sè o di un’amica contro l’insulto di un cavaliere poco galante o di una pericolosa rivale. Il Medioevo da un lato è il maestro degli avvelenamenti e nella maggior parte dei casi operati da donne. In realtà quindi, la figura di una donna ignorante in tutto è più un mito, un’ombra che non realtà. La conoscenza di queste donne fu però duramente punita e lo vedremo nei paragrafi successivi, dove si riprenderà anche la tesi sulla strega di alcuni illuministi francesi e delle controparti clericali. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto" title="Schema sulle donne e le streghe" border="0" alt="Schema sulle donne e le streghe" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SykFRbezR1I/AAAAAAAAFT0/rtwP4K3Qb3o/image%5B11%5D.png?imgmax=800" width="700" height="324" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;La conoscenza dimenticata&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Il fatto che la donna, quell’essere immondo e portatore del peccato stando alla mentalità medievale, avesse più conoscenze in materia medica di un uomo, era per questi il peggior insulto pubblico e privato, un insulto che nemmeno la natura difendeva e che davanti ad essa era costante, perpetuo. Lo storico francese Michelet &lt;a href="#_ftn1_9285" name="_ftnref1_9285"&gt;[1]&lt;/a&gt;, nella sua opera &lt;i&gt;La strega&lt;/i&gt;, spiega come la donna in ogni epoca fu in un certo senso la strega, la strega che condivideva le sue conoscenze con nessuno tranne sé stessa. Il Medioevo fu poi per la donna-strega quella che possiamo chiamare anche “Epoca dell’Oro” e al tempo stesso “L’Epoca del Terrore” perché mai come nel Medioevo la donna fu tanto protagonista e regista della storia, in ogni episodio ed in ogni ruolo, nel Bene e nel Male e mai fu tanto per questo perseguitata, condannata e giustiziata. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;« Per le religioni, la donna è madre, amorosa custode e nutrice fedele. Gli dèi sono come gli uomini; le nascono e muoiono in grembo » dice il Michelet, «Quanto la fedeltà le costa! ». Contrariamente a quanto molti pensano, non fu la religione cristiana ad inventare la figura della strega, non fu nemmeno la Chiesa, né furono le religioni precedenti a quella cristiana; la vera Dea, si oserebbe dire, che generò la prima strega, fu l’Ignoranza, indipendentemente da chi la manovrasse. Ah questa Dea dai poteri veramente illimitati e sconosciuti, questa benefattrice tanto generosa, non dà mai torto a nessuno, accontenta tutti fin per il più piccolo umano capriccio, di lei c’è bisogno da sempre, perché senza di lei c’è la guerra, c’è astio tra torto e ragione, ma quando lei arriva anche se c’è il caos si sta bene, perché solo con il caos ormai da sempre può regnare la pace, una pace che però di fatto non esiste, la storia ha avvisato tutti: è una finta pace che non può durare per sempre. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tuttavia dura tutt’ora e la sola creatura che in un qualche modo, a volte un po’ impacciato e confuso, lotta per venirne fuori, è proprio lei: la donna. La donna divinizzata, temuta, adorata di nuovo e poi di nuovo cacciata, sottomessa, respinta, condannata, bruciata su fascine nel nome di Dio perché strega, anche oggi a suo modo. Certo non possiamo fare un rogo oggi come settecento anni fa, non possiamo più appellarci a nulla per condannare la donna perché in un modo o in un altro è noto da secoli che ce la farà sempre. Invidia maschile? Diciamo che si tratta di un’invidia generale e senza volto, perché sia bella o brutta, ricca o povera, triste, felice o disperata, depressa, pazza, la donna rimarrà sempre un essere superiore nella società e proprio l’uomo che ha fatto di tutto per sottometterla da quando il mondo ha memoria, le è sottomesso e per un semplice ma fondamentale fatto: che l’uomo ha per sua natura un complesso di inferiorità che nel Medioevo ha raggiunto in Occidente la cronicità. Mentre fuori dall’Occidente cristiano, in epoca medievale, la donna socialmente e psicologicamente era un essere sottomesso, ma rispettato, nell’Occidente cristiano fu messa sotto una campana di vetro che aveva al suo interno il mondo e la donna poteva fare quindi di fatto tutto quello che le pareva e soprattutto anche sotto questa campana poté recuperare la conoscenza perduta, specie quella medica, quella delle piante. L’uomo cercò di precluderle la conoscenza, ma fu vano, perché essa trionfò e acquisì la conoscenza. Bastò sapere alla donna per essere etichettata, per essere strega e se per una religione era strega perché seguace di Bacco per un’altra religione come quella cristiana era strega perché era seguace del diavolo. Non è un caso che solo in Occidente siano stati consumati i roghi più grandi della storia. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Mentre in epoca classica la donna non era vista come una strega nel senso medievale del termine, ma come un’incantatrice, un’amante di rara bellezza che conosceva filtri e veleni di varia natura, nel Medioevo, « mille anni più tardi, la si caccia come fosse una bestia selvaggia, è inseguita agli angoli delle strade, umiliata, straziata, lapidata, piegata sui carboni ardenti. Non bastano i roghi al clero, né al popolo le villanie né i sassi al fanciullo, contro la disgraziata. Ma i crudeli processi mostrano il contrario. Molte morirono proprio perché giovani e belle » &lt;a href="#_ftn2_9285" name="_ftnref2_9285"&gt;[2]&lt;/a&gt; e oserei aggiungere anche, perché sapevano. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;« Dagli dèi antichi,» la strega « ha fatto degli dèi. Accanto al diavolo del passato, vediamo nascere in lei un diavolo del futuro. Il solo medico del popolo, per mille anni, fu la strega. Gli imperatori, i re, i papi, i baroni più ricchi avevano qualche dottore di Salerno, qualche moro, qualche ebreo, ma la gente di ogni condizione, e si può dire tutti, non consultava che la saga o saggia donna. Se non guariva, la insultavano, la dicevano strega. Ma in genere, per rispetto e paura insieme, la chiamavano buonadonna o belladonna &lt;a href="#_ftn3_9285" name="_ftnref3_9285"&gt;[3]&lt;/a&gt;, dal nome che si dava alle fate. Le capitò quel che ancora capita alla sua pianta prediletta, la Belladonna, e a benèfici altri veleni che usava, antidoti dei grandi flagelli del Medioevo. Il bambino, il passante ignaro, maledice quest'erbe grigie senza conoscerle. I loro colori ambigui lo colmano di terrore. Arretra, passa alla larga. Eppure non sono che &amp;quot;consolanti&amp;quot; (Solanee &lt;a href="#_ftn4_9285" name="_ftnref4_9285"&gt;[4]&lt;/a&gt;), che somministrate con discrezione, hanno guarito spesso, calmato tanti mali. » &lt;a href="#_ftn5_9285" name="_ftnref5_9285"&gt;[5]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Si vede ancora una volta la grande contraddizione di cui non solo la donna è vittima, ma anche la società, che però non fa nulla per combattere l’ignoranza che alita vita in questa contraddizione, un vero e proprio circolo vizioso. Probabilmente se nel Medioevo avessero lasciato la donna più libera di guarire e conoscere, innovare, ora la medicina sarebbe più avanti, ma il senno di poi ora è inutile, quel che è fatto è fatto. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nel Medioevo coloro che per la società detenevano legalmente il sapere delle piante erano i monaci che usavano quelle erbe per curare i mali, le piaghe, per quanto riguardava le donne era meglio che esse ignorassero. Ma in realtà cosa dovevano esattamente ignorare se proprio in un’epoca come il Medioevo, alla pari di oggi, la popolazione umana viveva quasi esclusivamente dei frutti della terra? Quesito sterile dal momento che mentre gli uomini in una famiglia contadina si occupavano dell’aratura e della preparazione del terreno, alla donna spettava più spesso di quanto si creda, il compito della semina e quindi essa doveva conoscere i semi e la pianta che ne sarebbe nata e siccome essa si occupava anche del raccolto, sarebbe stato un bene che avesse saputo distinguere la radice di una mandragora da quella di una carota che seppur diverse possono apparire ad un ignorante come casualmente diverse ma della stessa razza e nel primo caso il minestrone che ne sarebbe venuto fuori avrebbe potuto far vedere a chi l’avesse mangiato i demoni e i sorci verdi! Fare una selezione delle specie che la donna poteva conoscere o no era un lavoro che nel Medioevo nessuno ebbe mai in mente di fare perché era molto più comodo tenere una creatura pericolosa come una donna nell’ignoranza e nel caos piuttosto che cercare di fare chiarezza, che avrebbe portato solo danni e magari avrebbe spinto la donna ribellarsi. Finché la donna era ignorante si poteva tenere sottomessa senza troppi problemi. Qualora però il figliolo del buon contadino si fosse gravemente ammalato di un male ignoto o di un febbre troppo alta, a chi ricorrere se alla donna era stato dato il divieto di conoscere e se essa era ignorante? Al monaco? Era troppo lontano e il mulo del buon contadino era zoppo, non avevano i telefoni e quindi il figliolo era spacciato, sarebbe morto di febbri. Se invece la donna avesse saputo che intorno a casa, nemmeno troppo lontano, si trovavano le piante che guarivano la febbre forse il loro figliolo si sarebbe potuto salvare. Bisognerebbe essere stati nel Medioevo per avere davvero chiara la situazione in cui si trovavano davvero le donne in merito alla conoscenza delle specie botaniche medicinali. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 10px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" alt="File:66-Erbario inglese - 1200 ca.jpg" align="left" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/b2/66-Erbario_inglese_-_1200_ca.jpg/437px-66-Erbario_inglese_-_1200_ca.jpg" width="300" height="411" /&gt;Quello che è certo è che una conoscenza comunque dovevano averla, rudimentale e che veniva trasmessa oralmente di generazione in generazione, dal momento che la maggior parte della popolazione era analfabeta e le sole conoscenze scritte in materia di botanica si ritrovano negli erbari dei monasteri. Possiamo quindi notare che la conoscenza della botanica era qualcosa di precluso alla popolazione, specie alla componente femminile della popolazione almeno apparentemente perché di fatto si è detto prima che non era così. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Se nel Medioevo le donne in quanto streghe furono punite per le loro conoscenze di erbe mediche e bruciate sui roghi, furono ricompensate nel Rinascimento quando Paracelso bruciò a Basilea tutti i testi di medicina dichiarando di non sapere nulla e di dovere tutto il sapere medico proprio a loro: alle streghe, alle donne &lt;a href="#_ftn6_9285" name="_ftnref6_9285"&gt;[6]&lt;/a&gt;. Fu un gesto folle, non ci sono dubbi, perché se egli avesse messo per iscritto le cosiddette conoscenze delle streghe, avrebbero dato a lui il merito magari di tante cose e scoperte innovative e il sapere medico non avrebbe subito un tale grave insulto, piuttosto sarebbe progredito e oggi forse avremmo maggiori conoscenze perché la tradizione orale era diventata scritta.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il Trecento fu uno dei periodi storici che più che mai vide la caccia alle donne, la caccia alle streghe e volpi furono proprio degli ignoranti annoiati &lt;a href="#_ftn7_9285" name="_ftnref7_9285"&gt;[7]&lt;/a&gt;, sguinzagliati da altri ignoranti più annoiati di loro e si arrivò ad un punto tale da processare e condannare delle donne in massa. Si giunse così ad architettare di tutto per storcere loro le conoscenze proibite che avevano indebitamente acquisito magari con l’ausilio del diavolo, e si giunse a vivere in una epoca del Terrore. Dice Michelet « le imputate, se possono, prevengono la tortura e si uccidono. Remy, l'insigne giudice di Lorena, che ne bruciò ottocento, di questo terrore è orgoglioso. &amp;quot;la mia giustizia è tanto buona&amp;quot; dice &amp;quot;che sedici, arrestate l'altro giorno, non attesero, si strozzarono prima.&amp;quot;» &lt;a href="#_ftn8_9285" name="_ftnref8_9285"&gt;[8]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Michelet, ovviamente inasprisce molto le cose quando parla di Medioevo, ma bisogna anche considerare che Michelet è figlio dei lumi dell’illuminismo, quando la verità e le scienze trionfano e la sua visione vuole fare luce probabilmente su quello che secondo lui non era mai stato ammesso e detto. Egli stesso dice nell’opera &lt;i&gt;La strega&lt;/i&gt;, « sulla lunga strada della mia &amp;quot;histoire&amp;quot;, nei trent'anni che le ho dedicato, questa orribile letteratura di streghe mi è passata e ripassata spesso tra le mani. Prima ho esaurito i manuali dell'inquisizione, le asinerie dei domenicani (&amp;quot;flagelli&amp;quot;, &amp;quot;martelli&amp;quot;, &amp;quot;formicai&amp;quot;, &amp;quot;fustigazioni&amp;quot;, &amp;quot;lanterne&amp;quot;, eccetera, sono i titoli dei loro libri). Poi ho letto i parlamentari, i giudici laici che a quei monaci si sostituiscono, e pur nutrendo disprezzo per loro, quasi li eguagliano in idiozia. Ne accenno altrove. Qui noto soltanto che, dal l300 al 1600, e oltre, la giustizia è identica. Eccettuata una breve parentesi nel parlamento di Parigi, sempre ed ovunque è la stessa feroce demenza. L'ingegno non conta. L'acuto de lancre, magistrato bordolese del regno di Enrico IV, all'avanguardia in politica, quando si tratta di streghe precipita al livello di un &lt;i&gt;nider&lt;/i&gt;, d'uno &lt;i&gt;sprenger&lt;/i&gt;, degli stupidi monaci del quattordicesimo secolo. » &lt;a href="#_ftn9_9285" name="_ftnref9_9285"&gt;[9]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Egli ancora aggiunge: « è stupefacente vedere quei tempi tanto vari, quegli uomini di culture diverse non riuscire ad andare avanti. Poi si capisce bene che gli uni e gli altri furono impediti, di più, accecati, che il veleno del loro principio li rese ubriachi e selvaggi. Questo principio è il dogma di una radicale ingiustizia: &amp;quot;tutti perduti, per uno solo, non solo puniti, ma degni d'esserlo, guasti a priori e corrotti, morti a Dio ancor prima di nascere. Il poppante è un dannato&amp;quot;. Chi lo dice? Tutti, persino Bossuet &lt;a href="#_ftn10_9285" name="_ftnref10_9285"&gt;[10]&lt;/a&gt;, un importante dottore di Roma, formula il concetto con precisione: &amp;quot;perché Dio permette che gli innocenti muoiano? Agisce secondo giustizia. Se non morissero dei peccati commessi, morirebbero comunque per la colpa originale&amp;quot; &lt;a href="#_ftn11_9285" name="_ftnref11_9285"&gt;[11]&lt;/a&gt;. Questa enormità ha due conseguenze, in giustizia e in logica. Il giudice è sempre sicuro del fatto suo; chi gli compare davanti, non c'è dubbio, è colpevole, e, se si difende, ancora di più. La giustizia non deve faticare, rompersi la testa, per distinguere il vero dal falso. Si parte sempre da un partito preso. Il logico, lo scolastico non sottopone l'anima ad analisi, rendersi conto delle sfumature che vive non è affar suo, ne ignora la complessità, i contrasti intimi e i conflitti. Non ha bisogno, come noi, di spiegarsi come possa cadere a poco a poco nel vizio. Quanto riderebbe, scuotendo la testa, di finezze e cautele così, se fosse in grado di capirle! Quanta grazia gli darebbe allora il dondolìo delle orecchie superbe che agghindano il suo vuoto cranio! » &lt;a href="#_ftn12_9285" name="_ftnref12_9285"&gt;[12]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Michelet condanna duramente l’idea di Bossuet, dal momento che un concetto del genere poteva essere applicato solo in un’epoca come il Medioevo, quando appunto il giudice era tanto convinto del fatto suo che una volta che aveva il colpevole davanti si fissava su di lui senza sforzarsi di cercare la verità, così una donna magari sorpresa a somministrare ad un malato un infuso ristoratore e febbrifugo sarebbe stata agli occhi di quel giudice come una perfida strega che somministrava una pozione ad un malato per rubargli l’anima. Il giudice non sapeva niente di piante medicinali né lo sapeva i giudici che lo affiancavano, ma poco contava, loro erano i giudici e loro avevano ragione, perché una donna non avrebbe mai dovuto conoscere le erbe, conoscere i rimedi, poiché secondo la mentalità dell’epoca il sapere femminile era il sapere diabolico. E poi come aveva quella donna acquisito le informazioni inerenti alle piante, al loro uso e alla loro attività se non dal diavolo o da una strega?&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Inoltre Michelet, alla domanda: « A quando risale la strega? » dice «Rispondo senza esitare: ai tempi negati alla speranza. Alla profonda disperazione prodotta dal mondo della Chiesa. Senza esitare dichiaro: &amp;quot;la strega è il suo delitto&amp;quot;. Non mi soffermo neppure un attimo sulle sue melliflue spiegazioni, che fingono di attenuare: &amp;quot;debole, leggera era la creatura, facile alle tentazioni. La concupiscenza &lt;a href="#_ftn13_9285" name="_ftnref13_9285"&gt;[13]&lt;/a&gt; l'ha indotta al male&amp;quot;. Come, nella miseria, nella carestia di quei tempi, come poteva quella passione traviare sino al furore diabolico? Se la donna innamorata, abbandonata e gelosa, se la ragazza scacciata dalla matrigna o la madre picchiata dal figlio (vecchi soggetti di leggende), se hanno potuto cadere in tentazione e invocare lo spirito maligno, tutto questo non è la strega. » &lt;a href="#_ftn14_9285" name="_ftnref14_9285"&gt;[14]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Non erano infrequenti i casi in cui una donna conoscitrice di specie medicinali nel Medioevo fosse spesso chiamata nei casi in cui era necessario un filtro per richiamare a sé l’amato perduto o per punire un figlio violento e ovviamente a rimetterci non erano i clienti della donna chiamata poi strega, ma appunto lei stessa, la strega. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Non avendo mai messo nulla per iscritto è difficile dire a base di cosa fossero le pozioni e i filtri, probabilmente di solito erano le parti fresche o secche e triturate delle piante velenose delle famiglie delle &lt;i&gt;Solanacee&lt;/i&gt;, delle &lt;i&gt;Ranuncolacee&lt;/i&gt; per fare alcuni esempi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il Michelet aggiunge inoltre nella sua opera « per capire un po' meglio, leggete gli odiosi registri che ci restano dell'inquisizione, non negli estratti dl Llorente, Lamothe-Langon, eccetera, ma quel che resta degli originali di Tolosa. Leggeteli così come sono, nella loro tetra aridità, tanto spaventosa e feroce. Bastano poche pagine, per sentirsi agghiacciare. Vi prende un freddo crudele. La morte, la morte, la morte si avverte in ogni riga. Siete ormai nella bara, o in una piccola cella di pietra dai muri ammuffiti. » &lt;a href="#_ftn15_9285" name="_ftnref15_9285"&gt;[15]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;La strega, il medico e la Chiesa: la nascita della strega&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 15px 15px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" alt="File:Witches add ingredients to a cauldron.JPG" align="left" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/2d/Witches_add_ingredients_to_a_cauldron.JPG" width="200" height="238" /&gt;Teoricamente condannata all’ignoranza e di fatto più sapiente di un medico, la donna dei secoli più cruenti del Medioevo divenne una strega, un’eretica perché spesso sosteneva di poter guarire e sistemare le cose quando ormai le speranze per un ferito o un malato erano finite e siccome nel Medioevo era ferma convinzione che anche le malattie e quindi le guarigioni fossero decise a livello divino, il fatto che una donna si mettesse in mezzo, era un’eresia, un’eresia che andava condannata e soppressa. Condannata all’ignoranza da un lato e libera di sapere dall’altro, la donna pagava in vero a caro prezzo e spesso con tortura e morte, la sua vera libertà.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma chi era la strega medievale? Dove viveva e cosa faceva? Chi si rivolgeva a lei?&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;« Quando appare, la strega non ha padre né madre, non ha figli, marito, né famiglia. È un mostro, un aerolito, non si sa da dove venga. Chi oserebbe, Dio, avvicinarla? Dove vive? Dove non è possibile, nei boschi di rovi, sulla landa, dove la spina, il cardo intrecciati, impediscono il passaggio. La notte, sotto qualche vecchio dolmen. Se viene scoperta, è l'orrore della gente a tenerla ancora isolata: è come circondata da un cerchio di fuoco ». &lt;a href="#_ftn16_9285" name="_ftnref16_9285"&gt;[16]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Eppure, emarginata, isolata, cacciata e disprezzata, la strega è sempre prima del medico e sempre migliore nel dare le soluzioni, ma questo alla società dell’epoca non andava bene, niente andava bene. Per quei tempi avevano davvero tutto, ma non era mai abbastanza e così si scatenarono contro l’unico essere in grado di rendere migliori le cose, per rompere la monotonia. Una triste e reale, cruda e sanguinante ironia della sorte per la donna che è libera solo in un’utopia. A volte perfino nel Medioevo veniva detto alle donne di non pensare, di non sognare, che le fantasie erano un’istigazione diabolica. Se è così, se si potesse conoscere il pensiero di ogni uomo, rabbrividiremmo, perché potremmo scoprire la vera natura di esseri che all’apparire sono calmi, pacati, gentili e soprattutto hanno un forte carisma ma che in vero hanno probabilmente i peggiori intenti. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nel Medioevo si arrivò al fanatismo del vivere e del morire, non si poteva vivere, la vita era una sorta di castigo, si sperava nella morte e soprattutto in quella che oggi tutti temono: la fine del mondo, mille anni, dicevano, poi sarebbe tutto finito, invece siamo ancora qui a raccontarci queste storielle, ormai noiose e prive di ogni fondamento, ma non importa, bisogna rompere la noia, ingannare l’attesa del grande evento in un qualche modo. Così se oggi si inventano storie e leggende sulla fine del mondo, un imminente cataclisma, nel Medioevo inventarono la strega, era più reale, più sicuro come capro espiatorio e soprattutto offriva una varietà di casi infinita, non si finiva mai di sbizzarrirsi su come costruire l’accusa, come smontare la difesa e di come punire la donna, questa eretica, questa pazza creatura che aveva ceduto anima e corpo al principe delle tentazioni. Non fu forse Eva a lasciarsi convincere, sedurre, stupida donna? Le sue figlie portavano la sua stessa condanna, il suo stesso marchio indelebile ed ereditario: la colpa di essere donne. Dio le disse che per la sua grave disobbedienza avrebbe sofferto e sarebbe stata sottomessa al maschio e così fu ma solo in parte, perché abbiamo visto come invece nella sua prigione fu libera, libera di fare tutto. Probabilmente nel medioevo calcarono parecchio la mano quando inventarono la strega andandosi ad appellare anche a questa storia della Genesi, il popolo sapeva come il mondo fosse stato creato e di come la donna fosse stata responsabile della cacciata, della tremenda punizione che tutti temevano ma che allo stesso tempo tutti desideravano per andare di nuovo in paradiso: la morte. Sfortunatamente si parla sempre di popolo, come se il popolo fosse un gruppo monosessuale, quindi fatto da soli maschi, invece il popolo era fatto di uomini e donne e bambini che si scannarono contro una donna: la strega.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px auto; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Punizione di streghe" border="0" alt="Punizione di streghe" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/b2/Punishing-witches-Laienspiegel.jpg/421px-Punishing-witches-Laienspiegel.jpg" width="450" height="642" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il medico dal canto suo ha tutto di guadagno e può avere di nuovo campo libero quando non c’è più la strega a fare le diagnosi e i rimedi per lui al suo posto, inoltre il medico gode anche di un certo rispetto, ha una vita sociale e soprattutto è protetto e non è temuto, anzi. Egli è stimato, ricercato dalle corti e dai re, dai papi e dai presbiteri e inoltre egli è studioso e quindi sa e poi soprattutto è un uomo, è un maschio e per questo semplice fatto è teoricamente migliore. Mai sovrani, papi o presbiteri avrebbero messo la loro pelle in mano ad una donna, ad una strega perché convinti che essa per un semplice e magari immotivato capriccio avrebbe potuto prendergliela e farci oscuri riti diabolici. Il medico inoltre era pagato, la donna che veniva chiamata strega invece lavorava in un certo senso gratuitamente, era la sua una forma di volontariato che come unico compenso chiedeva un tozzo di pane, forse un vestito, nulla di più. infine la strega era una donna ignorante e analfabeta, non aveva studiato e quindi cosa poteva saperne di malattie e rimedi? Se avesse saputo, il motivo era uno solo, ben noto a tutti anche se molti ricorrevano a lei per i mali di ogni genere, dal callo alla piaga, dalla depressione al veleno per il suicidio. Dal momento che la strega era una donna che si distingueva dalla massa perché sapeva e perché curava e soprattutto perché era manifestamente più libera, quindi meno sottomessa di quanto non la si faccia, e soprattutto più razionale (in un’epoca dove la razionalità era assente) di tutti, era più che ovvio per medici e chierici che essa era quello che era, sapeva quel che sapeva perché aveva stretto un patto col diavolo, la sapienza in cambio dell’anima e del corpo. Per quell’epoca si era convinti che la donna non avesse un cervello, non fosse dotata di intelligenza, paragonata ad un animale da addomesticare, quasi una gallina schiava di un solo gallo e costretta a covare e tenere dietro ai pulcini. Dicesi che la gallina è l’animale più stupido, è vero, nessuno è mai riuscito ad addestrare una gallina e per l’uomo questa era la donna: una gallina e visto che questa disgraziata doveva fare poche cose e quelle poche farle bene, come appunto covare e tenere dietro ai pulcini (i figli), la sua intelligenza non era richiesta e non era considerata, anzi, si pensava probabilmente che fosse inesistente. Di fatto il maschio medievale aveva scambiato una puledra selvaggia e indomabile per una gallina e tutti ben sanno che invece gli equini sono animali straordinariamente intelligenti anche se maledettamente testardi. Se per l’uomo la donna non aveva intelligenza, figuriamoci questa povera ignorantona se avesse frequentato una scuola quante risate, non era intelligente, non sapeva né leggere né scrivere e che figura ci avrebbe fatto se si fosse azzardata e mettersi in competizione con i maschi; la donne era ed è invece straordinariamente intelligente e soprattutto indomabile e in questi secoli del Medioevo, che le vietarono di sapere e conoscere, essa seppe e conobbe lo stesso e la sua sapienza divenne la sua condanna, il suo primo pericolo. Fu indomabile e testarda e pagò a caro prezzo la sua libertà. Inizialmente la strega è una donna come tutte le altre che inizia a sviluppare un proprio sapere all’ombra del medico. È inizialmente una donna di umili origini, giovane, è anche bella &lt;a href="#_ftn17_9285" name="_ftnref17_9285"&gt;[17]&lt;/a&gt;, sposata e frequenta la chiesa locale del suo paesino. Non ha ancora figli, teme che il suo grembo sia sterile, nella sua casa si occupa di pulizia, cucina, cuce, tesse e fila. È una donna di città, cerca di non attirare su di sé le chiacchiere della gente, parla poco col marito, non si interessa di quello che fa, non deve e non può; quando lui la desidera lo compiace anche se non se la sente, è sottomessa. Ha tanto da fare questa creatura che quando ha finito di lavorare prega e quando ha finito di pregare dorme e quando dorme in realtà è sveglia perché ha paura che il diavolo la tenti. Questa donna che apparentemente non ha pensieri, invece ne ha, perché anche solo chiedersi e programmare cosa fare tra i lavori di casa, a cosa dare la precedenza, è già un pensiero. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Michelet dice « se la vergine, la donna ideale, si elevava nei secoli, la donna reale contava pochissimo presso queste masse rurali, questo miscuglio di uomini e greggi. Miserabile fatalità d'una condizione che solo la separazione delle abitazioni riuscì a cambiare, quando presero abbastanza coraggio da vivere per conto proprio, in frazione, o coltivare terre fertili un po' distanti e costruire capanne nelle radure delle foreste. Il focolare isolato creò la vera famiglia ». &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Passa il tempo, i tempi cambiano e comincia a diffondersi il fenomeno che vede formarsi delle abitazioni in periferia, nelle campagne, sulle colline, anche sui monti. Se le città si sono formate quando le abitazioni si stringevano sempre più ad un castello o ad una torre, ora il processo si inverte e la città è troppo piccola per tutti e così questa donna va col marito verso la periferia, in campagna o magari in una zona collinare dove costruiranno un nuovo nido, una nuova casa in legno e paglia. « Eccola a casa sua. Può essere pura e santa, finalmente, la povera creatura. Può concepire un pensiero, e sola, filando, sognare, mentre lui è nel bosco. Questa misera capanna, umida, piena di fessure, dove d'inverno soffia il vento, però, è silenziosa. Ha certi angoli oscuri dove la donna annida i propri sogni. Ora, lei ha. Ha qualcosa di suo. Il &amp;quot;fuso&amp;quot;, il &amp;quot;letto&amp;quot;, il &amp;quot;comò&amp;quot; [...], poi verrà il tavolo, la panca, o due sgabelli. Povera spoglia casa. Ma un'anima l'arreda. Il fuoco la rallegra; il bosso benedetto protegge il letto, e qualche volta gli mettono accanto un grazioso mazzetto di verbena. La signora di questo palazzo fila, seduta sulla porta, guardando qualche pecora. Non si può ancora comprare una mucca, ma verrà, c'è tempo, se dio benedice la casa. Il bosco, un po' di pascolo, qualche ape sulla landa, ecco la vita. Si coltiva ancora poco grano: un raccolto lontano è un raccolto insicuro. Questa vita poverissima, è però meno dura per la donna; non si logora, non si rovina, come accadrà con la grande agricoltura. Ha anche maggior tempo libero » &lt;a href="#_ftn18_9285" name="_ftnref18_9285"&gt;[18]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ora « lei è sola. Non ha vicine. L'orrenda vita malsana delle nere piccole città chiuse, lo spiarsi a vicenda, il pettegolezzo meschino, pericoloso, non esiste ancora. Nessuna vecchia viene la sera, quando il vicolo si fa buio, a tentare la giovane, a dirle che c'è chi muore d'amore per lei. Lei ha solo i sogni per amici, non chiacchiera che con le bestie o l'albero della foresta. Le parlano; sappiamo di che. Risvegliano in lei quello che le diceva sua madre, sua nonna, cose arcane che, nei secoli, son passate di donna in donna. E' l'innocente ricordo degli antichi spiriti della contrada, toccante religione di famiglia che, nella coabitazione chiassosa e caotica, fu senza dubbio debole, ma ritorna e frequenta la capanna solitaria ». &lt;a href="#_ftn19_9285" name="_ftnref19_9285"&gt;[19]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 0px 15px 15px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Il cerchio magico, J.W. Waterhouse (1886)" border="0" alt="Il cerchio magico, J.W. Waterhouse (1886)" align="right" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f8/John_William_Waterhouse_-_Magic_Circle.JPG" width="323" height="480" /&gt;Le stagioni tornano a cambiare, si alternano ancora, passano i mesi e la donna ora ha un lavoro in più insieme al marito, coltivare la terra. Il terreno ovviamente non è loro, ma del signore e loro hanno diritto solo ad una minima parte di questo raccolto che quell’anno è anche scarso. La vediamo tenere dietro ad un piccolo orto, anch’esso del signore e anche di questo solo una minima parte potrà essere tenuta. Un giorno sta raccogliendo delle foglie che metterà nel cesto destinato a lei ed al marito ed ecco che vede una radice che non aveva mai visto prima. Sarà velenosa? Si chiede, la coglie, che forma strana ha questa radice, sembra un uomo &lt;a href="#_ftn20_9285" name="_ftnref20_9285"&gt;[20]&lt;/a&gt;. Non sa che pianta sia, la prende e la porta in casa. Data la forma, pensa ingenuamente che sia forse una pianta che aiuta a concepire, è a forma di uomo del resto. Ormai questa donna sta invecchiando, anche se ha meno di trent’anni e non ha ancora dato un erede al marito, un figlio o una figlia ed è tanto il desiderio di compiacere il marito e anche il bisogno di essere certa di non essere sterile che anche a costo di rischiare la vita mangia un pezzetto della radice e nasconde gelosamente il resto. Il marito torna a casa dopo una lunga giornata faticosa, ha le vesciche nelle mani e nei piedi per il continuo picchiare la zappa nel terreno, è sudato, sporco, ma non ha acqua per lavarsi. È estate e vicino a casa c’è un fiumiciattolo dove va a sciacquarsi e la moglie lo va a coprire infreddolito e lo fa entrare. Adesso quest’uomo è pulito, ma le piaghe gli fanno male, lo rendono nervoso, isterico e la moglie non sa che fare per alleviare il suo male. Ricorda allora della pianta che ha trovato al mattino e pensa che forse se anche il marito ne mangia starà meglio, potrebbe data la sua forma essere una pianta che cura tutti i mali dell’essere umano. Il marito ne mangia un pezzo, senza fare troppe domande, senza sapere di cosa si tratti e pensando che forse starà davvero meglio, ma il sospetto gli viene anche se la moglie gli ha dato la radice ingenuamente o come arriverà a pensare poi questo ignorante, con una falsa ingenuità. Poco dopo il dolore svanisce perché ha inizio un prurito peggiore: il desiderio carnale e desidera la moglie. Lei timidamente si concede a lui, facendosi il segno della croce prima e chiedendo a Dio di darle un figlio. Da quel giorno passa del tempo e al giungere della nuova luna la donna si accorge di non avere più le sue regole &lt;a href="#_ftn21_9285" name="_ftnref21_9285"&gt;[21]&lt;/a&gt;, il suo corpo è più grasso, il seno più pesante e sodo, è finalmente incinta! Lo dice al marito che gioisce tutto contento e lo dice agli altri. Viene poco tempo dopo, quando ormai la gravidanza di questa donna è evidente, una delle sue amiche di città e le due si confidano. L’amica confida di non riuscire ad avere un bambino e che il marito ce l’ha con lei per questo e la donna, questa sciocca, le confida a sua volta di aver trovato una pianta strana, una radice e di averne mangiato un pezzo e che quella sera di averne dato al marito per alleviargli un altro male, sempre quella notte confida di essersi concessa al marito e da lì di aver concepito. Capisce che probabilmente la pianta ha il potere di dare fertilità e ne dà un pezzo all’amica. Questa ringrazia timidamente e poco tempo dopo, quando ormai l’amica è in procinto di partorire, torna per dirle che la pianta ha funzionato e che anche lei ora aspetta un bambino quando il medico del prete aveva detto che era sterile. La voce si sparge e presto altre donne si recano da questa, segretamente dai loro mariti per avere un pezzettino di questa pianta, in cambio portano cibo, alcune sementi e qualche vestito per il bambino che è nato. Il tempo riprende il suo corso, e nel frattempo però la terra si è impoverita e non da più frutti, è la carestia, è la fame. Il figliolo di questa coppia si è ammalato di febbri e morirà. La donna torna nell’orto a cercare qualche pianta che abbia la capacità di togliere la febbre e la tosse del suo bambino. Cerca, cerca e poi trova un’altra radice che sta sotto ad un bel fiore con le foglie simili a quelle della malva, raccoglie la radice, raccoglie alcune foglie di malva e di menta e le porta in casa, va a prendere dell’acqua e la mette in un pentolone sul fuoco, la fa bollire e vi getta dentro tutto e poi quando vede formarsi una schiuma toglie il piccolo calderone e con un telo posto sopra ad un calice versa il contenuto e lo dà da bere al bambino che obbedisce, starà meglio e guarirà. Tornano le amiche della donna, anche loro coi figli ammalati e anche stavolta la donna darà la pianta per medicare. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In tal modo si vede come sempre più la figura del medico diventa marginale e la donna lo sostituisce, quando il fenomeno però diventa troppo evidente cominciano i sospetti prima dei medici e poi dei chierici e infine della gente stessa. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;La donna e lo spirito del focolare&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 15px 15px 10px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="La sfera di cristallo, J.W.Waterhouse (1902)" border="0" alt="La sfera di cristallo, J.W.Waterhouse (1902)" align="left" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/99/John_William_Waterhouse_-_The_Crystal_Ball.JPG" width="310" height="480" /&gt;Michelet parla del focolare domestico isolato come del luogo dove la donna in un certo senso, secondo l’immaginario popolare medievale, rincontra lo spirito del focolare, quello spirito che ha diversi nomi a seconda delle mitologie e che nella tradizione cristiana però rappresenta il diavolo. Nei primi secoli del Medioevo, le popolazioni cristianizzate in un certo senso non avevano in vero abbandonato le tradizioni dei loro padri e quindi si ritrovano ancora oggetti riferibili alla religione pagana, quella celtica o quella romana, ci fu un periodo in cui erano presenti sacro e profano al contempo. Nella religione celtica e nelle sue tradizioni gli spiriti spesso anche noti come Popolo fatato o folletti, quelli che prima del Cristianesimo erano gli dei della terra. All’alba del Medioevo però quando si gridò « Il grande Pan è morto » &lt;a href="#_ftn22_9285" name="_ftnref22_9285"&gt;[22]&lt;/a&gt; la gente capì che era tutto finito. I folletti e le altre creature dell’immaginario e delle tradizioni, delle mitologie scomparvero rintanandosi dietro al focolare o dietro l’orecchio di un gatto in attesa delle streghe. Questo spirito del focolare che nella tradizione cristiana medievale è il simbolo del diavolo attenderà il momento per avere la sua vittoria a discapito di una creatura che se pur intelligente più dell’uomo, è ingenua ed è facile approfittarsene poiché soffre anche più del maschio e inoltre è più divertente, come dice Michelet, vedere la sua resistenza fino al cedimento, alla disperazione. Ecco da cosa nacque anche la strega: dalla disperazione propria e del popolo, della gente. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Michelet per parlare della disperazione e di come nacque la strega parte con un esempio come quello precedente, descrivendo una situazione come se fosse reale. Prima l’esempio descritto era molto simile a quello di Michelet ed ispirato al suo stile, ma l’autore parte nella sua opera da un altro esempio, quello dello &lt;i&gt;Ius primae noctis&lt;/i&gt; che contrariamente a quanto si pensa era reale, anche se alcuni sostengono che fosse il mito creato contro la tassa del &lt;i&gt;maritagium. &lt;/i&gt;Da quanto dice invece Michelet sembra che anche il diritto dello &lt;i&gt;Ius primae noctis&lt;/i&gt; esistesse davvero e « i posteri faranno difficoltà a credere che, presso i popoli cristiani, la legge abbia realizzato quello cui non arrivò mai nella schiavitù antica, abbia messo per scritto come diritto l'offesa più sanguinosa capace di straziare il cuore dell'uomo. » &lt;a href="#_ftn23_9285" name="_ftnref23_9285"&gt;[23]&lt;/a&gt; « Il signore ecclesiastico, e il signore laico, hanno questo sporco diritto. In una parrocchia nei dintorni di Bourges il curato, signore, pretendeva esplicitamente l'iniziazione della sposa, ma in pratica tendeva a vendere al marito per denaro la verginità della moglie. È troppo facile credere, come hanno fatto, che quest'offesa fosse formale, mai reale. Il prezzo fissato in certi paesi, per esserne esentati, superava di gran lunga le possibilità di quasi tutti i contadini. In Scozia, ad esempio, volevano &amp;quot;diverse mucche&amp;quot;. »&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 15px 15px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Frank Bernard Dicksee, Simbolo" border="0" alt="Frank Bernard Dicksee, Simbolo" align="left" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SykFToUVf7I/AAAAAAAAFT4/O_n_XWq5gkI/Symbol-Dicksee-L%5B6%5D.jpg?imgmax=800" width="371" height="480" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;« Un'enormità, impossibile. quindi la poveretta era in balìa. Del resto, i fori del béarn affermano a chiare lettere che il diritto veniva riscosso in natura: &amp;quot;&lt;i&gt;il primogenito del contadino è presunto figlio del signore, poiché può essere opera sua&lt;/i&gt;&amp;quot;. Tutte le leggi feudali, anche senza citare quella, obbligano la sposa a salire al castello, a portarvi le &amp;quot;pietanze di matrimonio&amp;quot;. Com'è odioso obbligarla ad avventurarsi così, esporre la povera creatura all'arbitrio di quell'orda di scapoli, impudenti e scatenati. Ricostruiamo la vergognosa scena. Il giovane sposo accompagna al castello la sposa. Figuratevi le risate dei cavalieri, valletti, i lazzi dei paggi intorno a questi disgraziati. &amp;quot;la presenza della castellana li terrà a freno?&amp;quot;. Neanche un po'. La dama, che i romanzi vogliono farci &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;credere tanto delicata, ma che comandava gli uomini in assenza del marito, giudicava, puniva, ordinava torture, che teneva legato lo stesso marito con i feudi della sua dote. Questa dama non era affatto tenera, specie con una serva, che forse era bella [...]. Non si opporrà alla farsa, allo svago che si prendono su quest'uomo tremante che vuole riscattare sua moglie. Prima mercanteggiano, si divertono a torturare il &amp;quot;contadino avaro&amp;quot;, gli succhiano fino all'ultima goccia di sangue. Perché accanirsi tanto? Lui, vestito come si deve, onesto, perbene, è qualcuno nel villaggio. Lei è gaia, casta, pura, lei lo ama, ha paura e piange. I suoi begli occhi chiedono grazia. ecco perché. Il poveretto offre inutilmente tutto quello che ha, anche la dote. »&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Dicono a questo giovane sposo « &amp;quot;villano geloso, lugubre villano, non la mangiamo la tua donna, stasera te la renderemo, e per colmo d'onore, grossa. Ringrazia, eccovi nobili. Il tuo primo figlio sarà barone.&amp;quot; Si affacciano tutti alla finestra, a guardare questa figura grottesca, di morto in abito da nozze. le risate lo inseguono, e la rumorosa canaglia, fino all'ultimo sguattero, dà la caccia al &amp;quot;cornuto&amp;quot;. Quest'uomo sarebbe crepato. Torna a casa solo. È vuota, questa casa desolata? [...] Ritorna, la poverina, pallida e disfatta, ah, in che stato. Si getta in ginocchio e gli chiede perdono. Allora il cuore dell'uomo scoppia. Le getta le braccia al collo. piange, singhiozza, ruggisce che ne trema la casa. Ma con lei torna Dio. Per quanto abbia sofferto, lei è pura, innocente e santa.» &lt;a href="#_ftn24_9285" name="_ftnref24_9285"&gt;[24]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Un episodio del genere oggi farebbe scandalo e se ne parlerebbe per dei mesi, aprirebbero migliaia di blog e interventi, notiziari e telegiornali calcherebbero la mano molto più di quello che arbitrariamente facevano i cronisti del Medioevo. Un episodio del genere non faceva ancora toccare nel Medioevo la disperazione, non scatenava la tremenda vendetta, oggi si arriverebbe invece facilmente alla vendetta privata. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ancora, in episodi del genere è difficile anche però credere che un uomo o anche solo la donna che ricevesse tale insulto non fossero disperati, l’amore in quel caso poco poteva per questi due disgraziati, umiliati, privati anche della loro dignità di esseri umani. Sia la donna sia l’uomo avrebbero potuto facilmente allora lasciarsi andare e se la donna avesse avuto una qualche amica o lei stessa avesse avuto qualche conoscenza in ambito in piante, specie quelle “consolanti” (le Solanacee) ne avrebbe volentieri fatto uso, quelle piante l’avrebbero consolata, perché staccavano la mente dal corpo e dallo spirito, davano un’estasi che tante volte era necessaria per dimenticare, in breve si creava anche una sorta di dipendenza fisica e psichica, ma non importava. Solo perché non avevano ancora scoperto l’uso improprio della Cannabis, non significa che non avessero anche loro le loro sostanze stupefacenti o ricreative, nel Medioevo. Nell’articolo del sito sulla Belladonna e le piante delle streghe se ne parla. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Quando la donna diverrà strega invece sarà lei a dare ad altre creature disperate, umiliate, queste piante “consolanti” e velenose. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ma andiamo per gradi, la donna è tornata a casa, umiliata e chiede perdono pur non avendo colpa alcuna, il marito la perdona. Il tempo passa, « un giorno che la povera donna, in assenza del marito, ne aveva ancora subite, ravviandosi i lunghi capelli, piangeva e diceva ad alta voce: &amp;quot;santini di legno, che serve fargli voti? sono sordi? troppo vecchi? Perché non ho uno spirito protettore, forte, potente (cattivo, non importa)? li vedo, di pietra, sulla porta della chiesa&lt;a href="#_ftn25_9285" name="_ftnref25_9285"&gt;[25]&lt;/a&gt;. Che ci fanno? Perché non vanno a casa loro, al castello, a prendersi, a bruciare quei peccatori? Ah, la forza, la potenza, chi potrà darmela? Mi darei io in cambio. povera me, che darei io? Cos'ho io per darmi? Nient'altro. Al diavolo il corpo, al diavolo l'anima, ormai è cenere. » &lt;a href="#_ftn26_9285" name="_ftnref26_9285"&gt;[26]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In questi passi si vedono i primi segni di disperazione, di cedimento e il ricorso allo spirito è segno che l’Europa medievale per quanto cristiana, aveva ancora radici pagane. Lo spirito, la creatura del focolare compare “magicamente” alla donna e le offre la possibilità di diventare meglio « della signora lassù. Lei ha impegnato la sua anima al marito, all'amante, ma la offre ancora intera al paggio, un bamboccio [...] » &lt;a href="#_ftn27_9285" name="_ftnref27_9285"&gt;[27]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 0px 10px 15px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Danaides, J.W.Waterhouse" border="0" alt="Danaides, J.W.Waterhouse" align="right" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SykFUxwk14I/AAAAAAAAFT8/2ntLfNaFeno/WaterhouseDanaides%5B7%5D.jpg?imgmax=800" width="358" height="480" /&gt; Lo spirito rivela la sua identità « Io sono il genio del focolare. » &lt;a href="#_ftn28_9285" name="_ftnref28_9285"&gt;[28]&lt;/a&gt; e la incanta con le parole, le sole parole per dirle che Dio non può pensare a tutto e che lascia ai geni il compito di occuparsi delle piccole cose e le promette « “ Dunque, tuo marito sarà ricco, tu potente, e avranno timore di te. [...] Tuo marito, povero, meritevole lavoratore, si ammazza di fatica e non guadagna niente. [...] Mi spiace per lui. Non ne può più, sta per crollare. Morirà come i vostri bambini, già morti di miseria. L'inverno scorso è stato malato. E il prossimo? Allora, lei si nascose il volto tra le mani, pianse, due, tre ore, anche di più. quando non ebbe più lacrime (ma in petto ansimava ancora) lui le disse: &amp;quot;non voglio niente. Soltanto, ti prego, salviamolo&amp;quot;. Lei non aveva promesso niente, ma da allora fu sua.» &lt;a href="#_ftn29_9285" name="_ftnref29_9285"&gt;[29]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;« Il signore, che ha portato con sé un sogno dall'oriente, non fa che desiderarne le meraviglie, armi damaschinate, tappeti, spezie, cavalli preziosi. Ci vuole oro. Quando il servo porta il grano, lo respinge col piede. &amp;quot;non basta; voglio oro.&amp;quot; Quel giorno il mondo è cambiato. Prima, fra tanti mali, c'era, una sicurezza innocente. Buon'annata, mal'annata, il tributo era legato al corso della natura e alla quantità del raccolto. Se il signore diceva: &amp;quot;è poco&amp;quot;, si rispondeva: &amp;quot;monsignore, Dio non ha dato di più&amp;quot;. Ma con l'oro, perdinci, come si fa? [...] Dove scavare la terra per sottrarle il suo tesoro? Ah, se ci guidasse lo spirito dei tesori nascosti&lt;a href="#_ftn30_9285" name="_ftnref30_9285"&gt;[30]&lt;/a&gt;. Mentre tutti disperano, la donna del folletto sta già seduta sui suoi sacchi di grano nel paese vicino. Sola. Gli altri, in paese, ancora discutono. Vende al prezzo che vuole. Ma, anche quando arrivano gli altri, va tutto a lei. Con lei nessuno mercanteggia. Suo marito, prima della scadenza, porta il tributo in buona moneta sonante all'olmo feudale. » &lt;a href="#_ftn31_9285" name="_ftnref31_9285"&gt;[31]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Lei « É triste, ha paura. Macché pregare la sera. L'agitano strani pruriti, che le turbano il sonno. Le appaiono strane figure. Quello spirito così piccolo, tanto caro, sembra farla da padrone, aver preso coraggio. È inquieta, indignata, vuole alzarsi. Rimane a letto, ma si lamenta, le pare di essere in potere altrui, pensa &amp;quot;non son più padrona di me&amp;quot;. &amp;quot;finalmente&amp;quot; dice il signore &amp;quot;un contadino ragionevole, che paga in anticipo. Mi piaci. Sai contare?&amp;quot; &amp;quot;un po'.&amp;quot; &amp;quot;bene, terrai tu il conto di tutta questa gente. Ogni sabato, seduto sotto l'olmo, riscuoterai il loro denaro. La domenica, prima della messa, lo porterai al castello.&amp;quot; Che cambiamento! Alla donna batte forte il cuore quando, sabato, vede il suo povero contadino, questo servo, sedere da piccolo signore all'ombra del signore. L'uomo è un po' stordito. Ma poi si abitua; si dà un po' di tono. Non c'è niente da ridere. Il signore vuole che lo rispettino. Quando è salito al castello, e gli invidiosi hanno accennato a ridere, a fargli qualche scherzo: &amp;quot;vedete quel merlo?&amp;quot; ha detto il signore, &amp;quot;non vedete la corda, ma è pronta. Il primo che lo tocca, lo sbatto là, lungo e disteso.&amp;quot; Le parole corrono, di bocca in bocca. e stendono intorno a loro come una cortina di terrore. Tutti gli fanno tanto di cappello. Ma si fanno da parte, quando passano, cambiano strada. Per evitarli, prendono le vie traverse, a occhi bassi, piegando la schiena. La novità prima li rende fieri, presto tristi. Sono soli, in comune. Lei, arguta com'è, s'accorge benissimo dell'odio ostile di quelli del castello, dell'odio panico di quelli del villaggio. Si sente tra due fuochi, in un tremendo isolamento. L'unico riparo è il signore, anzi il denaro che gli danno; ma per trovarlo, questo denaro, per torchiare la lentezza del contadino, vincere l'inerzia che oppone, per tirar fuori qualcosa anche a chi non ha niente, quante pressioni, quante minacce ci vogliono, quanta durezza. Il buonuomo non era fatto per questo. Lei lo guida, lo incalza, gli dice: &amp;quot;dovete essere duro; crudele, se occorre. Colpite. Se no mancherete i termini. E allora, siamo perduti&amp;quot;. Questo la tortura di giorno. Piccolezze in confronto ai supplizi notturni. Ha come perso il sonno. Si alza, gira. Su e giù per la casa. Tutto è calmo; eppure, com'è diversa la casa. Ha perduto la sua dolcezza, non è più tranquilla, innocente. [...] Tutto questo non è naturale. Rabbrividisce e torna accanto al marito. &amp;quot;beato lui. Che sonno profondo. Per me, è finita, non dormo più; non dormirò mai più.&amp;quot; ma alla lunga le forze le vengono meno. Quanto soffre allora! »&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Inizia qui la fase dell’isolamento della donna e della coppia che sale socialmente, la gente che li invidia e li teme comincia poi a sospettare quale sia il vero prezzo ed il verso mezzo del loro successo e quando questo accadrà il folletto, lo spirito tanto “benevolo” sarà il padrone, lo schiavista della povera ingenua. Intanto però le cose sembra che vadano apparentemente bene, ora la donna è una signora, ma lo sarà per poco e intanto anche da signora soffre, resiste stoicamente e lo spirito della sua povera mente ignorante la tormenta in mille modi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;« Ecco cosa affligge le anime, per tutto il medioevo: un mare di questioni che noi chiameremmo vuote, puramente scolastiche, agitano, spaventano, torturano, si mutano in visioni, a volte in controversie diaboliche, in crudeli dialoghi interiori. Il demonio, per quanto negli indemoniati sia furioso, resta sempre uno spirito, finché dura l'impero romano, e ancora all'epoca di San Martino, nel V secolo.» &lt;a href="#_ftn32_9285" name="_ftnref32_9285"&gt;[32]&lt;/a&gt; dice Michelet.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;« All'invasione dei barbari, si barbarizza e prende corpo. così bene da divertirsi a rompere a sassate la campana del convento di San Benedetto. Sempre di più e con più forza danno corpo al diavolo, per spaventare i violenti invasori dei beni ecclesiastici; inculcano quest'idea, che lui tormenterà i peccatori, non soltanto da anima ad anima, ma nella carne loro del corpo, che patiranno supplizi materiali, non fiamme ideali, sentiranno per davvero quei dolori raffinati, dei carboni ardenti, della graticola o dello spiedo rovente. » &lt;a href="#_ftn33_9285" name="_ftnref33_9285"&gt;[33]&lt;/a&gt;, aggiunge poi Michelet, « finché era Dio a punire, a calare la sua mano, o a colpire con la spada dell'angelo (secondo la nobile forma antica), l'orrore era minore; la mano era severa, quella di un giudice, ma pur sempre di un padre. L'angelo colpendo restava senza macchia, specchiato come la sua spada. Cambia tutto quando all'esecuzione pensano demoni immondi. [...] E l'inferno che portano è una Sodoma spaventosa dove questi spiriti, più luridi dei peccatori che gli affidano, traggono dalle torture odiosi godimenti. È l'insegnamento delle ingenue sculture esposte alle porte delle chiese. Vi imparavano la schifosa lezione delle voluttà del dolore. Col pretesto dei supplizi, i diavoli soddisfano sulle loro vittime i desideri più vomitevoli. Concezione immorale (e profondamente colpevole), di una pretesa giustizia, che favorisce il peggiore, accresce la sua perversità, dandogli una vittima [...] Tempi crudeli. Che cielo nero e basso, lo sentite?, pesante sul capo dell'uomo. I poveri bambini, fin dalla prima età, riempiti di queste orrende idee, tremano nella culla. La vergine senza macchia, innocente, si sente dannata dal piacere che le infligge lo spirito. La donna, nel letto coniugale, martire dei suoi assalti, resiste, eppure ci sono momenti in cui se lo sente dentro. Orrore che conoscono quelli che hanno il verme solitario. Sentirsi una vita doppia, distinguere i movimenti del mostro, a volte agitato, a volte dolcemente molle, sinuoso, che agita ancora di più, da credere di stare in mezzo al mare. Allora, si corre impazziti, pieni di orrore di sé, si vuole scappare, morire.» &lt;a href="#_ftn34_9285" name="_ftnref34_9285"&gt;[34]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La donna dell’esempio di Michelet è piena « della sua nuova fortuna. Non poggia più i piedi in terra. Grossa e bella, con tutto ciò, va per la via a testa alta, sdegnosa e spietata. La temono, odiano, l'ammirano. La nostra signora di paese dice, con lo sguardo e il portamento: &amp;quot;dovrei essere io la signora. Che ci fa quella lassù, la spudorata, la fiaccona, in mezzo a tutti quegli uomini, quando il marito è lontano?&amp;quot; la rivalità si stabilisce. Il villaggio, che la detesta, ne va fiero. &amp;quot;se la castellana è barona, costei è regina... Più che regina, non osano dire che...&amp;quot;. Bellezza tremenda e fantastica, crudele d'orgoglio e di dolore. C'è il demonio, in persona, nei suoi occhi. » &lt;a href="#_ftn35_9285" name="_ftnref35_9285"&gt;[35]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Certamente la povera famiglia che diventa ricca suscita nel Medioevo sospetto tra la gente. La situazione però sta per precipitare, la donna sta per diventare strega. Il mito sta per avere inizio.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;« La notte dopo, non viene. Al mattino (è domenica), l'uomo è salito al castello. Torna stravolto. Il signore ha detto: &amp;quot;un ruscello che scorre goccia a goccia non fa girare il mulino. Tu mi porti uno scudo alla volta, non mi serve a niente. Partirò tra quindici giorni. Il re marcia sulla fiandra, ed io non ho neanche un cavallo da battaglia. Il mio zoppica, dopo il torneo. Arrangiati, ho bisogno di cento franchi&amp;quot;. &amp;quot;ma, monsignore, come faccio?&amp;quot; &amp;quot;metti a sacco tutto il paese, se vuoi. Ti darò abbastanza uomini. Dì ai tuoi bifolchi che sono perduti se il denaro non arriva, e tu per primo, tu sei morto. Sono stufo di te. Hai un cuore di femmina; sei un pusillanime, un indolente. Creperai, la pagherai la tua debolezza, la tua vigliaccheria. Bada, basta un niente perché tu non scenda, perché io ti tenga qui. È domenica; che risate laggiù, se ti vedessero sgambettare, appeso ai miei merli.&amp;quot; il poveraccio racconta tutto alla moglie, non ha speranze, si appresta a morire, raccomanda l'anima a dio. Lei, ugualmente terrorizzata, non può coricarsi né dormire. Che fare? Come rimpiange di aver respinto lo spirito! Se tornasse! Al mattino, il marito si alza, e lei crolla sfinita sul letto. Quando sente un peso, gravarle sul petto; ansima, pensa di soffocare. Il peso scende, le opprime il ventre, ed ecco che si sente, alle braccia, come due mani d'acciaio. » &lt;a href="#_ftn36_9285" name="_ftnref36_9285"&gt;[36]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Avviene la prima metamorfosi della donna in strega, il passaggio dal Bene al Male, ma per cosa? Non si può certo parlare di un bene più grande, perché non esiste il Male per il Bene; anche se la signora parla di voler salvare il marito perché lo ama, la signora altri non è che quella sposina deflorata volgarmente con lo &lt;i&gt;ius primae noctis&lt;/i&gt;, è lei che ora vuole la vendetta, vuole una giustizia che cova da tanto ma che non può avere senza un “valido intermediario”. La donna si reca da un ebreo per avere il denaro e così salvare il marito dalla rovina e così evita la caduta del marito e la propria, nel giro di un anno diventa più bella e più ricca, più signora della moglie del signore. Quando il signore torna e la moglie va a riceverlo, dopo un galante e cortese scambio di battute i due si avviano ad entrare in chiesa quando il nobile si accorge della sua serva che si è fatta signora e non la riconosce, la saluta riverente mentre invece la moglie la riconosce benissimo &amp;quot;eccola, eccola la vostra serva. È finita. Tutto è a rovescio. Gli asini insultano i cavalli.&amp;quot; &lt;a href="#_ftn37_9285" name="_ftnref37_9285"&gt;[37]&lt;/a&gt; dice la donna e un paggio fidato taglia la veste verde &lt;a href="#_ftn38_9285" name="_ftnref38_9285"&gt;[38]&lt;/a&gt; della serva divenuta signora e la smaschera. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;« La folla rimase interdetta. Ma capì quando vide tutta la casa del signore darle la caccia. Rapidi e spietati fischiavano, grandinavano i colpi di frusta. Fugge, ma non molto veloce; è già un po' pesante. Dopo appena venti passi, inciampa.la sua migliore amica le ha messo sulla strada una pietra per farla cadere. Ridono. Lei, a quattro zampe, grida. Ma i paggi spietati la tirano su a colpi di frusta. I nobili e graziosi levrieri danno una mano e mordono dove si sente di più. Arriva infine, sconvolta, in questo tremendo corteo, alla porta di casa. Chiusa. Con i piedi, con le mani, batte, grida: &amp;quot;amico mio. Presto, presto, apritemi&amp;quot;. Era esposta là, come la povera civetta che si inchioda all'ingresso della fattoria &lt;a href="#_ftn39_9285" name="_ftnref39_9285"&gt;[39]&lt;/a&gt;. E i colpi, in pieno, cadevano. Dentro, silenzio. Non c'era, il marito? Oppure, ricco e tremante, aveva paura della canea, del saccheggio della casa? Soffrì tante pene contro quella porta, botte, sonore frustate, che si accasciò, svenne. Sulla fredda pietra della soglia, si trovò seduta, nuda, mezza morta, a coprirsi la carne sanguinante quasi solo con le ciocche dei suoi lunghi capelli. Qualcuno del castello disse: &amp;quot;basta.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Non si vuole che muoia&amp;quot;. La lasciano. Si nasconde. Ma vede in spirito il gran gala del castello. Il signore, un po' stordito, diceva: &amp;quot;mi dispiace&amp;quot;. Il cappellano, dolcemente: &amp;quot;se questa donna è indiavolata, come si dice, monsignore, avete il dovere di fronte ai vostri bravi vassalli, a tutto il paese, di darla alla santa chiesa. » &lt;a href="#_ftn40_9285" name="_ftnref40_9285"&gt;[40]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;« [...] La preda sentì il cacciatore: qualche minuto ancora, e se la sarebbero portata via, l'avrebbero chiusa per sempre, imprigionata sotto la pietra. Si coprì di uno straccio che trovo nella stalla, mise le ali ai piedi, per così dire, e, prima di mezzanotte, fu già a qualche lega di distanza, lontano dalle strade, su una landa abbandonata, tutta e solo cardi e rovi. Era ai bordi di una foresta, dove, al chiarore di una ambigua luna, raccolse qualche ghianda, che inghiottì, come una bestia. Dei secoli erano passati dal giorno; una metamorfosi era avvenuta in lei. La bella, la regina di paese non c'era più; la sua anima mutata mutava anche il suo comportamento. Era come un cinghiale su queste ghiande, o come una scimmia, accovacciata. Rimuginava pensieri per niente umani, quando sente o crede di sentire un grido di civetta, poi una selvaggia risata. [...] Da dove viene? Non vede nulla. Si direbbe che esca da una vecchia quercia.» &lt;a href="#_ftn41_9285" name="_ftnref41_9285"&gt;[41]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Lo spirito compare, si rivela e lei cede e lui le offre il mondo e soprattutto la vendetta. Traspare così anche quello che è il sentimento che si trascinò dal Medioevo fino alla Rivoluzione, almeno in Francia, la vendetta altro non rappresenta che la rivoluzione, la ribellione del popolo contro la nobiltà e contro il clero, la vendetta per tanti anni sotto il dominio, sotto la frusta crudele ed ingiusta del potere e dell’avidità. La donna soprattutto ha la sua vendetta contro lo &lt;i&gt;ius primae noctis&lt;/i&gt;, contro le accuse di stregonerie che hanno bruciato tante vittime nei secoli del Medioevo. Il malessere nel Medioevo era tale da impedire perfino la ribellione, non era ancora maturo per scoppiare, per sconvolgere il mondo e soprattutto la mentalità del mondo. Il malessere del Medioevo però si manifestò in quei tempi a danno della creatura che più di tutte desiderava ardentemente vendicarsi: la donna, la strega. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;« Gonfia da far spavento del vapore infernale, di fuoco e di furore, di (novità) un certo qual desiderio, fu per un &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Momento enorme di questo eccesso di pienezza, e d'una bellezza orrenda. Si guardò intorno. E la natura era cambiata. Gli alberi avevano una lingua, raccontavano le cose passate. Le erbe erano dei semplici. Certi arbusti che ieri pestava come fieno, erano ora persone, e parlavano di medicina. Si svegliò l'indomani tranquilla e sicura, lontano, molto lontano dai suoi nemici. L'avevano cercata. Non avevano trovato che qualche lembo sparso della fatale veste verde. S'era buttata, disperata, nel torrente? Il demonio l'aveva rapita viva? Chissà. In ogni caso, dannata, non c'è dubbio. Che consolazione, per la signora, non averla trovata! L'avessero vista, l'avrebbero riconosciuta appena. Tanto era cambiata! Solo gli occhi restavano, non brillanti, ma armati di una stranissima luce, poco tranquillizzante. Lei stessa aveva paura di fare paura. Non li abbassava. Guardava di lato; nell'obliquità del raggio, ne ostacolava l'effetto. Di colpo scura, si sarebbe detto che fosse passata sulla fiamma. Ma chi osservava meglio avvertiva che questa fiamma era in lei, che possedeva un impuro e ardente fuoco. La freccia di fuoco che il diavolo le aveva passata da parte a parte le restava dentro e, sorta di lampo sinistro, gettava quel riflesso selvaggio, ma pericolosamente affascinante. Indietreggiavano, ma rimanevano, e i sensi erano scossi. Si vide sulla soglia d'uno di quei buchi trogloditici, come se ne trovano tanti in certe colline del centro e dell'ovest. Erano le contrade, allora selvagge, tra il paese di Merlino &lt;a href="#_ftn42_9285" name="_ftnref42_9285"&gt;[42]&lt;/a&gt; e il paese di Melusina &lt;a href="#_ftn43_9285" name="_ftnref43_9285"&gt;[43]&lt;/a&gt;. Lande a perdita d'occhio testimoniano Ancor oggi vecchie guerre ed eterne rovine, terrori, che impedivano al paese di ripopolarsi. Là il diavolo era a casa sua. La maggior parte dei rari abitanti gli era appassionatamente devota. Per quanto potessero attrarlo le aspre macchie di Lorena, la nera abetaia del giura, i deserti salati di Burgos, le sue preferenze andavano, credo, alle nostre contrade dell'ovest. Non c'era soltanto il pastore visionario, la congiunzione diabolica della capra e del capraio, ma una più profonda congiura con la natura, una conoscenza maggiore dei rimedi e dei veleni, rapporti misteriosi che non abbiamo saputo che legami avessero con Toledo la sapiente, l'università diabolica. » &lt;a href="#_ftn44_9285" name="_ftnref44_9285"&gt;[44]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Avvenuta la metamorfosi tutti cercano la strega ma nessuno la trova per beffarla ancora. Essa si è spostata ed è andata dove sa che qualcuno verrà a lei per chiederle aiuto, perché ora lei ha il sapere. Il sapere medico.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Le piante delle streghe e i filtri&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;« Della loro medicina sappiamo soprattutto che si servivano molto, per gli scopi più diversi, per calmare e stimolare, una grande famiglia di piante, equivoche, pericolosissime, che resero i migliori servizi. Le si chiama a ragione: &amp;quot;consolanti&amp;quot; (Solanee) famiglia immensa e popolare, quasi tutte le sue specie si trovano in abbondanza, sotto i nostri piedi, nelle siepi, dappertutto. Famiglia tanto numerosa che uno solo dei suoi generi ha ottocento specie. Niente di più facile da trovare, niente di più comune. Ma queste piante sono, quasi tutte, molto pericolose da usare. C'è voluta dell'audacia per precisarne le dosi, l'audacia forse del genio. Saliamo dal basso la scala delle loro energie. Le prime sono semplici ortaggi, buoni da mangiare (le melanzane &lt;a href="#_ftn45_9285" name="_ftnref45_9285"&gt;[45]&lt;/a&gt;, i pomodori &lt;a href="#_ftn46_9285" name="_ftnref46_9285"&gt;[46]&lt;/a&gt;, detti a torto pomi d'amore). Altre sono la calma e la dolcezza in persona, i verbaschi &lt;a href="#_ftn47_9285" name="_ftnref47_9285"&gt;[47]&lt;/a&gt; (&lt;i&gt;Tasso barbasso&lt;/i&gt;), utilissimi nei cataplasmi. In cima trovate una pianta già sospetta, che in molti credevano un veleno, mielata prima, amara dopo, che sembra abbia in bocca le parole di Gionata: &amp;quot;ho mangiato un po' di miele, ed ecco perché muoio&amp;quot;. Ma questa morte è utile, è il morire del dolore. La dulcamara &lt;a href="#_ftn48_9285" name="_ftnref48_9285"&gt;[48]&lt;/a&gt;, è il suo nome, deve essere stata il primo tentativo dell'audace omeopatia &lt;a href="#_ftn49_9285" name="_ftnref49_9285"&gt;[49]&lt;/a&gt;, che a poco a poco salì ai veleni più pericolosi &lt;a href="#_ftn50_9285" name="_ftnref50_9285"&gt;[50]&lt;/a&gt;. La leggera irritazione, i pruriti che causa poterono promuoverla a rimedio delle malattie dominanti a quei tempi, quelle della pelle. La ragazza graziosa, desolata di vedersi coperta da odiose macchie rosse, foruncoli e croste purulente, andava a invocare soccorso. Per la donna l'anomalia era ancora più crudele. Il seno, l'oggetto più delicato di tutta la natura, con i suoi vasi che gli formano sotto un fiore senza rivali, per la facilità ad ingorgarsi, ad inquinarsi, è il più perfetto strumento di dolore. Dolori atroci e spietati, continui. Avrebbe accettato con tutto il cuore qualsiasi veleno. Non la tirava in lungo con la strega, le metteva in mano la povera mammella pesante. Dalla dulcamara, troppo debole, si passava alle &lt;i&gt;morelle nere&lt;/i&gt;, un po' più attive. Calmavano per qualche giorno. Poi la donna tornava a piangere: &amp;quot;va bene, torna stasera. Ti cercherò qualcosa. Lo vuoi tu. È un grande veleno&amp;quot;. La strega rischiava molto. Nessuno allora pensava che, applicati esternamente, o presi a piccolissime dosi, i veleni sono dei farmaci &lt;a href="#_ftn51_9285" name="_ftnref51_9285"&gt;[51]&lt;/a&gt;. » &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;« Le piante confuse in un fascio sotto il nome di &amp;quot;&lt;i&gt;erbe delle streghe&lt;/i&gt; &lt;a href="#_ftn52_9285" name="_ftnref52_9285"&gt;[52]&lt;/a&gt;&amp;quot; passavano per portatrici di morte. Gliele avessero trovate addosso, sarebbe passata per avvelenatrice, o fattrice di filtri maledetti. Una massa cieca, tanto più crudele quanto più impaurita, poteva, un mattino, ammazzarla a sassate, farle subire la prova dell'acqua (l'affogamento &lt;a href="#_ftn53_9285" name="_ftnref53_9285"&gt;[53]&lt;/a&gt;). Oppure, molto peggio, poteva trascinarla, corda al collo, sul sagrato della chiesa, che avrebbe fatta una santa festa, avrebbe edificato il popolo gettandola nel rogo. Eppure rischia, va in cerca della terribile pianta; di sera, al mattino, quando ha meno paura d'essere vista.» &lt;a href="#_ftn54_9285" name="_ftnref54_9285"&gt;[54]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Eppure qualcuno invece la vede e lo va dire agli altri « Ha preso un'erba schifosa, la più brutta che abbia mai visto, d'un giallognolo malaticcio, con delle righe rosse e nere, come dicono delle fiamme dell'inferno. La cosa orribile è che tutto il gambo era pieno di peli, come un uomo, lunghi peli neri appiccicosi. L'ha strappata violentemente, grugniva, e di colpo non l'ho vista più. Non ha potuto correre tanto veloce; si sarà alzata in volo. [...]&amp;quot;. Certo la pianta fa paura. È il &lt;i&gt;giusquiamo &lt;/i&gt;&lt;a href="#_ftn55_9285" name="_ftnref55_9285"&gt;[55]&lt;/a&gt;, crudele e pericoloso veleno, ma potente emolliente, amabile cataplasma, sedativo che scioglie, distende, addormenta il dolore, spesso guarisce. Un altro di questi veleni, la &amp;quot;belladonna&amp;quot;, chiamata così, senza dubbio, per gratitudine, era potente nel calmare gli spasmi che a volte prendono durante il parto, e aggiungono pericolo al pericolo, terrore al terrore di questo momento supremo. Ecco! Una mano materna insinuava questo caro veleno, addormentava la madre e oliava la porta sacra. Il bambino, proprio come oggi che usiamo il cloroformio, operava da solo la sua libertà, si gettava nella vita. » &lt;a href="#_ftn56_9285" name="_ftnref56_9285"&gt;[56]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;È allora evidente come la donna o la strega fossero il solo rimedio per le altre donne, perché in quanto donna la strega capiva ogni cosa, ogni animo, ogni male e sapeva come guarire e le sole medicine di cui si poteva servire erano appunto le piante. Le streghe non sarebbero esistite in quanto tali se avessero solo fatto del bene, Michelet si riserva di parlare anche del male che fecero. Dice Michelet, « se fece spesso bene, poté fare molto male. Non c'è grande potere che non abusi. E lei ebbe tre secoli di vero e proprio regno, nell'intervallo tra due mondi, l'antico che moriva e il nuovo che stentava a nascere. » &lt;a href="#_ftn57_9285" name="_ftnref57_9285"&gt;[57]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La strega del Medioevo è colei che « guarisce, predice, prevede, evoca le anime dei morti, che può gettarvi un malocchio, trasformarvi in lepre, in lupo, farvi trovare un tesoro e, molto di più, farvi amare. Spaventoso potere che riunisce tutti gli altri. Un'anima violenta, quasi sempre esasperata, a volte molto incattivita, non se ne sarebbe &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Servita per l'odio e la vendetta, e a volte per un piacere di malizia, o impuro? Tutto quello che prima dicevano al confessore, ora lo dicono a lei. Non soltanto i peccati che hanno compiuto, ma quelli che vogliono compiere. Lei tiene in pugno ciascuno col suo segreto vergognoso, la confessione dei desideri più abietti. Le confidano i mali fisici e dell'anima nello stesso tempo, le bramosie ardenti di un sangue amaro e in fiamme, voglie incalzanti, furiose, aculei sottili che pungono ostinati. Tutti ci vanno. Non si vergognano con lei. Le parlano chiaro e tondo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Chi chiede la vita, chi chiede la morte, rimedi, veleni. Ci va la ragazza in lacrime, cercando un aborto. Ci va la matrigna (tipica del medioevo), dicendo che il figlio del primo letto mangia molto e vive a lungo. Ci va la povera sposa, tutti gli anni carica di figli, che nascono solo per morire. Ne implora la compassione, impara a gelare il piacere, sul momento, renderlo sterile. Un giovane invece pagherebbe qualunque prezzo per la pozione ardente capace di mettere sossopra il cuore d'una signora altolocata, farle dimenticare la distanza per guardare il suo paggetto. » &lt;a href="#_ftn58_9285" name="_ftnref58_9285"&gt;[58]&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;« È tipico del medioevo mettere sempre di fronte il molto alto e il molto basso. Quello che i poemi nascondono, &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Possiamo vederlo bene altrove. A queste passioni leggere come l'aria si mescolano con tutta evidenza molte volgarità. Tutto quello che sappiamo delle magie e dei filtri usati dalle streghe è parecchio frutto di fantasia, e, sembra, spesso malizioso, misture audaci di elementi che, giureremmo, sono i meno adatti a risvegliare l'amore &lt;a href="#_ftn59_9285" name="_ftnref59_9285"&gt;[59]&lt;/a&gt;. Si spinsero anche molto in là, senza che lui se ne accorgesse, il cieco, che lo rendevano un loro giocattolo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Questi filtri erano di vario tipo. Parecchi eccitanti &lt;a href="#_ftn60_9285" name="_ftnref60_9285"&gt;[60]&lt;/a&gt;, dovevano turbare i sensi, come gli stimolanti che gli orientali adoperano in gran quantità. Altri erano pericolose (e spesso perfide) pozioni di illusione, capaci di perdere la persona senza più volontà. Alcuni infine furono esperimenti che sfidavano la passione, per vedere sino a che punto il desiderio avido potesse smuovere i sensi, spingerli ad accettare come favore supremo e comunione le cose meno gradevoli provenienti dall'oggetto amato. »&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Altre magie&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Altre magie che facevano le streghe erano di varia natura, in realtà esse erano perfettamente consce del grande inganno a caro prezzo cui si sottoponevano coloro che chiedevano il loro aiuto. Anche la signora che aveva cacciato la serva superba tornò da lei, dalla serva, dalla strega per chiederle di riaccendere l’amore ed ecco che viene usata la focaccia magica, descritta anche nel mondo classico. Altri oggetti erano di varia natura, per lo più legati alla persona cui erano destinati, avevano un valore affettivo, dovevano averlo per essere efficaci nelle magie varie. Di fatto però, come già detto, si tratta di una grande truffa, un grande inganno, la vendetta più tremenda che alcune pagarono a prezzo della vita, altre riuscirono a scampare mentre sul rogo bruciavano delle innocenti.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;La strega nelle fiabe&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Nelle fiabe la strega ha avuto un trionfo perché è il migliore dei simboli del Male, è il capro a cui ci si può ampiamente sbizzarrire a darle tutte le colpe possibili, è la nemica da cui guardarsi, è il Male in tutte le forme seducenti in cui si può proporre. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Conclusioni&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Si può concludere dicendo che la strega fu un mito in buona parte che non davvero un pericolo reale e sicuramente l’invenzione di questa figura contribuì molto a peggiorare la mentalità dei secoli del Medioevo e la sua ombra rimane anche oggi nelle leggende e nelle fiabe. Questo forse è stato il unico, vero e più grande incantesimo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Note&lt;/h3&gt;  &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref1_9285" name="_ftn1_9285"&gt;[1]&lt;/a&gt; Jules Michelet, è stato uno storico francese vissuto tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref2_9285" name="_ftn2_9285"&gt;[2]&lt;/a&gt; Jules Michelet, La Strega, pp. 2&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref3_9285" name="_ftn3_9285"&gt;[3]&lt;/a&gt; Il nome comune con cui è conosciuta la specie &lt;i&gt;Atropa belladonna&lt;/i&gt;, appunto Belladonna, è probabilmente di origini medievali. La strega per essere tale non doveva mancare mai della bellezza, anche se il mito la vuole brutta e cattiva, perché la bellezza era il vero filtro con cui essa stregava la gente, il filtro della seduzione, il lasciapassare per tutto. Come dice lo stesso Michelet, le si dava il nome che si dava alle fate, le creature mitologiche dai poteri sovrannaturali, le fate che popolano le fiabe e le storie e le saghe medievali. La fata in realtà è più una figura mitologica pagana, celtica, vista come una donna di straordinaria bellezza o fascino e che non invecchia mai. Il riferimento è più che mai vivo nelle prime narrazioni sul ciclo arturiano &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref4_9285" name="_ftn4_9285"&gt;[4]&lt;/a&gt; Il nome dell’ordine di cui fanno parte le specie della famiglia delle Solanacee, infatti dal latino il nome della famiglia botanica significa proprio “consolante” per via degli effetti calmanti e spesso anche allucinogeni e quindi consolanti dovuti ai principi attivi contenuti nelle piante. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref5_9285" name="_ftn5_9285"&gt;[5]&lt;/a&gt; Jules Michelet, La strega, pp. 3&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref6_9285" name="_ftn6_9285"&gt;[6]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 3&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref7_9285" name="_ftn7_9285"&gt;[7]&lt;/a&gt; Una nebbia infinita, una fitta nebbia grigio piombo, ha avvolto da allora questo mondo. per quanto tempo, per l'amor di Dio? per mille lunghissimi terribili anni. per dieci secoli interi, un languore ignoto a tutte le epoche precedenti ha attanagliato il Medioevo, anche in parte gli ultimi tempi, in uno stato a metà tra la veglia e il sonno, sotto il dominio di un fenomeno desolante, intollerabile, lo spasmo da noia, lo sbadiglio. [...] La noia certa di domani fa sbadigliare sin da oggi, e la prospettiva dei giorni, degli anni di noia che verranno, pesa già da ora, sottrae gusto alla vita. Secondo Michelet, oltre all’ignoranza a creare la strega fu anche la Noia e quale mezzo migliore di una strega per distrarre il popolo in un’epoca così noiosa e così violenta? (J. Michelet, La strega, pp. 22-23)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref8_9285" name="_ftn8_9285"&gt;[8]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 4&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref9_9285" name="_ftn9_9285"&gt;[9]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 4&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref10_9285" name="_ftn10_9285"&gt;[10]&lt;/a&gt; Jacques Bénigne Bossuet, (Digione, 27 settembre 1627 – Parigi, 12 aprile 1704) è stato uno scrittore, vescovo cattolico, teologo e predicatore francese. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref11_9285" name="_ftn11_9285"&gt;[11]&lt;/a&gt; La dura critica di Michelet a Bossuet è propria di un illuminista. L’illuminismo, periodo conosciuto come il Secolo dei Lumi (XVIII secolo), l'Europa fu testimone di notevoli cambiamenti socio-culturali caratterizzati, fra l'altro, da un esame critico della religione e delle strutture del potere dispotico. Le dottrine religiose istituzionalizzate vennero contrastate con l'esaltazione di quei valori da esse non riconosciuti; il laicismo, con i suoi principi razionalistici, libertari e gnoseologici, concorse a determinare quell'ottica illuministica che tende alla progressiva emancipazione dell'uomo dalle tenebre ideologiche in cui sarebbe stato costretto dai dogmi della fede, dal dispotismo e dai criteri assiologici di classe. I principi assolutistici, in maniera perfettamente analoga, iniziarono finalmente ad essere messi in discussione. Non bisogna per questo pensare che l'illuminismo fosse fondamentalmente anti-monarchico o anti-religioso (basti pensare a Voltaire), anzi esso attinse molto sia dal mondo aristocratico che da quello cattolico. Molti illuministi, rifiutando la metafisica, cercarono la conferma di una visione naturalistica e laica (ma non necessariamente atea: piuttosto diffuso fu invece il deismo, ovvero una credenza religiosa completamente razionalizzata, caratterizzata dalla credenza nell'Essere Supremo, chiamato anche Grande Architetto dell'Universo) della realtà, propugnarono la tolleranza e polemizzarono contro le superstizioni e i pregiudizi. Sulla base di questi presupposti, non pochi autori e intellettuali teorizzarono un anticlericalismo e un attacco alla Chiesa, soprattutto quella cattolica, che, in non pochi casi, come ad es. con Voltaire, assunse contenuti e toni molto efficaci e potenti, in particolare per la polemica contro il dogmatismo e il fanatismo, proprio di tutte le religioni positive. L'illuminismo fu portavoce del moderno spirito scientifico, che rifiutando la concezione medioevale della realtà rivendicò la fiducia nell'osservazione diretta dei fenomeni e nell'uso autonomo della ragione. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref12_9285" name="_ftn12_9285"&gt;[12]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 4 - 5&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref13_9285" name="_ftn13_9285"&gt;[13]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Concupiscenza&lt;/b&gt;: La concupiscenza è un termine che possiede diverse sfumature a seconda degli ambiti in cui viene utilizzato. Un primo significato è quello che indica la condizione umana di brama, desiderio, rivolta in particolare ai piaceri sessuali. Nella teologia cattolica è definita concupiscenza la brama di possesso e la debolezza intrinseca della natura umana che porta l'uomo a commettere il peccato, di qualunque natura esso sia. Essa non è considerato un peccato quanto un'inclinazione verso il male, ed è considerata uno dei segni del peccato originale. Nel protestantesimo essa costituisce addirittura il peccato originale stesso, per cui l'uomo è già &amp;quot;condannato&amp;quot; alla nascita. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref14_9285" name="_ftn14_9285"&gt;[14]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 5 - 6&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref15_9285" name="_ftn15_9285"&gt;[15]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 6&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref16_9285" name="_ftn16_9285"&gt;[16]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 6&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref17_9285" name="_ftn17_9285"&gt;[17]&lt;/a&gt; Non si pensi che le donne nel Medioevo fossero tutte brutte e vecchie, sformate. Si era belli e brutti come oggi a seconda del canone di bellezza adottato. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref18_9285" name="_ftn18_9285"&gt;[18]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 27-28&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref19_9285" name="_ftn19_9285"&gt;[19]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 28&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref20_9285" name="_ftn20_9285"&gt;[20]&lt;/a&gt; Si tratta della radice della Mandragora&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref21_9285" name="_ftn21_9285"&gt;[21]&lt;/a&gt; Il ciclo, veniva chiamato così in epoca medievale&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref22_9285" name="_ftn22_9285"&gt;[22]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, questa frase viene riportata in diversi punti della prima parte. Pan era il Dio dei boschi e della terra nelle religioni celtica e nordica oltre che nelle relative mitologie. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref23_9285" name="_ftn23_9285"&gt;[23]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 38&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref24_9285" name="_ftn24_9285"&gt;[24]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 39-40&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref25_9285" name="_ftn25_9285"&gt;[25]&lt;/a&gt; Spesso fuori dalle chiese più antiche, quelle specie in stile gotico e romanico come duomi e cattedrali è possibile osservare spesso nei bassorilievi di marmo le figure tratte dall’Apocalisse e quindi non è difficile vedere dei mostri e dei draghi. Spesso vengono anche riprese delle figure mitologiche o della creazione (Genesi) con la cacciata dal paradiso di Adamo ed Eva (come nel Duomo di Modena o in quello di Milano).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref26_9285" name="_ftn26_9285"&gt;[26]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 40&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref27_9285" name="_ftn27_9285"&gt;[27]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 41&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref28_9285" name="_ftn28_9285"&gt;[28]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 41&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref29_9285" name="_ftn29_9285"&gt;[29]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 41, questo passo riprende come nell’immaginario popolare, secondo Michelet, ebbe inizio il rapporto tra la donna e lo spirito del focolare, poi il diavolo. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref30_9285" name="_ftn30_9285"&gt;[30]&lt;/a&gt; Lo spirito dei tesori nascosti ancora evidenzia come in realtà l’Europa nascente ancora non aveva preso coscienza della religione cui si era convertita, spesso Dio viene visto alla pari di altri dèi e divinità e si crede ancora ai folletti e alle cose magiche e sovrannaturali. Fu probabilmente anche questa mancanza di convinzione e di fede nelle epoche del Medioevo a portare al fanatismo da un lato e alla superstizione e alla creazione di uno spauracchio, la strega, dall’altro. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref31_9285" name="_ftn31_9285"&gt;[31]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 43&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref32_9285" name="_ftn32_9285"&gt;[32]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 45&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref33_9285" name="_ftn33_9285"&gt;[33]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 45-46&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref34_9285" name="_ftn34_9285"&gt;[34]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 46&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref35_9285" name="_ftn35_9285"&gt;[35]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 47&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref36_9285" name="_ftn36_9285"&gt;[36]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 48. In questo passo avviene il cedimento da parte della donna, sempre però, secondo l’immaginario popolare che Michelet riprende quasi scrivendo una sorta di romanzo, riproponendo in forma quasi romanzata il rapporto tra la donna e lo spirito del focolare, il diavolo quando ormai la disperazione e la debolezza sono al culmine.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref37_9285" name="_ftn37_9285"&gt;[37]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 50&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref38_9285" name="_ftn38_9285"&gt;[38]&lt;/a&gt; È la veste che indossa la donna che poi diventa la strega nell’immaginario medievale, in realtà si tratta di una veste vecchia, incantata e stregata, maledetta dal diavolo che avrebbe consentito alla donna di diventare sempre più potente. Il verde è un colore simbolico, era un colore importante nella religione celtica associato spesso al dio Pan, che successivamente verrà ripreso e cambiato dalla religione cristiana, come accadde anche a Cerunno o Cernunno o dio Cervo. Si tratta di un colore legato alla terra.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref39_9285" name="_ftn39_9285"&gt;[39]&lt;/a&gt; Era un’usanza barbara sulle civette che veniva applicata nei secoli del Medioevo per tenere lontani i rapaci che si consideravano portatori di sfortuna e di Male. le civette venivano catturate e letteralmente crocifisse alle porte dei granai.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref40_9285" name="_ftn40_9285"&gt;[40]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 51. È il grande e crudele oltraggio che troviamo in uso a quei tempi. è nelle leggi gallesi e anglosassoni, la pena dell'impudicizia. Più tardi lo stesso affronto viene indegnamente inflitto alle donne oneste, alle borghesi già orgogliose, che la nobiltà vuole umiliare. sappiamo dell'agguato in cui il tiranno Hagenbach fece cadere le signore onorate dell'alta borghesia alsaziana, probabilmente per mettere in ridicolo la loro ricca e regale tenuta, tutta di seta ed oro.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref41_9285" name="_ftn41_9285"&gt;[41]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 55&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref42_9285" name="_ftn42_9285"&gt;[42]&lt;/a&gt; La Britannia&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref43_9285" name="_ftn43_9285"&gt;[43]&lt;/a&gt; Melusina, si tratta di una figura mitologica e la sua leggenda fu diffusa per tutto il medioevo&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref44_9285" name="_ftn44_9285"&gt;[44]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 56-57. In questo passo viene descritta la vera e propria metamorfosi completa della strega, la sua confermazione nel Male, sempre secondo l’immaginario popolare, non va dimenticato che Michelet descrive le cose come se stesse scrivendo un romando ambientato nel Medioevo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref45_9285" name="_ftn45_9285"&gt;[45]&lt;/a&gt; La &lt;b&gt;melanzana&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Solanum melongena&lt;/i&gt;, è una pianta appartenente alla famiglia delle Solanaceae, coltivata per il frutto commestibile. La melanzana è originaria dell'India ma già durante la preistoria era coltivata in Cina e in altri paesi dell'Asia centrale. In Europa però sembra che non fosse conosciuta fino a circa 1500 anni fa: la diffusione in Europa di nomi derivati dall'arabo e la mancanza di nomi antichi latini e greci indicano che fu portata nell'area mediterranea dagli arabi agli inizi del Medioevo. In Europa, la prima regione che ha conosciuto la melanzana pare sia stata l'Andalusia, nel sud della Spagna. In Italia la melanzana viene cucinata a partire dal Quattrocento.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref46_9285" name="_ftn46_9285"&gt;[46]&lt;/a&gt; Il &lt;b&gt;pomodoro&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Solanum lycopersicum&lt;/i&gt;, della famiglia delle Solanacee. Il pomodoro però giunse in Europa solo dopo il 1492 e quindi è improbabile che venisse usato nel Medioevo. Dal momento che l’autore dice che a torto viene chiamato pomo d’amore è possibile che alludesse ad un’altra specie vegetale. Potrebbe trattarsi della melanzana rossa, detta anche melanzana purpurea per via del colore viola-rosso scuro. La melanzana rossa (&lt;i&gt;Solanum aethiopicum&lt;/i&gt; L.) è una pianta d'aspetto simile alla melanzana per portamento ma il suo frutto arrotondato si colora di rosso intenso come un pomodoro (&lt;i&gt;Solanum lycopersicum&lt;/i&gt; L.), tanto da essere scambiata per quest'ultimo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref47_9285" name="_ftn47_9285"&gt;[47]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Verbasco&lt;/b&gt;: il &lt;i&gt;Verbascum&lt;/i&gt; è un genere di piante della famiglia Scrophulariaceae. Originario dell'Europa e dell'Asia, è presente con alcune specie anche in Italia. Venivano utilizzati i fiori come rimedio per alcune affezioni polmonari, come sedativo e diuretico. Il fusto tra le varie sostanze contiene delle saponine, altamente tossiche e ad azione emetica. I fiori invece contengono alcaloidi simili a quelli del Papavero.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref48_9285" name="_ftn48_9285"&gt;[48]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Dulcamara&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Solanum dulcamara&lt;/i&gt;, della famiglia delle Solanacee è anche nota come &lt;b&gt;Morella selvatica&lt;/b&gt;, è una pianta velenosa. Specie simili sono il &lt;i&gt;Solanum luteum&lt;/i&gt; (&lt;b&gt;Morella rossa&lt;/b&gt;), e il &lt;i&gt;Solanum nigrum&lt;/i&gt; (&lt;b&gt;Morella comune&lt;/b&gt;). Il nome specifico (dulcamara) significa letteralmente “dolce-amaro” ed è dato dal sapore di alcune parti di questa pianta (i giovani rametti appena germogliati messi in bocca dapprima sono amari e poi dolci). Per quanto riguarda le sostanze presenti, molte parti della pianta (le foglie e i frutti in particolare) contengono dei &lt;b&gt;&lt;i&gt;glucoalcaloidi tossici&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (solanina, solaceina e altri) usati in farmacia; &lt;b&gt;&lt;i&gt;saponine steroiche e acidi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (dulcamarico e altri). Se scissi in modo idrolitico producono zucchero e solanidina. La parte più velenosa sono le bacche (specialmente immature) che se ingerite possono causare vomiti, diminuzione della frequenza del respiro e alla fine anche morte per paralisi respiratoria. La &lt;b&gt;&lt;i&gt;solanina&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; in particolare è una sostanza narcotizzante che colpisce il sistema nervoso centrale. Le proprietà curative sono molte e conosciute fin da tempi immemorabili. Le più importanti sono: sudorifera (agevola la traspirazione e favorisce la sudorazione), depurativa del sangue (facilita lo smaltimento delle impurità), ma ha anche una leggera azioni ipnotica e anafrodisiaca; è valida anche contro la tosse insistente.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref49_9285" name="_ftn49_9285"&gt;[49]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;L’omeopatia&lt;/b&gt; è un controverso metodo terapeutico i cui principi sono stati formulati dal medico tedesco Samuel Hahnemann verso la fine del XVIII secolo, e quindi era già esistente questo metodo ai tempi di Michelet. Alla base dell'omeopatia è il cosiddetto principio di similitudine del farmaco (&lt;i&gt;similia similibus curantur&lt;/i&gt; ossia il simile cura il simile) enunciato dallo stesso Hahnemann e per il quale il rimedio appropriato per una determinata malattia è dato da quella sostanza che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli osservati nella malata. La sostanza, detta anche principio omeopatico, una volta individuata, viene somministrata al malato in una quantità fortemente diluita, definita dagli omeopati potenza. L'opinione degli omeopati è che diluizioni maggiori della stessa sostanza non provochino una riduzione dell'effetto farmacologico bensì un suo potenziamento. Le critiche all'omeopatia vertono sostanzialmente su due punti: la sua debolezza teorica (cioè l'incompatibilità dei suoi postulati con le odierne conoscenze chimiche e la mancanza di un meccanismo plausibile che ne possa spiegare il funzionamento), e la mancanza di prove sperimentali univoche della sua efficacia terapeutica. Per questi motivi l'omeopatia viene considerata una pseudoscienza, anche se è la sola a potersi definire come medicina alternativa. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref50_9285" name="_ftn50_9285"&gt;[50]&lt;/a&gt; Tra le specie botaniche impiegate in omeopatia ci sono anche specie velenosissime come l’Aconito napello (&lt;i&gt;Aconitum napellus&lt;/i&gt;, Ranuncolaceae)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref51_9285" name="_ftn51_9285"&gt;[51]&lt;/a&gt; Questa frase di Michelet è la prova più vera del cambiamento che ci fu, rispetto al Medioevo, durante l’Illuminismo, quando anche le scienze e le materie mediche fecero notevolissimi progressi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref52_9285" name="_ftn52_9285"&gt;[52]&lt;/a&gt; Si tratta delle Erbe di San Giovanni, note con questo nome anche per il periodo del tempo balsamico, ossia la loro raccolta che avviene appunto tra il 24 ed il 25 giugno, appunto per San Giovanni.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref53_9285" name="_ftn53_9285"&gt;[53]&lt;/a&gt; Si tratta di una prova a cui venivano sottoposti coloro che erano accusati di stregoneria. L’imputato veniva legato e impossibilitato a liberarsi e gettato con un masso legato, in un pozzo d’acqua, se fosse morto era innocente.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref54_9285" name="_ftn54_9285"&gt;[54]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 73&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref55_9285" name="_ftn55_9285"&gt;[55]&lt;/a&gt; Il &lt;b&gt;giusquiamo nero&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Hyoscyamus niger&lt;/i&gt;) è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Solanacee. Il fiore giallo, alcune volte reticolato, lo rende inconfondibile. Le foglie sono spesse e pelose. Spontanea in Europa, questa specie risulta resistente ai climi freddi ma si trova anche nelle vicinanze del mare. Contiene principi attivi simili alla belladonna, quali la scopolamina e l'atropina. Dalla pianta viene anche estratta la losciamina, principio attivo usato in medicina come anticolinergico. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref56_9285" name="_ftn56_9285"&gt;[56]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 74&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref57_9285" name="_ftn57_9285"&gt;[57]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 77&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref58_9285" name="_ftn58_9285"&gt;[58]&lt;/a&gt; J. Michelet, La strega, pp. 77-78&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref59_9285" name="_ftn59_9285"&gt;[59]&lt;/a&gt; Molte piante spesso note come afrodisiache sono nella maggior parte dei casi piante allucinogene e tossiche. L’effetto afrodisiaco ricercato era in realtà l’estasi dell’allucinazione, della trance che ne ricavava chi assumeva una determinata pianta o un miscuglio o il filtro. Tante volte non ci si svegliava dopo l’estasi dell’amore, perché si era morti avvelenati. In taluni casi si possono paragonare queste piante a delle vere e proprie droghe nel senso moderno del termine, dal momento che contengono comunque sostanze capaci di provocare la dipendenza psico-fisica di chi le assume. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref60_9285" name="_ftn60_9285"&gt;[60]&lt;/a&gt; Vedi voce 59&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Fonti bibliografiche&lt;/h3&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Erbario"&gt;Erbario&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michelet"&gt;Michelet, Jules&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bossuet"&gt;Bossuet&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Illuminismo"&gt;Illuminismo&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA), per meglio capire le idee di Michelet &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Concupiscenza"&gt;Concupiscenza&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Solanum_melongena"&gt;Solanum melongena (melanzana)&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Solanum_lycopersicum"&gt;Solanum ycopersicum (pomodoro)&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tasso_barbasso"&gt;Tasso barbasso (Verbascum)&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&amp;#160;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dulcamara"&gt;Dulcamara&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&amp;#160; &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Omeopatia"&gt;Omeopatia&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&amp;#160; &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hyoscyamus_niger"&gt;Hyoscyamus niger&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&amp;#160; &lt;em&gt;La strega&lt;/em&gt;, J. Michelet, Librairie de L. Hachette et C.ie, Paris, 1862 &lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-7623687008405905061?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/7623687008405905061/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/12/la-conoscenza-della-botanica-nel.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/7623687008405905061'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/7623687008405905061'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/12/la-conoscenza-della-botanica-nel.html' title='La conoscenza della botanica nel Medioevo, la sapienza femminile e il mito della Strega'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SykFRbezR1I/AAAAAAAAFT0/rtwP4K3Qb3o/s72-c/image%5B11%5D.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-6392545339883975785</id><published>2009-11-27T10:53:00.001-08:00</published><updated>2009-11-27T10:53:28.767-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Avvisi agli utenti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iniziative contro la violenza sulle donne'/><title type='text'>Spine contro la Violenza e la discriminazione sulle donne. Fai crescere anche tu la tua spina contro la violenza!</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://5cjcsg.bay.livefilestore.com/y1pIrLWoGtzWgezYJ_Tp5I6zWlwkTY9q4134OXKg2ZzbT_eMyrr2MrJ66BkoTciRzmKg-MKYZf-w2seG2r5qFugG9lJflLjKc1p/Contro%20la%20violenza%20-%20cartolina.JPG" target="_blank"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto" title="Contro la violenza - slogan" border="0" alt="Contro la violenza - slogan" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SxAgJxMb_ZI/AAAAAAAAFE4/yJ3DQ5aLheA/Contro%20la%20violenza%20-%20slogan%5B13%5D.jpg?imgmax=800" width="649" height="486" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Fai click sull’immagine qui sopra per aprire il link alla pagina dedicata all’iniziativa contro la violenza e la discriminazione delle donne. Il tuo click ti rimanderà ad una pagina del Windows live spaces di Vivere il Medioevo dove potrai scaricare la cartolina contenente un messaggio contro la violenza. Il tuo click sul link è simbolico, sarà come raccogliere uno di questi fiori (&lt;em&gt;Carlina acaulis&lt;/em&gt;) e piantarlo in un terreno fertile. Ogni fiore rappresenta una donna che subisce maltrattamenti e discriminazioni, tu raccogliendolo farai sì che questo fiore non sia solo, darai importanza al valore e al principio della solidarietà. Tanti fiori insieme rappresentano la forza di tante donne che non sono sole. Il fiore della &lt;em&gt;Carlina&lt;/em&gt; &lt;em&gt;acaulis&lt;/em&gt; è stato scelto perchè diversamente da una rosa richiede molto tatto e soprattutto molto rispetto nel raccoglierlo e molto coraggio in quanto si tratta di un bellissimo fiore, dal profumo delicato, che cresce però nei luoghi rocciosi (pendii rocciosi) ed è per altro pieno di spine. Queste spine rappresentano la forza di reagire della donna, la forza di difendersi, la forza di dire basta alla violenza ed alla discriminazione, così le spine di tanti di questi fiori rappresenteranno la forza di tante donne contro il fenomeno della violenza. Questo messaggio è rivolto ad ogni donna, perchè essere libera di essere donna è un diritto di ogni donna, violenze e discriminazioni durano da troppo tempo. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ogni anno sono decine di migliaia le donne vittime di discriminazioni e soprattutto violenza di ogni tipo, solo meno di 10.000 all’anno hanno il coraggio di gettare le spine e dire basta, denunciare e tornare finalmente ad essere libere. La violenza non è solo quella fisica, non ci sono solo le minacce, anche la violenza psicologica è un fenomeno barbaro che va fermato e non sono solo i maschi i colpevoli che si macchiano di questo crimine, più frequentemente di quanto si creda anche delle donne fanno della violenza su altre donne, con insulti, minacce, dispetti, denigrazione e anche violenza fisica. Non si tratta di fermare un fenomeno che ha la maschera della rivalità, si tratta di fermare un fenomeno che si mostra alle vittime con la faccia di persone senza scrupoli, di ogni ceto, di entrambi i sessi, di ogni età ed è ora di dire basta! Non è una battaglia donne contro maschi o donne contro donne, è una battaglia contro la violenza! &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Una volta scaricata la cartolina (salva immagine) inviala a tutte le donne che conosci per diffondere il messaggio. Non si tratta di una catena di Sant’Antonio, ma di un appello da diffondere per dire “basta alla violenza sulle donne”. Il contributo di un click simbolico può sembrare poco, sembra una voce che grida da sola, ma tante voci possono formare un coro che se avesse la forza di gridare sempre saprebbe farsi sentire e darebbe i suoi frutti come farebbe il vento quando passando su un fiore, raccoglie il polline e lo porta altrove dove nasceranno altri fiori. L’indifferenza è un deserto sterile, ma questo deserto può essere spazzato via e trasformato in qualcosa di fertile e duraturo se il vento della voce contro la violenza soffiasse sempre!&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Copia questo testo e incollalo nella mail che manderai alle tue amiche, conoscenti, a tutte le donne che conosci e anche ai tuoi amici.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-6392545339883975785?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/6392545339883975785/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/11/spine-contro-la-violenza-e-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/6392545339883975785'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/6392545339883975785'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/11/spine-contro-la-violenza-e-la.html' title='Spine contro la Violenza e la discriminazione sulle donne. Fai crescere anche tu la tua spina contro la violenza!'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SxAgJxMb_ZI/AAAAAAAAFE4/yJ3DQ5aLheA/s72-c/Contro%20la%20violenza%20-%20slogan%5B13%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-824376688750077309</id><published>2009-09-24T00:06:00.000-07:00</published><updated>2009-09-24T03:11:37.466-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Maternità nel Medioevo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Donne e uomini nel Medioevo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Donne nel Medioevo'/><title type='text'>Quando la vita nasceva dal “giusto” dolore: l’evento del parto nel Medioevo</title><content type='html'>&lt;h3 align="justify"&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;h3 align="justify"&gt;La vita deve per forza nascere dal dolore e solo nel dolore?&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La vita nasce sempre dal dolore in un certo senso perché il parto è un evento che comunque provoca dolore, un dolore però più fisico che non totale perché si tratta di un evento al quale segue la gioia di aver dato luce ad una nuova vita. Al primo grido della vita il dolore è già stato dimenticato. Nel Medioevo sfortunatamente per la donna le cose non stavano proprio così perché in epoca medievale il dolore era vissuto come una sorta di dovere, bisognava soffrire. Non che la donna fosse presa in quel momento da uno slancio di sadomasochismo, ma era purtroppo la mentalità dell’epoca. Oggi in un parto normale il dolore è naturale, in ogni parto il dolore è naturale, ma oggi per quelle donne per cui il parto può essere un’atrocità dolorosa (sono ipersensibili al dolore) c’è la possibilità di ricevere una piccola anestesia locale. In realtà il dolore, secondo alcuni autori, sarebbe una cosa caricata dall’approccio psicologico della donna con l’evento che deve affrontare e questo temo sia dovuto al fatto che sia rimasta radicata quell’idea che vuole a tutti i costi che il dolore debba essere vissuto perchè giusto, perchè divino, perchè dà grazia. Ma chi ci ha ordinato, o donne, di soffrire nel momento più bello e importante della nostra vita? Ditemi chi vi ha detto o madri di soffrire? Il dolore è una sensazione puramente fisiologica che varia da persona a persona e spesso un approccio fisiologico sbagliato può contribuire ad aumentare questa sensazione. Non si nega assolutamente che il parto sia doloroso perchè la maggior parte delle donne che hanno avuto almeno un figlio sostiene che il proprio parto è stato doloroso, già, ma quanto? Il dolore non si può quantificare se non in modo del tutto arbitrario e se già sappiamo che farà male, chi ci ha detto che &lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;dovrà&lt;/font&gt;&lt;/em&gt; essere ancora più doloroso di quello che già madre natura non può evitare? &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Spesso quindi ci sarebbe la tendenza a preferire il dolore, quale che sia l’intensità, alle conseguenze per l’anima e questa serie di ragionamenti avvengono a livello inconscio, ma che secondo me non è difficile da tirar fuori e affrontare. Nel Medioevo infatti era solida la convinzione che il parto dovesse essere a tutti i costi un evento doloroso, perché era giusto, era la punizione di Eva per tutte le donne da lei discese, le figlie di Eva. Ogni tentativo di alleviare questo dolore era considerata una grave colpa, e questa visione tanto crudele ha segnato fortemente la concezione del parto nella mentalità occidentale&lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;. Solo recentemente attraverso studi e ricerche, dal dolore al tipo di dolore, alla paziente e alla sua fisiologia, alla sua percezione di dolore, ai farmaci anestetici ed ai loro effetti e soprattutto ad un lieve progresso della mentalità occidentale, è stata messa a punto la reale possibilità di alleviare questo dolore senza gravi conseguenze per l’anima. In realtà, care mamme, care donne non c’è alcuna conseguenza per l’anima nè nostra nè dei nostri figli, cancellate per favore l’idea che il parto sarà qualcosa di doloroso, così doloroso che se non accetterete il dolore sarà la fine. Tutte balle, il dolore dipende dalla nostra sensibilità, più di ogni altra cosa però dal nostro impatto psicologico con l’evento. Oggi il pensiero occidentale è notevolmente evoluto e addirittura si è arrivati ad inventare davvero di tutto per annientare il dolore, quasi a voler combattere queste credenze che sono così radicate nella mentalità occidentale. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il problema non è cancellare queste credenze che purtroppo esistono ancora nei luoghi, in occidente, attenzione, dove si tende ad avere una mentalità estremamente conservatoria, il problema è affrontare questa mentalità per superarla. Oggi mi sembra che si debba dire, grazie alla ricerca, preserviamo la vita, miglioriamola, ma lo si può fare solo con un buon approccio psicologico. L’ansia, la paura, i dubbi anche in merito a conseguenze mediche come emorragie e conseguenze simili sono normali, ma oggi abbiamo dei medici che ci assistono, delle ostetriche, i nostri mariti o compagni che ci assistono e ci seguono dal concepimento anche dal punto di vista psicologico e quindi dobbiamo ritenerci fortunate! &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nel Medioevo l’assistenza era inesistente e la gravidanza non veniva vissuta come oggi, ovvero come un evento bellissimo, tutto da scoprire; al contrario la gravidanza era una tappa della vita di una donna quasi obbligatoria. Se una donna non era in grado di generare figli, non c’erano nè medici nè tecniche diagnostiche per stabilire il tipo di sterilità e la donna, specie nei piani alti della società, poteva anche essere ripudiata per una più feconda. Era purtroppo vero il fatto vergognoso che la donna fosse considerata alla stregua di un forno per fare dei bambini, una macchina; così se la macchina era rotta o difettosa si poteva accantonare per una più funzionante. Viene da chiederci se queste donne si lasciassero trattare così, se fossero tanto ingenue da lasciare gli uomini liberi di maltrattarle e gettarle via dopo averle usate. Tanto per cominciare la donna non era quella che aveva il coltello dalla parte del manico per intenderci, era dalla parte della punta e quindi doveva prestare attenzione, ma non si colpevolizzava nella maggior parte dei casi più di quanto si pensi al giorno d’oggi. Per quanto una donna nella società in cui vive possa essere circondata da ogni sorta di artificio che la condanna e la discrimina, ha una mente che solo se debole può essere sopraffatta e plagiata e donne che si siano colpevolizzate a tal punto per il fatto di non essere in grado di generare figli, da dover pensare che Dio le stesse punendo, ce n’erano davvero poche. Mentre l’uomo, il maschio, nel Medioevo tendeva a volere aver ragione a tutti i costi, a voler vedere nero anche quando il mondo era pieno di mille colori e succede ancora oggi; la donna per sua fortuna aveva la capacità di riuscire a vedere anche sotto la volontà del più terribile e violento dei mariti, delle sfumature colorate in quel nero. E’ questa la forza delle donne. Allora l’uomo cominciava subito a pensare a vari cavilli, alle assurdità più oscene e anche il popolo ci credeva perchè la gente sapeva tutto di tutti, uno non aveva privacy nemmeno nel proprio letto perchè nessuno si faceva i fattacci propri. La donna che non concepiva veniva subito condannata poiché secondo la mentalità del tempo una donna in quelle condizioni doveva essersi almeno macchiata del peccato di adulterio da dover attirare l’ira divina su sè stessa e la sua famiglia, Dio non avrebbe concesso a quella famiglia una discendenza per un grave peccato e allora ecco cercare l’amante, costruire delle accuse in modo molto poco decoroso e furbo. Aimè, care donne, ci hanno demonizzato in tutti i modi nella storia, non eravamo nemmeno libere di essere sterili che Dio ci puniva anche per questo, ma vi dico, non era assolutamente una punizione divina: ERA L’IGNORANZA DELLA GENTE E DEL MASCHIO! L’ignoranza era la loro zavorra, la nostra, bloccate a terra, senza di loro non eravamo e non potevamo nulla. Costrette a vedere nero anche quando i nostri occhi vedevano solo dei bellissimi colori, di cui però eravamo costrette a fingerne l’inesistenza. Nero, solo nero! Eccolo il Medioevo oscurantista! &lt;/p&gt;  &lt;h3 align="justify"&gt;Le nutrici e le partorienti&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La maggior parte delle donne nel Medioevo erano del ceto popolare e solitamente il parto veniva assistito da queste donne che vivevano in condizioni anche peggiori di quelle di nobili natali, per cui sapevano meglio di chiunque altro come o perchè le cose per la donna stessero in un certo modo; sapevano dire a priori in tanti casi il fine buono o no di un parto e di una gravidanza e questo non perchè avevano pergamene di statistiche alla mano, ma perchè conoscevano il mondo femminile meglio degli uomini. Forse tante nutrici si saranno morsicate la lingua quando sentivano i loro padroni inveire contro le mogli o perchè il bimbo era nato morto o perchè il parto era andato male anche per la moglie. Pensate, se la prendevano con la donna, questi uomini, anche quando in tanti casi era la donna per prima a perdere tutto, anche la vita. E quelle nutrici che in tanti casi si trovavano a piangere sul letto della loro padrona perchè il parto era andato male e la madre era morta, prendevano con sè i piccoli per allattarli, quella era la loro eredità: salvare quella piccola vita che purtroppo in tanti casi non riusciva a vedere il lustro&lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La nutrice aveva il ruolo principale dell’assistenza al momento del parto e della sorveglianza della gravidanza al suo svolgersi, specie nei casi di gravidanze pretermine o con aborti. Date le condizioni igieniche e la scarsità di conoscenze mediche ogni complicanza era destinata ad evolvere nel 90% dei casi in morti sia per la madre che spesso moriva dissanguata, sia per il bambino che al momento della nascita poteva contrarre delle serie patologie e morire poco dopo. Se la madre moriva la gente non sapeva che spiegazione darsi perchè era difficile, ma non troppo, cavar fuori delle colpe inesistenti. Forse la madre aveva avuto quel figlio da un possibile amante e allora Dio la puniva, secondo la mentalità dell’epoca, per quel peccato facendola morire; forse la donna era maledetta, qualcuno doveva averle fatto il malocchio o forse ancora la poverina era morta perchè era malaticcia e non era il caso di farle fare dei figli, era morta però facendo il suo dovere. E anche il bambino moriva? Se anche il bambino moriva era la vita, avrebbero detto all’epoca, una febbre infantile, oppure nelle casate potenti avrebbero pensato anche all’infanticidio. Insomma, tutte le colpe e tutte le cause tranne quelle logiche! Di colpe non ce n’erano da dare a nessuno e di cause ce n’erano da attribuire all’igiene e all’ignoranza. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In tal caso la vita nasceva anche da un dolore totale, non era più solo il dolore fisico perchè la donna era morta soffrendo per dare alla luce un bambino che magari non le sarebbe sopravvissuto più di un’ora o pochi giorni o pochi anni. Il dolore allora era giusto? Dovremmo chiederlo a quella gente che ci ha condannate mille anni fa, ma non ci saprebbero rispondere perchè a dire la verità non avevano risposte, tranne delle ridicole superstizioni, nemmeno per sè stessi. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;h3&gt;Le complicanze e la morte nell’evento del parto&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La mortalità nel Medioevo era abbastanza alta ed era difficile che un parto andasse a lieto fine, perchè anche se all’epoca non lo sapevano o lo sapevano senza fare i giusti collegamenti, le malattie a trasmissione sessuale erano una delle prime cause dopo la scarsa igiene e l’ignoranza. Anche le malattie di natura ereditaria all’epoca potevano essere alla base della mortalità, le malattie infantili. Ma per quanto riguarda il parto, la complicanza era letale anche per il neonato, ne sono un esempio&lt;sup&gt;3&lt;/sup&gt;:&lt;/p&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Difficoltà respiratorie&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;, dovute ad un parto magari prematuro, a malattie o a malformazioni congenite&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Malattie materne&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Parto oltre il termine&lt;/font&gt;, &lt;/em&gt;ci sono anche segni di sofferenza fetale&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Per la madre le complicanze più gravi che potevano comportare la morte al momento del parto erano diverse&lt;sup&gt;4&lt;/sup&gt;:&lt;/p&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Emorragia post-partum&lt;/font&gt;&lt;/em&gt; (solitamente nel parto, il secondamento comporta una notevole fisiologica perdita di sangue che però deve essere tenuta sotto controllo dal medico. Viene considerata fisiologica una perdita di sangue di 200-500 ml in un parto naturale)&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Non integrità della placenta dopo il secondamento&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;, l’integrità della placenta e degli annessi fetali sono fondamentali perchè se il distacco non fosse stato completo e fossero rimaste delle tracce ancora adese all’utero, queste potrebbero essere fonte di sanguinamenti e infezioni. Probabilmente questo importantissimo aspetto non era noto nel Medioevo.&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Lacerazioni vaginali e perineali e del collo dell’utero&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;, le ultime sono inevitabili in un parto naturale, ma diventano patologiche e gravi oltre una certa entità (superiori a 1,5 cm). &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Ematoma puerperale&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;, è una delle tipologie di emorragie tardive&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Infezioni puerperali&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;, coinvolgono il tratto genitale dopo il parto, nel puerperio e in passato era una delle principali cause della mortalità materna. &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Infezioni uterine post-partum&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;, ne fanno parte anche alcune patologie infettive dovute a batteri e sono dovute anche a dei fattori di predisposizione&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Embolie o trombi&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Non conoscendo nè i mezzi per prevenire, nè le complicanze in sè, nè i rimedi la donna era abbandonata al suo destino. Oggi invece grazie a studi, nuove ricerche nel campo, la scoperta delle cause e la possibilità reale di effettuare una prevenzione totale hanno ridotto quasi totalmente questa serie di complicanze che fino al secolo scorso erano ancora considerate pericolose per la vita della puerpera. Anche l’intervento più blando poteva tante volte complicare le cose e comunque nella maggior parte dei casi era inutile. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nei casi in cui il parto non avveniva proprio perchè avveniva il decesso prematuro della madre, veniva praticato il taglio cesareo che comportava la successiva benedizione della salma materna e il battesimo immediato per il bambino perchè era ferma credenza che il battesimo lo avrebbe salvato dall’inferno.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;h3&gt;Gravidanza e parto oggi, in questo medioevo moderno&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Oggi dal punto vista medico non possiamo dire di non essere all’avanguardia nel parto, ogni donna che intende tenersi controllata per quanto riguarda la propria intimità e la salute si sceglie un buon ginecologo o una brava ginecologa/ostetrica, la scelta è personale e bisogna essere sicure e tranquille e fiduciose della scelta e per quanto riguarda il parto, l’evoluzione della gravidanza l’informazione è sempre doverosa sia da parte nostra nell’esporre i dubbi sia da parte dei medici. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Dal punto di vista dell’approccio della donna con il dolore, penso che tutte le donne siano consce che un evento come il parto un po’ di dolore lo può comportare nella maggior parte dei casi, ma oggi c’è anche da dire che si sta cercando di rendere l’approccio almeno dal punto di vista psicologico sempre migliore in modo tale che il dolore sia minore, che questa sensazione sgradevole perchè dolorosa sia affrontata positivamente dalla partoriente. Ci sono i corsi pre-parto, corsi ormai di ogni tipo, ci sono i consultori e i medici, ci sono gli ospedali e ci sono le scuole di pensiero, sta ad ogni donna decidere con quale meglio si trova per poter essere serena nel momento più critico. Inoltre oggi si tende a voler sempre di più sia da parte della donna sia da parte delle strutture che si occupano della ricerca nel campo ostetricia la presenza del futuro papà, perchè sembra che fin dal concepimento il ruolo dell’uomo sia fondamentale. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Il ruolo dell’uomo nella gravidanza e nel parto oggi e nel Medioevo&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Quindi cari uomini, cari mariti e carissimi futuri papà datemi pure della femminista se poco più su di qualche riga vi ho duramente criticato, ma in passato i vostri avi di sesso maschile non si sono comportati bene con noi donne, tuttavia a voi di questo secolo è affidato il compito di rimediare e migliorare un po’, magari anche eliminare tutti questi luoghi comuni. In passato forse le cose erano diverse, ma oggi mi sembra che diamo ampio spazio ai sentimenti, ci siamo evoluti e aperti rispetto al Medioevo, epoca che però non dobbiamo dimenticare. Oggi vi innamorate di noi, ma non vi innamorate solo perchè siete attratti dal nostro aspetto fisico, penso che vi innamoriate di noi anche per quelle che siamo, con il nostro carattere e i suoi pregi e anche i mille difetti. Ma chi è perfetto? &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Oggi il ruolo dell’uomo nella gravidanza e nel parto è fondamentale oltre che da un punto di vista psicologico, morale anche da un punto di vista educativo del bambino. Solo perchè non ci ricordiamo cosa abbiamo fatto o pensato quando avevamo pochi minuti dal concepimento fino a pochi mesi dopo la nascita, non significa che questo non abbia influenzato il nostro rapporto con il padre una volta più grandi. Un figlio per essere concepito ha bisogno di due persone, così come due persone servono per farlo nascere e per farlo crescere e insegnargli a vivere. La mancanza di affetto in gravidanza e nei primi mesi di vita, ma anche in generale fino all'età adulta da parte del padre è una cattiva eredità che ci portiamo dietro fin da prima del Medioevo, ma da quell’epoca in particolare perchè all’epoca l’uomo non capiva la donna e aveva una visione molto “da padrone”, dandole tutte le colpe possibili e inimmaginabili, maltrattandola anche nello stato di gravidanza. Nei casi in cui anche la violenza era assente l’uomo si allontanava dalla compagna come se la sua gravidanza fosse una malattia contagiosa, non c’era nemmeno un interesse o la più che blanda curiosità sul suo stato interessante, mancava perfino l’affetto e questo è un segnale che anche il matrimonio non aveva amore alle sue basi ma solo un senso del dovere che uccideva ogni cosa. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il Medioevo fu un periodo che aveva più bambini che vecchi perchè nel Medioevo nasceva più gente di quella moriva e al tempo stesso ne moriva di più di quella che nasceva in un ciclo continuo ed un po’ esauriente perchè non dava ai nati la possibilità di vivere che subito la ruota compiva un nuovo giro dove qualcuno nasceva e qualcun altro moriva e la velocità di questa ruota era dovuta più che al male di vivere, anche al voler vivere male perchè anche vuoi per ignoranza e anche vuoi per una mancanza di voglia di cambiare, si preferiva vivere male e certo non si poteva dire allora che si viveva meglio quando si viveva peggio. L’uomo non si sentiva in dovere di stare accanto alla compagna, figuriamoci coccolarla. Il “coccoliamoci” nel Medioevo non esisteva, al contrario, era considerato pericoloso e grave per cui l’astinenza dai rapporti era doverosa ed assoluta, almeno per la donna. Oggi invece anche in questo caso la medicina da delle risposte, la scienza da delle risposte e la ricerca ne da altre ancora perchè grazie al cielo la mentalità è cambiata e quindi le coccole, intese non solo sul piano fisico-sessuale sono importanti nella coppia che si prepara ad accogliere un figlio. Oggi un uomo, è vero, fa ancora fatica a cimentarsi nell’ottica di diventare padre, ma per lo meno si trova in una società che volendo gli da la possibilità di superare i propri ostacoli, molti dei quali non sono delle cime insormontabili come sembrano a lui. La gravidanza non è una malattia e il parto non è la fine del mondo, è la fine della “clausura” per il bimbo, è la libertà della vita, è la gioia di una nuova vita e l’inizio di una nuova grande sfida e di una seria responsabilità. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nel Medioevo l’uomo già che vedeva la gravidanza della moglie alla stregua di una malattia ben si guardava dal cedere al desiderio e figuriamoci se gli fosse passata per la testa l’idea di coccolare la compagna, fare delle carezze su quella pancia che lievitava a panettone. No, tutto questo care donne era il nostro sogno, il nostro più forte desiderio, la nostra più grande illusione, specie quando eravamo innamorate in quella lontana e vicina epoca chiamata Medioevo. Oggi le cose sono molto diverse e anche a noi è data la possibilità di avvicinare l’uomo alla nostra condizione nello stato di gravidanza, specie quando dall’altra parte non ci sono segni di avvicinamento. Nel Medioevo le nostre ave non si sarebbero mai azzardate a tentare di avvicinare l’uomo e forse anche questo contribuiva a costruire il muro tra lui e lei. Oggi possiamo togliere questo muro, questo velo, questo strato che ci siamo costruiti in passato. Oggi il nostro compagno ci coccola, ci chiede come stiamo, si interessa, nella media dei casi è curioso come un bambino, in un certo senso fa un “ritorno” all’infanzia come se non sapesse minimamente cosa c’è dentro a quel “panettone” che lievita, lievita e lievita e diventa sempre più invitante, oggi l’uomo può addirittura venire in sala parto, tenerci la mano. Noi possiamo solo sperare che non gli venga la brillante idea che preso da uno slancio eccessivo di curiosità, voglia stare dalla parte dell’ostetrica e svenga, a noi serve che lui faccia il tifo per noi e ci dia coraggio.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nel Medioevo l’uomo non si azzardava nemmeno a circoscrivere l’area della casa dove c’era la camera matrimoniale durante il parto, ci teneva alle porte chiuse e quando arrivava il momento che sentiva il pianto della vita, il grido primordiale, accostava l’orecchio sperando di scoprire subito da sé cosa fosse: maschio o femmina, non sempre ce la faceva ad aspettare che fosse la nutrice a portargli il pargolo e se era una femmina, ah! Ah che disdetta, una femmina! Oggi grazie all’ecografia sappiamo già il sesso del bambino, quindi non ci dobbiamo scervellare per dei mesi nel scegliere il nome, nel medioevo bisognava attendere ben 9 mesi per saperlo, altro che tempi burocratici! Inoltre nel Medioevo si chiamavano tutti allo stesso modo, oggi abbiamo un po’ più di scelta nel nome. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Si può concludere dicendo allora che le cose sono nettamente migliorate eh, rispetto a quell’epoca, ma purtroppo per quanto riguarda il parto in sè ed il dolore ancora oggi viene molto mitizzato e forse è per questo che si cerca di cancellare i miti e realizzare di più le cose perchè se vogliamo un po’ di dolore ci deve essere, ma cerchiamo di pensare che c’è il modo per sentire meno dolore anche senza un’anestesia che nel Medioevo non esisteva e di dare invece maggior spazio alle emozioni positive del parto e per quanto riguarda l’uomo oggi le cose sono migliori perchè c’è stato un cambiamento di mentalità e soprattutto è data la possibilità a noi donne di avvicinarli se proprio loro da soli non riescono ad avvicinarsi nè a noi nè al nostro bimbo.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Note&lt;/h3&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Cap. 7 “Analgesia per il travaglio di parto”, Par. “Cenni storici”&lt;/font&gt; &lt;/em&gt;di G. Valentini e R. Senatore. &lt;em&gt;Manuale di ginecologia e ostetricia&lt;/em&gt;, A.G. Ferrari, L.G. Frigerio – McGraw Hill ed., 2004. Pp. 116-117&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Lustro&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;: è un periodo di tempo della durata di 5 anni, il lustro in questo caso indica i cinque anni di vita, la primissima infanzia. &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Cap. 8 “Neonato e rianimazione perinatale”, Par. “Situazioni particolari”&lt;/font&gt;&lt;/em&gt; di C. Bianchi e P. Arosio. &lt;em&gt;Manuale di ginecologia e ostetricia&lt;/em&gt;, A.G. Ferrari, L.G. Frigerio – McGraw Hill ed., 2004. Pp. 134-135&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Cap. 9 “Puerperio”, Par. “Patologia del puerperio”&lt;/font&gt;&lt;/em&gt; di G. Candotti e M. Petrone.&amp;#160; &lt;em&gt;Manuale di ginecologia e ostetricia&lt;/em&gt;, A.G. Ferrari, L.G. Frigerio – McGraw Hill ed., 2004. Pp. 144-145, 147-149&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;h3&gt;Bibliografia&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Manuale di ginecologia e ostetricia&lt;/em&gt;, A.G. Ferrari, L.G. Frigerio – McGraw Hill ed., 2004. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-824376688750077309?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/824376688750077309/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/09/quando-la-vita-nasceva-dal-giusto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/824376688750077309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/824376688750077309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/09/quando-la-vita-nasceva-dal-giusto.html' title='Quando la vita nasceva dal “giusto” dolore: l’evento del parto nel Medioevo'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-6933314395194171591</id><published>2009-09-19T13:52:00.001-07:00</published><updated>2009-09-19T13:52:25.026-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;angolo delle streghe'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stregoneria nel Medioevo'/><title type='text'>Veleni e allucinazioni. La Mandragora per il viaggio estasiante della strega, i dettagli che uccidono!</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Mentre nel primo articolo mi sono dilungata sulla storia della Mandragora e sul fatto che sia citata in fonti antichissime per via del suo uso che nei secoli delle civiltà più antiche era applicato per quanto riguardava la sterilità delle donne, ovvero si credeva che questa specie botanica avesse più che proprietà afrodisiache, proprietà che favorissero la fertilità della donna e abbiamo citato diversi esempi. Nei secoli del Medioevo però la pianta venne screditata in poco tempo per via del fatto che veniva usata dalle streghe per evocare le visioni e per i suoi effetti.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrVEZ2Yr9rI/AAAAAAAADyI/9ayxC5oo3EE/s1600-h/image5.png"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrVEbIgT6MI/AAAAAAAADyM/wI5GGYJi6NY/image_thumb3.png?imgmax=800" width="550" height="376" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Le molecole contenute nella droga (la radice) di Mandragora sono tutte molecole a nucleo tropanico e inoltre si ricorda che si tratta di una pianta della famiglia delle Solanacee.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrVEb3RGRqI/AAAAAAAADyQ/ZbZmDswTnkw/s1600-h/image49.png"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrVEcS2XAII/AAAAAAAADyU/sauy1dddqiM/image_thumb33.png?imgmax=800" width="490" height="154" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Inoltre, nel precedente articolo è stata fatta una descrizione piuttosto superflua dal momento che non era mia intenzione inquadrare i dettagli, piuttosto dire che c’erano e passare oltre, ma penso che sia meglio inquadrare i dettagli e fare anche alcune precisazioni. &lt;/p&gt;  &lt;h3 align="justify"&gt;Dall’afrodisiaco all’allucinogeno, breve introduzione&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nell’articolo precedente ho detto che dal momento che questa pianta aveva diversi effetti tra cui lo stimolo a livello del SNC (Sistema Nervoso Centrale) con eccitazione e un aumento dell’impulso sessuale, cosicché si aveva l’effetto afrodisiaco. L’effetto della pianticella però era anche quello di indurre allucinazioni e provocare anche l’amnesia e l’insieme degli effetti poteva essere adottato per scopi criminali quanto per scopi ricreativi. Ma vediamoli uno alla volta da un punto di vista della chimica e della scienza, perché in realtà se gli effetti riportati dalle fonti ne fanno una sostanza afrodisiaca ma anche allucinogena, la Mandragora allora non agisce diversamente rispetto a tante altre droghe, alcune d’abuso attualmente, che sembrano aumentare l’impulso sessuale e che hanno prima un effetto eccitante e poi un effetto neurodepressivo con amnesia. La conoscenza in epoca medievale di questi effetti, ovvero della capacità di indurre eccitazione, allucinazioni e amnesia doveva essere per forza dovuta, se le fonti storiche non mentissero, ad un uso che andava avanti già dai secoli precedenti. Non sarebbe allora da escludere l’ipotesi che la conoscenza di tale pianta non fosse già in possesso anche a Greci e Romani, ricordandoci del fatto che proprio in età classica c’erano già delle conoscenze molto ampie per quel che riguardava le piante e il loro impiego terapeutico, ma non solo, anche i veleni dovevano essere noti. Infatti sembra che già ai tempi di Ippocrate la pianta fosse nota, lui stesso le aveva dato il nome e l’impiego principale era appunto quello per cui la pianta era diventata famosa, ma sarebbe troppo strano e insensato pensare o credere che allora tale pianta già a quei tempi non fosse impiegata per altri scopi per via degli altri effetti. Sarebbe bastata una dose più alta della radice per aumentare la fertilità e da cui si sarebbe magari scoperto l’effetto allucinogeno della specie. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrVEdGPfohI/AAAAAAAADyY/XtNyNWjgTXE/s1600-h/image24.png"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrVEd64mE8I/AAAAAAAADyc/wGbzxu8ldRI/image_thumb16.png?imgmax=800" width="650" height="286" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;#160;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrVEexxHNtI/AAAAAAAADyg/tm2EwvU6vag/s1600-h/image34.png"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrVEfu5JlwI/AAAAAAAADyk/LUygbxvuSkY/image_thumb24.png?imgmax=800" width="611" height="459" /&gt;&lt;/a&gt;A questo punto possiamo o analizzare gli effetti in base alle sostanze o viceversa, dagli effetti poi si possono analizzare gli scopi. E’ meglio partire forse dalle sostanze alcaloidee contenute nella &lt;strong&gt;&lt;em&gt;droga&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (la radice) per avere un’idea di tutti gli effetti che poteva comportare l’assunzione della pianta o la somministrazione per poi parlare degli scopi. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Iosciamina (PM = 289.3694 Da)&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrVEgBcacII/AAAAAAAADyo/N2DqPcpRas8/s1600-h/image39.png"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrVEgrLHaVI/AAAAAAAADys/rl1QVmMPjJc/image_thumb27.png?imgmax=800" width="288" height="149" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Si tratta di una molecola che viene utilizzata per fornire sollievo sintomatico per vari disturbi gastrointestinali, inclusi spasmi, ulcera peptica, sindrome del colon irritabile, pancreatite, coliche e cistite. È stata anche utilizzata per alleviare alcuni problemi di cuore, per il controllo alcuni dei sintomi del morbo di Parkinson, nonché per il controllo delle secrezioni respiratorie nelle cure palliative. E’ utile anche nel controllo del dolore, in associazione con oppioidi aumenta il livello di analgesia ottenuta. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Gli effetti collaterali includono secchezza delle fauci, dolore oculare, visione offuscata, irrequietezza, vertigini, aritmia, vampate di calore e svenimento. Un sovradosaggio provoca mal di testa, nausea, vomito, disorientamento, allucinazioni, euforia, eccitazione sessuale, perdita della memoria a breve termine, e coma possibile in casi estremi. Gli effetti euforici e sessuali sono più forti di quelli di atropina, ma più deboli di quelli di scopolamina.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La Iosciamina è un anticolinergico, in particolare un antimuscarinico e blocca quindi l'azione di acetilcolina, aumenta la gittata cardiaca e antagonizza la serotonina (in breve si arriva a depressione). &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Atropina (PM= PM iosciamina)&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrVEg16EQ4I/AAAAAAAADyw/Gw-aFAVUHAo/s1600-h/image44.png"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrVEhX4EhhI/AAAAAAAADy0/Tth81sxsYQA/image_thumb30.png?imgmax=800" width="263" height="136" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Dal punto di vista chimico è una miscela racemica di L- e D-iosciamina.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;E’ un altro alcaloide tropanico ed è anch’essa antagonista all’Acetilcolina per quello che riguarda i recettori muscarinici. Ha gli stessi effetti della iosciamina per quanto riguarda secchezza delle fauci.&amp;#160; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Le reazioni avverse includono tachicardia, vertigini, nausea, visione offuscata, perdita di equilibrio, midriasi (dilatazione delle pupille), fotofobia, confusione estrema, allucinazioni dissociative estreme e l'eccitazione. Questi ultimi effetti sono dovuti al fatto che l'atropina è in grado di attraversare la barriera ematoencefalica. A causa delle proprietà allucinogene, alcuni ne hanno fatto uso ricreativo, anche se questa è potenzialmente pericoloso e spesso sgradevole. Nei casi di overdose, l'atropina è velenosa. Antidoti sono fisostigmina o pilocarpina. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Per via dell’azione analgesica e spasmolitica, sedativa, in antichità piante come la Mandragora e l’Atropa Belladonna, il Giusquiamo erano impiegate appunto come anestetici (IV sec. a.C) e ne fanno menzione sia Teofrasto che Dioscoride. Per altro l’associazione con oppio in Medio Oriente era già nota e sembra che sia stata sfruttata fino alla sua sostituzione con altre sostanze analgesiche. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Scopolamina (PM=303.3529 Da)&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrVEh_OwU7I/AAAAAAAADy4/-CrlrWjDiAo/image_thumb36.png?imgmax=800" width="309" height="154" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;E’ uno dei tre principali componenti attivi della belladonna e tinture di stramonio e delle polveri utilizzate in medicina con atropina e iosciamina. Prende il nome dalla specie botanica Scopolia, ma si trova in tutte le altre specie delle Solanacee in concentrazioni diverse. Si tratta inoltre ed anche in tal caso di una sostanza antimuscarinica e quindi antagonista all’acetilcolina con gli stessi effetti principali dell'atropina e della iosciamina. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Per quanto riguarda l’uso ricreativo può essere usata in associazione con oppiacei anche se si è visto che vengono preferite alte e pericolose dosi della singola molecola, presa dalla specie &lt;em&gt;Datura Stramonium&lt;/em&gt; (Stramonio) per via degli effetti psichedelici ed allucinogeni. Le allucinazioni prodotte dalla scopolamina sono particolarmente simili alla realtà, in particolare si sviluppa la fobia dei ragni o insetti, specie se si è al buio. Si tratta di una molecola, quella della scopolamina, il cui effetto allucinogeno non è proprio quello che si vorrebbe ripetere, anche se alcuni lo trovano gradevole. Una dose eccessiva di scopolamina è anche fisicamente estremamente sgradevole e può essere fatale, a differenza l'effetto di altri allucinogeni più comunemente usati. Per queste ragioni, anticolinergici naturali sono raramente usati per scopi ricreativi. Un problema che sorge per prolungato uso di scopolamina è la dipendenza psicologica. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La scopolamina, risultando la componente più attiva dal punto di vista degli effetti allucinogeni sembra che fosse anche presente nei famosi unguenti utilizzati dalle streghe per ottenere la sensazione di volo. Si pensa che in epoca medievale, la scopolamina fosse contenuta in pomate a base di Belladonna (&lt;em&gt;Atropa belladonna&lt;/em&gt;), Giusquiamo (&lt;i&gt;Hyoscyamus niger&lt;/i&gt;), e altre piante come la Datura o Stramonio (&lt;em&gt;Datura Stramonium&lt;/em&gt;) e venivano applicati su varie muscose, dalla pelle fino alle mucose più delicate delle zone intime e in tal caso l’effetto della sostanza era più lento e agiva a livello locale procurando in breve la mancanza di sensibilità. Da ciò si deduce che l’uso esterno non fosse il solo per coloro che in epoca medievale, ma anche in epoche successive, utilizzavano questi “mix” o pomate di questo genere di piante per partecipare ai Sabba o ai loro raduni, piuttosto sembra che ci fosse anche la tendenza all’assunzione interna. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Le allucinazioni, la “sensazione di volare”, erano spesso seguite da un rapido aumento della libido. Altri effetti caratteristici di questa pratica sono in gran parte attribuibili agli effetti della scopolamina sul sistema nervoso centrale e periferico e lo stesso vale per le altre sostanze attive presenti nel unguenti, come l'atropina, iosciamina, scopoline, solanina, isomeri ottici di scopolamina e altri alcaloidi o derivati tropanici. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Gli effetti collaterali comuni sono legati agli effetti anticolinergici come la secchezza della bocca, delle fauci in generale e del setto&amp;#160; nasale in casi di overdose, c’è difficoltà nell’articolazione del linguaggio, offuscamento della vista e sensibilità alla luce (fotofobia), stipsi, difficoltà a urinare e tachicardia. Altri effetti del sovradosaggio comprendono vampate di calore e febbre, così come l'eccitazione, irrequietezza, allucinazioni o delirio. Questi effetti indesiderati sono comunemente osservati con uso orale o parenterale della sostanza. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Conclusioni sull’effetto allucinogeno e sull’effetto afrodisiaco&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Innanzitutto l’effetto allucinogeno e l’effetto afrodisiaco compaiono più che come effetti principali come effetti avversi dovuti all’assunzione di queste sostanze. e come se non bastasse la presenza di scopolamina sembra portare a dipendenza psicologica. Non è quindi da escludere la possibilità che queste sostanze possano anche indurre una lieve dipendenza fisica oltre che una tolleranza. L’effetto afrodisiaco e quello allucinogeno inoltre giacciono sui piatti di una bilancia e si presume che fosse più l’effetto allucinogeno che non quello afrodisiaco ad essere ricercato, solo a seguito veniva accolto l’effetto afrodisiaco. Tra i vari effetti primari e secondari nessuna delle molecole di natura alcaloidea che sono contenute nella Mandragora o nelle altre piante che venivano impiegate per fare gli unguenti, non viene menzionato minimamente un effetto ormono-simile che possa dimostrare un aumento della fertilità, quindi queste sostanze non hanno in alcun senso effetto a livello dell’apparato genitale femminile con possibili o impossibili accelerazioni del processo ovulatorio e quindi non esiste alcun aumento della possibilità di avere una gravidanza. Questo smentirebbe quindi il motivo per cui si utilizzava la Mandragora per aumentare la fertilità. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;L’effetto afrodisiaco invece verrebbe smentito dal fatto che trattandosi di sostanze che provocano la scomparsa della sensibilità, come era possibile avere un aumento del piacere? Infatti a livello di applicazioni esterne l’effetto afrodisiaco non trova una spiegazione, la trova solo nel momento in cui la sostanza viene assunta oralmente (dal momento che all’epoca non esistevano altre vie più veloci di somministrazione). Si tratta di sostanze inoltre molto liposolubili (la liposolubilità dipende anche dalla grandezza, quindi dal peso molecolare della sostanza) e quindi passano attraverso la barriera ematoencefalica per poter avere un effetto psicoattivo, di conseguenza l’effetto afrodisiaco è dovuto all’eccitazione che è a sua volta un effetto. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Si tratta inoltre di molecole, la iosciamina, atropina e scopolamina che agiscono tutte e tre per somministrazione orale e vengono eliminate per la maggior parte nelle urine, da cui si può dedurre che anche se nelle fonti storiche vengono riportati unguenti che le streghe spargevano sul corpo, l’uso esterno era sempre associato anche ad un uso interno, quindi dovevano per forza essere preparate delle miscele da ingerire. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Conclusioni sulla pianta&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Purtroppo come tante piante considerate eccitanti ed afrodisiache, in realtà anche la Mandragora è un allucinogeno, ma anche una sostanza tossica ad alte dosi. In un’epoca come il Medioevo è allora presumibile che potesse essere impiegata solo in due scopi: quello allucinogeno e quello di veleno. Bisognerebbe avere in mano qualche documento antico, se fosse mai sopravvissuto a tutti questi secoli, per conoscere eventuali altri impieghi che se ne facevano, ma dato il periodo e la scarsità delle fonti e dato che le sole poche a noi pervenute identificano questa pianta come una delle piante delle streghe non c’è da meravigliarsi che probabilmente allora l’effetto più ricercato di questa pianta fosse proprio quello allucinogeno, specie perché se proprio si voleva commettere un crimine c’erano piante molto meno note e molto più potenti.&amp;#160; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3 align="justify"&gt;Note&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Droga&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; – viene definita droga la parte di pianta medicinale o l’intera pianta, essiccata o allo stato fresco che contiene i principi attivi ad azione terapeutica o farmacologica. Una pianta può possedere più parti destinate a diventare droga. &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Non va confusa col termine del gergo che invece indica le sostanze stupefacenti/psicotrope. &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Fonti bibliografiche&lt;/h3&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mandrake_(plant)"&gt;Mandrake - Wikipedia (ENG)&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Atropine"&gt;Atropine - Wikipedia (ENG)&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hyoscyamine"&gt;Hyoscyamine - Wikipedia (ENG)&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Scopolamine"&gt;Scopolamine - Wikipedia (ENG)&lt;/a&gt;&lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Le traduzioni delle parti in inglese sono state fatte a cura di Chiara, amm.re del sito, così come la grafica e gli schemi che sono stati realizzati con MS Office 2007 – Power point 2007 mentre le molecole sono state realizzate con un software di chimica. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-6933314395194171591?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/6933314395194171591/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/09/veleni-e-allucinazioni-la-mandragora.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/6933314395194171591'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/6933314395194171591'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/09/veleni-e-allucinazioni-la-mandragora.html' title='Veleni e allucinazioni. La Mandragora per il viaggio estasiante della strega, i dettagli che uccidono!'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrVEbIgT6MI/AAAAAAAADyM/wI5GGYJi6NY/s72-c/image_thumb3.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-9050704017885510580</id><published>2009-09-19T13:09:00.001-07:00</published><updated>2009-09-19T13:09:49.983-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Miti e leggende medievali sulla donna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;angolo delle streghe'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stregoneria nel Medioevo'/><title type='text'>Streghe e pozioni per viaggi stupefacenti. Ecco come è nato il mito della strega che vola! Curiosità sui veleni e gli antidoti delle streghe – la Belladonna.</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Nel Medioevo non avevano le droghe sintetiche le streghe per fare i loro viaggi, ma disponevano anche, bisogna dirlo, di sostanze altrettanto potenti e attive, ma non meno pericolose. La maggior parte delle sostanze velenose o psicotrope sono di origine vegetale e per quanto riguarda il Medioevo, beh, bisogna dire che la conoscenza era piuttosto ampia. Non mancano nemmeno nei nostri appennini specie vegetali velenose, che sono però però inserite nelle specie della flora protetta e si tratta di piante che hanno aiutato queste streghe nei secoli per compiere i loro crimini, le vere streghe eh, e i loro viaggi.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Atropa belladonna" border="0" alt="Atropa belladonna" align="left" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrU6c17eC1I/AAAAAAAADws/9rXl4ppg5Lo/Atropa20belladonna20tavola8.jpg?imgmax=800" width="250" height="392" /&gt;Ma facciamo un passo alla volta. Innanzitutto la strega non volava davvero come ci è stato raccontato, non è la befana! Spesso la strega era tutto fuorché vecchia e brutta nei veri casi di stregoneria, il fatto che ci rimettesse un innocente per queste figure è un’altra faccenda. La domestica moriva al posto della propria signora che era la vera artefice di riti e veleni, per farvi un esempio. E la vera strega non si serviva di veleni qualunque per uccidere e attaccare, ma di specie particolari e quando voleva distrarsi ricorreva a quella pianta nota come Belladonna. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Anche se il nome comune in realtà è nato solo nel XVIII sec. quando le dame se la davano per far ingrandire la pupilla (midriasi), in quanto era considerato un fattore di bellezza, la Belladonna (il nome della specie è Atropa belladonna, Solanacee) era già nota da tempo, fin dai secoli del medioevo. Il nome Atropa1 invece deriverebbe dal greco e farebbe riferimento ad una delle tre Parche, in particolare ad Atropa, quella che tagliava il filo della vita. Si tratta di una pianta fetida e che presenta diverse varietà, è caratterizzata da un fiore a campanula, pubescente come le foglie che sono lanceolate con margine intero ed apice acuto. Il frutto è dato da una bacca che a maturità diventa nera e lucida ed è quella velenosa. Le streghe del Medioevo facevano uso di queste bacche per compiere i cosiddetti viaggi. In realtà la sensazione di viaggio derivava dal fatto che chi assumeva la sostanza in opportuna dose perdeva pian piano la sensibilità e portava al delirio. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Il “volo” della strega dal punto di vista scientifico&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Di fatto la perdita della sensibilità è dovuta alla molecola nota come &lt;strong&gt;&lt;em&gt;atropina&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrU6dfYBnVI/AAAAAAAADww/pE9JgGFZN3w/s1600-h/image3.png"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto" title="Molecola dell&amp;#39;atropina, il suo peso oscilla intorno ai 300.000 Da" border="0" alt="Molecola dell&amp;#39;atropina, il suo peso oscilla intorno ai 300.000 Da" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrU6d6Z21HI/AAAAAAAADw0/A9vVsk2wKys/image_thumb1.png?imgmax=800" width="240" height="120" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Si tratta di una molecola che alla sua base ha un &lt;strong&gt;&lt;em&gt;nucleo tropanico&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, cioè che deriva dal &lt;em&gt;&lt;strong&gt;tropano&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, e non è contenuto solo nella Belladonna ma anche in altre piante che furono usate al medesimo scopo in epoca medievale, come ad esempio la Mandragora (&lt;em&gt;Mandragora officinarum&lt;/em&gt;, Solanacee) e lo Stramonio (&lt;em&gt;Datura stramonium&lt;/em&gt;, Solanacee) appartenerti alla stessa famiglia botanica, quella delle Solanacee.&amp;#160; &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrU6eo9lBpI/AAAAAAAADw4/TKPxFi30ugM/s1600-h/Datura_stramonium04.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Stramonio - Datura stramonium - Solanacee" border="0" alt="Stramonio - Datura stramonium - Solanacee" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrU6fVbNjoI/AAAAAAAADw8/XB3YxJpDw0w/Datura_stramonium0_thumb2.jpg?imgmax=800" width="200" height="314" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrU6gd_wpdI/AAAAAAAADxA/0r61ShVpB48/s1600-h/Mandrakeroots9.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Mandragora - Mandragora off. Solanacee" border="0" alt="Mandragora - Mandragora off. Solanacee" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrU6hKFNahI/AAAAAAAADxE/4GUJEp5BGIA/Mandrakeroots_thumb7.jpg?imgmax=800" width="205" height="314" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;L’atropina è nota per la sua attività anticolinergica, quindi è un antagonista dell’acetilcolina (un neurotrasmettitore), ovvero ha un effetto ad essa opposto pur avendo lo stesso medesimo tipo di recettore. Mentre l’acetilcolina stimolerebbe una volta legata al recettore la contrazione muscolare, l’atropina in quanto antagonista competitivo, una volta legata al recettore stesso impedisce il legame recettore-acetilcolina e inizia ad agire. L’acetilcolina quindi non potendosi più legare al proprio recettore, in quanto neurotrasmettitore non può più stimolare la contrazione muscolare. Ne consegue che l’individuo in breve tempo si trova paralizzato. Poiché l’acetilcolina è un neurotrasmettitore utilizzato da sistema nervoso parasimpatico, agisce anche a livello della secrezione saliva e delle mucose, l’atropina avendo azione opposta provocherebbe quindi la secchezza di queste mucose; non a caso uno dei sintomi più comuni nelle intossicazioni da Belladonna è la secchezza delle fauci. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La perdita di sensibilità dovuta a paralisi era l’effetto principale provocato dall’assunzione della pianta e ne conseguiva la sensazione di “alzarsi in volo” mentre l’effetto allucinogeno faceva in un certo senso da “contorno” e si aveva l’esperienza del viaggio. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nel Medioevo purtroppo non avevano le conoscenze di chimica e fisiologica e nemmeno di biochimica o chimica farmaceutica e quindi la dose era tremendamente arbitraria. Trattandosi di una specie altamente velenosa, la belladonna è nota nella storia soprattutto per essere stata lo strumento di tanti avvelenamenti. Avendo un’azione cronotropa positiva sul cuore una dose massiccia porterebbe ad un aumento via via più forte della contrazione del muscolo cardiaco fino al suo collasso e quindi alla morte. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Come abbiamo detto prima, se la strega si voleva distrarre ne faceva un uso ricreativo con dosi moderate, ma le stesse dosi poteva somministrarle ad un’ignara vittima per compromettere in modo più o meno grave la reputazione e quindi questo lascia presumere che se ne sia fatto anche uso nelle corti tra avversarsi di idee diverse e interessi diversi. Tra gli effetti riportati, e sicuramente noti anche allora, dell’assunzione di una dose massiccia di atropa belladonna si avevano vertigini, nausea, visione offuscata, perdita di equilibrio, dilatazione delle pupille (midriasi), fotofobia (elevata sensibilità alla luce) e possibilmente, in particolare negli anziani la confusione estrema (in epoca medievale si era considerati anziani già a quarant’anni). Altri effetti erano allucinazioni dissociative e l'eccitazione. Questi ultimi effetti erano dovuti alla capacità dell'atropina&amp;#160; di attraversare la barriera emato-encefalica. A causa delle proprietà allucinogene è potenzialmente pericoloso e spesso&amp;#160; con conseguenze molto sgradevoli. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In alcuni Stati oggi la molecola e la pianta sono state messe nelle “black list” come sostanze allucinogene e vengono usate solo industrialmente per scopo farmaceutico (colliri, antispasmodici, ecc). &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Una filastrocca molto colorita che descrive l’azione fisiologica della pianta, tradotta, è la seguente:&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;quot;caldo come una lepre, cieco come un pipistrello, secco come un osso, rosso come una barbabietola e matto come un cappellaio&amp;quot;. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Queste associazioni riflettono in modo specifico il cambiamento di temperatura, si passa dalla pelle calda e umida (caldo come una lepre) ad una secca con una ridotta sudorazione e ridotta lacrimazione (secco come un osso), visione offuscata (cieco come un pipistrello), vasodilatazione (rosso come una barbabietola), allucinazioni (matto come un cappellaio). Questo insieme di sintomi è noto come sindrome tossica anticolinergica. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Veleno senza antidoto?&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrU6ipIs-6I/AAAAAAAADxI/hbVT-DJuR4g/s1600-h/Amanita_muscaria_Canberra6.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 0px 0px 10px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Amanita muscaria, fungo" border="0" alt="Amanita muscaria, fungo" align="right" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrU6jYPZRyI/AAAAAAAADxM/7O75ludPgjw/Amanita_muscaria_Canberra_thumb4.jpg?imgmax=800" width="250" height="188" /&gt;&lt;/a&gt; Non è proprio così che stavano e che stanno tutt’ora le cose, esiste un detto medievale che dice “Non v’è donna senza veleno, non v’è veleno senza rimedio”. Al di là del maschilismo feroce di questo proverbio, i rimedi contro tali avvelenamenti ammesso che ci si arrivasse a tempo erano a base di &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Amanita muscaria&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;! Il fungo più velenoso che esista, quello dei cartoni con tutti i pallini rossi! L’Atropa belladonna sarebbe infatti un antimuscarinico sempre per lo stesso meccanismo sostanza-recettore. Così la muscarina è antagonista alla stessa maniera all’atropina e quindi in caso di avvelenamento da una l’altra poteva agire da antidoto. Se venivano invece somministrate entrambe, magari nella stessa dose (e nel Medioevo non avevano metodi per pesare in modo specifico le cose, oltre al fatto che avevano tutt’altro sistema di misura) non pensiate che gli effetti si annullassero, anzi, è più vero il contrario, si sommavano, provocando una morte dolorosa o un’intossicazione letale. Quindi, in caso come questo, è vero che il veleno ha un rimedio, ma attenzione, perchè il rimedio è a sua volta un veleno. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Tra gli altri antidoti alla Belladonna si ricordano la pilocarpina dal &lt;em&gt;Pilocarpus Jaborandi&lt;/em&gt; (Rutacee) che però è una pianta che non si trova sul continente euroasiatico, ma in quello americano e la morfina che deriva dal papavero da Oppio (&lt;em&gt;Papaver somniferum, Papaveracee&lt;/em&gt;). &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Possiamo concludere dicendo allora che il proverbio è stato indovinato solo in parte dal momento che è vero che ad ogni veleno c’è rimedio, ma solo se il rimedio si conosce e a quanto pare nel Medioevo se ne conoscevano molti, molti, molti pochi! &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Fonti bibliografiche&lt;/h3&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;Atropa belladonna – vers. ita (&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Atropa_belladonna"&gt;Atropa belladonna&lt;/a&gt;) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Atropa belladonna – vers. ing (&lt;a title="http://en.wikipedia.org/wiki/Atropa_belladonna" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Atropa_belladonna"&gt;Atropa belladonna&lt;/a&gt;) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Atropina – vers inglese (&lt;a title="http://en.wikipedia.org/wiki/Atropine" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Atropine"&gt;Atropine&lt;/a&gt;) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Atropina – vers. italiana (&lt;a title="http://it.wikipedia.org/wiki/Atropina" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Atropina"&gt;Atropina&lt;/a&gt;) &lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-9050704017885510580?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/9050704017885510580/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/09/streghe-e-pozioni-per-viaggi_19.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/9050704017885510580'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/9050704017885510580'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/09/streghe-e-pozioni-per-viaggi_19.html' title='Streghe e pozioni per viaggi stupefacenti. Ecco come è nato il mito della strega che vola! Curiosità sui veleni e gli antidoti delle streghe – la Belladonna.'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrU6c17eC1I/AAAAAAAADws/9rXl4ppg5Lo/s72-c/Atropa20belladonna20tavola8.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-4673909891939512489</id><published>2009-09-18T08:58:00.001-07:00</published><updated>2009-09-18T08:58:52.105-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Miti e leggende medievali sulla donna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L&apos;angolo delle streghe'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stregoneria nel Medioevo'/><title type='text'>La Mandragora o la pianta dell’amore. Storia, leggenda, scienza e tutto quello che nessuno vi ha mai raccontato.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrOuL34QmnI/AAAAAAAADJc/rJqCDz-eOe8/s1600-h/mandragoraofficinarum35.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 5px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Immagine tratta da una pagina di un manoscritto medievale sulla raffigurazione della pianta" border="0" alt="Immagine tratta da una pagina di un manoscritto medievale sulla raffigurazione della pianta" align="left" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrOuMTQw_jI/AAAAAAAADJg/d-9CyYt2fxc/mandragoraofficinarum3_thumb3.jpg?imgmax=800" width="250" height="324" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;L’hanno chiamata in tanti modi nel Medioevo, ma era nota soprattutto col suo nome botanico, la Mandragora. Si tratta di un genere, quello appunto chiamato Mandragora, che comprende diverse specie e fa parte della famiglia delle Solanacee. In molti scritti in lingua inglese antico e moderno la famiglia delle Solanacee viene identificata diversamente con il nome di “nightshades” che significa “ombre della notte” o “ombre notturne” facendo riferimento all’attività notturna e quindi illecita, che nessuno doveva vedere delle streghe, ma soprattutto degli amanti. Questa pianta infatti è stata a lungo considerata come un afrodisiaco, ma in realtà si tratta di una specie velenosa e allucinogena. L’attività allucinogena è dovuta ad una molecola nota come iosciamina, presente anche in altre specie del genere e della famiglia, quali l’Atropa Belladonna, il Giusquiamo.&amp;#160; Ma facciamo un passo alla volta addentrandoci prima nella leggenda e poi analizzando l’aspetto scientifico della pianta. &lt;/div&gt;  &lt;h3&gt;&amp;#160;&lt;/h3&gt;  &lt;h3&gt;Rimedio contro la sterilità…??? Pianta dell’Amore? Solo nei testi antichi e sapienziali&lt;/h3&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrOuNXdq0LI/AAAAAAAADJk/2SCfaTk7oK0/s1600-h/Mandrakeroots1.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 15px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Radice della Mandragora officinarum, Solanacee" border="0" alt="Radice della Mandragora officinarum, Solanacee" align="left" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrOuOLsE4SI/AAAAAAAADJo/TvGuCqQ1Frc/Mandrakeroots_thumb1.jpg?imgmax=800" width="210" height="314" /&gt;&lt;/a&gt; Il nome Mandragora sarebbe stato assegnato da Ippocrate e già a quei tempi a questa pianta erano affidate la cura della sterilità e dell’amore. La forma della radice ricorda vagamente quella di un uomo o di una donna e come si vede anche nell’immagine, anche nei manoscritti e nei testi medievali veniva raffigurata come una donna o comunque una figura umana il cui corpo rappresentava la radice e la cui chioma era invece rappresentata dalle foglie della pianta. Si tratta infatti di una pianta rizomatosa. Esternamente sono visibili solo le foglie della rosetta basale. Ne esistono diverse specie dal punto di vista botanico, le più usate e le più note per il loro impiego sono le specie &lt;em&gt;&lt;strong&gt;M. officinarum&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;&lt;strong&gt;M. autumnalis&lt;/strong&gt; &lt;/em&gt;ed è nota anche ad altre culture come quella araba e quella ebraica. Si tratta di una pianta dalla radice molto ramificata, le foglie della rosetta invece oblunghe o ovate e hanno il margine spesso dentato in modo non uniforme, non intero. Le foglie sono lucide e coriacee e lunghe fino a 40 cm. I fiori sono globulari e di colore variabile a seconda della specie, mentre il frutto è una bacca succulenta rossa o arancio, spesso grande come un pomodorino che matura a tarda primavera. Tutte le parti della pianta sono velenose e tossiche, nessuna è edule. E’ nativa dell’Europa meridionale e del Mediterraneo. &lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;Nonostante tutto è riportata in tantissime opere dove le viene attribuito il potere della fertilità. La Mandragora viene citata anche nel testo della Genesi, capitolo 30 dove le viene attribuito in modo non del tutto chiaro questo potere. L’episodio in cui compare la pianta è quello in cui Rachele e Lia si contendono proprio il problema della fertilità, mentre Rachele sembra sterile, Lia è feconda ed entrambe sono mogli di Giacobbe. Così le due decidono di farsi “guerra” e danno rispettivamente a Giacobbe le proprie schiave affinché lui si unisca a loro e dalle ancelle nascono dei bambini e alla fine si arriva ad una discendenza di dodici figli dalla cui discendenza deriveranno a loro volta le dodici Tribù di Israele. La mandragora viene citata in modo particolare poco prima che la sterilità di Rachele venga guarita miracolosamente, quindi non è del tutto chiaro se la sterilità sia guarita dalla pianta, della quale non si dice più nulla, o se è stata guarita dal miracolo non attribuito alla pianta stessa.&lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;Non solo, più avanti sempre nella Bibbia la Mandragora compare anche nel Cantico dei Cantici dove si dice&lt;/div&gt;  &lt;blockquote&gt;&lt;strong&gt;14&lt;/strong&gt; Le mandragore mandano profumo;     &lt;br /&gt;alle nostre porte c'è ogni specie di frutti squisiti,     &lt;br /&gt;freschi e secchi;     &lt;br /&gt;mio diletto, li ho serbati per te».&lt;/blockquote&gt;  &lt;div align="justify"&gt;In questo testo non si fa alcun riferimento, pur trattandosi della stessa specie, alle sue proprietà di favorire il concepimento. Contrariamente all’aspetto olfattivo della pianta che vuole che l’odore sia sgradevole e in effetti le piante del genere Mandragora hanno odore sgradevole, il cantico invece parla di profumo e quindi o si tratta di due piante diverse per quanto riguarda l’aspetto botanico, ma che hanno in comune il nome popolare; oppure si tratta della pianta la quale pur avendo odore sgradevole, per le sue proprietà afrodisiache sarebbe profumata, quindi il profumo forse non viene inteso nel senso dell’olfatto, ma nel senso figurato e l’odore non è quello che si sente col naso ma con il cuore. Se si tratta della stessa pianta anche qui, probabilmente quando la sposa ne parla allude non al profumo inteso nel senso olfattivo, ma al profumo dell’amore e si parla sempre in termini astratti. Lo stesso Cantico gode di un insieme di metafore che insieme compongono un inno all’amore, non a caso è il cantico più sublime e parla di un amore che riesce a trasformare ogni cosa, perfino l’odore di una pianta che sarebbe sgradevole, ma in riferimento alle sue proprietà ed al suo significato ha invece un gradevole profumo. &lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;Mandragora in ebraico è דודאים (dûdã'im), che significa &amp;quot;pianta dell’amore&amp;quot;. In alcune culture asiatiche si ritiene di assicuri il concepimento, ma questo aspetto scientificamente non è mai stato dimostrato dal momento che si tratta di una pianta velenosa e allucinogena e dal momento che &lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;u&gt;non&lt;/u&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; contiene ormoni vegetali che possano in un qualche modo agire come stimolo per la sintesi di FSH ed LH e quindi favorire la maturazione della cellula ovocita al fine di instaurare una gravidanza. &lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;  &lt;h3&gt;Nei testi medievali era già una pianta usata nella stregoneria&lt;/h3&gt;  &lt;div align="justify"&gt;Alcuni testi, scritti nel XV secolo (1400) attribuiscono a questa pianta addirittura la possibilità di generare esseri umani senza alcun bisogno di un’unione carnale, ma direttamente dalla terra e questo perché la radice ha forma umana e l’uomo deriva dalla terra, secondo alcuni alchimisti. Quest’assurdità enorme venne infatti contestata e ridicolizzata, annientata da uno scrittore dello stesso periodo, che confermò solo le proprietà allucinogene e quelle afrodisiache per le quali però specificò che erano sfruttate soprattutto dagli antichi. Secondo altri testi collocabili tra Trecento e Quattrocento, la Mandragora compare come specie che ha la proprietà, se assunta da una donna senz’anima, di restare addirittura gravida, ma si sarebbe dovuta unire con un uomo morente e ne sarebbe venuto fuori un figlio a sua volta senz’anima. Possiamo così vedere che le proprietà rimangono le stesse ma cambiano i fini, tutto viene distorto e messo sotto la luce della magia nera. Una donna senz’anima altro non poteva essere che una strega e ci si rifaceva a tutto quello che era l’immaginario collettivo. Siamo in un contesto allora completamente opposto a quello detto prima, siamo in epoca medievale e la Mandragora proprio in quest’epoca diede a molti modo di distrarsi e di sfruttare ogni sua proprietà vera e fantastica. Si trovano proprio nei documenti di alcuni maghi, se così li vogliamo chiamare, che ci sono pervenuti dall’epoca medievale, degli incantesimi con le cose più strane, ma dove l’ingrediente più importante e attivo è proprio la Mandragora. &lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;  &lt;h3&gt;Afrodisiaca quanto mortale…amore e morte in una sola pianta&lt;/h3&gt;  &lt;div align="justify"&gt;L’immaginario popolare ha voluto attribuire a questa pianta la proprietà di afrodisiaco, ma in realtà come abbiamo detto è estremamente tossica in ogni sua parte, specie la radice che è la parte impiegata. Fa parte della famiglia delle Solanacee e contiene diversi alcaloidi tra cui la iosciamina, responsabile dell’azione allucinogena della pianta. &lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto" title="Iosciamina" border="0" alt="Iosciamina" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrOuOtq9mWI/AAAAAAAADJs/ZXWkk_xnUEs/image7.png?imgmax=800" width="293" height="154" /&gt;&lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;Si tratta di una molecola la cui attività è affine e simile a quella dell’atropina, è principalmente uno spasmolitico, un anticolinergico e ha gli stessi effetti collaterali principali dell’atropina e delle molecole affini ad essa. Come l’atropina sembra avere tra i vari effetti collaterali per sovradosaggio si hanno mal di testa, nausea, vomito,&amp;#160; disorientamento, allucinazioni, euforia, eccitazione sessuale, perdita della memoria a breve termine e coma possibile e morte in casi estremi. Gli effetti euforici e sessuali sono più forti di quelli di atropina, ma più deboli di quelli di scopolamina, altro alcaloide della famiglia delle Solanacee, così come dicicloverina, Orfenadrina, ciclobenzaprina, etanolamina e simili. L’eccitazione quindi non è uno degli effetti assicurati a dosi tossiche, dal momento che trattandosi di una pianta velenosa, ne basta pochissima perché abbia affetto. In tantissimi casi tutte le sostanze cui è stato attribuito un effetto afrodisiaco perché inducevano eccitazione, a seguito di questo breve stato seguiva sempre uno fortemente depressivo e mentre nel Medioevo la depressione successiva era attribuita ad una punizione divina per aver abusato di sostanze o piante per fornicare, in realtà non sapevano solo che prima l’eccitazione e poi la depressione altro non sono che due effetti collaterali opposti dovuti a reazioni chimiche, biochimiche e fisiologiche dell’organismo umano in seguito all’assunzione di certe sostanze. Spesso e volentieri è stato invece dimostrato scientificamente che le sostanze allucinogene tendono ad avere un effetto nemico dell’eccitazione e quindi tutt’altro che afrodisiaco.&amp;#160; &lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;Dal momento che si tratta di una specie velenosa e tossica è probabile che l’effetto allucinogeno sia stato sfruttato non solo nel Medioevo, ma anche nei secoli successivi, a scopo o ricreativo o criminale e fraudolento nei confronti della componente maschile e anche quella femminile quando era usata come veleno. Era noto allora come lo è sempre stato, pur non sapendolo spiegare nei termini medici e anatomici, cosa succedeva quando si assumeva una sostanza che si sapeva avere azione eccitante, così era anche per forza risaputo cosa succede durante l’eccitazione e quindi se a dare un aiuto c’era anche una buona dose di effetti allucinogeni, ben veniva se faceva comodo allo scopo. Ne consegue ed è facilmente intuibile che in passato questa pianta forse più che per scopo ricreativo fosse usata per commettere crimini e non si tratta del crimine nel vero senso, ovvero, raramente era usata per uccidere, piuttosto per ingannare. Se l’effetto era associato più che ad un veleno ad una sostanza afrodisiaca, allora era probabilmente usata più allo scopo se pur con intento fraudolento e in tal ultimo senso si vuole intendere tutta quella serie di episodi che nella storia hanno sempre visto coinvolte delle famiglie nobili e importanti, specie delle donne ad esse appartenenti che facevano uso di questa pianta o specie dalla stessa attività per corrompere membri della fazione opposta o per garantirsi degli alleati e cosa poteva esserci di meglio di uno strumento simile? Altro che arma a doppio taglio, la pianta poteva essere usata per servire la propria lussuria ed il proprio egoismo, assecondando i desideri del corpo e quelli della mente, il potere e poiché era un allucinogeno la frode poteva essere anche maggiore che dacché seguiva una sorta di amnesia, il disgraziato sedotto non si sarebbe mai ricordato, ma quest’ultima nota appartiene più alla leggenda forse che ad una probabile se pur remota realtà storica. Fermo restando, la leggendaria proprietà di rendere fertili i grembi femminili, nel Medioevo avrà certo contribuito nei casi delle frodi stregonecce a far aumentare la demografia del popolo o il numero dei membri delle famiglie di fazioni alleate o rivali con lo scopo di conservare vecchie alleanze e farne eventualmente delle nuove. Tutto ovviamente rimane un mistero, solo la storia e la memoria collettiva lo potrebbero confermare o smentire, ma almeno adesso abbiamo anche una spiegazione del perché questa pianta tanto velenosa e letale sia anche stata probabilmente così usata per amor proprio e amor profano! &lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;  &lt;h3&gt;Note&lt;/h3&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Libro della Genesi&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; - Il Libro della Genesi (ebraico בראשית bereshìt, &amp;quot;in principio&amp;quot;, dall'incipit; greco Γένεσις ghènesis, &amp;quot;nascita&amp;quot;, &amp;quot;creazione&amp;quot;, &amp;quot;origine&amp;quot;; latino Genesis), comunemente citato come Genesi (femminile), è il primo libro della Torah ebraica e della Bibbia cristiana. È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la sua redazione definitiva, ad opera di autori ignoti, è collocata al VI-V secolo a.C. in Giudea, sulla base di precedenti tradizioni orali e scritte. &lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Cantico dei Cantici&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; - Il Cantico dei Cantici (dall’ebraico שיר השירים, shìr hasshirìm; greco Άσμα Ασμάτων, ásma asmáton; latino Canticum (canticorum)) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana. Viene conosciuto anche come &lt;em&gt;Cantico di Salomone&lt;/em&gt;, poiché se ne attribuisce la paternità all'antico re di Israele del X secolo a.C.: la tradizione ebraica vuole sia stato scritto con la costruzione del Tempio di Gerusalemme. In realtà si ritiene sia opera di uno scrittore anonimo del IV secolo a.C. che ha fatto confluire nel testo diversi poemi antecedenti originari dell'area mesopotamica.     &lt;br /&gt;È uno dei testi più lirici e inusuali delle Sacre scritture. Racconta in versi l'amore tra due innamorati, con tenerezza ma anche con un ardire di toni ricco di sfumature sensuali e immagini erotiche. Ciò non pregiudica affatto il carattere sacro del testo, in quanto l'amore erotico dei due amanti, per l'autore del testo, ha origine divina, come si può ricavare da Ct 8,6: &amp;quot;Una fiamma di Dio/del Signore&amp;quot;. È questo forse il messaggio principale del Cantico: l'amore tra uomo e donna, in tutte le sue dimensioni, quando è capace di recuperare l'originaria relazione col Creatore, ha una forza superiore a quella della morte, e libera l'essere umano dalla sua paura; i due amanti ripristinano quindi la condizione edenica di Adamo ed Eva, che prima del peccato originale vivevano una relazione perfetta tra loro e con Dio. &lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Scopolamina&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; – alcaloide presente in alcune specie velenose della famiglia delle Solanacee, si tratta di una sostanza fortemente tossica e allucinogena&lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Eccitazione&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; – è rappresentata nell’essere umano da una serie di risposte chimiche e fisiologiche che comportando a loro volta dei cambiamenti fisiologici e inducono altre reazioni chimiche in un meccanismo a feedback positivo. Nel caso dell’eccitazione sessuale questo meccanismo termina nel maschio col coito e nella femmina con l’amplesso. Contrariamente a quanto si pensa, molte delle sostanze ritenute afrodisiache spesso si sono dimostrate tossiche e velenose, l’effetto eccitante è un effetto collaterale e non è mai l’effetto principale e subito è sempre seguito da un effetto neurodepressivo. Nelle stesse specie velenose, l’effetto eccitante è quasi sempre dovuto ad overdose o sovradosaggio e oltre ad essere un effetto collaterale in tali casi, l’eccitazione è anche uno degli ultimi effetti prima di giungere in condizioni critiche per un improvviso e violento cambiamento fisiologico dovuto ad altre reazioni indotte dalla sostanza e dal nostro organismo in risposta all’azione della molecola assunta. &lt;/div&gt;  &lt;div align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/div&gt;  &lt;h3&gt;Fonti bibliografiche&lt;/h3&gt;  &lt;div align="justify"&gt;Per il Cantico dei Cantici e altri testi&lt;/div&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cantico_dei_Cantici" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: #073763"&gt;Cantico dei Cantici - Wikipedia (italiano)&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;     &lt;span style="color: #073763"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;span style="color: #073763"&gt;&lt;/span&gt;      &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Genesi" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: #073763"&gt;Genesi - Wikipedia (italiano)&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;div align="justify"&gt;Per le specie botaniche trattate&lt;/div&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mandrake_(plant)" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: #073763"&gt;Mandragora - Wikipedia (inglese)&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;     &lt;span style="color: #073763"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;span style="color: #073763"&gt;&lt;/span&gt;      &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mandragora" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: #073763"&gt;Mandragora - Wikipedia (Italiano)&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;     &lt;span style="color: #073763"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;span style="color: #073763"&gt;&lt;/span&gt;      &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scopolamina" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: #073763"&gt;Molecole delle Solanacee - Scopolamina - Wikipedia (italiano)&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;     &lt;span style="color: #073763"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;span style="color: #073763"&gt;&lt;/span&gt;      &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Scopolamine" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: #073763"&gt;Scopolamina - Wikipedia (inglese)&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;     &lt;span style="color: #073763"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;span style="color: #073763"&gt;&lt;/span&gt;      &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.laparola.net/testop.php?riferimento=Gen 30&amp;amp;versioni[]=C.E.I." target="_blank"&gt;&lt;span style="color: #073763"&gt;Testo della Genesi, cap. 30 dove viene citata la Mandragora&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;     &lt;span style="color: #073763"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;span style="color: #073763"&gt;&lt;/span&gt;      &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.laparola.net/testop.php?riferimento=CC 7&amp;amp;versioni[]=C.E.I." target="_blank"&gt;&lt;span style="color: #073763"&gt;Testo del Cantico dei Cantici, Cap 7,14 - Bibbia Cei&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;     &lt;span style="color: #073763"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;span style="color: #073763"&gt;&lt;/span&gt;      &lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hyoscyamine" target="_blank"&gt;&lt;span style="color: #073763"&gt;Iosciamina - Wikipedia (inglese)&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-4673909891939512489?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/4673909891939512489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/09/la-mandragora-o-la-pianta-dellamore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/4673909891939512489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/4673909891939512489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/09/la-mandragora-o-la-pianta-dellamore.html' title='La Mandragora o la pianta dell’amore. Storia, leggenda, scienza e tutto quello che nessuno vi ha mai raccontato.'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SrOuMTQw_jI/AAAAAAAADJg/d-9CyYt2fxc/s72-c/mandragoraofficinarum3_thumb3.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-8697842953898904777</id><published>2009-08-11T05:19:00.001-07:00</published><updated>2009-08-11T05:19:55.856-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Avvisi agli utenti'/><title type='text'>Regolamento del sito e dell’invio di mail al servizio “Il Medievalista risponde”</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Il presente regolamento riguarda l’invio delle domande al sito per quanto riguarda argomenti di interesse dell’utente.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;E’ CONSENTITO:&lt;/h3&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;chiedere consigli, indicazioni, curiosità su tutti gli argomenti che vanno dalla vita quotidiana a quella politica nel Medioevo, quindi crociate, guerre, ecc.&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;fare domande su argomenti che riguardavano anche la vita intima e quindi come venisse vissuta la sessualità nel Medioevo e quindi l’educazione sessuale e di come fosse vissuto e visto l’argomento in tutti i suoi aspetti, anche la violenza.&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;fare domande su argomenti che riguardavano la cronaca (anche quella nera) come ad esempio il caso di Gilles de Rais&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;fare domande sui costumi e le modalità di realizzazione di quelli realizzati dal sito e il costume medievale in genere&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;h3&gt;E’ SEVERAMENTE VIETATO:&lt;/h3&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;porre domande che riguardano o alludano ad argomenti quali pornografia ed argomenti annessi nel senso strettamente moderno con tutto ciò che comportano o riguardano. E’ quindi vietato chiedere tecniche o cose di questo argomento come se fossero o potessero essere state applicate anche in passato. &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;porre domande che riguardino precisi orientamenti politici, indipendentemente dallo Stato e dal partito, alle ideologie annesse. E’ quindi vietato chiedere se per caso una certa ideologia moderna era nata nel medioevo e in che modo era applicata.&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;porre domande che richiedano una presa di posizione politica per quanto riguarda il punto 2&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;porre domande &lt;strong&gt;&lt;em&gt;che richiedono una presa di posizione contro&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; quelli che sono la morale ed i principi della Chiesa, le sue idee e le sue prese di posizione. Un conto è discutere dal punto di vista storico quello che è ad esempio un evento in cui anche la Chiesa è stata partecipe/coinvolta nel Medioevo (per esempio le crociate, la guerra delle investiture, ecc) e quindi questo sarebbe consentito.&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Se volete parlare con me del Graal o porre domande non aspettatevi risposte che incutano o aumentino il mistero e la suspense perchè tutto quello che vi risponderei è storico e scientifico. Detto questo, buona navigazione e chiedete pure, ma rispettate il regolamento. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-8697842953898904777?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/8697842953898904777/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/08/regolamento-del-sito-e-dellinvio-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/8697842953898904777'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/8697842953898904777'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/08/regolamento-del-sito-e-dellinvio-di.html' title='Regolamento del sito e dell’invio di mail al servizio “Il Medievalista risponde”'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-3439432702015157064</id><published>2009-07-02T23:00:00.001-07:00</published><updated>2009-07-02T23:00:39.585-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Donne e uomini nel Medioevo'/><title type='text'>Lupi e uomini nel regno della paura, la realtà storica delle due specie e poi di quella che è davvero da temere, le fiabe avvertono che NON era solo roba del Medioevo...</title><content type='html'>&lt;h5 align="justify"&gt;&lt;em&gt;Bestie e demoni, uomini e paura. Uomini e lupi dalle origini al Medioevo fino alle fiabe, eterni nemici, eterni fratelli...&lt;/em&gt;&lt;/h5&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;img style="display: block; float: none; margin-left: auto; margin-right: auto" src="http://www.lazyhiker.com/photo/hike/japan/45_hokkaido/1101_sapporo/10_botanica_garden/061102120858_ezo_wolf_-_canis_lupus_hattai.jpg" width="472" height="316" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Quest'immagine fa paura, per lo sguardo dell'animale e per i denti che mostra. Questo è stato uno dei demoni più temuti dagli uomini e l'uomo era il demone più temuto dai lupi.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In questo articolo si tratterà di uno degli animali che il Medioevo ha fatto demone, demonizzato, cacciato, perseguitato, fattolo nemico anche nelle fiabe.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il lupo è un animale che ha le proprie radici agli albori del tempo, quando i suoi antenati non avevano ancora avuto modo di confrontarsi con una creatura che nei secoli sarebbe stata il nemico peggiore: l'uomo. Le due linee di sangue, andando indietro nel tempo, dicono chiaramente che tra i due, il primo a padroneggiare fu l'antenato più antico del lupo, poi 2,5 milioni di anni fa l'uomo. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nel Medioevo sicuramente tutte queste cose non le sapevano, a loro non importava, loro avevano ereditato solo questa guerra...questa paura l'uno dell'altro...però non sapevano quanto avessero di simile tra loro. Ebbene sì perchè se da un lato un lupo può avere l'indifferenza pietosa sul genere umano, evitandolo, dall'altro lato l'uomo ha imparato nel corso dei secoli ad avere il pelo dentro...lupo dentro...&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;E' la loro natura, non la loro età a renderli nemici e fratelli al tempo stesso.&lt;/p&gt;  &lt;h3 align="justify"&gt;Il branco: uomini e lupi nella società&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Normalmente quando si parla di uomini non si pensa ad un gruppo di persone come ad un branco di bestie, ma ad un gruppo sociale dove gli individui convivono tra loro e cooperano per il bene sociale, lo dicono anche i vari testi costituzionali, parole nere su bianca carta. Ma sono solo queste: PAROLE. Quando si parla invece di un gruppo di animali sono state appositamente coniate dall'uomo delle parole che fanno la differenza tra lui e le bestie, infatti c'è il gregge, la mandria, il branco...però si sente spesso anche parlare di branco di uomini. Perchè?&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il branco di uomini? Che parola strana...eppure i nostri telegiornali non fanno che parlarne ogni giorno, puntando giustamente il dito contro questi mostri che agiscono in gruppo ma poi a lungo andare esasperando sempre con quegli eventi che divengono un fenomeno mediatico.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nel Medioevo mica c'erano però i telegiornali, nè la stampa. C'era il pettegolezzo e questo lo sanno tutti, c'è sempre stato, nessun mezzo migliore che rende ogni portatore un piccolo protagonista e cronista della notizia che va diffondendosi. Così mentre oggi si è costretti ad attenersi di più ai fatti che non dilungarsi in leggende e superstioni, nel Medioevo, il lupo che aveva scannato una pecora diveniva il demone mandato dal diavolo in persona a scannare tutti i greggi...i contadini allora dovevano sacrificare l'agnello più giovane e appenderne la pelle fuori dalla stalla o a volte si agghindavano come alberi di mille talismani e oggetti scaramantici. Però mentre il pastorello povero ed ignorante si agghindava, si barrava in casa guardando tremante dall'angolo della finestra, per timore del demone nero che viene dai boschi, il nobile signore si alzava dal suo scranno, si stiracchiava, guardava intorno a sè e diceva &amp;quot;oh, che bella giornata oggi, ho voglia di una pelliccia...mi manca la pelle di lupo...&amp;quot; e così con i suoi amici andava a caccia e con arco e frecce e armi facevano prede di selvaggina e poi eccolo là, il demone temuto dai pastori che scappa vigliacco dal nobile signore che ne vuole la pelle...vigliacco lupo dove andavi che la tua pelle volevano e tu volevi quella del pastorello e del suo gregge? &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;E poi c'era anche la volta che il ricco signore chiamava gli amici e diceva &amp;quot;oggi ho voglia di divertirmi&amp;quot;, si muovevano allora in gruppo e si recavano presso la casa del contadino che faceva al caso loro. Forse il ricco signore era bello e giovane, stupido e viziato, però era lui che comandava. Andava coi suoi nella casa, bussava e poi voleva quanto non gli spettava, il grano, il frutto della terra, il frutto pià bello e prezioso del contadino: la figlia. Ma allora l'onore e la dignità umana che non hanno mai perdonato nulla a niente e nessuno si ribellavano e così la figliola diveniva anche l'oggetto di desiderio sfrenato non solo del signore, ma anche degli amici e così ecco lo spettacolo del branco per sè stesso, uno scempio, una vergogna che la storia imputa crimine ad ogni periodo storico che ha visto tali episodi. Erano uomini però, non erano lupi...o meglio erano uomini-lupi...col pelo dentro...&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Tanto ti hanno maledetto, lupo, ma tu non c'eri nel branco degli uomini...eri col tuo a caccia o dietro la casa del pastore a meditare il crimine cui la fame e l'istinto ti hanno costretto...Tanto hanno maledetto questa creatura che ha in sè solo l'istinto della distruzione figlia della Fame, che non gli uomini che in branco hanno ucciso la famiglia del contadino...&lt;/p&gt;  &lt;h3 align="justify"&gt;Nel Medioevo chi aveva paura e di cosa o di chi? &lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il contadino che si vedeva privare della sua frazione di frutto della terra e deturpare la figlia chi doveva temere di più? Il ricco signore o il lupo che faceva la guardia alle sue pecore?&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Quesito difficile da risolvere, ma non sterile! Perchè mentre per un lupo si avevano i mezzi per avvelenarlo e tolgierlo di mezzo, magari sperando che nessun altra creatura volesse far la guardia al gregge...il ricco signore difficilmente si eliminava...quel lupo a due zampe, dotato di crudeltà umana, cattiveria, intelletto...bramosia sfrenata!&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Un elemento che sembra accumunare il branco degli uomini e quello dei lupi prescinde proprio da un fatto non tanto di attrazione sessuale quanto un bisogno che mentre nel lupo è legato ad un fattore puramente naturale e quindi giustificabile, nell'uomo è legato ad una bramosia e d un egoismo e l'uomo che è la creatura superiore a tutte proprio perchè dotato del raziocinio non è giustificabile. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Sia nel branco dei lupi sia nel branco degli uomini si ha una struttura fortemente gerarchica. Poichè il branco del lupo è formato da individui di ambi i sessi alcune teorie sostengono che l'origine del branco andrebbe ricercata nel contesto della necessità di avere più successo durante la riproduzione che non nella caccia. Tale teoria ovviamente non può essere applicata in un contesto dove esseri umani dotati di raziocinio, in una situazione normale, si legano ad un esemplare del sesso opposto per affetto e non solo per quel fattore istintivo tipico dell'uomo che è l'attrazione sessuale. I lupi non la provano, gli uomini sì e questo perchè sono creature dotate di sentimento e raziocinio, non solo di istinto che è quello che gioca il ruolo nel corteggiamento. Così il branco degli uomini è formato solo da maschi, legati tra loro non tanto da legami di sangue (parentela) quanto da patti, amicizia, ricerca di un'identità propria negli altri. Proprio questa ricerca che si trasforma in tutto fuorchè qualcosa di buono è quello che porta il branco umano a ragionare nel modo del capo.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nel Medioevo anche se non abbiamo nomi e cognomi e quando li abbiamo non ne siamo poi così sicuri, più per l'incertezza delle fonti che non per il crimine in sè, si sa che il branco era quello che bruciava la terra del contadino anche solo per divertirsi, non c'è nella cattiveria una ragione per cui una cosa debba essere fatta o no, il branco era quello che sfogava la sua lussuria sulla figliola del contadino e quando la figlia non bastava si passava alla moglie, alle serve...Il lupo dalle due zampe, non doveva essere necessariamente un nobile o ricco signore, poteva essere anche un contadino che faceva del male ad altri contadini, ai loro figli, il guazzabuglio nella gerarchia umana era tale in alcuni casi che non c'era uomo che non temesse lupo e uomo. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In entrambi i branchi c'è un capo, ma nel caso del lupo la situazione è diversa. Il branco del lupo è guidato da due individui che stanno alla punta della piramide sociale, il maschio alfa e la femmina alfa. La coppia alfa (di cui solo uno dei due componenti può essere il &amp;quot;capo&amp;quot;) possiede più libertà rispetto al resto del branco, anche se i due non sono capi nel senso umano del termine: gli individui alfa non impartiscono ordini agli altri lupi; bensì, possiedono la libertà di scegliere cosa fare, quando farlo, dove andare, quando andare. Il resto del branco, che possiede un forte senso della collettività, solitamente li segue.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In un branco umano il capo è uno solo, il più forte, quello che per conquista o per nascita sta all'apice della piramide sociale. Non c'è in questo caso la femmina alfa dell'uomo alfa. Però come il capo del branco dei lupi, il capo branco degli uomini è quello che rispetto a coloro che gli stanno sottomessi ha più libertà, può IMPARTIRE ORDINI e gli altri non hanno la libertà dei lupi nel branco, DEVONO INFATTI OBBEDIRE agli ordini, la ribellione scatena la lotta, anche quando nei casi più rari sono tutti sullo stesso rango o livello sociale. E mentre nel branco dei lupi la lotta si può scatenare per avere la stessa femmina, nel branco degli uomini questa non è la sola ragione, più spesso c'è politica, economia, invidia, desiderio di essere a propria volta capi. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Malgrado siano poche le cronache medievali, in netta inferiorità rispetto a quelle odierne, si sa che non erano rari gli svaghi-rapina alle cascine contadine da parte del signore e degli amici. In fin dei conti era terra del signore, coltivata dai manovali e quindi il signore poteva decidere se distruggerla o no, anche per un semplice capriccio.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Poteva accadere che in un branco di soldati ci fosse la coppia alfa che era quella dove uno era il capo supremo e l'altro il diletto con i privilegi del rango.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ma il Medioevo e la storia umana non ci hanno lasciato solo il branco degli uomini, quanto ancora il lupo umano solitario, quello che si mescola tra la folla e che la Fiaba di Cappuccetto rosso ha celato nella sua trama.&lt;/p&gt;  &lt;h3 align="justify"&gt;Il lupo dall'umana pelle dal Medioevo ai giorni nostri, Cappuccetto Rosso dal Medioevo svela...&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Cappuccetto Rosso&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; è una fiaba popolare europea di cui esistono numerose varianti; è stata trascritta, tra gli altri, da Charles Perrault (col titolo &lt;i&gt;Le Petit Chaperon Rouge&lt;/i&gt;) e dai fratelli Grimm (&lt;i&gt;Rotkäppchen&lt;/i&gt;). Pur essendo generalmente considerata adatta a essere raccontata ai bambini, contiene riferimenti non troppo celati ad argomenti come violenza e cannibalismo. La storia è incentrata sul contrasto fra il mondo luminoso sicuro del villaggio e quello oscuro e insidioso della foresta, un'antitesi tipicamente medievale.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La storia di Cappuccetto Rosso può essere fatta risalire alla tradizione orale di diverse regioni europee. Si sa che la fiaba era narrata già nel XIV secolo in Francia. &amp;quot;La finta nonna&amp;quot; è il titolo di una antica versione italiana della fiaba, in cui Cappuccetto Rosso riesce a sconfiggere il lupo basandosi esclusivamente sulla propria astuzia. Alcuni sostengono che questa versione sia più vicina all'originale, e che il personaggio del taglialegna sia stato aggiunto successivamente per suggerire l'idea maschilista che nonna e nipote non potessero salvarsi senza l'aiuto di un uomo.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In ogni caso, la versione scritta più antica della fiaba è Le Petit Chaperon Rouge, apparsa nella raccolta di fiabe I racconti di Mamma Oca di Charles Perrault nel 1697. La versione di Perrault è più sinistra di quella successiva (e meglio nota) dei Grimm. In questa versione Cappuccetto Rosso è &amp;quot;una ragazza attraente e di buona famiglia&amp;quot; che finisce mangiata dal lupo insieme alla nonna, senza alcun lieto fine. Al termine del racconto, Perrault fornisce una spiegazione esplicita della morale, dalla quale non è difficile estrarre l'evidente contenuto sessuale:&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p&gt;&amp;quot; Da questa storia si impara che i bambini, e specialmente le giovanette carine, cortesi e di buona famiglia, fanno molto male a dare ascolto agli sconosciuti; e non è cosa strana se poi il Lupo ottiene la sua cena. Dico Lupo, perché non tutti i lupi sono della stessa sorta; ce n'è un tipo dall'apparenza encomiabile, che non è rumoroso, né odioso, né arrabbiato, ma mite, servizievole e gentile, che segue le giovani ragazze per strada e fino a casa loro. Guai! a chi non sa che questi lupi gentili sono, fra tali creature, le più pericolose!&amp;quot;&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;(Le Petit Chaperon Rouge, Charles Perrault, 1697)&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Le versioni successive della fiaba non furono tanto diverse e sicuramente se vogliamo fare una buona interpretazione che ci stacca un po' dal lupo medievale detto nel titolo, dobbiamo sicuramente tenere conto che l'autore del commento, Perrault viene dall'epoca che rappresenta le braci dell'Illuminismo, l'età della ragione, quella che determinerà poi con la caduta dell'Ancient Regime, la vera morte del Medioevo facendo divampare le fiamme della conoscenza, i veri lumi del sapere. Il Medioevo non morì con una semplice scoperta dell'America, ma morì nel sangue del re di Francia nel 1789. Così Perrault si trovava in una società che per quanto migliore del Medioevo doveva aver preservato anche quelle spiacevoli situazioni, madri della cronaca nera, da cui dedusse la sua versione della fiaba e a cui diede la sua interpretazione. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Perrault sicuramente ha fatto riferimento a due fenomeni che la società andava sempre più esasperando e divulgando, portando la popolazione ad uno sbaraglio peggiore di quello medievale: la prostituzione e la maturità sessuale.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nel Medioevo la prostituzione si sa che era praticata, esistevano già i bordelli e le ragazze erano molto spesso anche serve di locanda o ragazze che prendevano quella decisione da sole, spesso orfane e prive di ogni fondamento morale alle proprie spalle, talvolta nel contesto urbano era persino tollerata ma limitata da delle leggi che se venivano trasgredite la punizione era pesantissima, talvolta si pagava anche con la vita. Sicuramente anche ai tempi di Perrault la prostituzione era un fenomeno che funzionava nel modo simile, ma qualcosa di troppo grave, anche se nel contesto urbano era tollerato, cominciava a non andare se uno scrittore di fiabe era arrivato a doverne far riferimento in una fiaba per bambini. Le ragazze erano sempre più giovani e questo significava che la visione della maturità sessuale era cambiata troppo rispetto al medioevo, il diventare donna era divenuto in alcuni casi un vanto per alcune, era il passo da cui iniziava la corsa frenata, senza ritorno, verso il piacere assoluto. Il colore rosso del cappuccio è il colore della passione, della sessualità, un colore che accende anche il desiderio, che stimola, che simboleggia però anche il sangue, il sangue del menarca, ma anche il sangue della violenza. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Infatti nelle sue parole Perrault esprime chiaramente che al di là dei bambini, le ragazze farebbero bene a stare in casa con la vecchia, la mamma o la nonna perchè là fuori c'è il lupo che le vuole mangiare, che ne vuole la dignità e per questo si farebbe bene a non cedere troppo alle lusinghiere offerte e promesse di saccenti corteggiatori perchè è un attimo poi sparire nel nulla, nella sua tana da cui non si torna più indietro. Nel Medioevo il corteggiamento esplicito in pubblico era proibito anche dall'amor cortese che prevedeva tutti dei sotterfugi, dei giri a non finire di parole e che aveva come sede un castello e persone di rango diverso, mai la strada, il borgo o una via. Ai tempi di Perrault invece l'amore cortese erano metodi dimenticati, antichi, scomodi, meglio qualcosa di diretto pensava la gente e così i colli ed i decolletè femminili si scoprivano a mostrare parte di grazia e sensualità oltre che sessualità femminile. I volti delle donne divenivano volti di porcellana, truccate con la parrucca dal capello bianco, sotto le crinoline i primi vestiti intimi, le calze, e via dicendo e il corteggiatore individuava la preda e così iniziava il corteggiamento ad una bella ragazza senza quel pudore pubblico che invece avrebbe fatto scandalo nel Medioevo. Tra questi corteggiatori c'erano sicuramenti anche i lupi detti da Perrault perchè erano veramente disposti a tutto, anche di andare a casa della preda...&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Perrault condanna così anche il cattivo costume sociale ammonendo ad una riservatezza pubblica più vicina a quella medievale, ad una confidenza minore, ad un'educazione migliore perchè quella del suo tempo è sempre peggiore, anche se ovviamente anche il Medioevo ha i suoi di peccati in merito, ma andiamo per gradi. Libri del XVII e XVIII secoli ne parlano chiaramente ed apertamente di questo sbagliato costume del libertinismo, di un'ascesa sessuale sempre più precoce così nel cuore dell'illuminismo De Sade conferma quale sia il livello del costume quotidiano, il romanzo Juliette nè una conferma spaventosa dove il lupo cattivo assume anche le vesti non più del semplice cliente della prostituta o di colui che attira la ragazza per iniziarla al sesso, un maniaco perverso capace di tutto.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;E quel maniaco perverso capace di tutto, il lupo umano, il lupo dalle due gambe che va a casa della ragazza e la tira fuori con le buone (la seduce lentamente, la corteccia in pubblico fino a convincerla che non c'è più sole o luce senza di lui e poi ne fa quello che vuole) o con le cattive e ne viola la vita privata, la schiavizza, le rovina la vita, l'esistenza (lo stupro). Sicuramente quando parlava di lupi l'autore di fiabe doveva pensare a mettere in guardia anche da queste situazioni, quella del cattivo costume e quella dei pervertiti e dei maniaci.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Sicuramente la fiaba di cappuccetto rosso è molto indirizzata al sesso femminile, ma anche al mondo dell'infanzia e degli adulti per ammonire i bambini a non essere troppo ingenui che la cattiveria nel mondo è nascosta dietro ad ogni angolo, in ogni buco, anche nelle fogne, pronta ad approfittare della loro ingenuità. I bambini non hanno quella malizia che serve a mettere in guardia, non ci vedono nulla di male in uno sconosciuto che amorevolmente li prende per mano, gli offre qualcosa da mangiare, lo ospita a casa dicendo di essere un amico dei genitori. Fin da bambini ci hanno raccontato questa storia, di non accettare nullà, nè cibo nè aiuto da chi non abbiamo mai visto perchè è pericoloso e se questa fiaba di cappuccetto è stata rivolta ai bambini, così come tante altre fiabe che da piccoli non potevamo interpretare nel vero ammonimomento per la vita adulta, è perchè anche ai tempi di Perrault e molto prima il fenomeno delle scomparse di bambini e di reati a sfondo sessuale su minori esisteva e quello dell'autore è un allarme che più che mai è valido oggigiorno.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La fiaba di cappuccetto vede una bambina con un mantellino rosso che deve portare una cosa alla nonna, è sola e la mamma le dice di non dare ascolto a nessuno, ma la bambina cederà alle lusinghe del lupo e ingenua gli indicherà anche la strada facendone una lunga ingannata dal lupo. La bambina dovrà attraversare tutta la foresta prima di arrivare dalla nonna che però, diciamocelo, è leggermente cambiata dall'ultima volta che l'aveva vista...aveva denti aguzzi, peli dappertutto, artigli, la coda! Santo Cielo, cosa è successo alla nonna?&amp;#160; Non era un effetto collaterale delle medicine nè qualche ormone preso per errore al posto della medicina per il cuore, piuttosto quella persona, quell'essere infido, crudele, bugiardo, immondo di cui si era fidata, a cui aveva addirittura consegnato le chiavi di casa..e alla frase fatidica &amp;quot;ma che bocca grande che hai...nonna!&amp;quot; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Beh, queste frasi le pensò, povera cappuccetto, quando era già nello stomaco del lupo e non venne nessun cacciatore, nella realtà dei fatti, se la storia è ispirata a qualcosa di realmente accaduto, a tagliargli la pancia e salvare le due disgraziate, ingegnue. Il lupo fece la sua vita a caccia di altre ingenue...come sempre! La foresta che come dicevamo sopra ha un che che ricorda molto il medioevo rappresenta anche la realtà, in cui questa ragazza dalla casa natia esce per vivere da sola, ma che vuole fare come tanti, di testa sua senza ascoltare il consiglio di qualcuno più vecchio e un po' più saggio. La simbologia di Perrault che fa riferimento a siutazioni reali e che bisogna combattere tutt'ora, ricorda anche proprio il Medioevo ed episodi simili avvenuti in quell'epoca che senz'altro la storia non ha dimenticato e qualche riga l'ha scritta. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Dopo la morte di Giovanna d'Arco uno dei suoi compagni perse completamente la ragione, ma non per la morte della pulzella, quanto per l'egoismo e la sete di potere sfrenati che forse da sempre avevano fatto parte di lui, Gilles de Rais, che fu accusato di lesa maestà e di aver commesso crimini a sfondo sessuale su dei ragazzini misteriosamente scomparsi.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Gilles de Rais, il lupo francese e la sua ombra nella fiaba di Perrault&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Gilles de Montmorency-Laval barrone di Rais, detto Barbablù (Machecoul, 10 settembre 1404 – 26 ottobre 1440) è stato un militare e serial killer francese.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Venne accusato e condannato a morte per la tortura, lo stupro e l'uccisione di un gran numero di bambini, verosimilmente circa duecento. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Gilles de Rais fu un bambino di brillante intelligenza, con spiccate capacità nell'apprendimento del latino. A soli undici anni rimase orfano di entrambi i genitori e fu affidato al nonno materno, Jean de Craòn. Nel 1420 visse alla corte del Delfino Carlo, futuro Carlo VII. Jean de Craòn provò a farlo sposare con Jeanne de Paynol, una ricca ereditiera, ma senza successo; fu un fallimento anche il tentativo di matrimonio con Beatrice de Rohan, nipote del duca di Bretagna. Infine riuscì nell'intento di accrescere le ricchezze di Rais facendogli sposare un'altra ereditiera, Catherine de Thouars, dopo averla rapita.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Dal 1427 al 1435, de Rais fu comandante nell'esercito reale e prestò servizio anche durante le campagne di Giovanna d'Arco contro gli inglesi. Nel 1429, appena venticinquenne, si guadagnò il titolo di Maresciallo di Francia in seguito alla strepitosa vittoria riportata dai francesi nella battaglia di Patay contro le truppe inglesi.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Morto il nonno, nel 1432 ereditò un'immensa fortuna, accumulata dal suo avo con estrema rapacità e destrezza, cui si aggiungevano le ricchezze dei de Rais e quelle della moglie, ritrovandosi così ad essere uno degli uomini più ricchi del suo tempo. Ritiratosi dal servizio militare, iniziò a spostarsi da un castello all'altro nei suoi domini, dandosi ad una vita opulenta e raffinata, finanziando spettacoli teatrali e dissipando il suo notevole patrimonio, fino ad essere costretto ad intaccare la sua ricchezza svendendo alcuni possedimenti. Fu in quel periodo che, per cercare di ritrovare la fortuna, pare cominciasse ad interessarsi all'occulto, motivo per cui affidò al suo cappellano, Eustache Blanchet, il compito di procacciargli alchimisti ed evocatori di demoni. Fu proprio questi a recarsi in Toscana, terra a quell'epoca di grandi innovazioni, e ad incontrare a Firenze Francesco Prelati, un giovane monaco spretato aretino dedito all'occultismo, che assoldò e portò con sé in Francia nel 1439. Nel frattempo Gilles de Rais, ingannato più volte da lestofanti ed imbonitori che ne mettevano a nudo l'ingenuità e la credulità, aveva continuato a sperperare forti somme di denaro nel tentativo di ottenere la pietra filosofale per recuperare le proprie ricchezze. Prelati, invece, convinse de Rais che avrebbe potuto mantenere ricchezze e potere solo sacrificando esseri innocenti ad un demone chiamato &amp;quot;Barron&amp;quot;, nome inventato dallo stesso Prelati giocando sul titolo nobiliare dei de Rais. Gilles de Rais, in effetti, non era nuovo all'uccisione di bambini ed adolescenti maschi, pratica che aveva iniziato nel 1432 per soddisfare il suo sadico piacere sessuale. In questa attività era sempre stato aiutato dal fedele valletto Étienne Corillaut, detto &amp;quot;Poitou&amp;quot;, che gli procurava i ragazzini spesso comprandoli per un tozzo di pane da famiglie di disperati.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a name="Il_processo_e_la_condanna"&gt;&lt;/a&gt;Il 15 maggio 1440, Rais rapì un giovane prelato di nome Jean le Ferron, fatto che indusse il vescovo di Nantes ad indagare sui suoi crimini passati. Dopo la liberazione di Le Ferron, nell'autunno dello stesso anno Rais fu arrestato ed il 13 ottobre cominciò il processo, basato su quarantanove capi d'accusa.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il de Rais, con arroganza e violenza inizialmente accusò i propri inquisitori di volerlo processare per sottrargli le sue ricchezze, quindi, sotto minaccia di tortura, confessò tutto. La confessione dei suoi misfatti, una volta trascritta, fece inorridire a tal punto i giudici, che i passi più espliciti non furono contemplati tra le prove. Secondo la confessione, de Rais avrebbe più volte mutilato, violentato ed ucciso dei ragazzi; avrebbe poi mozzato loro le membra e la testa insieme ai suoi complici, per poi giudicare quale fosse &amp;quot;la più bella&amp;quot; ed offrirla al diavolo. Quante siano state le sue vittime non si sa esattamente, essendo stata bruciata la maggior parte dei cadaveri, ma il numero dovrebbe aggirarsi tra le 80 e le 200; egli preferiva comunque gli individui maschi che avessero tra i sei ed i diciotto anni. Il 26 ottobre de Rais, insieme ai due servitori e complici, Henriet Griart e Poitou, fu giustiziato mediante l'impiccagione e il rogo, ma non prima di ricevere l'assoluzione dai peccati commessi da parte di un sacerdote: il nobile, infatti, era riuscito a commuovere la curia con la sua profonda contrizione.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il personaggio doveva essere noto alla gente ancora fisso fantasma nella memoria collettiva ai tempi di Perrault, ma non abbastanza da non aver ancora fatto capire che mostri simili ne esistevano ancora e ne sarebbero venuti altri. Perrault sicuramente si era riferito anche a questo mostro nella sua fiaba, raffigurandolo come un lupo, in modo che i bambini cogliessero attraverso quella figura l'insegnamento della morale della fiaba di Cappuccetto rosso, cioè di non dare retta agli sconosciuti e ai genitori di tenersi stretti i figli e di educarli, le ragazze soprattutto. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;I bambini che ascoltavano le fiabe allora non sentirono mai il nome di Gilles de Rais nè dei crimini orribili da lui commessi, ma impararono che da quel lupo cattivo a due gambe ci si deve guardare. La fiaba era nota anche prima della venuta di Gilles de Rais e questo significa che il fenomeno per cui la fiaba veniva raccontata, per mettere in guardia, era già diffuso da tempo.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Erroneamente si pensa che il personaggio di Barbablu ideato da Perrault corrisponda al personaggio di Rais, ma invece è semplicemente ispirato alla vita di Enrico VIII Tudor che come Barbablu cambiava spesso moglie, ogni tanto facendone uccidere qualcuna. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Altre fiabe che al di là dell'ambientazione medievale richiamano la simbologia del cattivo rapitore di bambini è senz'altro quella di Hansel e Gretel, creata però successivamente e più o meno con lo stesso avviso, ammonimento. Fiabe simili che non usano il lupo ma l'orco sono quelle di Pollicino e anche qui l'insegnamento non è tanto diverso. Ma forse il lupo cattivo rappresenta un po' il male di tutte le fiabe così come è una sorta di lupo col pelo dentro il cattivo di ogni storia che, diciamocelo, forse a volte è arrabbiato e digrigna i denti come un cane, altre volte è bello e servizievole, ma molto poco paziente e allora ci sarà da qualche parte una cappuccetto rosso, una principessa indifesa che nell'ingenuità lo seguirà e allora spetterà al narratore di fiabe o allo scrittore decidere se quella storia dovrà avere o no un lieto fine, cosa che nella realtà è puramente casuale e non si può decidere nè con la fantasia nè con la piuma in mano.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Fonti&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.wikipedia.org"&gt;www.wikipedia.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-3439432702015157064?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/3439432702015157064/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/07/lupi-e-uomini-nel-regno-della-paura-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/3439432702015157064'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/3439432702015157064'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/07/lupi-e-uomini-nel-regno-della-paura-la.html' title='Lupi e uomini nel regno della paura, la realtà storica delle due specie e poi di quella che è davvero da temere, le fiabe avvertono che NON era solo roba del Medioevo...'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-5350412587675303853</id><published>2009-07-02T22:58:00.001-07:00</published><updated>2009-07-02T22:58:49.769-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Donne e uomini nel Medioevo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Donne nel Medioevo'/><title type='text'>Il principe azzurro era vecchio, brutto e cattivo nel Medioevo, ma non sempre. Le coppie celebri dei romanzi medievali per vedere se anche all'epoca esistevano storie d'amore.</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;ah quante abbiamo sognato il principe azzurro. Bello, ricco, alto, biondo e con gli occhi azzurri o con l'aspetto della persona amata o che ci piaceva o che ancora ci piace. Se non era biondo, se alla fine non era poi così ricco, poco importava, lui era ed è il solo che ha il potere di sconfiggere tutte le paure, tutte le ansie, tutto quello che ci sembra contro, quello che amiamo e che ameremo sempre se già non lo amavamo da una vita, quello che non ha difetti, che ci fa sentire regine di un regno che in realtà è fatto d'aria e sogni, che in realtà è un'illusione, un'utopia perchè lo sappiamo bene noi donne che il principe azzurro è una fiaba a cui abbiamo creduto solo da bambine. E ci perdevamo sui libri di fiabe, immaginandone l'aspetto, sperando di incontrarlo, che il destino unisse la nostra strada alla sua, che nessuna perfida strega ci portasse via il suo cuore o il suo amore. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Fine delle favole, siamo donne e siamo cresciute anche se magari siamo giovanissime, non siamo delle stupide! La stupidità femminile non esiste perchè quelle persone che definiamo stupide, specie di sesso femmile, sono in realtà persone che non riescono a creare una loro identità e farla maturare, la costruiscono come un frankenstein con mille esempi, il 99% delle volte sbagliati, e li seguono alla lettera. E' l'unica ragione di vita di chi vive di esibizionismo, chi vuole apparire a tutti i costi, è l'esibizionismo che dal medioevo ad oggi non è mai passato di moda!&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Dimenticate Cenerentola e Biancaneve, dimenticate la Principessa Pelle d'Asino, dimenticate tutte quelle che dalle stalle hanno raggiunto le stelle e guardiamo a quelle che dalla posizione in cui si trovavano, ricca o umile che fosse hanno coronato un sogno economico, hanno buttato via la propria umanità per colpa di quel principe azzurro che da bambine hanno ingenuamente sognato e che da adulte hanno riscoperto come un estraneo e un bruto. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#800000"&gt;Le ragazze medievali si innamoravano? Esisteva già la storia del principe azzurro? E i ragazzi si innamoravano? - alla scoperta dell'amore medievale!&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La storia del principe azzurro è vecchia, vecchia. Si perde nel buco spazio-temporale, è lontana centinaia di anni luce da noi, è un sogno. Il principe azzurro non deve necessariamente essere visto come un bel ragazzo vestito d'azzurro su di un cavallo bianco, perchè ogni ragazza lo ha visto anche vestito di nero su cavallo bianco o vestito di bianco su cavallo nero o lo vedeva vestito, il principe azzurro moderno, con jeans e maglietta e occhiali da sole, dolce sorriso, voce adulta, sguardo tenero...un sogno bellissimo! Siccome jeans e maglietta nel medioevo non esistevano, le ragazze medievali immaginavano il loro idolo con farsetto e calzamaglia, camicia e tunica e stivali...il guerriero prode o il figlio di un ricco nobile...a tutti gli effetti qualcuno di irraggiungibile ma che il destino aiuterebbe a raggiungere come per magia! Ecco perchè è irrangiubile questa figura del principe azzurro, perchè è un'illusione ed un'utopia, perchè non esisteva e non esisterà mai nè qui nè in altri mondi o epoche. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Se a una ragazza piace un ragazzo vede bene nel &amp;quot;lui&amp;quot; che le sta accanto quel &amp;quot;principe azzurro&amp;quot; che il cuore ha scelto, che è perfetto anche quando ha mille difetti e che la fa sentire speciale. Anche le ragazze medievali si innamoravano o si prendevano le cotte non meno delle nostre adolescenti e il lui, oggetto della passione e dell'attrazione, colui che il cuore sembra aver scelto, era il principe azzurro che combatte, salva la sua amata, l'eroe che ogni ragazza sogna di avere per fidanzato. E capitava che il sentimento era talvolta corriposto e allora ecco che nasce una fiaba, perchè di sicuro, una volta che le cose vanno bene e tutto sembra perfetto, ecco la figura del cattivo, della strega che deve metterci mano! Per forza! Che noia se fossero solo storie di spasimi e sospiri di amanti, anche i più romantici come me sarebbero disgustati! Non c'è principe senza strega, che principe sarebbe! &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Le ragazze medievali sognavano da bambine il principe e quando questi era un ragazzo vero, che magari corrispondeva, l'innamoramento era al picco massimo...&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Essere innamorati non significa e non significava però in realtà vedere per lei in lui il principe azzurro e sentirsi regine di un regno delle favole, e non significa nè significava per lui vedere in lei la donna che solo e soltanto avrebbe avuto il suo cuore, la regina, la sola, la donna più bella che esiste! &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Essere innamorati significa saper aspettare, imparare la pazienza sopra ogni cosa, accettare l'altro per quello che è senza però annullarsi per amore, significa amare sè stessi e farsi amare, farsi accettare, venirsi incontro, saper trovare un compromesso, saper affrontare gli ostacoli...&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;e come abbiamo detto non c'è principe senza strega e...&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;beh, il sogno si realizzava perchè lei veniva promessa ad un lui e qui il destino una mano la dava, anche forte, ma spesso era qualcuno che lei non amava e lui sicuramente non vedeva in lei la regina, la sola, la bellissima!&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Se il principe era un ragazzo che piaceva o di cui si era innamorate, piu spesso quello cui si veniva promesse era tutt'altro! Vecchio e brutto e spesso anche crudele e possessivo in pubblico ma menefreghista nella maniera più assoluta nel privato, quando non era violento!&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#800000"&gt;Tristano e Isotta. Isotta e Marc. Da una magia nacque l'amore e dall'amore nacque la guerra&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Gottfried von Strassburg scriveva della storia di Tristano. Il bimbo nato dall'amore di Biancofiore, sorella di Re Marc di Cornovaglia e del cavaliere da lei tanto amato, che dopo averla posseduta l'aveva portata nel suo regno, sposata, ma quasi subito dovette partire per la guerra. Disperata e angosciata la povera Biancofiore partorì per poi spirare ed il bambino fu raccolto dal fedele siniscalco reale che lo crebbe come un figlio e poi lo mandò a Re Marc. Sebbene Von Strassburg avesse scritto la storia nel XV sec. questa era ambientata nei secoli in cui l'Irlanda teneva il giogo sulla Britannia e da questa pretendeva il tributo. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Non fosse che Tristano si trovò in quella terra per caso, vi arrivò ferito e la regina fu tanto buona da guarirlo e lui insegnò alla figlia Isotta tutte le cose che sapeva. giunse il tempo che Tristano doveva far ritorno e quando tornò in quella terra era perchè Marc per porre fine alla guerra tra i due regni aveva proposto il matrimonio con la figlia del re. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ma la madre di Isotta, esperta in arti magiche, aveva provveduto a preparar un filtro e darlo alla fedele Brangania (ancella della figlia) con l'ordine di darglielo a bere solo il giorno delle nozze. Se si fosse innamorata del re, non avrebbe sofferto. Per errore la bocetta finì nelle mani di Tristano che la scambiò per vino e ne offrì ad Isotta. Così nacque il loro amore, ma anche la loro rovina perchè da quel momento non vi fu giorno che menzogna o tranello i due non trovassero per stare assieme. Furono però scoperti e Isotta fu ripudiata, Tristano cacciato dalla corte.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;I film hanno rifatto e ricreato questa storia contorcendola, distorcendola in mille maniere fino a farne una favola senza happy ending. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Questa storia rappresenta semplicemente la condizione di tante donne che finiscono per innamorarsi o della persona sbagliata, ma una volta che il legame è consolidato da un giuramento come quello matrimoniale, non possono più sciogliersi e quindi devono arrivare a sacrificare la loro diginrà e diventare amanti di altri uomini di cui credono di essere innamorate. Isotta è l'esempio classico della ragazza che capisce che si è lasciata sfuggire l'occasione e ora che è legata a Marc deve usare l'inganno per stare con Tristano. I due saranno comunque separati per sempre.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;font color="#800000"&gt;Artù e Ginevra - L'uomo ideale e la donna adultera!&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Di questa storia ne abbiamo sentito parlare fino alla nausea. Artù, il cavaliere e l'uomo perfetto, il primo tra tutti, ma uguale a tutti, anche al cavaliere prediletto Lancillotto, quello che divenne il suo braccio destro, il braccio che lo pugnalò alle spalle. Ginevra, la sposa tanto amata, ma troppo idealizzata perchè l'amore di Artù avesse un valore anche minimo. Ginevra era una donna che come è stata descritta era molto esigente specie sul piano affettivo-intimo e Artù metteva al primo posto non il suo amore, ma i suoi ideali e Ginevra arrivò a cercare un uomo che mettesse lei al centro del proprio universo. Chi meglio di Lancillotto. Il migliore di tutti, in tutto, anche nel tradire il re. Fu il suo amore a vincere sulla ragione, dicono i bardi e i trovatori, ma la realtà storica ci dice che per tante ragioni Ginevra era alla fine una donna come tante che cerca di superare la noia di un matrimonio che rischia di diventare a sua volta un ideale. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#800000"&gt;Giulietta e Romeo - Un amore che Shakespeare ha presumibilemente ambientato nel Medioevo, ma che è andata avanti ad oltranza. L'amore impossibile.&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Eh, questa storia ha fatto versare lacrime a fiumi, ha spezzato cuori, ispirato film e tragedie di tutti i tipi. Più impossibile di questo amore, non ce ne sono altri e credo proprio che valga la pena darci una letta!&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Figli di famiglie rivali, Giulietta e Romeo espirmono in sè solo il disagio e le lotte di tante famiglie, tanto nel Medioevo quanto in altre epoche. Ma può l'amore vincere sulla guerra? Solo con la morte! &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Perchè solo con la morte di entrambi avrà fine la lotta delle due famiglie, solo il loro sacrificio porrà fine ad anni se non secoli di odi inutili e rivalità.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Romeo e Giulietta rappresentano la condizione di tante persone che nel passato si sono volute bene ma che per ragioni sociali e anche personali non potevano assolutamente stare insieme. Il Dramma era proprio questo, non potevano perchè figli di persone tra loro nemiche.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Si finiva così per adottare tutti gli stratagemmi per stare insieme e davanti all'ultima dimostrazione dell'impossibilità di realizzare un sogno, la morte era la sola soluzione. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-5350412587675303853?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/5350412587675303853/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/07/il-principe-azzurro-era-vecchio-brutto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/5350412587675303853'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/5350412587675303853'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/07/il-principe-azzurro-era-vecchio-brutto.html' title='Il principe azzurro era vecchio, brutto e cattivo nel Medioevo, ma non sempre. Le coppie celebri dei romanzi medievali per vedere se anche all&amp;#39;epoca esistevano storie d&amp;#39;amore.'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-8769439862899839447</id><published>2009-07-02T22:57:00.001-07:00</published><updated>2009-07-02T22:57:32.368-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Donne nel Medioevo'/><title type='text'>Matrimonio nel Medioevo - Coronamento di un sogno, o di un interesse?</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Breve anticipazione sul contenuto del prossimo articolo&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nel Medioevo il matrimonio non era come lo intendiamo noi oggi, ma solo un mezzo per realizzare un interesse di natura politico-economica.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Innanzitutto bisogna premettere che avvenivano, al contrario di quanto si pensa, nei casati nobiliari quanto nella borghesia e non è mai stato vero il detto che “i poveri si sposano per amore” perché la figlia del contadino veniva promessa al vicino ricco che prendeva le terre in dote, e la figlia del re veniva data al suo nemico per stipulare la pace. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;È citabile il matrimonio tra Isabella, la Lupa di Francia, figlia di Filippo IV il Bello; fu promessa al nemico, Edoardo II figlio di Edoardo I, re d’Inghilterra. Isabella si sposò ad appena sedici anni ed Edoardo era molto più vecchio di lei e non era certo il genere di marito perfetto perché la storia lo ha sempre visto come un debole, un codardo e un effeminato. Edoardo era anche omosessuale, vergogna degli inglesi e si pensa che dopo diversi anni Isabella, di fronte ad un matrimonio fallito sin da principio, decise di far sparire il marito dalla scena politica per poter permettere al figlio Edoardo III di salire al trono e ristabilire l’equilibrio. Scoperta per i suoi intrighi fu fatta sparire a sua volta in un convento, dietro ordine del figlio. Isabella si pensa non avesse agito da sola, ma a fianco di Mortimer, il suo amante e nonché uno dei ribelli alla corona.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il matrimonio tra isabella ed Edoardo era servito a mettere tregua tra Francia e Inghilterra, ma non passarono neanche vent’anni che Edoardo III mosse guerra al cugino, Filippo VI di Valois.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Un simile matrimonio, fatto per interesse, rappresentò un errore perché non servì se non a portare ulteriore caos. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In genere i matrimoni medievali sfociavano sempre di più in situazioni simili perché la costrizione era sentita male da entrambe le parti. Per la sposa era un dramma perché poteva essere fortunata e sposare un uomo giovane, ma poteva anche capitarne uno vecchio; poteva essere buono o cattivo, crudele e spietato, avido e stupido; alla fine però contava poco perché c’era una scappatoia: l’adulterio.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Per lo sposo il discorso era esattamente lo stesso, con una piccola differenza però: se era sorpreso di adulterio non pagava nessuna sanzione e non perdeva l’onore, non succedeva nulla; al contrario, se era invece la donna sorpresa di adulterio scoppiava il finimondo. L’adulterio femminile gettava nel fango l’adultera e la sua famiglia, il suo nome e tutto ciò che la riguardasse. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il matrimonio nel Medioevo aveva anche uno scopo molto importante: generare un erede. Considerando che la vita media non superava i cinquant’anni sia per gli uomini che per le donne, il matrimonio si faceva prima dei vent’anni d’età e dopo i dodici o quattordici anni. Le bambine diventavano donne intorno a quell’età e da quel momento potevano essere anche madri. I ragazzi invece diventavano uomini attorno alla quindicina di anni e si sposavano un anno dopo, al massimo due.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Questi numeri esprimono una media, un valore generico e non indicativo perché capitavano, come detto sopra, anche casi di ragazzine che sposavano dei quarantenni o delle quarantenni che sposavano dei ragazzini, ad esempio.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il matrimonio avveniva quindi in relazione all’età perché da questa dipendeva, oltre ad altri fattori certamente, la capacità di generare eredi. Certamente una ragazzina appena divenuta donna aveva più possibilità di una trentenne di diventare madre e dare al marito dei figli. Un ragazzo di vent’anni aveva più possibilità di un quarantenne di diventare padre e generare una sana prole. Si cercava il più possibile, pur nell’inseguimento di un interesse politico-economico, di fare dei matrimoni in cui tutti e due gli sposi fossero abbastanza giovani per il motivo detto sopra.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ancora, il matrimonio inseguiva l’interesse di natura politico-economica anche quando uno dei due sposi convolava in seconde o terze nozze e questo perché ovviamente contribuiva ad aumentare ulteriormente il patrimonio di un casato. Se un uomo restava vedovo dopo due anni, tendeva a sposarsi di nuovo e il patrimonio della moglie rimaneva in mano sua e veniva aggiunto successivamente quello della nuova moglie. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;L’interesse era quindi quello di accrescere ricchezze e prestigio, acquistare ulteriori titoli e più potere, ingrandire i propri territori e fare alleanze. Tutto veniva passato al momento giusto, che non coincideva obbligatoriamente con la morte del genitore, nelle mani dell’erede. Il fenomeno funzionava a catena e a catena si scatenavano le conseguenze in caso di adulteri o figli bastardi.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;C’è di bello che i bastardi si eliminavano facilmente nel Medioevo, non era come oggi, quando si provvede al loro mantenimento e al pagamento per il loro silenzio.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Procedendo per gradi, nel Medioevo i due sposi potevano essere due perfetti estranei e in quel caso si conoscevano il giorno stesso delle nozze o al primo incontro; ma potevano essere anche parenti (cugini di secondo o terzo grado).&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La Chiesa ha sempre cercato di scoraggiare matrimoni tra parenti, quando non vi era nettamente ostile e questo perché da matrimoni tra consanguinei non ne venivano fuori figli sani, né di corpo né di mente. Se proprio il matrimonio doveva avvenire tra parenti la Chiesa insisteva per andare oltre al quarto grado perché a quel punto la parentela di sangue degradava. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;I due non dovevano necessariamente essere dello stesso rango, ma potevano benissimo essere di gradi diversi. Ovviamente erano aboliti i matrimoni tra classi diverse. Un nobile non sposava mai una contadina o una plebea (al contrario di quanto facciano pensare i libri e i film) e lo stesso non poteva fare una donna nobile e questo perché non veniva così rispettato il perseguimento dell’interesse politico-economico.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La cerimonia di fidanzamento non veniva fatta e questo perché nella stragrande maggioranza delle volte la fanciulla veniva promessa alla nascita o in età infantile e il contratto con cui la si prometteva la faceva automaticamente una fidanzata.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-8769439862899839447?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/8769439862899839447/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/07/matrimonio-nel-medioevo-coronamento-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/8769439862899839447'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/8769439862899839447'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/07/matrimonio-nel-medioevo-coronamento-di.html' title='Matrimonio nel Medioevo - Coronamento di un sogno, o di un interesse?'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-8222179001072837049</id><published>2009-07-02T22:56:00.001-07:00</published><updated>2009-07-02T22:56:26.626-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Donne nel Medioevo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Medioevo moderno'/><title type='text'>Il matrimonio dal Medioevo...al giorno d'oggi - scontri e confronti, miti e leggende, cronache e verità.</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Le nostre nonne probabilmente non ci avrebbero visto nulla di medievale, perchè da qui indietro il medioevo non si sapeva cosa fosse, non c'era tempo di studiarlo e quindi le cose erano quelle che erano e si seguivano le regole in vigore. Certo, era sempre quel momento che segna la vita di ognuno, nella coppia, che da quel giorno erano impegni e responsabilità, quel giorno era una nuova pagina, un nuovo inizio.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Mia nonna mi ha sempre raccontato che da qui indietro, ai suoi tempi, il giorno del matrimonio era speciale, ma molto semplice e molto meno caotico rispetto ad oggi, e forse secondo me era anche più felice. Il vestito si faceva quasi sempre in casa o comunque ci si faceva aiutare da una sarta e il tessuto non era firmato, nè troppo pregiato, per quanto potesse essere prezioso, a seconda delle disponibilità di ognuno. In tempo di guerra, si andava a nozze, mi hanno sempre detto, anche con la camicia da notte o l'abito da casa, dal momento che in tempo di guerra la maggior parte delle famiglie italiane non godeva di buone condizioni. Il giorno del matrimonio la sposa e lo sposo venivano uniti secondo rito religioso o secondo rito civile (nel Novecento prima del patto tra Chiesa e Stato ancora non esisteva il matrimonio concordatario). La sposa seguiva le regole della tradizione circa l'abito o gli oggetti da portare quel giorno e ovviamente queste tradizioni cambiano da zona a zona, quando non cambiano da una famiglia all'altra per tradizione storica della famiglia stessa. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il banchetto nuziale era composto da poche persone però che spesso e volentieri non arrivavano a poche decine. Oggi ad un matrimonio si vedono anche più di cento persone. Da qua indietro, era un po' diverso dal momento che non sempre si aveva la fortuna e il denaro per andare al ristorante e pagare un pranzo per più di cento invitati e quindi quando il numero degli stessi era sotto una qualche decina il pranzo si consumava in casa. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il viaggio di nozze era un altro lusso che non sempre ci si poteva permettere e quindi voi direte: ma allora era come nel Medioevo?!&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Beh...quasi...&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Facciamo un salto nel passato. Andiamo proprio nel Medioevo. Le cose stavano un po' diversamente dai tempi delle nostre nonne e dai nostri...le cose stavano come diceva il diritto germanico. Partite con il presupposto che non avreste saputo chi era l'altro. Condizione che perfino le nostre nonne si sarebbero rifiutate di accettare, salvo situazioni particolari dovute a tradizioni della zona o comunque situazioni che oggi e in passato si sono viste ma solo nelle famiglie con alti titoli nobiliari.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Gli studiosi di storia romana direbbero: e allora? anche nel mondo romano non c'era libertà di scelta! altrettanto direbbero gli studiosi di storia greca e così via. In pratica il medioevo non aveva nulla da invidiare alle epoche passate e la sposina poteva consolarsi di non essere nè la prima e nemmeno l'ultima, nobile o plebea che ella fosse. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il mondo romano era molto severo in materia. Il padre doveva preparare la dote della sposa che sarebbe poi passata al marito e inoltre era vietata la consaguineità. A dispetto di altre civilità del passato dove la consanguineità spesso era necessaria nel matrimonio (Egitto). Senza stare a speculare sul fatto che i romani non erano meno opportunisti dei loro figli del medioevo, quando si trattava di affari, se il matrimonio era un mezzo, quando non era il solo, si convolava tutti a nozze! Ai tempi dei romani, almeno fino all'avvento del cristianesimo, alla nascita della Chiesa, come organo ed istituzione, la religione pagana prevedeva altre tradizioni che qui non vengono enunciate e non tutte si conoscono, ma che sicuramente hanno trovato il loro modo di sopravvivere nei secoli fino al Medioevo e fino ad oggi. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;L'avvento del crisitanesimo e la nascita della Chiesa che coincidono con la caduta dell'impero di Occidente e l'inizio del Medioevo, posero delle nuove regole, anche per quel che riguarda il matrimonio. Regole che furono seguite quando faceva comodo, su questo non abbiamo dubbi, regole che però oggi sono in gran parte cambiate e regole che non possono essere violate.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La tradizione matrimoniale medievale deve la sua esistenza a quella germanica, dal momento che a seguito della caduta dell'impero romano d'Occidente la maggior parte di popolazioni che ebbero a litigarsi e dividersi il nostro territorio e l'Europa occidentale erano di origine germanica. I popoli germanici avevano delle tradizioni molto rudi e prevedevano che al contrario del matrimonio romano, fosse il padre dello sposo che doveva pagare una dote al padre della sposa. Ovviamente i due futuri sposi non si conoscevano quasi e ogni incontro era regolato dall'accordo tra i capi famiglia. In questo le civiltà romane e barbariche si trovavano d'accordo, la figura del &lt;em&gt;pater familias&lt;/em&gt; era ancora quella che comandava e manteneva alta la sua supremazia. Altra caratteristica, nel matrimonio germanico, dopo la stipulazione del contratto si procedeva col passaggio di proprietà della figlia al futuro marito (&lt;em&gt;mundio&lt;/em&gt;). Seguivano le nozze (&lt;em&gt;nuptiae&lt;/em&gt;) e poi la &lt;em&gt;traditio puellae &lt;/em&gt;cioè l'accompagnamento della sposa nella sua camera nuziale perchè venisse consumato il matrimonio. Eccola qui la famosissima e tanto mitizzata prima notte di nozze! Di cui parleremo in un altro articolo!&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La Chiesa accettò in partenza le regole della tradizione germanica, ma impose severe regole specie per quel che riguardava la consaguineità, estendendola fino al 7°grado e cercando quindi di eliminare l'incesto. Inoltre ci fu l'impegno promosso da diversi Papi, tra cui Niccolò I, di fondare il matrimonio sulla reciproca volontà degli sposi e quindi su uno dei cardini del matrimonio ordierno: il consenso. Non a caso si ritrova nelle prime domande che il prete fa durante la cerimonia agli sposi, circa il consenso e l'assenza di ogni tipo di costrizione a presentarsi davanti a Dio. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;E' la famosa &lt;em&gt;antifona del consenso&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;sul consenso&lt;/em&gt; degli sposi che qui troviamo sotto, nelle sue formule che è obbligatorio al giorno d'oggi. Viene pronunciato dal sacerdote prima dello scambio degli anelli:&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Interrogazione prima del consenso&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p align="justify"&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Carissimi (uomo) e (donna), siete venuti nella casa del Signore, davanti al ministro della Chiesa e davanti alla comunità, perché la vostra decisione di unirvi in Matrimonio riceva il sigillo dello Spirito Santo, sorgente dell'amore fedele e inesauribile. Ora Cristo vi rende partecipi dello stesso amore con cui egli ha amato la sua Chiesa, fino a dare se stesso per lei.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Vi chiedo pertanto di esprimere le vostre intenzioni.&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p align="justify"&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;(uomo) e (donna), siete venuti a celebrare il Matrimonio senza alcuna costrizione, in piena libertà e consapevoli del significato della vostra decisione?&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p align="justify"&gt;(Gli sposi rispondono) Sì.&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p align="justify"&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;Siete disposti, seguendo la via del Matrimonio, ad amarvi e a onorarvi l’un l'altro per tutta la vita? &lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p align="justify"&gt;(Gli sposi rispondono) Sì.&lt;/p&gt;  &lt;blockquote&gt;   &lt;p align="justify"&gt;&lt;font color="#0000ff"&gt;Siete disposti ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarvi e ad educarli secondo la legge di Cristo e della sua Chiesa?&lt;/font&gt;&lt;/p&gt; &lt;/blockquote&gt;  &lt;p align="justify"&gt;(Gli sposi rispondono) Sì.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Per chi abbia voglia di versare lacrime di commozione immaginandosi di rispondere a tali domande, non si chieda se per caso durante la cerimonia il prete chieda anche se c'è legame di consanguinietà tra gli sposi, dal momento che sin da subito o quasi la Chiesa proibì matrimoni tra consaguinei e si da per scontato che oggi in una chiesa ci entrino due persone non consaguinee che si sono conosciute, innamorate, e che hanno deciso di coronare il loro amore. Più che altro è una cosa che se sussistente (quella della consaguineità) devono dire gli sposi quando vanno a parlare col sacerdote che li deve unire e comunque oggi la Chiesa ha severe regole in materia mantenendo sempre una linea contraria, di cui si possono trovare riferimenti sui libri di diritto canonico, almeno, o comunque libri che trattano dell'argomento. Nel matrimonio odierno come si capirà dalle domande che vengono rivolte agli sposi e qui vi prego, non versate lacrime, ne hanno versate a sufficienza in passato, si tiene conto del fatto che l'unione avviene consapevolmente e senza alcuna costrizione di terzi. Nel Medioevo ciò era impensabile, da quanto capirete di quello che abbiamo detto prima. La sposina si sognava tale domanda, quando era costretta, per dire un bel &amp;quot;no&amp;quot;, per questo dico, non piangete, abbiamo la fortuna di essere liberi e libere di scegliere.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Dell'amarsi e dell'onorarsi per tutta la vita questo è un punto che il Medioevo credo abbia trascurato poichè l'ordierna formula non è risalente al Medioevo, ma a una serie di riforme successive della Chiesa cattolica in merito.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Infine, il punto clue della faccenda: i figli. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Premessa&lt;/em&gt; - La donna nel Medioevo aveva già abbastanza da fare in una società contradditoria nel comportarsi nei suoi confronti, e sicuramente quando andava a sposarsi un requisito importante era la &lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;u&gt;verginità&lt;/u&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (assicurata tante volte con delle visite fatte dalla famiglia propria o dello sposo e che oggi grazie al cielo non esistono più e che comunque erano visite volute dalla mentalità delle persone e non c'è legge religiosa che le imponga. Ovvio si resti fermi sul fatto che la Chiesa richiede una sposa vergine, ma NON ha MAI imposto visite che attestassero tale stato fisico della donna, considerando in ogni epoca storica il concetto di &lt;em&gt;libero arbitrio&lt;/em&gt;). Almeno su questo la donna medievale aveva la sua libertà e le responsabilità relative. La storia delle visite ancora non si sa quanto ci sia di vero e quanto di leggendario, ma si consideri che era possibile che ci fosse. Ragazze, ancora a questa domanda nessuno ha risposto, forse non si vuole o non si può o forse non esiste una risposta non avendo senso esistere la domanda. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ora che la sposina era vergine era necessario che fosse &lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;u&gt;fertile&lt;/u&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, e nel Medioevo non avevano tutti quegli strumenti che oggi a livello medico consentono di capire se una donna è fertile o sterile e proprio qui è il clue, perchè per la Chiesa e nel Medioevo anche per la famiglia, il matrimonio era fondato sul concetto della procreazione. Per la Chiesa ci si sposava e ci si sposa tutt'oggi per fondare una famiglia. Per la famiglia degli sposi, nel Medioevo ci si sposava per garantire un erede o una prole. Che strano nodo, non trovate? E' chiaro e complesso da un lato e da un altro. Tante volte non era solo la donna, ma anche l'uomo ad essere sterile. Alcuni documenti storici fanno presumere che nel Medioevo la sterilità di un uomo si scopriva più facilmente. Mi spiego meglio, si poteva capire in due modi: se dall'adultaerio salvano fuori dei figli, la fedeltà era rara o se dalla coppia non nasceva nulla a seguito di rapporti). &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;La fedeltà e l'adulterio&lt;/em&gt; - in primis un uomo nel medioevo, ma anche in epoche passate, non necessariamente relative al periodo, poteva avere tranquillamente rapporti extraconiugali, e dal momento che le donne in causa (sguattere solitamente, ma non sempre, anche donne di altri) non erano sempre lì attaccate al lunario a contare i giorni del ciclo, era facile che al primo rapporto o scapatina ci potesse scappare la gravidanza. Quando tante volte questo non avveniva un uomo cominciava a porsi delle domande, poichè era risaputo che il 90% dei colpi andava a segno, chi ha occhi per leggere, intenda!&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;La donna non rimaneva incinta&lt;/em&gt; - le soluzioni erano poche, o era colpa della donna per tutta la serie di stupide superstizioni dell'epoca, che per l'epoca non erano stupide certo, o era l'uomo ad essere sterile. Siccome però alla donna sin da sempre spetta la discriminazione, colpa nostra! La sterilità maschile si capisce da tanti sintomi e proprio quei documenti suddetti hanno fatto capire che alcuni rendenvano un uomo consapevole della propria sterilità, che abbiano voluto dare tutte le colpe ai noi donne è un'altra faccenda. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;la sterilità maschile&lt;/em&gt; - se guardiamo su internet troviamo tanta di quella roba in proposito che c'è da spaventarsi e con le condizioni igieniche medievali, le malattie, le abitudini sessuali o problemi di natura endocrina che certo non si potevano diagnosticare, si capisce che nel medioevo da un lato non si poteva diagnosticare, ma da un altro sì: malattie come sifilide, parotite che può causare se non curata sterilità andando infatti a colpire prima le ghindole parotidi e poi il corpo tra cui le gonadi. Sapere di avere avuto o di avere certe malattie (le dette erano conosciute già nel Medioevo) da cui derivano disfunzioni sessuali era un campanello di allarme, seguiva l'impotenza. Se un uomo aveva almeno una di queste due situazioni a proprio carico quando non era tanto sfortunato da averle entrambe, sapeva di essere sterile. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;la sterilità femminile&lt;/em&gt; - anche qui troviamo online notizie a bizzeffe. Siccome nel Medioevo, la famiglia ci teneva a dare una sposa integra ad un uomo e anche sana, si partiva dal presupposto, che indipendentemente dalla verginità, fosse anche fertile. Ma se la donna era vergine come capire che era fertile o no? Dimensione di anche e fianchi? obesità o estrema magrezza? No! La &amp;quot;prova del fuoco&amp;quot; era rappresentata dal rapporto sessuale in periodo non mestruale! Eh già ma se doveva sposarsi vergine bisognava aspettare alla consumazione e da lì vedere cosa succedeva. Salvo una donna non avesse avuto malattie tanto gravi da comprometterne la salute e i genitali, malattie all'epoca quasi tutte sconosciute, era impossibile determinarne la fertilità! Al contrario, una donna sposata, non più vergine e con alle spalle aborti spontanei ripetuti era sterile per forza di cose poichè se riusciva a sopravvivere all'aborto (cosa molto rara) non riusciva a portare avanti gravidanze successive, poichè si consideri che l'esito di una gravidanza è tanto soggettivo (condizioni della donna ed igiene personale) quanto ambientali (igiene ambientale soprattutto). Se il figlio non veniva fuori e la donna era apparentemente sana, apparentemente dal momento che molte malattie asintomatiche ai primi stadi e all'epoca letali non erano ancora conosciute, era sicuramente colpa di qualche peccato! Strano che noi donne siamo sempre quelle colpevoli, forse fu una donna a dire che va bene dare tutte le colpe al diavolo, ma non tutte! probabilmente la bruciarono come eretica, ma la frase passò alla storia! L'uomo, se non era già noto come sterile alla famiglia almeno, si dava come sano, e nel medioevo, trovare un maschio sano era come trovarne uno buono! Impossibile! Però la colpa non era mai sua, eh! Mai! Tutta colpa delle femmine!!&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Povere donne medievali,&amp;#160; costrette ad un matrimonio forzato, magari inconsapevoli di essere sterili, oltre a trovarsi la rogna di un marito scemo, avevano pure la disgrazia di essere accusate della loro infertilità. Ma vuole essere questa non compassione, ma solo tanta solidarietà femminile perchè all'epoca mancava! &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Torniamo al matrimonio, che richiedeva quindi, almeno formalmente, una donna ed un maschio sani e in assenza di sintomi, ritenuti sani e fertili. Ricordatevi che non si poteva essere consaguinei. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Altresì ancora oggi il matrimonio è vietato tra consaguinei. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Per lungo tempo la Chiesa si oppose invece, soprattutto a due aspetti del diritto germanico: lo scioglimento delle famiglie per ripudio o divorzio consensuale e il concubinato con mogli di grado inferiore, ammesso accanto al matrimonio principale. E' altrettanto risaputo che nel Medioevo accanto alla moglie, a scaldare il letto di un nobile c'erano anche altre donne. Questo non avveniva invece nelle famiglie plebee. Queste rispettavano sempre il diritto germanico e quello cristiano, essendo ormai nel IX secolo molte popolazioni convertite al cristianesimo. Ma come avveniva esattamente un matrimonio nel Medioevo.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Le basi del diritto germanico rimasero per tutto il Medioevo e a grandi linee si perpetuarono nel tempo fino ad oggi se pur con grosse modifiche nei dettagli.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Per tutto il medioevo gli sposi furono sconosciuti fino al giorno delle nozze stesse. Il matrimonio poteva avvnire per mandato. Cosa oggi credo assente nel matrimonio cattolico e comunque di religioni cristiane. Classico esempio Paolo e Francesca da Rimini. Lei doveva sposare Giangiotto Malatesta, ma ebbe modo di vederlo solo quando fu accompagnata nella casa dello sposo. Giangiotto infatti non era stato presente il giorno delle nozze e a rappresentarlo in chiesa c'era stato il bel Paolo, suo fratello. Anche qui, il matrimonio delegato esiste, ma tutto è legiferato e predisposto secondo il codice di diritto canonico.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Un altro tipo di matrimonio che esiste, ma che nel Medioevo non si sa quanto sia stato usato è quello &lt;em&gt;in articulo mortis.&lt;/em&gt; Fu usato probabilmente quando la situazione era tale ed urgente, esageratamente grave da dover ricorrervi per forza, e spesso per salvare un interesse. Oggi esiste ancora questa forma, ma usata solo nei casi estremi di gravità e comunque ci sono regolamentazioni canoniche soprattutto e non solo in merito all'argomento e comunque si basano sulla volontà tanto dei coniugi quanto del soggetto morente.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Per maggiori informazioni sul matrimonio visitate le seguenti fonti bibliografiche:&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;- &lt;a href="http://www.wikipedia.org"&gt;www.wikipedia.org&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;- &lt;a title="http://it.wikipedia.org/wiki/Matrimonio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Matrimonio"&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Matrimonio&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;- &lt;a title="http://www.vatican.va/archive/ITA0276/_INDEX.HTM" href="http://www.vatican.va/archive/ITA0276/_INDEX.HTM"&gt;http://www.vatican.va/archive/ITA0276/_INDEX.HTM&lt;/a&gt; - il codice di diritto canonico online direttamente dallo Stato della Città del Vaticano&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-8222179001072837049?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/8222179001072837049/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/07/il-matrimonio-dal-medioevoal-giorno-d.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/8222179001072837049'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/8222179001072837049'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/07/il-matrimonio-dal-medioevoal-giorno-d.html' title='Il matrimonio dal Medioevo...al giorno d&amp;#39;oggi - scontri e confronti, miti e leggende, cronache e verità.'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-6769806569062414786</id><published>2009-06-27T06:30:00.001-07:00</published><updated>2009-06-27T06:30:32.970-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Donne nel Medioevo'/><title type='text'>L'8 marzo nel Medioevo...un giorno come tanti, ma con l'orgoglio di essere donne?</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SkYezbaI39I/AAAAAAAAC1o/Hgi8Kv9sUZI/s1600-h/LamiaL15.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 0px 10px 15px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Lamia-L1" border="0" alt="Lamia-L1" align="right" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SkYe0OUeKhI/AAAAAAAAC1s/ebiUa9MQelQ/LamiaL1_thumb3.jpg?imgmax=800" width="268" height="434" /&gt;&lt;/a&gt; Non esisteva infatti l'8 marzo nel Medioevo poiché la Festa della donna è una ricorrenza nata agli inizi del XX secolo quando alcune operaie, negli USA, decisero di scioperare per le condizioni pessime di lavoro. I datori di lavoro per punirle le chiusero nella fabbrica e vi diedero fuoco. Era l'8 marzo e da quel giorno ogni anno la festa delle donne si festeggia per ricordare quell'evento tragico. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ma c'era una festa delle donne nel Medioevo? No. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;E c'era l'orgoglio di essere donne? Proviamo a rispondere a questa difficilissima domanda!&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Tempo fa hanno scritto alla nostra rubrica chiedendo come erano davvero le donne nel medioevo. Ho risposto che le correnti di pensiero a proposito delle donne nel Medioevo sono fondamentalmente due: una estremamente schiavista e una fiabesca con una vena di femminismo, il che pone le due teorie agli antipodi. La prima teoria vede la donna ridotta in schiavitù nel senso stretto della parola, la seconda è quella dell'amor cortese che la vede al di sopra del maschio. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La soluzione non è prendere parte di una delle due, ma abbracciare entrambe cercando un compromesso il più possibile realista. La donna medievale non era nè schiava, nè serva, né prigioniera, ma nemmeno libera ed emancipata come quella di oggi. La condizione della donna medievale è complessa e non esiste un termine per descrivere tutte le situazioni che la figura della donna ha visto nella storia e cercherò di illustrare tutti i punti di vista. Ogni storico ha detto la sua in proposito e siccome ogni storico ha la sua idea della storia, beh, non è possibile scrivere una tesi di 3000 pagine su ogni teoria storica della condizione femminile della donna. Non finireste più di leggere!&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#000080"&gt;La donna demonizzata – vittima dell’Ignoranza e della Superstizione o colpevole? un contradditorio storico tutto al femminile tra accuse e difesa della donna&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La donna nel medioevo è l'angelo del focolare non meno delle donne del passato e delle epoche successive. Nasce in una società che la vede demonizzata, esageratamente (e questo va riconosciuto) per la sua natura. Ma signori miei, voglio che la donna sia femmina e astuta, ma non andrebbe avanti il mondo senza. Se Dio li creò maschio e femmina, una ragione l'avrà avuta! e ripeto maschio e FEMMINA li creò! Demonizzata per la sua natura è il termine giusto, da chi? Dall'Ignoranza e della superstione! Perchè già appena messa al mondo la donna è subito etichettata come una creatura da demonizzare? Il medioevo è stato un periodo superstizioso, meno di quello che si crede però. Certo la superstizione ha fatto la sua parte, ma l'Ignoranza è protagonista in merito se ha fatto della donna una creatura diabolica, una strega, una femmina malvagia, una contraddizione storica, un cristallo di cui non si capisce la forma delle sfaccettature. Perchè demonizzata? Per tantissimi motivi. Per cominciare ci si rifaceva sempre all'episodio della Genesi nel quale la donna è colei che cede alla tentazione e che a sua volta tenta inducendo al peccato. Quell'episodio è stato il filo d'erba che ha dato l'ispirazione a mettere su il fascio! La donna medievale infatti, lo diremo più avanti, nell'ambito sociale doveva avere una condotta atta a non indurre in tentazione l'uomo e questo comportamento comprendeva anche il modo di vestirsi. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;i&gt;Nel Medioevo, in generale, si faceva spesso riferimento ad episodi biblici che non ad episodi dell'epoca classica e questo perchè l'epoca classica rappresentava un'epoca il cui il cristianesimo era stato perseguitato e sopresso e inoltre non dimentichiamo che proprio il Medioevo è il periodo in cui il cristianesimo diffonde in tutta l'Europa. Non a caso nel Medioevo viene condannato tutto ciò che è pagano. Il Medioevo si fa nemico dell'epoca classica nel momento in cui questa ha rappresentato la persecuzione del Cristianesimo si cui il Medioevo si fa simbolo.&lt;/i&gt;&lt;/strong&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La donna viene demonizzata nella sua natura che si lascia sedurre da ogni tentazione e seduce, tenta ed è per l'uomo la tentazione più bella e la più grande. Tentata dal diavolo, tenta e questo le da nel Medioevo la natura diabolica. Questa concezione era diffusa solo nell'Europa medievale cristiana dal momento che laddove il cristianesimo non si era affermato, vigevano ancora le antiche religioni pagane, poi eliminate vuoi per conversione forzata, vuoi per abbandono e conversione volontaria al cristianesimo. Come vedremo la figura della donna viene nell'immaginario popolare medievale sempre presa come esempio negativo perchè sarà lei la strega, sarà lei la rovina, sarà lei sempre e comunque col dito degli altri puntato contro, sarà lei la sventurata creatura che arriverà ad essere ridotta all’esasperazione, sarà lei che non si renderà conto che la società di cui fa parte le ha elaborato una trappola morale addosso, di cui non si potrà liberare mai perché ancora oggi pur essendo emancipata, la donna porta dentro di sé i segni di quella trappola che si è aperta solo nel secolo scorso. Sarà sempre la donna ad essere vista come il cuore propulsore del peccato perché una donna è colei che ha fatto il primo dei peccati nella storia dell’umanità. L’ignoranza e la superstizione hanno fatto più vittime tra le donne nella storia che non tra gli uomini. Pensiamo ai roghi, alle persecuzioni e altro ancora che ha visto come capo d’imputazione più la femmina che il maschio. Sempre l’ignoranza e la superstizione hanno messo dubbi anche sulla figura della donna come madre, che nella sua natura di femmina non perde quell’aura nera che la società le ha plasmato in modo costrittivo addosso, ecco allora che, per esempio, essendo la donna la matrice da cui un maschio può avere discendenza, se la prole aveva dei difetti fisici (che oggi spieghiamo con la genetica e la scienza) si andava subito a cercare il peccato della madre, l’adulterio, la colpa, anche quando questa non c’era. Se la colpa non c’era se la inventavano perché era il solo modo di spiegare ciò che diversamente era inspiegabile e come spiegarlo se non tirando di mezzo proprio il diavolo? Questo binomio donna-diavolo si riferisce sempre a quell’antico episodio biblico, di cui l’uomo medievale ha abusato, in parte coscienziosamente (perché faceva anche comodo) e in parte no perché la superstizione deriva dall’ignoranza che a sua volta deriva, nel caso del medioevo, dalla mancanza della possibilità di conoscere. Vuoi un po’ perché c’era superstizione per via dell’’ignoranza, vuoi perché a volte ha fatto comodo, si finiva per abusare di un’idea sbagliata. Inoltre il binomio donna-diavolo era in parte appesantito dalla costante paura della presenza del diavolo che in parte era più il desiderio di vederlo all’opera. La figura della strega, che dal latino si traduce in &lt;b&gt;&lt;i&gt;Lamia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, era la rappresentazione più veritiera di quel binomio che vedeva la donna sotto la luce più nera che possa esistere. La strega realizzava ciò che sembrava impossibile perché rubava l’amore, sembrava conoscere i segreti della vita e della morte e si serviva di filtri per realizzare i suoi misfatti e faceva le maledizioni. Nulla di più falso perché nessun filtro, fatto anche con la poltiglia più schifosa che si possa concepire ha potere alcuno su nulla. L’amore non si può rubare in modo alcuno se non moralmente. Nel medioevo non sapevano ancora cosa fossero gli ormoni e quindi solo la stregoneria sapeva spiegare perché una persona finiva per piacere più di un’altra. Le streghe “volavano” perchè facevano uso di erbe chiamate allucinogene poiché il loro principio attivo è quello che induce a livello del sistema nervoso delle alterazioni, che generano delle allucinazioni e quindi il concetto di “volo” era dovuto all’insieme delle sensazioni che quelle sostanze inducevano. Le piante con proprietà afrodisiache, velenose, curative e altro ancora erano conosciute non solo dalle streghe ma anche dagli uomini, dai guerrieri, dai monaci eppure queste figure non sono mai state messe sotto accusa di stregoneria. Le donne chiamate streghe, il cui termine ha una sua etimologia che spiegheremo in un altro articolo in fase di scrittura e di prossima pubblicazione, non erano designate con il termine “strega” per le loro conoscenze sulle proprietà curative delle piante che bene o male erano alla portata di tutti – con un po’ di voglia di imparare –, ma per le loro pratiche che non si capiva da dove diavolo venissero fuori e perché non proprio dal diavolo stesso? Chi altri, se non il famigerato diavolaccio con cui la figura della femmina era tanto messa in combinazione? In ogni epoca della storia c’è chi fa il bene e chi fa il male e prima del cristianesimo esistevano anche senza diavolo quelli che agiscono in nome del male, quindi la demonizzazione della donna nel medioevo è stata pressoché esagerata, dal momento che, come vedremo nell’ultimo paragrafo di questo articolo, proprio nel Medioevo molte donne hanno raggiunto la santità e capite anche voi la forte contraddizione storica della condizione della donna medievale. È facile capire che l’oscurantismo sulla donna era dettato più dalla superstizione che non da altro. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#000080"&gt;La donna sottomessa – la preda della conquista maschile e la concezione più antica che ereditò la società medievale&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La donna sottomessa all'uomo è un'altra concezione che però non deve nulla alla religione cristiana ed al suo diffondersi, non deve nulla alla superstizione o all’ignoranza, in quanto origina all'alba dei tempi quando ancora non erano nate le prime civiltà e proprio in queste ultime si radica e si afferma. Contrariamente a quanto si pensa non si deve questa concezione di sottomissione al Medioevo. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Fin dall'antichità e risaliamo anche alle primissime tribù, la donna è sottomessa poichè &lt;u&gt;più piccola fisicamente e quindi più debole del maschio&lt;/u&gt;. E' &lt;em&gt;&lt;b&gt;femmina&lt;/b&gt;&lt;/em&gt; e quindi per questo è diversa ed essendo anche più debole va protetta, ma non va protetta solo perchè è più debole, va protetta perchè è di qualcuno, di un maschio che è colui che l'ha scelta come compagna e come madre dei suoi figli. Detta così sembrerebbe che si tratti di selvaggi cavernicoli, no, le concezioni che nel Medioevo vengono messe nero su bianco a livello sociale derivano da queste antichissime concezioni, che più avanti spiegheremo come sono venute in possesso dell'uomo medievale, che certo non le è andate a cercare, ma le ha ereditate. Essendo considerata appunto &amp;quot;debole&amp;quot; la donna viene &lt;em&gt;&lt;b&gt;&lt;u&gt;circoscritta&lt;/u&gt;&lt;/b&gt;&lt;/em&gt; in un ambiente che è quello oggi definito &lt;em&gt;&lt;b&gt;domestico&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;, all'interno del quale è &lt;em&gt;&lt;b&gt;protetta come da un cerchio di fuoco&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;, essendo stata scelta &lt;em&gt;&lt;b&gt;da un maschio&lt;/b&gt;&lt;/em&gt; la donna viene considerata &lt;em&gt;&lt;b&gt;sua&lt;/b&gt;&lt;/em&gt; e quindi &lt;em&gt;&lt;b&gt;sottomessa&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;. Da qui in parte deriva il concetto della sottomissione, perchè la donna è dell'uomo in quanto da lui scelta come compagna e questa è una considerazione che non tiene minimamente conto dei sentimenti che lei può provare, della sua volontà. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Ancora, siccome fin dall'antichità la donna viene presa come ostaggio nelle rappresaglie tra tribù o rivali, nel momento in cui viene presa è prigioniera e a maggior ragione sottomessa. Vige il concetto &amp;quot;&lt;em&gt;&lt;b&gt;tu sei mia&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;&amp;quot; dell'altro perchè &amp;quot;&lt;em&gt;&lt;b&gt;Io che sono il più forte ti ho avuta e quindi adesso tu sottostai alla mia volontà&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;&amp;quot;. Fin dall'antichità la prigioniera-donna e non donna-prigioniera viene presa dal nemico che poi ne fa o la serva o la moglie. C'è chi potrebbe pensare che alla fine erano la stessa cosa e invece no perchè la moglie godeva di una condizione più elevata della serva, la moglie poteva comandare una serva e quindi un'altra donna, la moglie aveva &lt;em&gt;&lt;b&gt;diritti&lt;/b&gt;&lt;/em&gt; che alla serva non erano riservati o meglio ancora, &lt;em&gt;&lt;b&gt;concessi&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Queste concezioni erano piuttosto radicate nelle popolazioni barbariche, che contrariamente a quanto si crede non sono nate qualche anno prima delle invasioni. Esistevano già da tantissimo tempo, anche se lontane, confinate nei loro territori che ad un tratto non sono stati più sufficienti, non davano più nulla quelle terre e l'unico modo era andare nell'Impero Romano. Questo era già debole e ciò rese più facile l'attacco da parte delle popolazioni barbariche. Quando parliamo di popolazioni barbariche non ci riferiamo solo a quelle dette ai confini dell'impero, ma anche quelle da esso conquistate che pur sottomesse avevano mantenuto le loro usanze e quindi anche quell'antica concezione della donna. Crollato l'impero ognuna cercò di prendersene un pezzo per estendere il proprio territorio, andando in lotta anche contro le altre. Questa situazione perpetuò fino alla formazione dei primi regni barbarici e siamo già nel Medioevo. Essendo popolazioni tradizionalmente e fondamentalmente tribali, lungi dall'adattarsi alle usanze romane, avevano perfettamente conservato tutti i loro costumi, le usanze e sopra ogni cosa le idee e le concezioni, la mentalità che è la cosa più difficile da domare per un conquistatore come l'impero romano, prima del crollo. Nei primi regni barbarici la condizione della donna era sempre la stessa e questo dimostra pienamente come quelle antichissime concezioni sono venute in mano all'uomo medievale che non è di origini romane, assolutamente no, anzi, è il risultato di un cambiamento in continua evoluzione. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nelle primissime tribù preistoriche, in quelle delle primissime civiltà e scorrendo la storia fino al Medioevo vediamo la donna sempre con quei due ruoli essenziali che nel Medioevo furono portati all'esasperazione: la moglie e la madre. Mai abbiamo visto la donna nella storia nel ruolo di donna. Ci si aspetta che sia la figura della donna che abbraccia quella di moglie e madre, nei secoli antecedenti al Medioevo la situazione vedeva la donna o come moglie o come madre, mai come donna libera ed emancipata in qualunque ceto. L’aristocrazia è una classe che troviamo in ogni epoca della storia e in nessuna la donna è in una condizione che le permetta, anche al rango massimo, di essere una donna e soprattutto libera. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#000080"&gt;La donna, il potere e l’Amor cortese – la fantasia, la storia e l’ipocrisia&lt;/font&gt; &lt;/u&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nell’XI secolo Chretien de Troyes scriveva per la prima volta dell’amor cortese come di un qualcosa di sublime dove la donna era al podio, superiore all’uomo. Purtroppo questa visione molto fiabesca è anche la più falsa, perché quanto detto sopra è una spiegazione realistica della corrente “nera” sulla condizione femminile. Questo non significa che sia la corrente più veritiera. Anche nella corrente “bianca” abbiamo un fondo di verità che non ce lo spiega tanto la storia, ma la psicologia e forse anche un po’ l’esperienza del vivere in una società. Da che mondo e mondo sappiamo che mai la donna è stata messa sopra all’uomo e la discriminazione per quanto la si combatta non è mai stata debellata del tutto, la sua ombra rimane. La parità tra sessi, al momento, ricordiamolo è un’utopia, ma non una cosa irrealizzabile. Volere è potere, dice un vecchio proverbio. Nel medioevo, lo premetto non esisteva il femminismo, è un movimento molto recente che col medioevo centra nulla! Lo dico perché viene da chiedersi se la corrente “bianca” di pensiero sulla condizione femminile fosse uno slancio di femminismo. No, nessun cenno di femminismo. La corrente “bianca”, più realisticamente chiamata “Amor cortese” è aimè falsa poiché per cortese che fosse il cavaliere e bella la sua dama, per quanto impossibile fosse l’amore, per quanto belle e romantiche siano le storie che Chretien e altri hanno raccontato, mai nella storia vi è una situazione analoga che vi abbia dato ispirazione. Chretien deve la propria fama all’aver inventato la base degli Harmony medievali perché a pensarci bene e ho letto diversi dei suoi libri, sono romanzi in rosa i suoi, ma ovvio, in stile tutto medievale! Diamogli anche il merito di aver dato inizio alle saghe fantasy medievali alcune delle quali ci sono pervenute, come il ciclo arturiano. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il vero fondo di verità da cui origina l’Amor cortese, che poi vedremo nella storia fu anche profano, è la posizione della donna sul piano politico e sociale quando si trovava ai piani più alti della scala gerarchica. Pur essendo discriminata e sottomessa, anche ai piani alti, la donna poteva però imparare l’arte del rispetto e anche, non vi voglio nascondere nulla, del comando. Abbiamo avuto o no delle regine nella storia, addirittura delle imperatrici? Qualche nome, anche qualche cognome a partire da Eleonora d’Aquitania sotto dominio dei Capetingi e poi sotto gli inglesi Plantageneti, Matilde da Canossa, Beatrice di Lorena, Isabella la Lupa di Francia (figlia di Filippo il Bello, XIV sec.), l’imperatrice Irene di Costantinopoli o Bisanzio, Marozia la papessa, alcune regine merovinge, Mauth d’Artois (che anche da morta impedì al nipote Robert di prendere l’Artois, comunque questo venne preso sotto la corona prima dello scoppio della guerra dei Cento Anni, per istigazione dello stesso Robert). Dimentico Francesca da Rimini che Dante l’ha coscienziosamente messa nel girone dei lussuriosi, non da sola, ovvio, ci mise anche Paolo. Ho messo Paolo e Francesca per ultimi poiché su questi spenderò le parole di chiusura dell’articolo. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Perché queste donne sono state tanto importanti? Quelle come Marozia, Irene e Isabella e le due regine merovinge (di cui non si conoscono i nomi) hanno avuto scritto il proprio nome nella storia col sangue delle vittime che furono fatte per loro mano e vedremo una per una cosa hanno fatto, le altre sono ricordate per la condotta ferma, irremovibile e fedina penale storica pulita. Ma cosa di più storico accomuna queste donne? Cosa le avvicina alla teoria dell’amor cortese? Tutte queste donne si sono trovate all’improvviso, come altre minori di cui la storia ha scordato i nomi, le redini del potere in mano. Vuoi sia stato perché avevano al fianco uomini deboli, vuoi perché siano rimaste sole e vedove. Alcune hanno guidato sulla buona strada, altre hanno completamente sbandato. Trovarsi improvvisamente a gestire una provincia, un regno, un impero richiede sacrificio alla donna perché proprio in quanto donna è ritenuta nel medioevo debole e sottomessa e non dimentichiamolo anche analfabeta. Una donna al potere? Una donna al potere! Per poter comandare hanno dovuto farsi rispettare o godere già del rispetto se erano sposate e soprattutto hanno dovuto adottare il pugno di ferro in guanto di velluto. Matilde di Canossa è l’esempio più celebre, insieme alla madre Beatrice poiché la loro azione è stata unica e forse anche esemplare nella storia. Figlia del marchese di Tuscia, Matilde rimase orfana molto giovane e il potere passò per reggenza nelle mani della madre, imparentata con il potente casato imperiale tedesco. Di Matilde purtroppo abbiamo poche notizie credibili, si sa con certezza dei suoi due matrimoni, prima con un uomo molto vecchio e poi con uno molto giovane, più giovane di lei. Si pettegola che abbia avuto anche un figlio, ma che non le sia sopravvissuto. Anche senza entrare nei fatti privati di questa donna, che alla faccia del titolo di contessa, aveva mezza Italia andando il suo territorio da Mantova fino al Lazio e contessa era l’ultimo dei suoi titoli, la vediamo al potere, al governo di un feudo. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Eleonora d’Aquitania fu celebre per la sua spietata lotta in favore di Riccardo contro il padre Enrico per l’Aquitania che Enrico voleva invece per Giovanni. Mentre Enrico era impegnato a cercare soluzioni ed alleanze con la Francia, Eleonora manipolava i figli con astuzia, li aggirava come pedine sulla scacchiera contro il padre vuoi per vendetta dell’adulterio di Enrico, vuoi per una questione meramente politica. Fu senz’altro la prima lotta tra teste coronate nella storia e per di più tra moglie e marito. Eleonora fu anche tenuta prigioniera per molti anni dal marito stesso fino a che fu raggiunto un compromesso. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Isabella di Francia, figlia di Filippo IV il Bello di Francia, il responsabile dello sterminio dei Templari, aveva preso dal padre il gene della politica e del potere. Fu data in sposa ad Edoardo II di Inghilterra, figlio dello spietato Edoardo I. Non sarebbe stata celebre se suo marito non fosse stato un debole. Debole non per le preferenze sessuali, quanto per il malgoverno che aveva dimostrato negli ultimi anni di vita del padre e anche dopo. Isabella si unì al famoso Mortimer e non fu solo un appoggio politico, ma ne divenne l’amante e sembra ne rimase anche incinta. La gravidanza non fu mai portata avanti poiché abortì e perse il bambino. Fu reggente per il figlio Edoardo III fino alla maggiore età di quest’ultimo, essendo il padre un debole. Di fatto infatti Edoardo II non governò, era però il Re a tutti gli effetti. Si pettegola anche qui che il figlio non fosse di Edoardo II, ma di un amante dell’Isabella, prima di Mortimer. Fatto sta che Edoardo III appena poté prese in moglie la principessa Filippa di cui aveva ammirato il ritratto e dalla quale ebbe un figlio quasi subito. Isabella intanto dietro le quinte, essendo Edoardo II ancora in vita, aveva appoggiato la ribellione di Mortimer. Il re, Edoardo II e il suo amante furono presi e il primo imprigionato, il secondo castrato vivo davanti ad Edoardo e poi ucciso. Ancora prigioniero all’insaputa del figlio, Edoardo II venne assassinato a tradimento con il favore della stessa Isabella e comunque il tradimento non fu a lungo nascosto al figlio Edoardo III che scopertolo costrinse la madre alla vita ristretta di un convento in modo che non potesse più far danni e Mortimer fu soppresso. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Le due regine merovinge di cui non conosciamo con esattezza i nomi, hanno lasciato la traccia per la spietatezza con cui governarono ognuna contro l’altra, manipolando ciascuna tutti coloro che potevano manipolare. La storia finì in strage e comunque è un fatto storico coronato da un alone di leggenda.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Irene di Bisanzio, una donna che non risparmiò nemmeno suo figlio pur di salire sul trono imperiale, lo sacrificò alla propria sfrenata ambizione. Fu contemporanea di Carlo Magno, il quale osservò allarmato le mosse della donna, indeciso se agire con una guerra o con un matrimonio. Informato dettagliatamente sulla donna, spettatore dei fatti storici che la tolsero di mezzo poi e che qui non citerò, Carlo non mosse né guerra né proposte di matrimonio, le seconde perché era consapevole della possibilità che se l’avesse sposata avrebbe avuto un impero grande in triplo, ma non avrebbe potuto gustarne la soddisfazione perché Irene gli avrebbe riservato la notte di nozze più bella, ma forse anche l’ultima di tutta la sua vita. Bari questo a dare un’idea di chi era Irene. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Merozia, fu conosciuta anche come la Papessa, per aver avuto sin dai primissimi anni dell’adolescenza un’ambizione sfrenata che dopo averle fatto toccare con un dito il potere assoluto la precipitò nell’oblio della storia poiché la sua è una vicenda che è meglio non ricordare. La sua nascita avviene in un ambiente che una volta adolescente le darà tutte le carte per giocare: nasce infatti nel VIII secolo a Roma durante il periodo più nero per la Santa Sede. I papi venivano scelti dalle rispettive famiglie in una faida continua e senza freno, senza tregua e fu in questo ambiente che nacque Merozia. Fu l’amante di papa Sergio III e dopo di lui fu l’amante di altri papi, ebbe dei figli e continuò la sua lotta al potere fino a quando non riuscì a sedersi sul trono di Roma, il trono pontificio. Il periodo che la vede come protagonista è anche conosciuto come Pornocrazia. Merozia però finì col trovarsi davanti un nemico che fu quello che le fece scacco matto e rimise a posto la situazione romana e quel nemico era un figliastro di uno dei suoi amanti. Merozia aveva già quarant’anni e fu imprigionata. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Viene per penultima Mauth d’Artois, contessa dell’Artois, aveva ereditato l’Artois per linea di sangue essendo l’ultima discendente per via diretta. Allora la &lt;b&gt;&lt;i&gt;lex salica&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (una legge dei primi franchi Salii che impediva alle donne di salire al trono) era caduta in disuso e Robert la reclamava per avere l’Artois essendo l’ultimo maschio della famiglia. Citò più volte Mauth in giudizio perdendo ogni volta le cause e arrivò a falsificare i documenti che lo dichiaravano come erede. Morta Mauth nessuno l’avrebbe ostacolato, ma la donna segnò la sua rovina anche da morta. Robert aveva tanto citato quei documenti che però, di fatto, non furono mai trovati e l’Artois passò alle figlie di Mauth e poi alla corona. Scoperto da Filippo di Valois, primo re dei Valois dopo l’estinzione dei Capetingi, Robert fu accusato di falso e arrestato. Riuscì a fuggire in Inghilterra dove istigò la già esistente lite tra Filippo ed Edoardo III per mancati omaggi, non riconoscendo Filippo come legittimo erede al trono di Francia, essendo Edoardo III nipote del re di Francia per parte di madre. Robert diede fuoco alla scintilla che fece scoppiare la Guerra dei Cento Anni e non si sa che fine ha fatto, certo Mauth rappresentò la sua spina nel fianco, anche da morta. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Viene per ultima Francesca da Polenta di Rimini. Fu data in sposa a Giangiotto Malatesta e il giorno delle nozze essendo il futuro marito impegnato, il matrimonio avvenne per rappresentanza del fratello Paolo. &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SkYe1aawVaI/AAAAAAAAC1w/BmaiOVcNRSg/s1600-h/P190707_17.474.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto" title="P19-07-07_17.47" border="0" alt="P19-07-07_17.47" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SkYe2GjwwuI/AAAAAAAAC10/q_LpTp0dLFY/P190707_17.47_thumb2.jpg?imgmax=800" width="404" height="307" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SkYe3AuitwI/AAAAAAAAC14/vmZ2LLtY6Qc/s1600-h/P190707_17.4714.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="P19-07-07_17.47[1]" border="0" alt="P19-07-07_17.47[1]" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SkYe39tY23I/AAAAAAAAC18/v_uiA7DuHNA/P190707_17.471_thumb1.jpg?imgmax=800" width="404" height="304" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SkYe4hZgZkI/AAAAAAAAC2A/xS-u9dwYqh0/s1600-h/P190707_16.4414.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="P19-07-07_16.44[1]" border="0" alt="P19-07-07_16.44[1]" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SkYe5WaRDEI/AAAAAAAAC2E/Der0TgQ0aIc/P190707_16.441_thumb2.jpg?imgmax=800" width="404" height="307" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SkYe6e-hnZI/AAAAAAAAC2I/NpWFTwuEnXs/s1600-h/P190707_16.513.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="P19-07-07_16.51" border="0" alt="P19-07-07_16.51" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SkYe7MrQFKI/AAAAAAAAC2M/s0g-0Vvvq3Y/P190707_16.51_thumb1.jpg?imgmax=800" width="404" height="304" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;#160; &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SkYe8LTJJwI/AAAAAAAAC2Q/vY70NBuFgP4/s1600-h/P190707_15.4213.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="P19-07-07_15.42[1]" border="0" alt="P19-07-07_15.42[1]" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SkYe81LiY9I/AAAAAAAAC2U/znRX2VwS4sw/P190707_15.421_thumb1.jpg?imgmax=800" width="404" height="304" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;em&gt;Foto scattate a Gradara nell’estate del 2007 – Esterni delle mura e del castello&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SkYe9ZebqUI/AAAAAAAAC2Y/7zdrD1agASs/s1600-h/tristanoisotta8.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 10px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="tristano isotta" border="0" alt="tristano isotta" align="left" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SkYe9wlivWI/AAAAAAAAC2c/8-tsT4QQ2FA/tristanoisotta_thumb6.jpg?imgmax=800" width="220" height="343" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Bello e giovane, gentile e cortese Paolo fu il Lancillotto e Francesca fu Ginevra. Francesca rimaneva spesso sola a governare il castello di Gradara mentre il marito era lontano. Sola a gestire un matrimonio, sola in tutti i sensi se non fosse stato per il cognato che di tanto in tanto faceva una visita e queste visite divennero sempre più frequenti, dalla cortesia nacque un’amicizia e da quell’amicizia nacque un amore fino a che la cosa si trasformò in una relazione clandestina che li unì per sempre nella morte. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;quot;Galeotto fu il libro e chi lo scrisse [...] la bocca mi baciò tutto tremante [...] da quel giorno non vi leggemmo avante&amp;quot; le parole di Francesca a Dante. Galeotto era lo scudiero di Lancillotto nei romanzi cortesi e così chiudiamo il ciclo, lo scudiero che aiutava gli incontri clandestini tra la regina e il cavaliere, il primo cavaliere perchè al pari di Lancillotto, Paolo era bello, il bravo, il primo e Francesca era la donna irrangiungibile, in alto ma non superiore all'uomo. Perchè Francesca lo avrete capito che aveva sottostato alle leggi degli uomini, sottomessa alla volontà del padre, del marito, ma la libertà di amare Paolo non gliela tolse nessuno. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Furono donne sottomesse alcune, ma capaci di gestire il potere nel modo giusto, altre lo avrete visto ne hanno abusato, altre ancora come Francesca hanno governato la casa in assenza del marito, hanno amato un altro come avviene nei romanzi cortesi, ma sempre come donne sottomesse alle leggi e al mondo degli uomini e mai come donne libere e davvero superiori. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;u&gt;&lt;font color="#000080"&gt;il vero orgoglio di essere donne nel Medioevo - tra il focolare e la Santità&lt;/font&gt;&lt;/u&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Resta una cosa da dire che contrasta con la visione demoniaca della donna medievale ed è la donna tra il focolare e la Santità. Perchè contrasta? perchè nel Medioevo ci sono state delle donne che sono nate, cresciute, morte ma sempre orgogliose di essere donne, devote, caste, semplici. Bambine con tanti sogni, alcune sono diventate ragazze, mogli e mamme e poi sante tra le quali Santa Rita da Cascia che abbiamo documentato nel nostro sito nel portale della Saggezza nel Medioevo; altre sono state bambine e poi ragazze e guerriere come Giovanna d'Arco, altre ancora sono state semplicemente bambine e ragazze e poi spose di Dio come Santa Chiara d'Assisi. Tutte hanno saputo vivere come donne e mantenere la loro dignità di donne in quel mondo che tanto le ha malviste perchè femmine, perchè donne e deboli e sottomesse. Tutte loro hanno saputo essere donne, orgogliose di essere donne, rispettate, ascoltate, pregate in quel mondo medievale che tanto ha detto e che ai loro piedi si è inchinato perchè Sante e lo ribadisco: erano DONNE e nessuna di loro ha avuto bisogno di un 8 marzo per essere ricordate perchè donne. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nessuna donna del medioevo ha festeggiato l'8 marzo ma sicuramente c'erano delle donne che in quel mondo di cui abbiamo visto le mille contraddizioni, erano orgogliose di essere appunto donne. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-6769806569062414786?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/6769806569062414786/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/06/l-marzo-nel-medioevoun-giorno-come.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/6769806569062414786'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/6769806569062414786'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/06/l-marzo-nel-medioevoun-giorno-come.html' title='L&amp;#39;8 marzo nel Medioevo...un giorno come tanti, ma con l&amp;#39;orgoglio di essere donne?'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/SkYe0OUeKhI/AAAAAAAAC1s/ebiUa9MQelQ/s72-c/LamiaL1_thumb3.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-3361249632403040992</id><published>2009-06-27T06:17:00.001-07:00</published><updated>2009-06-27T06:17:06.231-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Medioevo moderno'/><title type='text'>L’iniziativa “Contro la violenza sulle donne”: nella speranza che ricordando il passato si possa costruire un futuro migliore e più sicuro dove la donna sia veramente più tutelata e rispettata. La pace tra i due sessi e all’interno dei “mondi” medesimi può esistere, ma solo nel segno del rispetto. E’ un’utopia lo so, me ne rendo conto, ma i problemi si inizia ad affrontarli parlando e parlando si ricorda e si impara a non ripetere gli stessi errori mettendo in pratica quello stesso rispetto la cui assenza scatena il peggio di noi esseri umani!</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Figlie, bambine, ragazze, adolescenti, donne, fidanzate, mogli, madri, nonne, bisnonne, matriarche. Conoscenti, amiche, migliori amiche, confidenti, alleate, nemiche, rivali. Sacerdotesse nelle antiche civiltà, regine, guerriere, curatrici, consolatrici. Serve, schiave, contadine, lavandaie, sarte, nutrici, balie, governanti. Suocere, nuore, cognate e parenti. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Queste siamo noi donne! Il nostro carattere? E’ una questione individuale. Cari maschi non siamo gli angeli del focolare né le crudeli streghe come per tanti secoli ci avete dipinto. Il bene e il male esistono nell’uomo come nella donna, siamo buone e cattive. Voi siete buoni e siete cattivi. Non ci sono santi nè beati su questa terra, nè la pazienza che portiamo ci porterà alla santità. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;I piatti della bilancia sono pari tra noi e voi se si tratta di storie o vicende di vita dove uno dei due sessi ha fatto soffrire l’altro e qui non mi dilungherò a parlare della casistica di torti o ragioni tra le migliaia di coppie che sono esistite nella storia. Non sono qui per dire se Giulietta e Romeo o Paolo e Francesca da Rimini, o ancora Abelardo ed Eloisa hanno avuto una corretta condotta nei confronti delle loro società e dei loro tempi, se scegliendo l’amore hanno fatto bene o hanno sbagliato. Sono qui per dire che se Giulietta, Francesca ed Eloisa come tante altre donne della storia sono state maltrattate bisogna dire basta! Sicuramente non sono state le uniche, si tratta di un fenomeno anche più antico del Medioevo ma soprattutto di un problema, un male radicato a fondo, incrostato nel tempo fino ad oggi, dove trova alimento nella nostra società. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Quindi cari maschi, rispetto a quanto detto sopra, non sentitevi subito vittime di un femminismo feroce perché non lo è, in quanto io per prima sono solidale con tutti quelli di voi che hanno avuto a che fare con una di noi che vi ha fatto stare male e con cui speravate invece di costruire un’intera vita! Ma anche qui, i piatti della bilancia segnano pesi pari tra loro. Come ho detto anche nel mondo del sesso femminile ci sono buoni e cattivi, non ho mai sostenuto che noi donne siamo perfette, noi stesse siamo contro altre donne che per ragioni che nemmeno la psicologia può cavar fuori, sono cattive e ci hanno fatto stare male. Se date una letta al sondaggio leggerete che c’è anche lo schiavismo dove donne rendono schiave altre donne! Come vedrete la guerra è interna sia per le donne che per gli uomini. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Così come sono solidale con voi maschi per quelle che vi hanno fatto del male, sono solidale anche con quelle donne, quelle ragazze che hanno perso una persona che amavano per colpa di altre o altri. Non esiste solo che sia il migliore amico di un ragazzo a fregarsi la ragazza dell’altro, esiste anche che ragazze con un egoismo assurdo vadano a rubare per capriccio il cuore del ragazzo di un’altra. Forse riconosco che noi donne siamo più maliziose di voi e anche più cattive in certi sensi! Tra voi maschi non c’è alcun problema: il dialogo tra voi è breve e spesso assente, da veri maschi, duri, gasati e cacciatori arrivate subito alle mani per una di noi e spesso sono più le sconfitte sul campo che non le vittorie! Noi donne invece tra noi ci divertiamo di più in un certo senso a provocarci fino alla battuta che scatena i pugni, i graffi e anche i morsi e le tirate di capelli. E’ un classico: prenderci per i capelli perché sono il nostro tesoro, ne siamo tutte gelose alla follia, più gelose dei capelli che di voi, quei capelli sono quello che voi maschi accarezzate con un desiderio e una passione solo vostra di ognuno di voi, quel gesto che fate ormai senza rendervene conto che assume quel carattere quasi fraterno, di tenerezza. I nostri capelli a voi ispirano di tutto e di più, è il vostro gioco nella passione e nell’intimità. I nostri capelli sono la cosa che ricordate meglio di noi. Noi donne invece ce li tiriamo e li strappiamo nelle liti con altre donne! E’ sempre stato così nella storia: pugni, graffi, schiaffi e capelli strappati! Pazienza, vorrà dire che voi uomini vi dovrete accontentare nel qual caso di una parrucca da accarezzare! Se voi maschi vi prendeste ogni tanto la briga di andare a lettere su internet i forum sulle risse tra donne, vi mettereste quasi a ridere anche quando finisce nel sangue. Noi donne ridiamo meno perché è allora evidente quanto perfino alcune di noi siano così subdole e malvagie. Vorrei dire di più, ma non vorrei divenire volgare e inoltre tratterò diversamente della guerra tra noi donne, in un’altra occasione. Leggendo le liti tra ragazzi mi sono invece accorta che oltre a finire quasi sempre nel sangue, la questione d’onore che vi porta alle mani non solo è una di noi, una donna, ma il mancato rispetto nei suoi confronti! E la mancanza di rispetto può essere dovuta ad una battuta volgare, ad una voce falsa e offensiva su di lei che viene fatta scorrere tra i muri dei corridoi delle scuole o peggio a molestie o peggio ancora ad abusi e minacce e violenza. Allora mi sono chiesta alcune cose. I maschi che sembrano sempre dei bambini e che se le danno di santa ragione per delle cavolate (vorrei dire qualcos’altro) sono ancora capaci di sentirsi lesi per qualcosa che può ancora trovarsi nel territorio dell’onore, il loro: quando la loro donna viene toccata! Che sia la madre, che sia la sorella, la cugina, la migliore amica, la fidanzata, la moglie; non ha importanza, è sempre una donna! Allora mi sono detta: anche loro sono contro la violenza sulle donne! Loro soprattutto, loro contro quelli del loro stesso sesso. Donne contro uomini per la violenza sulle donne stesse e uomini contro uomini per la violenza sulle donne! Ma allora parliamo la stessa lingua! E perché allora, porca miseria, non la smettiamo di essere così ipocriti? E non ci vogliamo finalmente mettere in testa che non è solo una questione di onore, più nostro che vostro, e che più che di onore si tratta di dignità? Sì cari uomini, tutta questa paternale quasi velata di satira per dire che è ora di smetterla di essere ipocriti perché non è l’onore che viene leso ma la nostra dignità di donne, di esseri umani! Il fatto che il 10% di noi donne, persone del nostro sesso sia marcio e guasto disonora il restante 90%! Ma è proprio quel 90% qui che è quello che paga, il martire della situazione! Ed è ora di smetterla con questa situazione, questo martirio che sfiora ormai la vanità della violenza stessa!E’ un’ipocrisia stupida e assurda e per altro vergognosa. Che pensate? Che solo perché un &amp;quot;lupo cattivo” che fa parte del vostro stesso sesso ha violato la dignità di noi donne, allora quelli lesi siete voi nell’onore? Voi siete i meno lesi, siamo noi donne a pagare il prezzo più caro in qual caso! E’ sempre stato così. Anche in quell’epoca che si disprezza tanto, il Medioevo, lo viviamo, lo sentiamo, lo peniamo ancora oggi quando dovremmo studiarlo per capire che è ora di smetterla di esser ipocriti e che la violenza che viene fermata solo combattendola, non aumentandola con faide e intrighi, guerre e duelli come facevano i pagliacci vostri antenati nel Medioevo. Era tanto ipocrita che un signore nel medioevo condannasse a morte il contadino che gli aveva molestato la moglie, quando il marito magari una volta salvato l’onore ne faceva di lei un’oggetto solo per il proprio piacere ed era altrettanto ipocrita nel Medioevo una faida tra signori per una violenza quando questa era in realtà il solo pretesto per assecondare fini di tutt’altro tipo come ad esempio il potere e il denaro. Ed era altrettanto ipocrita, sempre nel Medioevo, che una donna si mettesse a gestire una locanda con la scusa di salvarsi dalla fame, quando si sapeva perfettamente che le ragazze che vi lavoravano non diventavano solo cameriere e ancora oggi si sentono casi di donne che schiavizzano altre donne in un qualunque modo. Quindi cari uomini, come vedrete leggendo, non siete vittime di un femminismo feroce che vi demonizza, picchio tanto su alcuni di voi come su quel 10% del mondo femminile che rovina l’onore del restante 90%. Forse le percentuali saranno diverse, ma quello che vi voglio dire e quello che vi vogliono dire le donne che sono stanche della violenza è che bisogna combattere insieme contro la violenza sulle donne, perché purtroppo siamo noi le prime vittime della mattanza umana! La lotta interessa tanto voi quanto noi, non deve essere però una questione personale ma di principio perché quella donna che avrà subito una violenza è violata nella sua dignità di essere umano! Qui si parla di lottare contro il fenomeno della violenza alla dignità di una persona, oltre che una donna! Non è questione di salvare un onore che di fatto non esiste, perché quello che voi avete sempre chiamato onore è la nostra dignità! &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Nel Medioevo erano gli uomini a detenere la cultura, il sapere, eravate i soli a saper leggere e scrivere e molti di voi hanno osannato le nostre grazie e virtù, ma ci giocherei la mia stessa testa che hanno scritto delle spregevoli menzogne, delle ipocrisie perché coloro che hanno scritto osannandoci come delle dee manco sapevano com’è fatta una donna, una vera donna! E’ questo il problema: perché loro stessi che hanno osannato noi e le nostre grazie dal viso al seno, dal seno al piede sono quelli che ci hanno trasformato agli occhi della società come delle macchine e delle schiave, delle peccatrici e delle meretrici e lo hanno fatto contro le donne di altri uomini, spingendo questi ultimi a trattarci come tali e punirci anche quando abbiamo fatto più del nostro dovere: amarvi quando eravate i fidanzati e i mariti, i padri e i figli, a soccorrervi e mendicare le vostre ferite quando erano al corpo e all’onore, a consolarvi quando vergognosi e sofferenti avete pianto sulla nostra spalla e sul nostro petto come dei bambini indifesi! Ci avete osannato e poi vi siete messi gli uni gli altri contro di noi e tutto per un capriccio antico come la civiltà umana! Ci avete bruciato sul rogo, ripudiate, stuprate, picchiate, umiliate solo perché eravamo delle donne e perché degli ignoranti (con laurea ad honorem per l’ignoranza) vi hanno spinto contro di noi facendo leva su quello che loro per primi non capivano di noi donne e che secondo loro non dovevate capire nemmeno voi. Nel Medioevo l’onore si misurava sulla lama della spada e noi donne per prime ci abbiamo fatto i conti anche quando eravamo innocenti. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;E tutto quello che la violenza sulle donne ha fruttato è stata solo altra violenza su altre donne imparata dai vostri figli, plasmati delle stesse medesime eresie. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;La guerra contro la violenza è una lotta da sostenere per il nostro bene e quello dei nostri figli, è una lotta per salvare un attimo la società nel futuro. Come credete che stiano i nostri ragazzi? I nostri, i vostri figli, specie le ragazze? Pensate forse che una minigonna e tre chili di trucco sotto gli occhi bastino per essere grandi, per difendersi là fuori? Al contrario, quello è ciò che fiutano i lupi cattivi perché sanno perfettamente cosa si cela dietro quella falsa arroganza che oggi tiene a bacchetta i nostri adolescenti facendoli apparire dei mostri. Ai tempi dei nostri nonni l’olio di mano (per chi non sapesse cosa significa, sono le famose sane sberle educative, date quando era giusto darle) era un rimedio contro la maleducazione e il cattivo costume, oggi invece l’ipocrisia dell’intoccabilità ha reso la gente più stupida e irresponsabile e infine anche più violenta, perché quando là fuori il lupo non ci fa vittime, ci fa seguaci. E lo stesso era mille anni fa. La storia non cambia mai, è sempre la stessa e se gli errori si ripetono un motivo c’è: perché non si ha voglia di cambiare le cose e credo fermamente che più le cose andranno avanti e peggio sarà per i nostri ragazzi. Non solo, l’ipocrisia dell’intoccabilità ha portato al diffondersi di un altro fenomeno, che è anche peggio: quello della violenza domestica, dove la casa diviene il territorio delle botte, delle umiliazioni specie sul piano psicologico e non solo e i ragazzi in questo territorio imparano a fare altrettanto peggio, ma non capiscono e non vogliono capire che loro per primi sono le vittime e che porteranno quei segni dentro per sempre e non c’è niente che tenga, nemmeno le apparenze! Ragazzi miei, ma quando avete studiato storia non vi siete mai e proprio mai chiesti, nemmeno per curiosità, se quella gente era felice o soffriva e basta come crederete e se è così vi siete mai chiesti se soffrivano più la fame o la violenza? Pensate che erano tutti uomini nel Medioevo? Pensate solo che siamo passate alla storia arse sul rogo come delle streghe anche quando non centravamo nulla? Alcune di noi, vi ricordo, sono diventate sante! Sante! Ma prima erano persone normali, si sono spente serenamente dopo una lunga vita fatta di ostacoli e dolore pur in tempi disgraziati, ma hanno vinto la violenza facendo l’impossibile e mi riferisco ad una santa di quel tempo che la violenza sapeva cos’era: Santa Rita da Cascia!Vi invito a leggere la sua storia e sono convinta che anche i maschi più gradassi avrebbero un ripensamento sulla violenza perché proprio per loro pensare a qualcosa di pacifico è impossibile.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;E’ solo ricordando il passato che possiamo sperare di migliorare nel presente per il futuro evitando o impegnandoci per il possibile ad evitare ancora fenomeni di violenza sulle donne perché io sono convinta che quanti voi sono padri o mariti sbranerebbero quanti facessero di male alle loro creature specie le figlie e quindi ancora una volta voi siete quelli che avete un motivo in più per combattere quei mostri, quei lupi cattivi, ma non sotto la bandiera dell’onore, ma sotto quella del rispetto e dell’amore per quanto avete di più caro nella vita. Cari uomini voi siete stati bambini e siete stati ragazzi e fidanzati, mariti e padri e nonni, bisnonni, patriarchi e tutto questo penso che non avrebbe mai potuto essere senza che una donna vi avesse generato! Più che un debito di vita, io cercherei di vederlo come un debito d’amore e vi ricordo che nella vita si è sempre vincolati da questo grande ed impagabile debito!&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-3361249632403040992?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/3361249632403040992/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/06/liniziativa-contro-la-violenza-sulle.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/3361249632403040992'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/3361249632403040992'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/06/liniziativa-contro-la-violenza-sulle.html' title='L’iniziativa “Contro la violenza sulle donne”: nella speranza che ricordando il passato si possa costruire un futuro migliore e più sicuro dove la donna sia veramente più tutelata e rispettata. La pace tra i due sessi e all’interno dei “mondi” medesimi può esistere, ma solo nel segno del rispetto. E’ un’utopia lo so, me ne rendo conto, ma i problemi si inizia ad affrontarli parlando e parlando si ricorda e si impara a non ripetere gli stessi errori mettendo in pratica quello stesso rispetto la cui assenza scatena il peggio di noi esseri umani!'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1156581187640523575.post-4235046647029499795</id><published>2009-06-27T06:16:00.001-07:00</published><updated>2009-06-27T06:16:09.172-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Medioevo moderno'/><title type='text'>Perché un sito di storia medievale si mette contro la violenza sulle donne? Perché la violenza è un male, una piaga della storia e va schiacciata. Non dite che siamo tornati al Medioevo quando ci siamo ancora oggi</title><content type='html'>&lt;p align="justify"&gt;Credo che il fatto che un sito di storia intraprenda un’iniziativa, anche solo un sondaggio come il mio contro questo fenomeno, sia una cosa positiva. Ho voluto realizzarlo perché voglio dare la possibilità alla gente di dire quello che pensa davvero e soprattutto di vedere quanto ne sa di un periodo che richiama sempre nelle proprie frasi “siamo tornati al medioevo, tutta questa violenza”. Se ci siamo tornati, in realtà è perché non ne siamo mai venuti fuori e le cose vanno peggiorando perché nessuno sembra volersi muovere.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;C’è paura, c’è diffidenza nei confronti del mondo, ma soprattutto c’è tanta indifferenza. Non possiamo lamentarci del male che subiamo se noi per primi vi siamo indifferenti. Sono certa che se la dignità si dovesse comprare la gente ci starebbe più attenta ai fenomeni di violenza e non regnerebbe l’indifferenza. Visto però che purtroppo la dignità e la vita non si comprano al mercato per due soldi ma si acquistano quando si nasce e visto che la dignità si mantiene anche da morti penso che bisognerebbe cominciare a dire basta, proprio perché nessuno ce la viene a regalare. E’ solo dal passato che possiamo imparare, chi non conosce il passato può prendere un libro di storia e cominciare a studiare, non è ben accetta l’ignoranza anche se nel nostro mondo è sempre festeggiata come la benvenuta, quasi attesa. Conoscere il passato serve per il presente e soprattutto per il nostro futuro. La violenza partorisce solo altra violenza, non solo ma la indurisce, la peggiora, la rinforza. Ci preoccupiamo tanto del 2012 e delle profezie sulla fine del mondo e intanto la violenza dilaga, tanto che è entrata nelle case e nei letti, non ci stupiremo quando scenderà anche dai camini e quando uscirà da sotto lo zerbino. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;L’indifferenza è la madre del Male, più la gente sarà indifferente e più ce ne sarà per tutti e tocca a tutti, la violenza non guarda in faccia nessuno. Pensate che lasciare scaturire la violenza adesso serva a sfogarla tutta perché una profezia ha detto che tanto nel 2012 finirà, ci sarà un periodo di pace? L’indifferenza del padrone fa ricco il ladro! La violenza non è stata predetta e quindi non è lasciandola andare che un destino armato di buonismo la farà cessare perché una profezia lo aveva stabilito, quando ancora l’uomo cacciava con le lance e gli archi. &lt;/p&gt;  &lt;h3 align="justify"&gt;Quando e perché è nata la mia battaglia contro questo tipo di violenza? &lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Non c’è un momento della mia vita nè un evento da cui sia scaturito questo odio e questa battaglia contro il fenomeno della violenza. Sono sola nella mia battaglia come donna, esattamente come lo è ogni donna al mondo contro il fenomeno della violenza. Penso che a questo mondo ci sia troppa ipocrisia sulle donne, penso che ci siano troppi controsensi e che sia ora di mettere chiarezza. C’è ancora troppo superstizione, c’è troppa paura a reagire. Io credo che non sia solo un problema di paura piuttosto è la noia. Forse ho cominciato questa guerra quando ho cominciato ad avere un’idea “neutrale” di quello che significa essere una donna. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Essere donna significa prima di tutto essere una persona, una persona che chiede rispetto e ne da per prima, ma si vede discriminata, messa in un angolo, non rispettata da quello che sembra essere il nemico numero uno: il maschio. Io per quanto possa “abbaiare” contro i maschi, ho detto più di una volta che non sono una femminista di quelle sfegatate e che so perfettamente che non ci sono solo uomini contro le donne ma anche donne contro le donne e la frase “contro la violenza sulle donne” non significa “contro la violenza sulle donne da parte degli uomini”, è una frase che include tutti coloro che fanno violenza su una donna, anche le donne. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Penso che i telegiornali ne parlino anche se usano parole diverse, ma la sostanza non cambia. Però la gente continua ad essere totalmente indifferente e io credo che questo sia sbagliato. I risultati del primo sondaggio, “Un click contro la violenza”, hanno dato dei risultati impressionanti e contradditori: la gente vede indifferenza ma al contempo ha paura ed è diffidente, la maggior parte delle cronache riguardano omicidi ma al secondo posto abbiamo proprio i casi di violenza sulle donne. Non ci si rende conto di questo paradosso? Come si può essere indifferenti al male che un giorno come un altro potrebbe in futuro riguardare proprio noi? Io temo che l’indifferenza in realtà mascheri un dualismo noia, paura. Quello che la gente vuole evitare, temo sia la noia di un processo che sembra non finire mai, un calvario che fa paura perché lungo quel calvario si potrebbero avere delle rivendicazioni, c’è il problema della protezione e della credibilità. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;In proposito alla noia, nel Medioevo avvenne l’opposto, perché per noia inventarono la strega e colpirono la donna, dice Michelet, illuminista francese e credo che avesse ragione. Doveva essere un uomo molto, troppo razionale ma del resto è figlio del suo tempo, l’età dei lumi e della ragione, in netta contrapposizione con il periodo oscuro che i rinascimentali chiamarono Medioevo. Il fenomeno della violenza certo non è solo un problema italiano, è un problema che riguarda il mondo, il mondo! E in altri paesi per noia e per capriccio sulle donne si commettono tra i peggiori dei crimini: dalla lapidazione allo sfregio con acidi sul viso, le umiliazioni diventano pubbliche. Siamo troppo bloccati dalle nostre superstizioni e dalla nostra indifferenza per trovare il coraggio di muoverci, si ha troppa paura di farsi avanti per paura di essere giudicati, lo chiamano questo il secolo delle apparenze, perché ormai è solo questo che conta e che si va a giudicare: l’apparenza. Del resto è l’arte dell’apparire che ormai ci rende maestri delle più atroci vicende umane. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Io personalmente come donna, nei miei anni di studio individuale sull’epoca medievale ho potuto constatare che all’epoca la condizione della donna era diversa da quella di oggi solo dal punto di vista lavorativo, non lavoravano, ma non c’è a dire il vero bisogno di andare tanto indietro nel tempo per chiedersi come fosse la condizione della donna. Le donne stavano in casa coi figli e si occupavano della casa, o come direbbero alcuni autori, della loro dolce prigione domestica. La donna dal Medioevo in un certo senso ha avuto modo di essere più emancipata, in epoca romana e in epoche precedenti era considerata invece abbastanza importante. Andando ancora più indietro, vi ricordo che in epoca preistorica si venerava la Dea, ci sono le prove storiche e fisiche di questo culto e credo che sia segno che un tempo la nostra condizione dovesse essere molto diversa ma migliore di oggi e dell’epoca medievale. Il medioevo però ha avuto un blocco, un capovolgimento, come se l’intelligenza umana avesse subito uno stop, come se per mille anni si fosse fermata lì a girare e rigirare su alcune idee e ne avesse maturate delle altre come quella delle streghe. Solo questo hanno prodotto della donna? Io non sto negando l’esistenza di persone malvagie che hanno fatto cose da streghe, ma questo è più che del Medioevo direi tipico dell’età rinascimentale e seicentesca. Oggi la donna si dice sia troppo emancipata, io non credo, solo perché siamo state ammesse all’università e solo perché finalmente possiamo renderci socialmente utili. Per quanto una donna emancipata possa essere, io ritengo che il problema della violenza rimarrà sempre tipico della categoria delle donne.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1156581187640523575-4235046647029499795?l=viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/feeds/4235046647029499795/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/06/perche-un-sito-di-storia-medievale-si.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/4235046647029499795'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1156581187640523575/posts/default/4235046647029499795'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://viverecomedonnenelmedioevo.blogspot.com/2009/06/perche-un-sito-di-storia-medievale-si.html' title='Perché un sito di storia medievale si mette contro la violenza sulle donne? Perché la violenza è un male, una piaga della storia e va schiacciata. Non dite che siamo tornati al Medioevo quando ci siamo ancora oggi'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
